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rom

Rom: dalla Ue parte la procedura d’infrazione contro Parigi - L’ANALISI

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  • Tags: Barroso, commissione-europea, nicolas sarkozy, rom, Viviane Reding
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(Credits: Ansa)

(Credits: Ansa)

La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro la Francia sulla questione degli espatri dell’etnia rom. Ad annunciarlo il Commissario per la Giustizia dell’Unione, Viviane Reding, alla televisione francese France 24. La motivazione è che Parigi ha calpestato “le garanzie procedurali” previste per i cittadini europei nel quadro di una direttiva sulla libera circolazione nell’Ue del 2004.

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  • anna.mazzone
  • Mercoledì 29 Settembre 2010

Sarkozy al commissario Reding: “I Rom? Portateli in Lussemburgo”

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  • Tags: espulsione rom, francia, nicolas sarkozy, rom, Viviane Reding
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(Credits: Epa/Lucas Dolega)

(Credits: Epa/Lucas Dolega)

Provocazione di Nicolas Sarkozy sui Rom. Al Commissario europeo che martedì aveva criticato la politica del governo francese sulle espulsioni, il capo dell’Eliseo ha risposto esortando Viviane Reding ad accogliere i gitani a Lussemburgo, suo Paese natale. Lo hanno riferito alcuni senatori dell’Ump al termine di una colazione con il presidente francese.

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  • redazione
  • Mercoledì 15 Settembre 2010

Facebook a rischio: gruppi xenofobi nei Balcani

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  • Tags: bosniaci, facebook, rom, serbi, Srebrenica, xenofobia
  • 2 commenti

Karadzic estradato all'Aja attende processo in cella
Le ondate di intolleranza su Facebook si gonfiano, fino a travolgere la memoria del massacro di Srebrenica. Alcuni estremisti hanno aperto sul social network un nuovo gruppo che esalta l’eccidio di 8mila musulmani morti sotto i colpi delle truppe di Ratko Mladic, comandante dell’esercito serbo tuttora ricercato dalla polizia internazionale. Si chiama “Noz Zica Srebrenica” (Il coltello, il filo spinato, Srebrenica) è tuttora attivo e ha raggiunto più di mille membri. Ma i musulmani di Bosnia si sono mobilitati con gli stessi strumenti: a loro volta hanno creato un gruppo per invitare le altre persone su Facebook a segnalare gli estremisti cliccando su “remove group”, in basso nella pagina. Gli amministratori del sito non si sono ancora accorti della protesta.

Non è un caso isolato. In Australia gli studenti di un prestigioso college sono indagati perché hanno creato “Jew parking” (Parcheggia come un ebreo), un gruppo per unire quelli che posteggiano l’automobile occupando più spazio del dovuto. E gli insegnanti australiani hanno scoperto che in breve tempo si sono moltiplicati gli spazi con motti intolleranti e xenofobi. Pochi giorni fa l’Europa ha denunciato i gruppi italiani che incitavano all’odio contro l’etnia rom: sono stati subito chiusi, ma altri li hanno sostituiti. Una questione che resta tuttora aperta.

Alcune scene dal film “Hunting Party”: Richard Gere interpreta un giornalista sulle tracce di un criminale di guerra nei Balcani (in inglese)

  • luca.delloiacovo
  • Venerdì 12 Dicembre 2008

Primo Summit europeo sui rom: poche proposte, molte polemiche

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  • Tags: diritti-rom, rom, ue, zingari
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Censimento dei campi rom

LEGGI il documento preparatorio del Summit

Promuovere l’integrazione dei rom con azioni concrete. Questo doveva essere l’obiettivo del primo Summit europeo dedicato alla minoranza etnica più importante (sul piano numerico) e più discriminata del Vecchio continente. E in parte lo è stato. Sotto l’occhio vigile del presidente della Commissione Ue, Manuel Barroso, e del commissario alla Libertà e Giustizia, Jacques Barrot, circa 400 rappresentanti della società civile e delle associazioni rom, parlamentari europei e un filantropo di primissimio piano come il finanziere George Soros si sono riuniti ieri a Bruxelles per discutere sulle azioni da intraprendere per favorire l’integrazione sociale dei rom nell’Unione europea.

