
Manifestazione del Tea Party a Washington (Credits: LaPresse/Jacquelyn Martin)

Doveva essere uno dei protagonisti delle primarie repubblicane del 2012 e invece, alla fine (o meglio, già all’inizio), si è ritrovato in un ruolo da comprimario, anche se non così marginale nello sviluppo della trama, una parte che gli permette comunque di lasciare una traccia della sua presenza nella pellicola. The Tea Party is dead, it’s gone, ha detto Chris Littleton, il co-fondatore dell’Ohio Liberty Council, uno dei gruppi più importanti affiliati al movimento. Il Tea Party è morto, secondo questo suo leader, ucciso dalla sua incapacità di agire con efficacia all’interno del processo per la nomination. Continua
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Mitt Romney al suo arrivo in South Carolina (Credits: AP Photo/Charles Dharapak)
Sondaggi e anchormen sono d’accordo: il trionfo di Mitt Romney alle primarie repubblicane del New Hampshire potrebbe rappresentare lo strappo decisivo, non tanto per la vittoria in sé, ma per le proporzioni con cui è avvenuta. Così i bookmaker stranieri, che da mesi seguono con attenzione l’evolversi delle candidature in seno al Grand Old Party, si precipitano ad aggiornare le loro previsioni. Continua

Newt Gingrich e Mitt Romney (Credits: AP Photo/Paul Sancya)
di Mattia Ferraresi
Per Mitt Romney la vittoria in New Hampshire era un fatto scontato, il problema era semmai quantificare il margine, completare con una vittoria ampia in casa il successo risicato nella trasferta dell’Iowa. Con quasi il quaranta per cento dei voti, l’ex governatore del Massachusetts ha compiuto la missione e mette le basi per mettere le mani sulla nomination fra la South Carolina e la Florida, tutto nel mese di gennaio. Continua

Mitt Romney festeggia la vittoria in New Hampshire (AP Photo/Charles Dharapak)
Mitt Romney è sempre più l’uomo da battere. A lui va anche il secondo duello per la nomination repubblicana alle presidenziali Usa di novembre, imponendosi agevolmente nelle primarie di ieri nel New Hampshire dopo essersi aggiudicato di strettissima misura, all’esordio, i caucus del 3 gennaio nello Iowa. Continua
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Rick Santorum a Des Moines in attesa dei risultati delle primarie (Credits: Lapresse)
Rick Santorum irrompe nel circuito delle primarie per la nomination repubblicana alla Casa Bianca e, dopo aver spaventato Mitt Romney in Iowa, inizia a fare breccia anche nelle quote dei bookmaker stranieri che seguono l’andamento della campagna. Ma la battaglia in corso all’interno del Grand Old Party, a ben osservare le lavagne dei maggiori operatori, rischia di favorire soprattutto Barack Obama. Continua

(Credits: AP Photo/Susan Walsh)
Le presidenziali 2012 negli Stati Uniti hanno già un vincitore annunciato: il Presidente in carica, che sarà confermato per il secondo mandato a dispetto della delusione che la sua presidenza ha generato soprattutto nelle fasce di elettori che lo avevano votato nel 2008. I giovani, in particolare. Obama vincerà perché non ha rivali tra i suoi compagni di partito, non dovrà affrontare la selezione delle primarie ma si presenta come candidato unico del fronte democratico. Vincerà perché contro di lui ci sono solo “caratteristi”, personalità che tra gli stessi repubblicani sono viste come troppo folkloristiche e marginali, se non addirittura assimilabili a protagonisti mal assortiti di reality show. Cartoons, cartoni animati. Paladini di cause minimali. Settari. Una lettura eccessiva? Tutt’altro.
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Mitt Romney in Iowa (Credits: LaPresse/Chris Carlson)

La fluida situazione delle primarie repubblicane in Iowa si sta cristallizzando verso un consenso, una vittoria (?) di Mitt Romney che alla penultima curva sembra essere in grado di superare Ron Paul e quasi doppiare Newt Gingrich, ormai in un affanno sempre più forte, quasi fermo al palo. Del crollo dell’ex Speaker della Camera si sta avvantaggiando (a sorpresa) Rick Santorum, il difensore dei valori religiosi. Continua

Le primarie in Iowa (Credits: LaPresse/Patrick Fallon)

Ron Paul è in testa nei sondaggi, Mitt Romney lo tallona, Newt Gingrich sembra aver perso lo smalto dei primi di dicembre, tra gli 80.000 e i 150.000 cittadini dello Iowa designeranno tra sette giorni il loro candidato, colui che potrebbe guidare 300 milioni di americani, ma per ora le certezze sono poche tra le fila del GOP, se non una: gli indecisi (i poco convinti) potrebbero rappresentare il vero ago della bilancia, non solo in quello stato, ma poi, via via, in tutte le altre primarie, contribuendo a creare qualche grossa sorpresa (e non poca confusione) in campo repubblicano. Di cui, alla fine, potrebbe avvantaggiarsi Barack Obama (risalito negli ultimi sondaggi). Continua
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