Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per
sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

Credits: LaPresse
Per festeggiare le donne, il Governo indiano ha inaspettatamente riproposto di stabilire tramite decreto il numero di donne da eleggere in Parlamento per ogni legislatura. Chi ha pensato questa legge sperava di poterla approvare proprio l’8 marzo, ma le proteste che la decisione ha scatenato all’interno della Camera Alta indiana hanno costretto il suo presidente Hamid Ansari a sospendere il dibattito.
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Potremmo chiamarlo “il paradosso delle quote rosa”. È accaduto in Giordania: una donna è stata eletta nel consiglio municipale di Sabha e Dafianeh, a nord di Amman, anche se non ha ottenuto nemmeno un voto. Lei, Fardous Mohammad Al Khaldi, 35 anni, è una delle 215 donne che hanno ottenuto il seggio in seguito alle amministrative della settimana scorsa. Le prime, nel paese dove la regina Rania (nella foto) è da sempre impegnata per l’emancipazione femminile, che riservavano per il legge alle donne il 20% dei posti. Solo 20 di loro hanno battuto gli avversari, mentre le altre 195 sono state elette solo grazie al nuovo sistema delle quote.
Fardous Khaldi, che è sposata e ha 5 figli, si era iscritta nelle liste elettorali l’ultimo giorno valido per le candidature. Nemmeno lei ha votato per se stessa - ha spiegato - perché ha preferito rispettare l’indicazione del proprio clan tribale di far convergere i voti su un altro candidato, che però non è stato eletto. In Giordania i legami tribali e familiari continuano ad influenzare le elezioni, soprattutto nelle zone rurali, come dimostrano alcune testimonianze raccolte dal Jordan Times.
“Una donna, madre di quattro figli, ha detto di aver votato per un uomo perché la sua famiglia ha deciso così”, racconta ad esempio il quotidiano di Amman, che riporta anche i pareri di alcuni uomini propensi a votare per un nome femminile.
In totale i candidati erano 2.706, fra cui 355 donne. Sei erano in corsa in varie località per la carica di sindaco, ma solo una l’ha ottenuta. Il privilegio è toccato a Rana Hajaya, a Hasa, nel sud del Paese. La consultazione è stata contestata dagli integralisti, che si sono ritirati poche ore prima del voto, denunciando brogli e pressioni da parte del governo e dell’esercito. Le autorità hanno replicato affermando che il partito religioso ha abbandonato la corsa quando ha constatato che non avrebbe ottenuto risultati eclatanti. Il partito islamico, che nonostante il ritiro, ha ottenuto 4 sindaci, potrebbe boicottare anche le elezioni politiche previste per novembre.
*Eri Garuti è responsabile di Amina News
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