Ma il Vertice è stato anche il teatro di contestazioni clamorose contro l’iniziativa italiana di schedare i nomadi. Durante il discorso di Baroso, alcuni membri della società civile hanno indossato magliette contro la schedatura su base etnica (”Against Etnnic Profiling”), mentre l’intervento del sottosegretario del Lavoro italiano e delle politiche sociali, Eugenia Maria Roccella, si è concluso tra i fischi e le urla di alcuni rappresentanti rom. Contro la schedatura dei nomadi si è espresso anche Soros, presidente della fondazione Open Democracy e da sempre in prima linea per difendere i diritti dei rom. “Sono estremamente preoccupato per la schedatura su base etnica in Italia” ha affermato Soros. “Temo che possa diventare una norma de facto in Europa. Queste misure dovrebbero essere illegali”. Nel pacchetto di misure adottato dal Parlamento italiano per la lotta contro l’immigrazione clandestina e la criminalità, il governo si era impegnato a censire i rom presenti nella penisola per favorire la scolarizzazione dei bambini nomadi. Dopo mesi di polemiche tra Roma e Bruxelles, il 4 settembre scorso la Commissione Ue ha riconosciuto che l’iniziativa italiana era conforme alla legislazione europea.

A ricordarlo durante il Vertice è stato il Commissario Barrot. “Soros ignora i fatti o è in malafede, ma non posso crederlo. Sulla base della relazione abbiamo ricevuto il primo agosto [scorso], abbiamo dovuto riconoscere che il governo italiano ha definito ordinamenti che non potevano essere passibili di qualsiasi osservazione da parte nostra”. In altre parole, “i testi normativi sui censimenti dei campi rom sono in linea con le leggi europee, bisognerà ora vederne l’applicazione”. Barrot ha anche precisato che nei prossimi giorni una delegazione di parlamentari europei si recherà in Italia per “verificare come la normativa sarà applicata”. Detto questo, il commissario europeo ha ricordato che “sin dall’annuncio di un censimento nei campi rom in Italia abbiamo comunicato al governo italiano che esso non poteva essere fatto su base etnica, e che non potevano essere prese le impronte digitali ai minori se non vi fosse stato un intervento del giudice”.

Di fronte alla contestazioni esplose durante il Summit, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha espresso le sue preoccupazioni “per il livello di disinformazione e di non conoscenza di una normativa italiana che riguarda l’identificazione dei cittadini, italiani e stranieri, privi di documenti personali”. Frattini ha poi ricordato come la normativa fosse stata “valutata posititivamente dalla Commissione europea”, e questo nonostante la bocciatura precedente del Parlamento di Strasburgo. Al di là delle polemiche, la giornata di ieri è stata segnata da una serie di proposte attesissime dai rappresentanti rom. Purtroppo, la delusione è stata pari alle attese. Nel suo intervento, il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, si è limitato a presentare un quadro molto generico per sviluppare standard europei d’integrazione dei rom attraverso il lavoro, l’alloggio, la salute e l’educazione.

Dal suo canto, il presidente della Commissione Ue Barroso ha insistito sul fatto che “le politiche pubbliche che riguardano i Rom dovrebbero innanzitutto affrontare la realtà sociale durissima a cui sono confrontati i nomadi nel quotidiano. Ciò di cui abbiamo bisogno” ha proseguito Barroso, “è un sostegno attivo all’educazione dei bambini rom, alla ricerca di impieghi che tengano conto della loro sensibilità culturale e alla promozione di corsi di formazione nei campi del management o del microcredito”. Se alcuni rappresentanti rom non hanno esitato a definire “storico” il Summit svoltosi ieri al Berlaymont, altri invece non hanno risparmiate critiche. Rudo Kawczynski, presidente del Forum européen des Roms et des gens du voyage, si è addirittura chiesto a cosa fosse servita questa conferenza. “Siamo stufo di sentire promesse, vogliamo fatti concreti”. Per la società civile, bisognerà aspettare il prossimo Summit previsto nel dicembre 2008. In quell’occasione, la presidenza francese Ue si è impegnata a proporre una serie di azioni concrete a favore dei Rom.

