Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Credits: Virginia Farneti/LaPresse
Vicino al deserto dei Gobi, a un passo dalla Mongolia, esistono alcuni paesini dove non è difficile incontrare abitanti con tratti somatici europei. Per molti si tratta di discendenti dei soldati di una legione romana dispersa nel 53 avanti Cristo. Un docente dell’Università di Oxford, Homer Dubs, ritiene che quando, nel 53 a.C, Crasso venne sconfitto dai Parti nell’attuale Iran, una legione romana di circa 6.000 unità allo sbando perse la strada e iniziò a vagare negli impervi territori asiatici fino a raggiungere la regione cinese del Gansu. Continua
Photostream - Festa di fine Ramadan
Credits: AP Photo/Kevin Frayer
21/09/2009 - Musulmani indiani negli archi della parte superiore della moschea di Jama, dove si radunano per la preghiera di Eid al-Fitr a New Delhi, India. I musulmani di tutto il mondo hanno cominciato a celebrare Eid al-Fitr, la festa di tre giorni, che segna la fine del mese sacro di digiuno del Ramadan.
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A Londra il Carnevale di Notting Hill

Credits: Lapresse
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31/08/09 - Ogni anno, durante l’ultimo week-end di agosto, si svolge a Londra il più grande carnevale caraibico al mondo dopo quello di Rio de Janeiro
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Photostream - Crollo elettorale della Cdu nei Lander

Credits: AP Photo/Herbert Knosowski
31/08/09 - Sonora batosta della Cdu alle regionali oggi in due Laender tedeschi, a quattro settimane dalle legislative: in Turingia e Saar il partito cristiano democratico della cancelliera Angela Merkel perde la maggioranza assoluta e non potrà più governare da solo, rischiando di finire anche all’opposizione
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Photostream - Taiwan: il Dalai Lama pizzica la Cina
Credits: AP Photo/Wally Santana
31/08/09 - Il Dalai Lama ha lodato la democrazia di Taiwan nella prima giornata di visita sull’isola per confortare le vittime del tifone Morakot.
Il leader spirituale tibetano ha invitato i taiwanesi a tenersi stretti il loro sistema politico, che viene spesso contrapposto a quello della Repubblica popolare cinese: “Voi godete della democrazia e dovete preservarla, dico ai miei amici di qualunque parte politica, io stesso sono totalmente impegnato per la promozione della democrazia”.
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A 5 anni dalla tragedia di Beslan
Credits: AP Photo/Ivan Sekretarev
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01/09/09 - Un centinaio di persone si sono radunate oggi a Beslan, nel Caucaso russo, per commemorare la strage del 2004, nella quale persero la vita 334 persone, tra cui 186 bambini.
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Indiscrezioni, le fotografie di Giuseppe Tornatore

Credits: Giuseppe Tornatore
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01/09/09 - Pechino, 2007
La mostra “Indiscrezioni - Giuseppe Tornatore fotografie” è a Mestre, al Centro Culturale Candiani, dal 4 settembre al 25 ottobre 2009.
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Photostream - Cultural Festival a Jembrana
Credits: Epa/Made Nagi
01/09/09 - Si è svolto a Jembrana (Bali, Indonesia), un festival della cultura organizzato per ravvivare il turismo. Secondo i dati forniti dal locale Ministero del turismo, durante la prima metà del 2009, 2 millioni e 070mila turisti hanno visitato l’Indonesia, pari al 2.17% in più rispetto allo scroso anno. Nella foto: donne balinesi partecipano a una sfilata nell’ambito del festival, indossando abiti tradizionali.
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Photostream - La seconda guerra mondiale

Ansa/Epa/Adam Warzawa
01/09/09 - Ufficiali polacchi durante la ceremonia, prima dell’alba, a Danzica, in ricordo dell’attacco tedesco del primo settembre 1939, inizio della seconda guerra mondiale
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Photostream - Abdullah: ‘Nessun accordo con Karzai’

Credits: AP Photo/Saurabh Das
01/09/09 - Abdullah Abdullah, il principale sfidante nelle elezioni afghane del presidente Hamid Karzai, ha escluso oggi ipotesi di accordi con l’avversario, tornando a denunciare corruzione e brogli. ”Vi assicuro che non farò alcun accordo di potere”, ha detto Abdullah incontrando i leader tribali nel sud dell’Afghanistan. Nella foto, un partecipante all’incontro
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Photostream - ‘Santa assunta’ protegge i precari

