
(Credits: AP Photo/Kevin Lamarque, Pool)
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è beccato una bella lavata di capo da Hillary Clinton. Il segretario di Stato americano in fatti gli ha telefonato per chiedergli, in breve, di restituire al più presto i cento milioni di dollari che spettano all’Autorità Nazionale Palestinese ma che al momento si trovano nelle casse dello Stato israeliano. In un primo momento, Netanyahu avrebbe temporeggiato, sostenendo di non essere in grado di convincere il Parlamento, ma poi si sarebbe impegnato a trasferire il denaro. Continua

Palestinesi in festa dopo l'annuncio dell'accordo (Credits: Ap Foto/Adel Hana)
Il governo di Gerusalemme è stato colto di sorpresa, forse, e lancia un duro avvertimento presidente palestinese Abu Mazen. Che scelga: o la pace con Israele, o la pace con Hamas. Parole a effetto certo ma, che piaccia o no, Israele sapeva benissimo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato: Abu Mazen e Hamas torneranno a formare un governo di unità nazionale (le ultime notizie qui). Ora resta da chiedersi quali saranno le conseguenze, a breve e medio termine, per israeliani e palestinesi. Continua

(Credits: Epa/Atef Safadi)
Il Medio Oriente brucia, le piazze arabe insorgono contro raìs e colonnelli corrotti al potere da troppo decenni, e in Palestina che cosa succede? Fatah, lo storico partito-milizia di Yasser Arafat che governa l’Autorità nazionale palestinese da quando è stata creata, si sta arroccando. Solo così, almeno questa è la mia opinione, si spiega la richiesta delle dimissioni del premier Salam Fayyad recentemente avanzata da un gruppo di esponenti di Fatah. Continua
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Salam Fayyad, Mister Palestina (Credits: Ansa)
E così i negoziati tra israeliani e palestinesi sono ripresi. Tra qualche speranza e molti dubbi. A cominciare dal recente attentato di Hamas e dai punti caldi su cui le due parti sembrano non potere (o non volere) trovare un punto d’accordo. Ma lo Stato palestinese non si costruisce solo con i negoziati, la Palestina nasce dal lavoro quotidiano di chi costruisce le sue infrastrutture, prepara la sua società civile. Continua


(Credits: Ansa)
È stato definito il Ben Gurion della Palestina perfino da Shimon Peres, che con il padre di Israele ha lavorato a stretto contatto. Una definitiva consacrazione per Salam Fayyad, primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) che come Gurion sta creando dal nulla uno stato. «Se non lo costruiamo noi, chi lo farà?» ha detto nel 2009 varando un piano di due anni che punta a fare funzionare ministeri, polizia e sistema fiscale, costruire strade, scuole e fognature. Continua
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Mustafà Barghouti
E così Abu Mazen se ne va. Tutti gli chiedono di restare, francesi e americani dicono che senza di lui ci sarà il caos. Ma il presidente palestinese, almeno per ora, tira dritto per la sua strada: non si ricandiderà alle elezioni del prossimo gennaio. Domanda: chi potrà sostituirlo? A dire il vero, gli aspiranti leader in Palestina non mancano. Continua