Nel dicembre 2007, il Consiglio europeo aveva chiesto agli Stati membri di rafforzare le loro politiche di integrazione sociale ed economica. A ruota, il Parlamento aveva adottato una risoluzione per l’applicazione di “una strategia globale”. Da allora, la società civile chiedono una “direttiva quadro” affinché dalle parole si possa passare ai fatti. Un rapporto della Commissione europea reso pubblica il 2 luglio scorso ricordava l’esistenza di strumenti tesi a favorire l’integrazione dei rom, “ora l’Unione e gli Stati membri devono utilizzarli in modo più efficace”. Con questo invito, Bruxelles non ha fatto che altro che porre i paesi europei di fronte alle loro responsabilità: i settori chiave dell’integrazione (lavoro, alloggio, salute ed educazione) dipendono dalle politiche nazionali e dal modo con cui i governi intendono spendere i fondi messi a disposizione dal Fondo sociale europeo. Tra il 2000 e il 2006, l’FSE ha dedicato oltre 275 milioni di euro per progetti riservati alle comunità rom, a cui si sono sommati un miliardo di euro supplementari destinati alle popolazioni vulnerabili, tra cui i rom. Si calcola che nell’Unione europea risiedono tra i 10 e i 12 milioni di rom (di cui 200.000 in Italia). Un rapporto del Consiglio d’Europa sostiene che fino al 50% dei bambini rom non conclude la scuola primaria, mentre stando all’Unicef, in paesi come l’Ungheria, la Bulgaria e la Romania oltre l’80% dei rom vive sotto la soglia della povertà.

  • joshua.massarenti
  • Mercoledì 17 Settembre 2008

Nomadi e integrazione: come li trattano gli altri Paesi europei

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  • Tags: europa, gitanos, impronte, integrazione, nomadi, opera-nomadi, rom, zingari
  • 3 commenti

Rom in fuga da Napoli
Il rogo del campo rom di Ponticelli (Credits: Ansa)

Il problema comincia dal nome. Zingari, deriva da Athinganos, nome con cui i bizantini indicavano una setta di intoccabili. Il significato è dispregiativo e nessuno di loro vorrebbe essere chiamato così. Gitanos, rom, sinti, nomadi, khorakhané, manouche. Un nome, anzi tanti, che gli hanno sempre dato gli “altri”, quelli che si trovavano a dover convivere con loro, un popolo in cammino, chiuso nelle sue tradizioni e nelle sue regole. Partiti dal nord dell’India e dal Pakistan intorno all’anno mille, i nomadi si sono stabilizzati nell’est europeo da dove hanno poi ricominciato altre migrazioni. In Italia i primi arrivano alla fine del 1300. Sono divisi in centinaia di gruppi e sottogruppi etnici, separati da millenni di migrazioni. Ma uniti da una lingua, il romanés o romani, in tutti i suoi dialetti. Sono tanti, in Europa. Dai 9 ai 12 milioni. Mancano cifre certe, e questo è già un primo problema. Perchè alcuni hanno la nazionalità del paese in cui si trovano magari da generazioni, o di quello da cui sono scappati per via di guerre e persecuzioni (il numeroso gruppo di emigrati dall’ex Jugoslavia, ad esempio). Oppure sono apolidi. Per scelta o per regole sulla residenza. Divisi e sparsi, ma rappresentano la più numerosa minoranza Europea. “La situazione dei rom è inaccettabile dal punto di vista etico, sociale e umano” ha detto il Commissario Ue agli Affari Sociali Vladimir Spidla. Il Consiglio d’Europa (un’organizzazione transanzionale parallela all’Ue e che si occupa soprattutto di affari sociali) ha istituito dal ‘93 la “Roma and travellers division” che si occupa di produrre studi sulla condizione dei rom in Europa e la loro integrazione sociale. Eppure, al di là delle buone intenzioni e dei proclami altisonanti all’integrazione l’Unione sulla questione non ha una politica comune, che coniughi i diritti e riconoscimenti delle minoranze con obblighi uguali nei 25 stati. E così ogni governo fa da sè. Anche a seconda delle tendenze politche del momento.

