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Il Papa: cristiani e musulmani respingano odio e pregiudizio

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  • Tags: Benedetto XVI, Palestina, papa, ratzinger
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Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

Da Nazareth

Il Papa, alla vigilia del ritorno in Italia, comincia a tirare le somme del suo viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa. E la prima partita è quella diplomatica: la visita di Benedetto XVI è un importante apertura di credito nei confronti del discusso governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu. Ma, come accade in diplomazia, nessun atto di disponibilità può rimanere senza contropartita.
Per questo Ratzinger chiede al premier israeliano un deciso impegno per accelerare il processo di pace. L’incontro si svolge in una sala del convento dei francescani a Nazareth. Netanyahu è reduce da un faccia a faccia con il re di Giordania, Abdullah II e si prepara a vedere il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. C’è attesa per questo dialogo privato tra il pontefice e il falco del Likud, dopo gli appelli in favore dei palestinesi, pronunciati il giorno prima da Ratzinger. E, nel poco tempo a disposizione, Benedetto XVI mette immediatamente sul tavolo il tema principale: “Il Papa e Netanyahu hanno parlato di come far progredire il processo di pace in Medio Oriente”, dichiara il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi. Da parte sua, il premier israeliano ha chiesto al Papa appoggio nei confronti dell’Iran.
Poi, l’incontro viene allargato alla commissione bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Israele che sta negoziando l’attuazione dell’accordo fondamentale sul fronte economico e fiscale. Sul tavolo, la questione delle esenzioni fiscali per la Chiesa, l’accesso ai luoghi santi, la concessione dei visti per i religiosi, la riunificazione delle famiglie. Al termine del confronto, nel corso del quale vengono passati in rassegna questi problemi, diversi membri della commissione esprimono la speranza che si possano registrare passi avanti nella trattativa prima della prossima sessione ufficiale di lavori, prevista a dicembre.

Il Papa, il rabbino e l’imam cantano “pace”. Al mattino il Pontefice celebra la messa presso il Monte del precipizio a Nazareth. È la principale funzione pubblica del viaggio papale: circa 35 mila cristiani arrivano da tutta la Galilea e dal resto del Paese. Nazareth è la città di Israele che raccoglie più cristiani, il 35 per cento della popolazione, circa 20mila persone. La maggioranza, invece, è musulmana e negli anni scorsi la convivenza non è stata facile. Anche nei giorni scorsi sono stati distribuiti volantini contro la visita del Papa e sulla facciata della moschea, di fronte alla basilica dell’Annunciazione, era comparso uno striscione di protesta. Nell’omelia il pontefice ricorda queste difficoltà: “Nazareth ha sperimentato tensioni negli anni recenti che hanno danneggiato i rapporti fra le comunità cristiana e musulmana”. Perciò Benedetto XVI chiede alle “persone di buona volontà di entrambe le comunità di riparare il danno che è stato fatto, e in fedeltà al comune credo in un unico Dio, Padre dell’umana famiglia, operare per edificare ponti e trovare modi per una pacifica coesistenza. Ognuno respinga il potere distruttivo dell’odio e del pregiudizio, che uccidono l’anima umana prima ancora che il corpo”. Nel pomeriggio, salutando i capi religiosi della Galilea (ebrei, cristiani e musulmani), Benedetto XVI lascia una bella immagine di questo viaggio: in piedi, tenendosi per mano con il rabbino David Rosen e con l’imam di Nazareth, le braccia alzate, cantano “Shalom”, “Salam”, “Pace”.

  • ignazio.ingrao
  • Giovedì 14 Maggio 2009

Il Papa in Africa, ancora polemiche su condom e Aids. Ue: “Preservativi essenziali”

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  • Tags: africa, Aids, Benedetto XVI, Berlino, Islam, papa, Parigi, preservativi, ratzinger, Vaticano, viaggio
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papa