Fra la polvere e la sabbia nella infuocata periferia della città di Gaza, i piccoli palestinesi giocano alla guerra. Ma non a una guerra lontana, come fanno milioni di altri bambini del mondo, ma alla guerra vera, proprio quella che ogni giorno si combatte davanti alle loro case. Così invece che a indiani e cow boy, qui da qualche settimana si gioca ad Hamas e Fatah, un nuovo gioco di gruppo liberamente ispirato allo scontro tra le due fazioni palestinesi: da una parte i baby miliziani di Fatah, con le tradizionali bandiere gialle, dall’altra quelli di Hamas, con le altrettanto celebri bandiere verdi. Poi, imbracciando sagome di fucili in legno e calzando passamontagna neri sul volto, i combattenti in erba si sfidano secondo precise regole di battaglia. “Vince che uccide il nemico”, dice all’Ansa il piccolo Mustafà, 9 anni. “Se noi catturiamo un giocatore di Hamas - aggiunge Ahmed, 11 anni, che nella battaglia indossa le uniformi di Fatah - possiamo decidere di picchiarlo, oppure ucciderlo subito. Ma se l’altra squadra ha fatto uno di noi prigioniero, allora scambiamo i due giocatori, e torniamo alla pari”.
La squadra di Hamas è appena riuscita a scoprire il nascondiglio di tre miliziani di Fatah: come a mosca cieca, basta toccarli perché in questa finzione si considerino presi. Hamas adesso non ha nessuno dei propri giocatori da liberare, e cosi’ sfrutta il vantaggio. I tre giocatori avversari vengono fatti inginocchiare, urlano “aiuto, aiuto” ma secondo un copione visto mille volte, vengono fucilati senza esitazione.
“Boom, boom, boom” scandisce il bambino tenendo puntato il fucile di legno. Poi si ricomincia, con tre punti di vantaggio. Non c’è da stupirsi che i morti ammazzati, per questi piccoli palestinesi, diventino graduatoria. Sono cresciuti in mezzo alla guerra e hanno sentito ripetere ovunque che morire da martiri è un modo per conquistarsi la vittoria eterna. Ciascuno di loro ha un padre, un fratello, o un cugino ucciso in battaglia, da traditore oppure da eroe.

I bambini di Gaza giocano ad ammazzarsi fra fazioni rivali dopo aver visto morire in televisione anche il loro beniamino, il Topolino-Farfour, ucciso alla fine di giugno in diretta tv dai pugni (in quel caso finti) di un altro protagonista, che impersonava un poliziotto israeliano. Una scena ideata dagli autori del programma, trasmesso dall’emittente ufficiale di Hamas che usava Farfour per fare propaganda politica, e che hanno inventato questo macabro espediente per fare uscire dalla storia il pupazzo e risolvere la controversia con la Walt Disney che protestava per l’uso improprio che si stava facendo del proprio personaggio. Ma per migliaia di bambini di Gaza assistere dal vivo alla morte del loro eroe di peluche, è stato ugualmente un trauma.
Ora al posto di Farfour la stessa emittente ha proposto un nuovo pupazzo che per mostrare come vengono trattati i palestinesi nelle prigioni israeliane, fa roteare nell’aria un gatto (vero) reggendolo per la coda, sotto gli occhi terrorizzati dei piccoli ospiti presenti in studio. Oppure lancia sassi e tira bastonate al vecchio leone rinchiuso dietro le sbarre dello zoo di Gaza. Rispetto alla realtà, insomma, il gioco fra i finti miliziani appare addirittura istruttivo perche’ conclusa la gara qui almeno i morti resuscitano, le bandiere vengono ripiegate, gli avversari tornano amici e, ormai stanchi e sudati, rientrano a casa tutti insieme. La guerra per gioco ogni giorno finisce mentre sono i grandi, intorno a loro, a non stancarsi mai di quella vera.
LEGGI ANCHE: Il punto di vista palestinese in due video - Requiem per il topolino di Hamas - Voci di bloggers di Gaza
Nella striscia di Gaza sale la tensione tra Hamas e al Fatah. Il nuovo governo palestinese ha giurato a Ramallah alla presenza del presidente dell’Anp Abu Mazen: l’esecutivo sarà guidato da Salam Fayyad, un economista filo-occidentale, e da dieci i nuovi ministri.
Durante la cerimonia d’insediamento Abu Mazen, che guida il movimento al Fatah, ha dichiarato fuorilegge le organizzazioni politiche e militari di Hamas. E da oggi Israele ha sospeso i rifornimenti di benzina nella striscia di Gaza, tranne quelli destinati alle centrali elettriche: poco dopo la nascita dell’esecutivo del nuovo esecutivo truppe isreliane hanno occupato i territori a nord di Gaza, controllati da tre giorni dalle milizie fedeli ad Hamas.
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