Più discriminati d’Europa. Secondo il Rapporto della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo nel 2007, i gitani risultano la popolazione più discriminata d’Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell’alloggio, nell’istruzione e nella legislazione. Ma il rapporto non si occupa di devianza e criminalità, altro aspetto inscindibile, insieme causa ed effetto del loro non-inserimento sociale. Il 31 gennaio passato il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che prometteva di “sradicare” i campi nomadi, legali o no, come unico metodo per favorire l’integrazione della minoranza. Il testo afferma che non ci sono norme igieniche nè sanitarie e denuncia l’esclusione dei loro abitanti dai sistemi educativi e sanitari. Il loro reddito (dichiarato) è fino a 10 volte più basso della media europea, la loro speranza di vita è di 10-15 anni più bassa. Una cosa è certa: anche se in Italia gli zingari sono meno che in molti altri paesi europei (circa 170mila contro gli 800mila della Spagna o i 400mila della Francia) il nostro, insieme alla Repubblica Ceca (dove sono 350mila) è uno dei paesi in cui la loro presenza genera più allarme sociale, tensioni discriminatorie (secondo il sondaggio di Eurobarometro solo il 14% si dice a suo agio ad avere un nomade alla porta accanto, contro una media europea del 36%), ed episodi di criminalità. Anche per la mancanza di politiche chiare. “Non si riscontra un coordinamento a livello nazionale” si legge in un rapporto del Consiglio d’Europa, datato però 2005, ben prima delle recenti polemiche su schedature e impronte digitali. “Il fatto è che negli altri paesi la questione rom è stata inclusa all’interno delle problematiche sociali e di welfare” si lamenta il presidente dell’Opera Nomadi di Milano, Maurizio Pagani. In Italia, secondo lui, il problema è trattato solo dal punto di vista dell’ordine pubblico. Inutile chiedersi come la pensi sulle misure preparate dal minstro Maroni: “Siamo contrari, per due motivi: è una schedatura su base etnica e questo è inaccettabile. Ma soprattutto non serve: i dati vengono tenuti dalla prefettura, cioè da un organo di polizia. Non sono certo usati per fini sociali”. Eppure una qualche forma di censimento servirebbe eccome, lo riconosce anche Pagani: “Serve per l’accesso alla sanità e alla cittadinanza, che in Italia è molto difficilie perchè è vincolato alla residenza”. La maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale ha istituito un “ufficio centrale” o comunque un organismo apposito per affrontare il problema, con riconoscimenti legali ma anche repressione degli aspetti che favoriscono la delinquenza.
In Francia, ad esempio, il modello “bastone e carota” sembra funzionare: la legge Besson (del 2000) prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato obbligatoriamente di un’area di accoglienza. Ma Sarkozy da ministro dell’interno nel febbraio 2003 ha voluto inserire nella legge sulla sicurezza interna sanzioni dure per chi non rispetta le regole dei campi. Chi occupa abusivamente un’area pubblica può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson preve un programma immobiliare di case da dare in affitto agli zingari stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie. Poco di tutto questo, però, è stato effettivamente realizzato, secondo le denunce dell’ Errc (European Roma Rights Center). In Francia si svolge ogni anno la festa di Santa Sara a Saintes Maries de la Mer, in Provenza, a cui partecipano zingari da tutta Europa.