Un calendario fitto di impegni quello di oggi di Benedetto XVI, giunto al suo terzo giorno di visita a Yaoundé, in Camerun. Ma adesso il viaggio in Africa, una missione voluta per portare un messaggio spirituale di pace, giustizia e riconciliazione al Continente, rischia adesso di essere oscurato da un dibattito concentrato sul sì o il no al condom. Di fronte alla pioggia di critiche venute da diversi Paesi dell’Europa, la Santa Sede ha stilato una nota di risposta che, di fatto, conferma su tutta la linea.
Padre Lombardi ha precisato “che il Santo Padre ha ribadito le posizioni della Chiesa cattolica e le linee essenziali del suo impegno nel combattere il terribile flagello dell’Aids: uno, con l’educazione alla responsabilità delle persone nell’uso della sessualità e con il riaffermare il ruolo essenziale del matrimonio e della famiglia; due: con la ricerca e l’applicazione delle cure efficaci dell’Aids e nel metterle a disposizione del più ampio numero di malati attraverso molte iniziative ed istituzioni sanitarie; tre: con l’assistenza umana e spirituale dei malati di Aids come di tutti i sofferenti, che da sempre sono nel cuore della Chiesa”. “Queste” ha concluso “sono le direzioni in cui la Chiesa concentra il suo impegno non ritenendo che puntare essenzialmente sulla più ampia diffusione di preservativi sia in realtà la via migliore, più lungimirante ed efficace per contrastare il flagello dell’Aids e tutelare la vita umana”. Parole che quindi non smentiscono il Papa ma che introducono alcune sfumature.
L’Osservatore Romano, in un editoriale firmato dal suo direttore Giovanni Maria Vian, ha accusato i media di aver “stravolto” il senso del viaggio papale.
Nel frattempo, aspre critiche sono arrivate dalla Francia: “preoccupatissima” per le parole di Benedetto XVI. Persino dalla stessa Chiesa francese è emerso imbarazzo per le parole del pontefice, mentre Le Monde ha dedicato un editoriale e una devastante vignetta di Plantu alle frasi definite “irresponsabili” di Benedetto XVI. “La Francia esprime una preoccupazione molto viva” per le frasi del papa, che rischiano di “mettere in pericolo le politiche di sanità pubblica e gli imperativi di protezione della vita umana”, ha detto Eric Chevallier, portavoce del Quai d’Orsay. “Profondamente indignato” si è detto il professor Michel Kazatchkine, direttore esecutivo del Fondo mondiale per la lotta all’Aids che chiede al papa di “ritirare le sue affermazioni in modo chiaro” perché sono “inaccettabili”. Dura anche la Germania, preoccupata di un affievolimento dell’attenzione generale ai rischi della malattia: i preservativi hanno un ruolo “decisivo” nella lotta all’Aids - hanno affermato due ministre del governo tedesco, Ulla Schmidt (Sanità) e Heidemarie Wieczorek-Zeul (Sviluppo), per le quali “ogni altro strumento sarebbe irresponsabile”. Oltre al gesto concreto di inviare un milione di preservativi in Africa, dalla Spagna si è levata la voce critica del segretario generale della sanità, José Martinez Olmos, che ha invitato Benedetto XVI a fare una “mea culpa” e a rettificare le parole di ieri. Il più alto funzionario della sanità in Spagna si è anche detto convinto che il Papa è “molto mal consigliato”. La collega belga della Sanita, Laurette Onkelinx, ha espresso “sorpresa” e “costernazione” per le parole del Papa, che potrebbero “pregiudicare anni di prevenzione e sensibilizzazione mettendo a rischio molte vite umane”.
Dopo le critiche di diverse ong britanniche, fra le quali la religiosa Christian Aid (”le parole del Papa rischiano di seminare confusione in Africa”), è arrivato anche il commento della Commissione europea: “il preservativo” ha detto il portavoce del Commissario Ue agli aiuti umanitari, Louis Michel “é uno degli elementi essenziali nella lotta contro l’Aids e la Commissione Ue ne sostiene la diffusione e l’uso corretto”. In Francia, le dichiarazioni sono arrivate poi a valanga per tutta la giornata di ieri. Un “costernato” partito socialista condanna frasi dettate dall’”ignoranza” della situazione, a destra gli fa eco l’ex primo ministro Alain Juppé: “questo Papa comincia a diventare un problema vero”, “vive una situazione di totale autismo”. Daniel Cohn-Bendit, leader sessantottino e oggi eurodeputato Verde va oltre: “è quasi un omicidio premeditato, adesso ne abbiamo abbastanza di questo papa”.
Il mondo scientifico non è da meno: “catastrofe” è la parola usata dal direttore dell’Agenzia nazionale delle ricerche sull’Aids, Jean-Francois Delfraissy, mentre per Medecins du Monde sono “sono anni di lavoro che vengono rimessi in discussione e soprattutto milioni di persone che saranno contaminate a causa di queste dichiarazioni”. “Dovunque, in Africa, lavoriamo con religiosi e religiose, che sanno bene che il preservativo è l’unico strumento di prevenzione”, protesta Sidaction, associazione anti-aids che opera sul campo. La Chiesa di Francia, imbarazzata, prova con monsignor Jean-Michel Di Falco, vescovo di Gap, a disinnescare le tensioni: “se non si riesce a vivere la situazione ideale proposta ai cristiani dalla prima parte dell’intervento del Papa di ieri (ovvero l’astinenza, ndr), alla fine non si deve essere né criminali né suicidi. E quindi, si deve utilizzare il preservativo”.
Oggi, in mattinata, il pontefice incontrerà in mattinata una delegazione di musulmani del Camerun. Poi una solenne messa, a cui sono attesi circa 40 mila fedeli, occasione per presentare l”Instrumentum Laboris’, ovvero il documento con le linee programmatiche del prossimo sinodo dei vescovi africani, previsto in Vaticano nel prossimo autunno. Nel pomeriggio visiterà poi il Centro Nazionale di Riabilitazione degli Handicappati, intitolato al defunto cardinale canadese Paul Emile Leger. Qui parlerà ad un gruppo di circa 200 malati (Aids, malaria etc.) e mutilati da guerre e conflitti etnici. In serata, infine, in nunziatura, discuterà con i vescovi africani sul prossimo sinodo e rivolgerà loro un nuovo discorso e nuove raccomandazioni.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: Il Papa ai sacerdoti africani: “Rispettate il celibato”