Credits: Ansa/Guido Montani
03/09/09 - Un centinaio di insegnanti dei Cobas hanno manifestando per contestare i tagli decisi dal Governo. A fare da elemento scenografico della manifestazione, sulla scalinata del ministero dell’Istruzione, è¨ comparsa la ‘Beata Assunta’, un manichino vestito di mantello azzurro e aureola, caricatura del Ministro Mariastella Gelmini.
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Photostream - Oltre il muro per la preghiera

Epa/Abed Al Hashlamoun
04/09/09 - In questa foto, una donna palestinese rivolge lo sguardo a una soldatessa israeliana presso un checkpoint di Betlemme, mentre si appresta a superare il controllo di sicurezza. È diretta alla moschea di al-Aqsa, dove si recitano le preghiere del venerdì del mese di Ramadan.
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Londra, Madrid, Ankara, New York, Caracas, Damasco, Beirut, Amman, Sidney e non solo. Occidente e Oriente. Non c’è stata grande città, araba o occidentale, dove non siano state organizzate manifestazioni di protesta contro l’intervento militare israeliano a Gaza: proteste, bandiere bruciate, preghiere e iniziative per aiuti umanitari sono state il leitmotiv delle rivendicazioni pro-Palestine. A Torino e Milano bandiere e simboli d’Israele sono stati bruciati suscitando indignate reazioni in parte del mondo politico. Ma è nelle capitali arabe che le proteste hanno assunto una venatura più marcatamente anti-israeliana. Ecco una selezione di video da Youtube delle principali manifestazioni di questi giorni.
Milano
A Damasco, che è stata una delle prime capitali del medio Oriente a scendere in piazza, le bandiere di Israele invece sono state calpestate, lungo le strette vie dei suq.
A Parigi si sono registrati alcuni scontri davanti ai cartelli che invitavano a “pulire il mondo dagli sporchi sionisti”, così come momenti di tensione si sono registrati a Londra per le scritte “Olocausto Gaza”. Molti manifestanti invece hanno lanciato le scarpe, imitando il gesto del giornalista iracheno contro Bush.
Dai 10 mila in piazza a Istanbul ai 5 mila di Damasco, passando per il coro unanime di “Free Palestine”, anche gli arabi hanno accolto l’invito a manifestare per Gaza lanciato dal predicatore Youssef al Qaradawi, nato in Egitto ma residente in Qatar. La manifestazione più ampia si è svolta ad Amman.
Beirut
Istanbul
Sydney
Berlino
New York
Amsterdam
Madrid
Caracas
Segui la diretta tv sul vertice Fao
854 milioni di persone denutrite. Prezzi alimentari (dal mais, al riso fino al grano) cresciuti del 53% negli ultimi tre mesi e del 71% negli ultimi due anni. Scontri politici sotterranei tra Paesi ricchi e Paesi poveri sui biocarburanti, sugli sprechi della Fao, sugli Ogm, sui sussidi agricoli che - dixit il segretario Onu Bank Ki Moon - “distorcono il mercato a danno dei paesi più deboli”. Ma soprattutto polemiche, troppo polemiche, su questioni che poco hanno a che vedere con l’emergenza fame al centro dell’agenda del vertice Fao apertosi oggi a Roma alla presenza di 40 leader mondiali. Come quelle scatenate dalla presenza sgradita del dittatore zimbabwese Roberto Mugabe o dalle provocazioni antisemite di Ahmadinejad, tornato a riproporre la cancellazione di Israele ed escluso, nonostante la sua “dichiarazione d’affetto per il popolo italiano” di oggi, dalla cena serale organizzata da Berlusconi alla presenza del segretario Onu.
L’intervento di Ban Ki Moon. Il vertice della Fao si è aperto con l’intervento di Napolitano che ha parlato della “necessità di politiche coordinate a livello mondiale” nell’ambito delle Nazioni Unite e spiegato che non si può fare affidamento solo “sulle virtù riequilibratrici del mercato”. Ma è quando ha preso la parola Ban Ki Moom, il segretario Onu, che il vertice è sembrato entrare nel vivo con un appello all’Assemblea a fare di più, ad aumentare la produzione “alimentare del 50% entro il 2030 per far fronte allo sviluppo della domanda”. Purché, ha spiegato il segretario Onu, l’incremento non avvenga con “politiche puramente assistenziali” che “determinano soltanto distorsioni dei mercati e spingono più in alto i prezzi”. Un chiaro monito anche ai Paesi europei, che sovvenzionano i nostri agricoltori escludendoli da una sana competizione internazionale. Bisogna fare di più (anche con “esportazioni di beni alimentari indirizzate a scopi umanitari”) e in fretta, ha detto Ban Ki Moon: “Occorre agire oggi e agire subito perché la popolazione mondiale nel 2015 arriverà a 7,2 miliardi di persone”.