Nomadi
Manifestazione a Roma di Sinti e Rom

In Spagna, i “gitanos” sono quasi un’istituzione: 800mila, dei quali la metà circa in Andalusìa. (A Granada occupano le “cuevas” del Sacro monte alle spalle della città e hanno una processione tutta loro nella Semana santa). Una presenza antichissima, i primi nuclei sono del medioevo, e conflittuale: dai Re Cattolici a Franco, non sono mancate schedature, leggi speciali e vere e proprie persecuzioni. Ai “gitanos” si sono aggiunti ultimamente molti rom rumeni la cui situazione è ancora più disagiata e che vivono nelle “chabolas”, bidonville delle periferie cittadine. Dalla fine degli anni ottanta ogni regione si è dotata di un Ufficio Centrale che coordina interventi e politiche per loro, in cui lavorano sia funzionari del governo che rom come mediatori culturali. I gitanos sono spagnoli a tutti gli effetti, il livello di integrazione si può definire buono. Ma occupano comunque i gradini più bassi della scala sociale: alta la disoccupazione, vivono in case popolari e sono tra i gruppi più numerosi nelle carceri.

In Germania i 130 mila circa tra rom e sinti di nazionalità tedesca sono considerati per legge “minoranza nazionale”. Hanno diritti e doveri riconosciuti. Molti altri vengono dai Balcani e sono stati accolti come rifugiati con un programma di welfare. Non godono della cittadinanza ma di uno status particolare, “duldung”: non un permesso di residenza ma uno stop all’espulsione. Vivono soprattutto in case popolari e hanno un sussidio, ma devono dimostrare la legalità e la volontà di lavorare. Ciononostante i casi di discriminazione e razzismo, secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, sono numerosi e gravi. In particolare gli zingari sono nel mirino dei gruppi neonazisti: furono, dopo gli ebrei, le principali vittime dell’olocausto (Porrajmos per gli zingari).
In Romania e altri paesi dell’Est. Nell’ex blocco sovietico i rom rappresentano una fetta importante della popolazione: la Romania è il paese che ne conta il maggior numero. L’ultimo censimento ufficiale ne conta circa due milioni. Nel 2006 è stato istituito un “Ufficio Nazionale” per le politiche dedicate alla loro inclusione sociale. Moltissimi sono i rom che hanno lasciato Bucarest con l’ingresso nell’Ue. Seguono Bulgaria e Ungheria, con circa 800mila presenze. Alti i numeri anche in Repubblica Ceca e ex Jugoslavia.Con percentuali che sono intorno al 5 per cento della popolazione. Un maggior numero non significa però una maggior integrazione. In molti di questi paesi la percezione dei rom è ancora più negativa che nell’ Europa occidentale. In Bulgaria e altri paesi dell’area balcanica, i bambini rom sono mandati nelle scuole per i bambini con problemi psichici. Secondo le stime, il tasso di bambini rom scolarizzati in istituti speciali sarebbe del 60-70 percento in Macedonia, dell’80 percento nel Montenegro e del 50-80 percento in Serbia.

Come giudicate la risoluzione di condanna del Parlamento Ue contro l’iniziativa italiana sulle impronte digitali ai rom?

Bambini rom: costretti a rubare - Partecipa al FORUM e al SONDAGGIO

Nomadi
Controlli di polizia al campo nomadi di Tor di Quinto a Roma

  • emanuele rossi
  • Giovedì 17 Luglio 2008

Rom: anche le Ong europee attaccano l’Italia

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  • Tags: europa, rom, rumeni
  • Un commento

la difficile integrazione

Da Bruxelles

Sulla questione delle impronte digitali e della schedatura dei rom l’Europa sferra un altro attacco al “Pacchetto sicurezza” del governo italiano. Dopo gli avvertimenti della Commissione e del Parlamento europeo, è toccato alle Organizzazioni non governative del vecchio continente dire la loro su come l’Italia sta gestendo un’emergenza che a Bruxelles e dintorni suscita non poche preoccupazioni. Il 15 luglio un gruppo di Ong (tra cui l’Open Society Institute del miliardario George Soros, l’associazione rumena Romani Criss e la ginevrina Centre on Housing Rights and Evictions) ha reso pubblico all’International Press Center di Bruxelles un rapporto su come il Belpaese sta affrontando la crisi.