  • redazione
  • Giovedì 19 Marzo 2009

Il Papa conquista il cuore della Francia

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  • Tags: Benedetto XVI, joseph-ratzinger, ratzinger
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Lourdes

Lourdes

Un momento della cisita di Ratzinger in Francia

da Lourdes

Con lo stile pacato e gentile di sempre, Benedetto XVI ha messo sull’attenti tanto la Chiesa quanto il governo francese. Un viaggio breve con ritmi quasi wojtyliani: in meno di quattro giorni (dal 12 al 15 settembre) Ratzinger ha visitato Parigi e Lourdes. Tre i discorsi principali: all’Eliseo, di fronte al presidente Nicolas Sarkozy, sull’importanza di una laicità positiva che valorizzi il contributo della Chiesa alla vita pubblica; al College des Bernardins, di fronte a 700 intellettuali di Francia, sul rapporto tra fede e ragione, antidoto a fanatismo e fondamentalismo; infine a Lourdes, di fronte ai vescovi francesi, per richiamarli all’ordine sul magistero della Chiesa.

Un filo rosso ha unito questi interventi del Papa: il richiamo forte all’identità della Chiesa e della fede cristiana unito alla richiesta di valorizzare la tradizione, come unica garanzia per il futuro dei cattolici. E, contro ogni previsione, il successo di Benedetto XVI è stato eccezionale sia sulle piazze, sia sui giornali. Nelle visite del 1996, per il XV centenario del battesimo della Francia, e nel 1997 per la Giornata mondiale della Gioventù, Giovanni Paolo II aveva riempito le piazze (più di Benedetto XVI) ma era stato contestato e criticato dalla Francia laica e razionalista. Ratzinger invece ha affascinato e incuriosito. Merito, probabilmente, del suo curriculum da intellettuale e «maitre à penser». Ma soprattutto ha colpito il suo messaggio chiaro, il richiamo forte all’identità della Chiesa. Un messaggio che, anzichè allontanare, ha avvicinato, persino i giovani.

È stata una sorpresa anche per i vescovi francesi, tradizionalmente sostenitori della chiesa del dialogo in contrapposizione alla Chiesa dell’identità. Per loro, e forse per tutta la Chiesa europea, si tratta di cambiare strategia. Lo ha riconosciuto il cardinale André Vingt-Trois che, al termine del severo discorso del Papa alla conferenza episcopale, malcelando un certo imbarazzo, ha osservato che «il Papa non è un amministratore delegato che va a visitare una filiale della sua impresa per dettare le linee di comportamento. Ma certamente dovremo trovare insieme gli stili e le modalità più giuste per rispondere alle sfide di oggi». Gli ha fatto eco monsignor Claude Dagens, vescovo di Angouleme e accademico di Francia, dopo il discorso al mondo della cultura: «Benedetto XVI ci richiama alle radici della fede cristiana e del pensiero occidentale. E’ un invito a ripartire dall’essenziale».

Insomma, se la Chiesa francese, modello di dialogo e apertura, anche dal punto di vista delle questioni etiche, si trova ridotta al 5% della pratica religiosa in Francia e a una drammatica crisi delle vocazioni, forse è ora di cambiare strada. Il Papa sollecita il dialogo con il mondo della cultura, della politica, con le altre religioni ma per farlo invita a riscoprire la propria identità forte. Complice il clima di paura e di incertezza che attraversa l’Europa dopo l’11 settembre. Nel frattempo Benedetto XVI in Francia è apparso anche molto più aperto e rilassato nel rapporto con la gente, a suo agio di fronte alla folla, allegro con i giovani. «Sta imparando a fare il Papa» ha commentato la stampa francese. E in effetti è dal viaggio negli Usa in aprile e in Australia in luglio che Ratzinger appare più disinvolto negli «abiti» del Papa. Lo ha reso più sicuro anche la sua squadra di collaboratori ormai rodati: il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il maestro delle cerimone, Guido Marini, il portavoce Federico Lombardi, l’organizzatore dei viaggi, Alberto Gasbarri.

