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Alla Convention dei Tea Party di Nashville (AP Photo/Ed Reinke)
Come una scolaretta è stata pizzicata dalle telecamere mentre, alla Convention dei Tea Party, il movimento neoconservatore che l’ha eletta a sua portavoce, sbirciava le note che si era scritta sulla mano. Lei è Sarah Palin, l’aspirante Marianna della destra religiosa americana, l’ex reginetta di bellezza che punta dritto dritto (nel 2012), con grande scorno dei ‘vecchi’ repubblicani, alla Casa Bianca. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Sarah Palin
Se gli Stati Uniti avranno un’altra Rivoluzione (culturale, politica, elettorale), Sarah Palin si propone come la Marianna della Destra americana che condurrà il Popolo a riprendersi la Casa Bianca.
La sua investitura, la sua (auto)candidatura, la sua lunga (rin)corsa (Run, Sarah, Run) alla presidenza è stato l’evento politico del week end, accanto al discorso con cui Barack Obama ha cercato di rincuorare (e rinserrare) le file dei democratici. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

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Ci sono due cose che hanno rivitalizzato l’opposizione repubblicana contro Barack Obama dopo la sconfitta di John MacCain alle presidenziali: il movimento contro la riforma sanitaria e contro l’aumento delle tasse dei Tea Party Patriots e il ritorno sulla scena di Sarah Palin, l’ex candidata alla vicepresidenza.
Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
Sarah Palin is back. E vi dà appuntamento per il 2010. Alle elezioni di Midterm, la riscossa repubblicana. Anche se, il tempo e il luogo del vero rendezvous sono altri: White House, Pennsylvania Avenue 1600, Washington D.C, anno 2012. La campagna presidenziale. Sarah is back. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha da diverso tempo una bandiera Usa sulla scrivania. La guarda e pensa alla forza che sprigiona: quella di guardare al futuro, anche in modo discutibile. Ma guardare avanti. Come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
The Long Run, la lunga (rin)corsa di Sarah Palin verso la Casa Bianca è iniziata.
Forse, perchè nel suo ultimo discorso prima di dare formalmente le dimissioni dal suo incarico, (l’ormai) ex - da ieri - governatrice dell’Alaska, non ha svelato tutte le carte, non ha chiarito completamente i suoi programmi per il futuro, ma ha comunque fatto capire che le sue ambizioni politiche sono forti e decisamente proiettate verso un ruolo nazionale.
Davanti a 5000 supporters, che hanno assistito al giuramento del suo successore, il suo vice, Sean Parnell, Sarah Palin ha tenuto un lungo discorso di arrivederci, condito da pepate affermazioni contro i media e implicite critiche all’amministrazione Obama.
Le parole più dure, le ha riservate contro giornali e televisioni. Quando il 3 luglio scorso, annunciò la sua intenzione di rimettere il mandato, la Palin disse di essere stanca delle “attenzioni” dei media nei confronto della sua famiglia (con le vicende semtimentali della primogenita in primo piano) ma soprattutto spiegò che non ne poteva più di essere maltrattata (politicamente) da quotidiani e bloggers.
A Fairbanks, ha rincarato la dose. “Giornalisti e editori, il mio successore ha una deliziosa famiglia - ha esclamato. “Lasciate in pace i suoi bambini”. Una battuta l’ha riservata anche alla politica (interna) adottata da Barack Obama: “Attenzione all’espansione del ruolo del governo. Poi c’è sempre un pedaggio da pagare”.
In questi due passaggi c’è molto del Palin-pensiero, della sua voglia di proporsi come il faro idelogico, come il leader dello schieramento di centro destra conservatore.
Palintoligist, c’era scritto sulla t-shirt di un sua fan. Ovvero (si legge sulla maglietta) chi la indossa è: “Una persona che conosce Sarah, ne condivide gli stessi valori e la stessa visione dell’America”. La Palin vuole che le schiere dei suoi “fedeli” siano sempre più numerose. Per questo lascia l’Alaska. Perchè quello del Grande Nord è uno stato marginale, lontano dalla grande politica di Washington.

Lascia un ruolo, quello di governatore, che ora le sta stretto e che allo stesso tempo, la tiene troppo sotto i riflettori. Nella sua decisione di salutare Anchorage, c’è anche la necessità di far dimenticare la dozzina di denunce da parte di associazione per i diritti dei consumatori su come lei ha gestito la Cosa Pubblica.
Per Sarah, ora, è il momento di mollare gli ormeggi e tornare ad essere al centro dell’attenzione nazionale, come lo fu nel momento in cui John McCain la scelse come sua vice nella corsa per la Casa Bianca. Deve tornare a essere l’eroina, la novità, la speranza delo schieramento conservatore. Sarah non ha detto che vuole essere la candidata del Grand Old Party nel 2012, ma le mosse che ha annunciato sembra voler andare in quella direzione. La sua prima uscita pubblica sarà il prossimo otto agosto alla Ronald Reagan Library. Un luogo simbolico. Sarah vuole appropriarsi dell’eredità del padre della moderna destra americana e non essere vissuta solo nel ruolo limitante di “portatrice” dei valori conservatori tradizionali, come la famiglia (suo cavallo di battaglia nonostante le “incoerenze” scoperte dai media).
Poi scriverà un libro, condurrà un programma televisivo o radiofonico, aprirà un ufficio nella capitale. Sarà cioè in prima linea. Con un obiettivo: essere la prima donna a sedere nello Studio Ovale. A dispetto di tutti, anche delle perplessità che esistono nelle file repubblicane sulla sua personalità. La lunga (rin)corsa è iniziata.