L’analisi, intitolata “Security all’italiana” (clicca qui per leggerlo), è il frutto di un centinaio di interviste fatte a persone che vivono nei campi nomadi di Roma, Napoli, Firenze, Milano, Brescia e Torino. La relazione raccoglie documenti relativi al periodo maggio-giugno 2008, mette in risalto i casi di “attacchi alla popolazione rom, inclusa la violenza fisica, l’espulsione forzata e i raid abusivi” e non esita a puntare il dito contro le attuali politiche del governo italiano. “I leader politici italiani stanno cavalcando le paure dei loro cittadini in tema di immigrazione e sicurezza per promuovere progetti che hanno lo scopo di alimentare l’odio nei confronti della popolazione Rom”, ha detto Tara Bedard, rappresentante dello European Roma Rights Centre, una delle organizzazioni che hanno partecipato alla stesura del report.

Alla presentazione del rapporto era poi presente l’europarlamentare rumena Renate Weber. Sensibile alla questione dei suoi connazionali, la signora Weber non ha risparmiato ulteriori critiche all’operato di Roma. “L’Italia sta vivendo una delle pagine più nere della sua storia”, ha detto. Ma non solo, ha anche accusato le principali istituzioni di Bruxelles, incapaci, a suo dire, di gestire l’emergenza. “L’Unione europea ha bisogno di essere assistita da organizzazioni che conoscono bene le questioni legate ai rom e ai sinti. Questo perché non esiste una strategia valida, né a livello di Parlamento né a livelli di Commissione europea”. Insomma, pare proprio che la questione della schedatura dei rom sia destinata a far parlare di sé ancora per diverso tempo.

Come giudicate la risoluzione di condanna del Parlamento Ue contro l’iniziativa italiana sulle impronte digitali ai rom?
  • alberto.burba
  • Martedì 15 Luglio 2008

Impronte digitali ai rom: il Parlamento di Strasburgo boccia l’Italia

OkNotizie

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  • Tags: andrea-ronchi, rom, strasburgo
  • 7 commenti

La scheda con le impronte


Il Parlamento europeo - con 336 sì, 220 no e 77 astenuti - ha adottato in sessione plenaria una risoluzione presentata da socialisti, Verdi, Liberaldemocratici e Sinistra europea contro la raccolta delle impronte digitali dei minori nei campi nomadi decisa dall’Italia. Al governo di Roma, in attesa dell’imminente valutazione della Commissione, la risoluzione chiede di astenersi dal procedere alla schedatura dei rom, inclusi i minori, “in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica”. Il Ppe (di cui fa parte Forza Italia) ha votato contro, fatti salvi alcuni deputati ungheresi e avrebbe preferito rinviare il voto in attesa dell’atteso chiarimento (entro la fine di luglio) tra Roma e la Commissione. Andrea Ronchi, ministro italiano per le Politiche europee, ha commentato il risultato del voto sottolineando che il ministro Maroni è pronto al “confronto costante con la commissione Ue per ascoltare e aprirsi a tutti i contributi. Partendo però da un dato: noi abbiamo il diritto-dovere morale prima che politico di tutelare e difendere il bambino”.
Commissione europea. Ieri, dopo giorni di attesa, era stata infatti la Commissione europea a pronunciarsi sulla controversa proposta contenuta nel ‘Pacchetto sicurezza‘ adottato il 21 maggio scorso a Napoli inviando una lettera all’Italia in cui, oltre a vincolare la raccolta delle impronte di minori di 14 anni a una richiesta ad hoc di un giudice, il nostro governo veniva invitato a completare il rapporto trasmesso lunedì scorso in Francia dal ministro dell’Interno Roberto Maroni al commissario Ue alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, Jacques Barrot. Fornendo impegni scritti precisi sui metodi di schedatura dei nomadi.