  • ignazio.ingrao
  • Lunedì 15 Settembre 2008

Da Benedetto XVI in Francia un monito sull’indissolubilità del matrimonio

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  • Tags: Benedetto XVI, divorzio, papa, ratzinger
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Sarkozy e Carla Bruni accolgono il Papa in Francia

di Ignazio Ingrao, inviato in Francia

Il Papa chiude ai divorziati risposati e apre ai lefebvriani. Domenica 14 settembre, alla vigilia della sua partenza dalla Francia, il pontefice ha voluto incontrare i 170 vescovi e cardinali francesi, dopo la Messa solenne celebrata di fronte a 150 mila pellegrini riuniti presso il santuario di Lourdes. Il discorso di Benedetto XVI ai vescovi francesi avrà l’effetto di una doccia fredda per conviventi e divorziati risposati. Il Papa ha fatto implicito riferimento alla legge francese sui Pacs (Patti civili di solidarietà) denunciando che “le leggi sulla famiglia hanno relativizzato in molti Paesi la sua natura di cellula primordiale della società. Spesso le leggi cercano più di adattarsi ai costumi e alle rivendicazioni di particolari individui o gruppi, che non di promuovere il bene comune della società”. La famiglia, invece, ha scandito Benedetto XVI, “è lo zoccolo solido sul quale poggia l’intera società”. Per questo motivo, ha proseguito il Papa, oggi “una questione particolarmente dolorosa è quella dei divorziati risposati”. La Chiesa, ha detto Ratzinger, “conserva con fedeltà il principio dell’indissolubilità del matrimonio, pur circondando di grande affetto gli uomini e le donne che, per ragioni diverse, non giungono a rispettarlo”. Perciò, ha precisato Benedetto XVI, “non si possono ammettere le iniziative che mirano a benedire le unioni illegittime”. Da questo momento in poi i parroci francesi non potranno più compiere i riti di benedizione per le seconde nozze dei divorziati risposati che desiderano continuare a frequentare la Chiesa cattolica. Riti che si vanno sempre più diffondendo oltralpe.
Rivolgendosi ai cardinali e ai vescovi francesi Benedetto XVI ha quindi affrontato i problemi interni della Chiesa francese, in particolare quei punti che in questi anni sono stati motivo di frizione con il Vaticano. A cominciare dal massiccio ricorso ai laici per l’attività pastorale nelle parrocchie.La Chiesa francese è alle prese con una drastica diminuzione della pratica religiosa (i cattolici sono il 65% della popolazione francese, ma solo il 5% di questi sono praticanti regolari) e una pericolosa crisi delle vocazioni sacerdotali (negli ultimi dieci anni i sacerdoti sono scesi da 27.200 a 20.500 e l’età media ha superato i 70 anni). Per far fronte a questa drammatica situazione la Chiesa francese ha modificato la sua organizzazione facendo ampio ricorso ai laici ma il Papa ha richiamato i vescovi all’ordine: “I sacerdoti non possono delegare le loro funzioni ai fedeli in ciò che concerne i loro propri compiti”, ha raccomandato Ratzinger. Grande apertura del Papa invece sul fronte dei rapporti con i cattolici tradizionalisti e con i lefebvriani che in Francia sono sempre più numerosi. Fino all’ultimo i vescovi francesi hanno cercato di fermare la pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum” con il quale un anno fa il Papa ha liberalizzato l’uso della Messa in latino secondo l’antico rito tridentino che risale al XVI secolo. Ora che il Motu Proprio è diventato legge per la Chiesa, il pontefice raccomanda ai vescovi francesi di non ostacolarne l’applicazione. Ratzinger auspica inoltre che questo documento favorisca “l’indispensabile pacificazione degli spiriti”, poiché “nessuno è di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire a casa sua e mai rifiutato. Sforziamoci di essere sempre servitori dell’unità!”. Parole che suonano anche come un appello rivolto ai lefebvriani, che nel mese di giugno hanno rifiutato una proposta di accordo con il Vaticano, affinché colgano l’opportunità che viene loro offerta di tornare in comunione con la Chiesa di Roma. Conversando con i giornalisti sul volo che lo stava portando in Francia, Ratzinger aveva già spiegato che il “Motu proprio” per la liberalizzazione dell’antica Messa in latino è stato un “atto di tolleranza, ai fini pastorali per persone che sono state formate in quella liturgia, la amano, la conoscono e vogliono vivere con quella liturgia”. Perciò “non c’è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata dal Concilio Vaticano II e questa liturgia”. Anzi è possibile “un arricchimento da ambedue le parti”, fermo restando che “la liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria del nostro tempo”.
Catechismo, educazione dei giovani, ruolo della religione nello spazio pubblico e dialogo ecumenico, sono stati gli altri temi toccati da Benedetto XVI nel suo discorso ai vescovi francesi. Un intervento severo e preciso che non mancherà di far discutere anche fuori della Chiesa francese.