L’autodifesa di Lula. Un altro tema centrale è quello del bioetanolo brasiliano, accusato di provocare la deforestazione dell’Amazzonia e di aver distrutto le economie di autoconsumo in vaste aree del Paese sudamericano. “Chi dice che la canna da zucchero sta invadendo l’Amazzonia dice una stupidaggine”, ha attaccato Luiz Inacio Lula da Silva. “Il 99,7% delle piantagioni di canna - ha detto Lula - si trovano almeno a 2 mila chilometri dall’Amazzonia, una distanza pari a quella che c’è tra il Vaticano e il Cremlino: nel Brasile ci sono circa 77 milioni di ettari di terre agricole, fuori dall’Amazzonia, ancora non utilizzate, un’area quasi eguale a quella della Francia e la Germania insieme”. Conclusione: “Il nostro etanolo ricavato dalla canna da zucchero non aggredisce l’Amazzonia, non toglie terra alla produzione di alimenti né provoca un calo nell’offerta degli alimenti nelle tavole dei brasiliani e del mondo”.
L’obiettivo del vertice. Il summit, che durerà fino a giovedì 5 giugno, punta a promuovere un piano d’azione globale per garantire la sicurezza alimentare, affrontare i cambiamenti climatici e regolamentare la produzione di biocarburante. Ne dovrebbe emergere un documento di 31 pagine su cui il confronto sarà acceso, stante gli interessi spesso divergenti tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo. Ma per tutti, comunque, la priorità è frenare l’impennata dei prezzi dei generi alimentari che nei mesi scorsi ha provocato rivolte ad Haiti e in Egitto. A breve termine il vertice dovrebbe provvedere a ridurre il prezzo del mais e del grano tramite la la distribuzione di sementi, fertilizzanti e mangimi animali ai piccoli agricoltori (stima circa 15 miliardi di dollari). A medio e lungo termine l’obiettivo è più ambizioso: i Paesi ricchi dovrebbero aumentare gli aiuti all’agricoltura e investire in sistemi di irrigazione, infrastrutture, servizi e tecnologia dei Paesi del sud. Ricetta condivisa e già rilanciata dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, per il quale gli Stati del nord devono decuplicare gli aiuti all’agricoltura per arrivare a 30 miliardi di dollari l’anno.
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Una cifra da capogiro: ben 660 milioni di dollari (485 milioni di euro), che creeranno non pochi problemi alla diocesi di Los Angeles, e rappresentano un record da guinness dei primati nella dolorosa vicenda dei sacerdoti accusati di pedofilia negli Usa. Sarà sottoscritto in queste ore il patteggiamento extragiudiziario che annullerà una quindicina di processi civili che dovevano approdare in tribunale e prendere in esame accuse per reati di pedofilia e molestie sessuali commessi da preti, frati e personale laico delle parrocchie della città del cinema in un arco di tempo di settant’anni.
La diocesi guidata dal cardinale Roger Mahoney ha quindi deciso di pagare, risarcendo 508 vittime di molestie sessuali, molte delle quali avvenute molti anni fa (sono stati segnalati infatti casi risalenti agli anni precedenti la seconda guerra mondiale). L’intesa pone fine a tutte le azioni legali nei confronti della arcidiocesi, la più popolosa di tutti gli Stati Uniti.
Com’è noto, in America la legislazione prevede che nel caso di reati di questo genere, a rispondere non sia soltanto la persona accusata – così accade ad esempio in Italia – ma anche la Chiesa nella quale il responsabile delle molestie presta servizio.