Impronte. Entrando nei dettagli, il primo punto critico sollevato dalla Commissione riguarda i riferimenti all’etnia e alla religione apparsi nella raccolta dati effettuata a Napoli. Faull, Direttore Generale di Barrot, ha parlato di “episodio isolato che non si ripeterà più” e che questo deve essere “reso chiaro ai prefetti o ai commissari interessati”. Inoltre, Bruxelles ha espresso la volontà di ricevere informazioni complementari riguardo lo scopo della raccolta delle impronte, la sua base giuridica, la conservazione dei dati personali raccolti e i fini del loro utilizzo, nonché il diritto delle persone schedate di accedere ai loro dati personali. Sul punto più discusso della proposta del ministro dell’Interno, la Commissione Ue preme affinché “le impronte dei minori di 14 anni devono essere raccolte solo dietro autorizzazione specifica di un giudice e allo scopo dell’identificazione”.

La posizione di Forza Italia. L’ultimo capitolo chiama in causa l’estensione o meno della raccolta di impronte sul territorio italiano. In questo caso, Bruxelles ha chiesto precisazioni sulla “situazione nelle 17 regioni italiane” escluse dalla ‘emergenza rom’. Nel tardo pomeriggio di ieri, in una dichiarazione rilasciata a Panorama.it, l’europarlamentare di Forza Italia e vice Presidente del Parlamento europeo, Mario Mauro, ha insistito sulle tre ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio scorso che attribuiscono ai Prefetti di Roma, Napoli e Milano di fronteggiare la situazione nei campi nomadi. “Le ordinanze” sostiene Mauro, “sono la dimostrazione che i provvedimenti adottati dal governo non hanno portata nazionale. Inoltre”, ha tenuto a precisare l’europarlamentare, “non vi è alcun riferimento a specifiche etnie” per i censimenti previsti dal ‘Pacchetto sicurezza’.

  • joshua.massarenti
  • Giovedì 10 Luglio 2008

Diritti umani: se l’Europa predica bene e razzola male

OkNotizie

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  • Tags: Amnesty International, Cina, darfur, diritti-umani, immigrati, Myanmar, rendition, rom
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Immigrati clandestini a Lampedusa

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo compie 60 anni, ma se li porta piuttosto male secondo Amnesty International, che nel suo rapporto annuale 2008 snocciola i fallimenti accumulati dai governi nel garantire il rispetto di quanto sancito in quel documento e invita i leader mondiali a chiedere scusa. Per le torture, i maltrattamenti, la repressione del dissenso, le limitazioni alla libertà di espressione. Tra le crisi più gravi Amnesty identifica, il conflitto in corso nel Darfur, la situazione nella striscia di Gaza, le violenze nello Zimbabwe, gli scontri in Iraq e le atrocità commesse dalla giunta in Myanmar (ex Birmania). Punta il dito contro la Cina, la Russia, gli Stati Uniti, ma non risparmia il vecchio continente che pure ha dato vita nell’immediato dopo guerra al primo organismo per la protezione dei diritti umani, il Consiglio d’Europa, e che ancora oggi mostra preoccupanti lacune nella tutela dei più deboli. In particolare di quelli che scappano dai paesi a rischio e premono alle porte dell’Ue. “L’Europa continua a rappresentare una calamita per quanti tentano di fuggire da persecuzioni, violenze o povertà” dice il rapporto “ma il continente continua a deluderli adottando approcci repressivi verso l’immigrazione irregolare. Uomini, donne e bambini si sono visti negare l’accesso alle procedure per la richiesta di asilo; alcuni sono stati detenuti illegalmente, mentre ad altri sono state negate le informazioni e l’assistenza legale necessarie. Molti sono stati espulsi illegalmente prima che le loro domande fossero adeguatamente esaminate, mentre altri sono stati mandati in paesi dove erano a rischio di violazioni dei diritti umani”.