  • ignazio.ingrao
  • Domenica 14 Settembre 2008

Il Papa a Parigi: scoppia la polemica politica tra Sarkozy e i socialisti

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  • Tags: nicolas sarkozy, papa.-benedetto-xvi, ratzinger
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Sarkozy e Carla Bruni accolgono il Papa in Francia

di Ignazio Ingrao da Parigi

Mentre il Papa viene acclamato per le vie di Parigi, Nicolas Sarkozy deve fare i conti con gli attacchi dell’opposizione e della stampa di sinistra per il suo discorso all’Eliseo. Oltre alle critiche per i costi della visita papale (tre milioni di euro). Così quella che doveva essere una grande operazione di
immagine, per il presidente francese e per la maggioranza di governo potrebbe trasformarsi in un boomerang.
E durante la grande Messa celebrata da Benedetto XVI sull’Esplanade des Invalides, sabato 13 settembre, davanti a 200 mila persone è apparsa persino l’Immacolata Concezione. Così la stampa francese ha soprannominato infatti il ministro della Giustizia Rachida Dati, incinta di un padre del
quale non ha voluto rivelare il nome. Nonostante sia di religione musulmana, la Dati in calo di popolarità non ha voluto mancare alla Messa del Papa insieme con il primo ministro, François Fillon. Benedetto XVI non aveva neppure intenzione di recarsi a Parigi: nel programma iniziale della visita in Francia (il decimo viaggio internazionale di questo pontificato) c’era solo il pellegrinaggio a Lourdes per il 150° anniversario delle apparizioni mariane e l’incontro
con i vescovi d’oltralpe.
Ma le pressanti richieste di Sarkozy, la visita in Vaticano in dicembre e soprattutto il discorso pronunciato dal presidente in San Giovanni in Laterano, volto a rimettere in discussione la nozione francese di laicità e a difendere le radici cristiane del Paese, hanno convinto il pontefice
ad aggiungere una breve tappa a Parigi. Il Papa ha trascorso nella capitale francese meno di 30 ore ma Sarkozy ha fatto il massimo per sfruttarle dal punto di vista dell’immagine: come George Bush nell’aprile scorso negli Usa, anche Sarkozy ha rotto il protocollo e si è recato con la moglie Carla Bruni ad accogliere il Papa all’aeroporto. Quindi il sontuoso ricevimento all’Eliseo con 400 invitati in rappresentanza del gotha politico ed economico della Francia. Oltre a sua moglie, il presidente Sarkozy ha presentato al Papa la mamma “Dadu” e i figli. Rispetto al discorso pronunciato nove mesi fa in Laterano, che fece infuriare l’intellighenzia laica della Francia e persino parte dei suoi alleati politici, questa volta Sarkozy di fronte al Papa all’Eliseo è stato più moderato. Tuttavia ha ugualmente rilanciato il concetto di “laicità positiva” volta al dialogo “con le religioni, in
particolare la religione cristiana con la quale condividiamo una lunga storia”. Privarsi del contributo della religione cristiana, ha aggiunto Sarkozy “sarebbe una follia”. Sincero desidero di trovare una nuova strada nei rapporti tra Chiesa e Stato in Francia o tentazione “bonapartista” di sfruttare la religione per superare le difficoltà politiche interne? Per il Partito socialista francese non ci sono dubbi: “Cosa hanno in comune un Papa che è contro il divorzio e un presidente che ha già divorziato due volte”, chiede polemicamente Vincent Peillon. E il primo segretario del PS, François Holland, denuncia “una vera confusione tra religione e politica”, alimentata da Sarkozy. Persino il leader moderato del MoDem, François Bayrou, cattolico praticante, prende le distanze: “Penso che sarebbe meglio non non mischiare gli affari di Stato e le religioni perché il secolo che sta iniziando può essere molto pericoloso da questo punto di vista”. Ma Benedetto XVI, sulla scorta della millenaria sapienza della Chiesa, ha accuratamente evitato di cadere nella trappola delle strumentalizzazioni e anzi ha elencato a Sarkozy le emergenze da affrontare: giovani, educazione, povertà, ambiente, immigrazione. “Attraverso le sue numerose istituzioni e iniziative la Chiesa cerca spesso di provvedere alle necessità immediate, ma è allo Stato che spetta di legiferare per sradicare le ingiustizie”, ha scandito Ratzinger di fronte al presidente francese.
Ora il viaggio del Papa si lascia indietro le polemiche politiche e prosegue come un pellegrinaggio. Benedetto XVI raggiunge Lourdes, visita la grotta di Massabielle, dove la Madonna è apparsa alla piccola Bernadette Soubirous, beve l’acqua miracolosa e affida a Maria tutti coloro che soffrono, in particolare le vittime della violenza, della guerra, del terrorismo, delle calamità naturali.

