- Tags: Alain Juppé, Armeni, Armenia, francia, genocidio-armeno, negazionismo, nicolas sarkozy, reato, Recep-Tayyip-Erdogan, Turchia, world news
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(Credits: Epa/Ian Langsdon)

Il senato francese ha approvato la legge che punisce il negazionismo del genocidio armeno del 1915-1917 (morirono circa 1 milione e 500 mila armeni, uccisi dai militari della Gioventù turca) e ad Ankara esplode la rabbia. Il premier Erdogan fa sapere che entro oggi la Turchia adotterà nuove misure contro Parigi, per reagire allo schiaffo del Parlamento francese.
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Un missile antimissile Aster 30 (Credits: MBDA)
La Turchia, già oggi una potenza militare di tutto rispetto, sembra puntare allo status di “grande potenza” dotandosi di uno scudo antimissile nazionale. Ankara sta allargando la sua influenza in un’area vastissima che va dal Mediterraneo all’Asia Centrale ex sovietica, dal Nord Africa al Medio Oriente. E’ stata protagonista nella guerra a Gheddafi e nelle rivoluzioni della Primavera araba, sostiene la rivolta in Siria e sul piano militare addestra i soldati ribelli che combattono il regime di Assad. Attua da anni una forte penetrazione nelle repubbliche ex sovietiche dove prima del russo si parlava il turco ed esercita una forte politica di contrasto a Israele col sostegno ad Hamas a Gaza e l’ostilità allo sfruttamento da parte di Gerusalemme dei giacimenti di gas rinvenuto nelle acque tra lo Stato ebraico, Cipro e il Libano.
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Recep Tayyip Erdogan batte Lionel Messi. Il premier turco, arrivato al terzo mandato, per i lettori della rivista Time è l’uomo dell’anno e ha sbaragliato tutti gli altri big, a cominciare da Barack Obama, arrivato decimo e superato da Silvio Berlusconi (ottavo posto).
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Dopo 3.500 civili uccisi e migliaia di persone incarcerate, 1.600 delle quali liberate negli ultimi giorni dal regime, la crisi siriana si sta trasformando in una vera e propria guerra con formazioni armate legate agli insorti che colpiscono sempre più duramente le truppe governative e i lealisti fedeli al presidente Bashar Assad. La milizia degli insorti ha già un nome, Esercito siriano Libero (ELS) costituito da circa 17 mila disertori fuggiti dai reparti governativi all’inizio delle rivolte popolari e confluiti in Turchia sotto la guida del colonnello Riad Assad.
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(AP Photo/Amine Landoulsi)

Come da pronostico Ennahda ha vinto le elezioni in Tunisia. Il partito islamico guidato da Rachid Gannouchi si è aggiudicato più del 40% dei consensi. Una vittoria importante dopo elezioni dal sapore storico. Ma anche una vittoria non a valanga, e questo rassicura gli osservatori che temevano lo strapotere di gruppi islamici a rischio di radicalizzazione.
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(Credits: Epa/Abdurrahman Antakyali)

In Turchia sono momenti drammatici. Le squadre di soccorso scavano freneticamente nell’area di Van, squassata dal devastante terremoto che ha colpito la regione a Est del Paese, a pochi chilometri dal confine con l’Iran. Finora sono 217 i morti accertati, ma se ne temono più di 1.000. Israele offre il suo aiuto, ma Ankara risponde “no, grazie”.
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Rifornimento in volo per un Tornado italiano (Credits: Aeronautica Militare)
Non bastavano i boicottaggi dei governi di Londra e Parigi e le lacunose analisi dei giornali d’Oltralpe e d’Oltremanica. A snobbare il ruolo ricoperto dall’Italia nel conflitto libico ci si è messo pure il presidente statunitense Barak Obama che parlando all’Onu per celebrare (forse un po’ in anticipo) la vittoria contro la dittatura di Muammar Gheddafi ha ringraziato i Paesi alleati: “La missione alleata proseguirà fino a quando la popolazione libica sarà minacciata” ha affermato Barack Obama riferendosi al prolungamento delle operazioni della Nato per atri tre mesi, cioè fino a Natale.
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(Credits: Ap Photo)

Due attacchi in un giorno: ad Ankara un’autobomba fa 3 morti e 34 feriti, dei quali tre versano in gravi condizioni. In serata a Siirt, nel sud est della Turchia, un altro attentato uccide 4 donne e uno studente. L’incubo del Pkk torna a farsi sentire nel Paese della Mezzaluna.
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