Diritto d’asilo e immigrazione. Nuove leggi in Belgio, Francia e Svizzera hanno limitato ulteriormente i diritti di richiedenti asilo e migranti. Amnesty International è molto dura anche nei confronti delle restrizioni al soggiorno degli stranieri imposte dal governo Prodi nel novembre dell’anno scorso, e soprattutto punta il dito contro l’inasprimento annunciato dall’attuale esecutivo che vuole introdurre il reato di immigrazione clandestina e prolungare fino a 18 mesi la detenzione degli immigrati nei centri di prima accoglienza.

Rom senza diritti. In Europa sono ancora diffuse le discriminazioni nei confronti della minoranza rom, esclusa dalla vita pubblica e anche dal pieno accesso ad alcuni diritti fondamentali come l’abitazione, il lavoro e i servizi sanitari. Ma è per l’Italia che Amnesty lancia l’allarme xenofobia: gli attacchi ai campi nomadi da Appignano (Ascoli Piceno) nel 2007 fino ai recenti roghi di Ponticelli (Napoli), gli assalti agli immigrati, come il recentissimo caso del Pigneto a Roma, e in particolare alcune dichiarazioni di intolleranza da parte di politici locali e nazionali rischia di alimentare un clima d’odio e caccia alle streghe. Preoccupazione raccolta da molti altri organismi: l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati , l’Assemblea parlamentare del consiglio d’Europa, l’Ufficio per i diritti umani dell’Osce

Emergenzialismo anti-terrorismo. Il capitolo più nero secondo Amnesty, resta quello della lotta al terrorismo in nome della quale molti stati hanno abdicato alla salvaguardia dei diritti che si erano volontariamente impegnati a difendere sottoscrivendo accordi multilaterali. “Uno dei casi più eclatanti è stato quello delle rendition” denuncia il rapporto. “Le prove emerse nel corso del 2007 hanno cancellato ogni dubbio sulla complicità degli stati europei nel programma di detenzioni segrete e illegali messo in atto dagli Stati Uniti. È stata anche accertata la connivenza dei governi nei casi di trasferimenti illegali di persone verso paesi stranieri, di sparizioni forzate e di tortura e altre forme di maltrattamenti”. Spesso lacune nelle leggi nazionali hanno reso più facili per i servizi di intelligence compiere azioni illegali alle quali molti paesi europei hanno risposto con il silenzio o con l’inerzia. Il rapporto cita ancora l’Italia, e la Gran Bretagna per alcuni casi di espulsioni di soggetti, ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale, verso stati dove i diritti umani sono calpestati. Provvedimenti bocciati dalle corti nazionali, e dalla corte europea dei diritti umani, come nel caso del tunisino Nassim Saadi che il nostro Paese voleva rimpatriare, nonostante in base alle relazioni di Amnesty e Human Rights Watch vi fosse il rischio che venisse sottoposto a tortura.

La violenza contro le donne è un flagello mondiale

Violenze sulle donne. Fa meno clamore, ma non per questo è meno grave, un altro aspetto dell’emergenza sottolineata nel rapporto: la violenza sulle donne, in particolare quella che avviene tra le mura di casa. Che si è manifestata “attraverso abusi verbali, psicologici, sessuali e di altro tipo, dipendenza economica e omicidi” afferma Amnesty. “Soltanto un’esigua percentuale di donne hanno avuto il coraggio di denunciare i loro aguzzini, dissuase dalla paura del proprio partner, dal timore di recare vergogna alla famiglia, dall’insicurezza economica; dalla mancanza di case protette o altre misure concrete come ordinanze di restrizione finalizzate a garantire l’incolumità a loro e ai loro figli”. La principale ragione del silenzio delle vittime, rimane, però, la diffusa impunità goduta dai responsabili delle violenze. E se Amnesty sottolinea con favore l’introduzione di nuove norme contro la violenza domestica, ancora molto rimane da fare, soprattutto per le immigrate, costrette troppo spesso a subire due volte: come straniere, dallo status incerto, e come donne.

Tutte le promesse mancate dei governi: il VIDEO-servizio

  • froiatti
  • Mercoledì 28 Maggio 2008
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