  • ignazio.ingrao
  • Sabato 13 Settembre 2008

In 350 mila per il Papa. Ma il messaggio arriva a metà

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  • Tags: giovani, gmg, papa.-australia, ratzinger
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Il Papa in Australia
La Chiesa australiana ha vinto la sua scommessa: nonostante la distanza, le difficoltà economiche e organizzative, oltre 350 mila giovani da oltre 170 Paesi del mondo hanno partecipato alla Giornata mondiale della Gioventù che si è conclusa il 20 luglio. E per molti giovani, che sono arrivati da tutta l’Australia, dalla Tasmania, dall’Indonesia, persino dalla Cina, è stata la prima esperienza di una Gmg e la prima volta che hanno potuto vedere e ascoltare il Papa. Anche l’età media dei partecipanti è stata più bassa delle edizioni precedenti. Rock e canto gregoriano, catechesi e dibattiti faccia a faccia con i vescovi, rappresentazioni teatrali e mostre, confessioni e feste improvvisate in strada, adorazioni eucaristico e soste di preghiera in tutta la città: la Gmg conferma la forza della sua formula, cioè una Chiesa che parla diversi linguaggi e accoglie la sfida della globalizzazione.

La visita di Ratzinger è stata apprezzata anche dalla stampa australiana. Il Papa è intervenuto su molti temi: il rispetto dell’ambiente naturale e sociale, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, la difesa dei diritti delle popolazioni indigene, la secolarizzazione. Purtroppo però nel rapporto con i giovani sembra non esserci stata la partecipazione e l’empatia registrata in occasione della precedente Gmg a Colonia, dove il Papa si era recato appena eletto. Nonostante il pranzo con 12 ragazzi di tutti i continenti e l’emozionante incontro con i giovani tossicodipendenti e disadattati, questa volta il pontefice sembra non essere riuscito a scaldare del tutto il cuore di chi è venuto a Sydney per incontrarlo e che ha dormito di notte al freddo (in Australia è inverno) per aspettarlo alla Messa del mattino.

Una delle ragioni della difficoltà di riuscire a parlare ai giovani, è legata al fatto che in occasione della veglia notturna nell’ippodromo di Randwick a Sydney, sabato 19 luglio, Benedetto XVI ha proposto ai ragazzi una riflessione molto articolata e complessa sullo Spirito Santo ispirata al “De Trinitate” di sant’Agostino. Vuoi per la difficoltà del tema, vuoi per le difficoltà di pronuncia dell’inglese da parte del pontefice, per i giovani presenti è stato molto difficile cogliere il messaggio che il Papa voleva trasmettere. “Ho capito che il Papa ha parlato dello Spirito Santo ma il resto era un po’ difficile”, confessa a Panorama Erin, 17 anni della Tasmania, che si prepara a passare la notte insieme con la sorella nella grande spianata dell’ippodromo aspettando la Messa del mattino seguente con il Papa. Anche per Michels, stessa età, dell’Oklaoma, “non è stato facile seguire il discorso del pontefice ma spero di poterlo rileggere in seguito”. Così Mikail, 23 anni, dalla Russia: “Non ho capito molto del discorso del Papa, ma sono alla mia prima Gmg e l’importante è poter vedere e ascoltare il pontefice, lui è qui per noi”.
La scelta di pronunciare un discorso così impegnativo, a costo di non essere capito, “è il segno che il papa vuole puntare sui contenuti”, spiega a Panorama, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. “Il Papa sa di poter contare su una buona volontà di ascolto da parte dei giovani. I testi pronunciati dal Papa in questo viaggio, in particolare la veglia, possono essere ripresi e diventare motivo di riflessione successiva nei gruppi”. Così si rischia di perdere lo slancio impresso alle Gmg da parte di Giovanni Paolo II che le ha inventate: “Dobbiamo tenere presente che si tratta di due differenti personalità”, osserva ancora Lombardi, “Giovanni Paolo III era stato impegnato nella pastorale giovanile direttamente, Ratzinger è stato un professore, tuttavia con semplicità, umiltà e disponibilità ha affrontato questa nuova esperienza da Papa e, in particolare, nella Gmg”.

