
(Credits: AP Photo)
Sabato scorso, i carri armati di Assad hanno punito gli abitanti di Hama. La città era diventata negli ultimi mesi l’epicentro della protesta e il regime ha deciso di non tollerare più questa ribellione. Il numero dei morti è imprecisato, ma sembra che le vittime siano centoquaranta. Molti analisti hanno interpretato questa brutalità come l’atto disperato del regime. Tuttavia non pochi elementi fanno pensare che per il governo di Assad sia in grado sopravvivere ancora per molto tempo.
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File di camion sull’autostrada a ovest di Atene (AP Photo/Petros Giannakouris)
Oltre mille Tir continuano ad assediare oggi Atene e Salonicco nel nono giorno di rivolta contro la nuova legge sulla liberalizzazione del settore che giunge oggi al voto in parlamento.
Nel primo pomeriggio i camionisti, che stanno arrivando da tutte le parti della Grecia, marceranno a piedi sull’assemblea e non escludono nelle ore successive di tentare di raggiungere il centro cittadino con i mezzi pesanti malgrado un espresso divieto del governo. FOTO
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. É sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Thailandia: scontri tra forze dell'ordine e camicie rosse (Credits: LaPresse)
In Thailandia la situazione sta progressivamente degenerando. Mercoledì il governo si è trovato costretto a proclamare lo stato di emergenza a Bangkok e in altre cinque province (per la quarta volta dall’inizio del 2008) dopo l’irruzione in Parlamento delle camicie rosse che ha costretto alcuni ministri a fuggire in elicottero. Nonostante il premier Abhisit Vejjijiva abbia raccomandato all’esercito di non ricorrere alla forza, quest’ultimo con lo stato di emergenza si è visto conferire pieni poteri per disperdere qualunque tipo di assembramento. Continua
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. É sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Il sangue davanti alla sede del Partito di governo
Appena un paio di settimane fa abbiamo parlato della “camicie rosse” thailandesi e della loro “protesta di sangue non violenta“. I sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra sono scesi in piazza il 12 marzo per chiedere al leader in carica, Abhisit Vejjajiva, di sciogliere il Parlamento e di indire nuove elezioni.
Abbiamo già scritto che l’esito del pericoloso braccio di ferro tra governo in carica e camicie rosse era incerto. Il primo ha garantito che non avrebbe mai accettato nuove elezioni, e i secondi hanno promesso di non interrompere la protesta fino al raggiungimento del loro obiettivo. Per questi motivi la Thailandia è ormai da un mese in stato d’allerta, e negli ultimi giorni i rossi hanno colto al volo l’ennesima occasione per dimostrare che, questa volta, fanno sul serio. Continua

Il sangue davanti alla sede del Partito di governo (AP Photo/Apichart Weerawong)
(ANSA) - A Bangkok, la protesta delle ”camicie rosse” per chiedere lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni è arrivata al quinto giorno. Di fronte a quello che sembra un lento spegnersi della protesta, gli organizzatori hanno lanciato un’idea che in Thailandia sta facendo discutere per la sua bizzarria: avviare una donazione di sangue tra i manifestanti, per poi rovesciare il liquido di fronte alla Government House, con l’intenzione dichiarata di “far camminare i ministri sul nostro sangue”. FOTO
Credits: AP Photo/Shakil Adil
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03/08/2009 - Esponenti della minoranza cristiana del Pakistan hanno inscenato oggi, in diverse città del Paese, una protesta contro il massacro avvenuto lo scorso 1 agosto nella città di Gojra - nella provincia del Punjab - dove decine di case e due chiese della comunità cristiana sono state date alle fiamme, casuando la morte di almeno otto persone.
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Credits: AP Photo/Ng Han Guan
Credits: Ansa/EPA/OLIVER WEIKEN
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Iran: la protesta continua
20/06/2009 - Un manifestante di fronte alla polizia anti-sommossa a Teheran.
Credits: Ansa/Demotix
In seguito al divieto ufficiale del governo iraniano alla copertura mediatica degli eventi in corso da parte di operatori stranieri, è necessario fare ricorso ad immagini fornite da altre fonti.
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