Dopo lo scandalo scoppiato a Boston cinque anni fa, che aveva portato alla rinuncia del cardinale Bernard Law, e a un deciso giro di vite da parte delle autorità vaticane, diverse diocesi statunitensi hanno rischiato la bancarotta, visto che Boston ha dovuto sborsare 157 milioni di dollari, mentre la diocesi di Portland (in Oregon) ha dovuto tirar fuori 129 milioni.
Fatte le somme, le azioni legali per gli abusi sessuali del clero sono già costati alla Chiesa cattolica americana la cifra astronomica di 1,5 miliardi di dollari. Ogni diocesi deve vedersela da sola, senza aiuti finanziari dal Vaticano.
Cinque diocesi - San Diego, Davenport nell’Iowa, Portland, Spokane nello stato di Washington e Tucson in Arizona - hanno chiesto la protezione dalla bancarotta. A ciascuna vittima andranno 1,3 milioni di dollari e c’è chi ha espresso riserve: “È una cifra enorme che dimostra un enorme senso di colpa. Ma io non avevo fatto causa per avere soldi. Non ci sono soldi abbastanza che mi possono ridare la mia infanzia”, ha detto Mary Ferrell, una vittima, che oggi 59 anni. I 660 milioni di dollari metteranno la parola fine a 570 denunce di abuso da parte di 221 preti, frati e altri dipendenti laici della diocesi in un arco di 70 anni. Nel 2002 - ed è una anomalia rispetto ad altre congregazioni - lo stato della California approvò una legge che creava una finestra di un anno durante la quale potevano essere presentate denunce senza limiti retroattivi di tempo.
Uno stadio dalle condizioni pessime e tifosi assetati di rissa: è uno scenario degno del grande schermo quello dipinto dal Manchester United in alcuni opuscoli distribuiti ai fan in questi giorni. Il quotidiano londinese The Times rivela infatti che il management della celebre squadra britannica avrebbe stampato alcuni volantini per distribuirli ai 4.500 tifosi che li seguiranno nella trasferta romana. Lì, mercoledì alle 20.45, il Manchester United e la Roma si sfideranno allo Stadio Olimpico nei quarti di finale della Champions league. E visti i recenti episodi di violenza negli stadi italiani e le “condizioni primitive” dell’Olimpico, a cui si aggiungerebbe la storica rivalità tra le due squadre, il Manchester ha pensato bene di mettere in guardia i suoi tifosi dai pericoli (e violenze) a cui potrebbero andare incontro. Con una serie di consigli anche sulle strade da evitare, perché sicuramente usate dai “famosi ultras romani”. Ma non erano loro gli hooligans?
Laura Delli Colli- da Mumbai
L’Italia cerca partnership per coprodurre cinema in India e offre in cambio agli indiani esperienza, protagonisti, film da condividere e location.
Per chiudere accordi e partnership già avviati nei viaggi ufficiali dell’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi, da Romano Prodi e Francesco Rutelli, l’industria italiana schiera in questi giorni a Mumbai il gotha della produzione (dal presidente dell’Anica Paolo Ferrari a quello dei produttori Riccardo Tozzi, dal boss della Festa di Roma Goffredo Bettini al presidente dell’Agis, agli industriali del multiplex) ma anche un po’ di estabilishment politico. E infatti il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni in persona è atterrato ventiquattr’ore per negoziare con il suo collega indiano Priyaranjian Dasmunsi una serie di intese e collaborazioni sia sul terreno del cinema che più generalmente della comunicazione.
Nel 2008 l’India avvierà la sua sperimentazione videotelefonica e, nonostante nel mondo asiatico prevalga il Dmb coreano, sceglierà il Dvbh, proprio il sistema già in funzione in Italia. Se proprio a Gentiloni è toccato il compito di offrire collaborazione e know how agli indiani non sui contenuti ma sulle tecnologie, la squadra della produzione cinematografica, guidata dal direttore generale per il Cinema del ministero della Cultura, Gaetano Blandini, ha concluso affari e siglato ben tre accordi di coproduzione dopo il primo, che ha consentito di condividere proprio con l’India la realizzazione di Lezioni di volo, il film di Francesca Archibugi con Giovanna Mezzogiorno girato tra Dehli e Mumbai, e appena uscito in Italia.
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