L’appuntamento per la prossima Gmg è nel 2011 a Madrid, durante la terza settimana di agosto. L’arcivescovo della città, cardinale Antonio Rouco Maria Varela, ha già annunciato che si attende almeno un milione di giovani. Un’altra sfida al premier José Luis Rodriguez Zapatero, dopo il Family Day di Madrid, il 30 dicembre scorso, che ha visto scendere in piazza un milione e mezzo di cattolici spagnoli.

LEGGI ANCHE: Il Papa e gli aborigenti australiani - Benedetto XI, prossima tappa l’Africa - I preti pedofili siano puniti - GALLERY

  • ignazio.ingrao
  • Domenica 20 Luglio 2008

Il Papa da Sidney: I preti pedofili siano puniti

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  • Tags: Australia, Benedetto XVI, papa, pedofilia, ratzinger
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Il Papa in Australia
“Sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza delle vittime e assicuro loro che, come loro pastore, anch’io condivido la loro sofferenza”, con queste parole, aggiunte al testo ufficiale dell’omelia nella St.Mary Cathedral di Sidney, di fronte alla Conferenza episcopale australiana al completo, Benedetto XVI ha voluto dare il massimo risalto possibile alle scuse rivolte alle vittime dei sacerdoti pedofili in Australia. Il Papa ha voluto “sottolineare personalmente” e con il massimo rilievo possibile il suo dispiacere per gli episodi di pedofilia che già da anni hanno macchiato la Chiesa australiana, ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.

Allo stesso tempo Benedetto XVI ha voluto indicare una linea di condotta ai 65 vescovi australiani: “Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in questa Nazione. Questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa”, ha detto il Papa nell’omelia. Secondo i dati dell’associazione australiania “Broken Rites”, che riunisce familiari e vittime dei preti pedofili, fino a questo momento in Australia sono stati 107 i sacerdoti e i religiosi condannati per questo reato. La Chiesa australiana, infatti, è stata la prima Chiesa nel mondo a misurarsi con questo problema, prima ancora di quella statunitense. “Chiedo a tutti voi”, ha detto il pontefice rivolgendosi a sacerdoti, religiosi e seminaristi, “di sostenere e assistere i vostri Vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia. La priorità urgente è quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani. Mentre la Chiesa in Australia continua, nello spirito del Vangelo, ad affrontare con efficacia questa seria sfida pastorale, mi unisco a voi nel pregare affinché questo tempo di purificazione porti con sé guarigione, riconciliazione e una fedeltà sempre più grande alle esigenze morali del Vangelo”.

Parole impegnative dunque, con le quali il Papa auspica per i sacerdoti accusati di pedofilia non solo provvedimenti canonici ma anche un giusto processo dinanzi ai tribunali penali. Non sono però sono bastate all’associazione delle vittime dei preti pedofili. John McNally, portavoce dell’associazione “Broken Rites”, intervistato da Panorama ha sottolineato che “queste parole sono importanti ma non sufficienti. Il Papa infatti continua ad invitare i fedeli vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti a rivolgersi ai vescovi. Ma sono stati proprio loro in questi anni che molte volte hanno insabbiato e rallentato la ricerca della verità e la punizione dei colpevoli”. McNelly oggi ha 56 anni, a 11 è stato abusato da un sacerdote in una parrocchia di Melbourne. Lo ha denunciato, ma secondo il suo racconto, il sacerdote sarebbe fuggito in Inghilterra e non avrebbe subito alcun processo. “Ci deve essere più chiarezza e più trasparenza da parte della Chiesa nel perseguire i preti pedofili”, afferma Stephen Woods, 46 anni, abusato all’età di nove da un sacerdote che insegnava in una scuola nei dintorni di Melbourne. Il sacerdote che lo ha violentato è stato riconosciuto colpevole di altri 40 casi e ora è in prigione. Woods ha ottenuto anche un risarcimento in denaro. Per il momento però il Papa non ha incontrato le vittime dei sacerdoti pedofili, come si attende da giorni l’opinione pubblica australiana.

E mentre i 250 mila giovani partecipanti alla Gmg affluivano nell’ippodromo di Randwick a Sidney per la veglia di preghiera con il Papa, la comunità gay della città insieme con il comitato “No To Pope” è scesa in piazza. Il Comitato è composto da una dozzina di sigle: oltre alle associazioni gay e lesbiche e all’associazione delle vittime dei preti pedofili, ci sono anche i comitati per i diritti civili, le associazioni per la lotta all’Aids e la “Socialist Alliance”, il partito a cui fa riferimento la sinistra radicale australiana. Erano diverse centinaia i partecipanti alla manifestazione che, scortati dalla polizia, hanno marciato fin nei pressi dell’ippodromo di Randwick. Una manifestazione colorata e ironica con slogan, cartelloni, finte suore e finti vescovi, diavoli e persino una papamobile con un manichino del Papa. “Non siamo contro la Giornata mondiale della gioventù”, ha spiegato a Panorama Antony Englund, uno dei portavoce del Comitato, “chiediamo però più rispetto da parte della Chiesa per gli omosessuali, libertà di scelta per le donne sull’aborto, sostegno all’uso del profilattico contro l’Aids e contestiamo l’uso del denaro pubblico per finanziare una manifestazione cattolica come la Gmg”. Rincara la dose l’altra portavoce del Comitato, Rachel Evans: “Il Santo Padre è autore di un editto conservatore sulla contraccezione che condanna milioni di persone a morire di Aids. In più l’anziano Papa Benedetto ha detto che gli omosessuali sono obiettivamente disordinati e il matrimonio tra persone dello stesso sesso è una minaccia alla pace mondiale”. C’è da scommettere che soprattutto il dibattito sull’uso del denaro pubblico per coprire le spese della Gmg (costata oltre 236 milioni di dollari australiani, quasi 170 milioni di euro) continuerà in Australia anche nelle prossime settimane.
LEGGI ANCHE: Il Papa e gli aborigenti australiani - Benedetto XI, prossima tappa l’Africa - GALLERY

  • ignazio.ingrao
  • Sabato 19 Luglio 2008

Da Sidney: i papaboys invadono l’Australia

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  • Tags: Benedetto XVI, joseph-ratzinger, ratzinger
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Papaboys in Australia

Da Sidney

Da una parte “viviamo un sentimento di condivisione e partecipazione per una situazione di grande sofferenza”, dall’altra “non possiamo tacere che questo è un momento molto delicato, e persino drammatico se si dovesse arrivare a consumare una vita per una sentenza”. Appena giunto a Sidney, alla guida di 10 mila ragazzi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha lanciato un appello per Eluana Englaro, la giovane in coma vegetativo da 16 anni, per la quale i giudici hanno autorizzato l’interruzione dell’idratazione e dell’alimentazione. Ma oltre che per la presa di posizione di Bagnasco, quella di oggi a Sidney è stata anche la giornata dei giovani (se ne attendono 125 mila) provenienti da 170 Paesi del mondo. Vengono alloggiati nelle famiglie, nelle scuole e nelle parrocchie. Inoltre 300 giovani, provenienti dagli Usa e da Papua Nuova Guinea, hanno trovato posto persino nella scuola islamica di Malek Fahd in Greenacre, ad ovest di Sydney.

Tutti su Internet. Per tenere tutti i giovani in contatto è stato lanciato un servizio di messaggi sms per i partecipanti alla Giornata mondiale della Gioventù con le parole di papa Benedetto XVI. In città sono state inoltre messe a disposizione dei giovani 700 aree adibite a iniziative multimediali. In questi spazi si possono utilizzare internet e inviare messaggi sms in tutto il mondo. Inoltre in un’apposita area di fronte alla St. Mary’s Cathedral, si può registrare un video cantando l’inno ufficiale della Gmg e poi riceverlo sul proprio cellulare. Il tutto gratuitamente. Parallelamente diari on line e blog su siti diocesani stabiliscono un “filo diretto” tra i giovani che sono a Sydney per la Gmg e quelli rimasti a casa. Filmati su “You Tube” danno vita a piazze virtuali in cui ci si scambia cronache ed emozioni. Sul portale della diocesi di Milano, per esempio, video e photogallery illustrano la cronaca dei gemellaggi. Su You Tube, invece, il diario degli 82 giovani della diocesi di Bologna a Melbourne. Insomma alla Gmg in Australia se ne sta affiancando un’altra virtuale su Internet.

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  • ignazio.ingrao
  • Mercoledì 16 Luglio 2008
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