Guardate questo video su Youtube e capirete chi è il nuovo fenomeno della politica americana. Non pensate al presidente Barack Obama: siamo nell’altro campo politico. Ma scordatevi George Bush che con i suoi 62 anni è ormai un ex presidente: uno che sta sulle panchine; la ex candidata vicepresidente Usa, la 45enne Sarah Palin, è pronta per la pensione; il nuovo idolo della destra americana, il 38enne di origine indiana Bobby Jindal, sembra anziano; e perfino il più giovane deputato repubblicano del Congresso, Aaron Shock (27 anni) è ormai fuori gioco.
Dopo la batosta elettorale rimediata alle elezioni di novembre da Barack Obama il Grand Old Party si affida ad uno che ha appena soffiato su 14 candeline: Jonathan Krohn. Il ragazzino prodigio della politica a stelle e strisce ad una recente convention di partito ha fatto rimanere a bocca aperta mezzo partito parlando meno di tre minuti lanciando quattro parole d’ordine che stanno facendo il giro, e record di contatti, di Youtube: “Rispetto della Costituzione, rispetto della vita, governo minimo e responsabilità personale”.
Dopo la performance il ragazzino – originario del Minnesota e che ha appena scritto un libro: “Ridefinire il conservatorismo” - sta spopolando nelle tv di mezza America. Forse non sarà lo sfidante di Obama nel 2012, ma l’Harry Potter repubblicano (con tanto di frangetta e cravattino), è già un grande fenomeno mediatico che gira gli States con tanto di mamma Marla al seguito.
D’altra parte l’America “non è un paese per vecchi”, nonostante il sale-pepe di Obama dopo soli 44 giorni di presidenza…
Il VIDEO dell’intervento di Jonathan Krohn alla convention del Grand Old Party

Di Francesco Paravati
Rudolph Giuliani, ex sindaco repubblicano di New York, a dibattito appena concluso, considera quella del vicecandidato repubblicano Sarah Palin un’ottima performance. “Ha fatto un lavoro fantastico, ha annullato Biden facendolo sembrare come un uomo del passato”.
Cosa crede che farà la Palin se sarà eletta?
Porterà aria fresca a Washington, so che i media cercheranno di dimostrare che non ha fatto una grande performance. L’hanno sempre sbeffeggiata ma stavolta è riuscita a dimostrare il suo valore. Ha usato le parole giuste, ha avuto la possibilità di parlare direttamente agli americani.
Quali sono stati i suoi punti di forza?
Ha dimostrato un’abilità oratoria straordinaria. In più è una governatrice con grane esperienza di governo ed è quello di cui c’è bisogno.
Ha dimostrato di essere all’altezza del ruolo?
Credo che lei abbia dimostrato di essere capace di fare il vicepresidente e anche il presidente se fosse necessario. Ha dimostrato che McCain ha fatto bene a sceglierla.
Quali sono stati i momenti migliori?
Ha indotto Biden all’errore incalzandolo, per esempio quando ha detto, mentendo, che McCain ha votato per l’aumento delle tasse per gli americani che guadagnano più di 42.000 dollari l’anno. Joe Biden era in errore come spesso succede. E Sarah l’ha fatto notare.
La politica estera è considerata il suo punto debole…
Anche qui è stata bravissima. Biden si è confuso perché messo alle strette: non ha saputo giustificare Obama che ha detto di voler trattare senza precondizioni col presidente iraniano a un tavolo diplomatico. Se andiamo a vedere i filmati Joe Biden era stato il primo a criticare Obama per questo prima di essere scelto come vicepresidente. La Palin lo ha costretto a difendersi.
Cosa avrà pensato della Palin il pubblico americano a casa?
Anche i democratici più convinti non possono negare che lei ha offerto una grande prova. Ha dimostrato di essere una donna intelligente con uno sguardo fresco sulle cose, capacità manageriali, con uno spirito di riformista.
Cosa pensa della fase sulla bandiera bianca in Iraq riferita alla exit strategy dei democratici?
Favoloso, è la realtà è esattamente cosa vogliono fare Biden e Obama: lasciare l’Iraq al suo destino. Gli americani subirebbero una sconfitta pesantissima.
Lei è italo americano come crede che voterà la comunità italo americana a queste elezioni?
Non so come voteranno,ti posso dire che io voterò convintissimo per Mc Cain, anche mia moglie è italoamericana e anche lei voterà per Mc Cain.
Conferma, signora Giuliani?
Sì, assolutamente.
I due si sono tenuti mano nella mano tutto il tempo difendendosi dagli assalti dei giornalisti ed è così che vanno via lasciandosi dietro un codazzo di reporter.

La numero due repubblicana Sarah Palin è riuscita ad arrestare la crisi di fiducia nella sua candidatura che negli ultimi giorni aveva indotto un terzo degli elettori americani incerti a escludere di votare John McCain a causa della sua presenza nel ticket. Palin era arrivata al faccia a faccia con Joe Biden (il primo e unico dibattito tra candidati alla vicepresidenza della corsa per la Casa Bianca 2008) con il devastante bagaglio di una serie di interviste con la Cbs in cui era apparsa smarrita e impreparata di fronte alle sfide di un ruolo che mette la seconda carica dello stato “a un battito di cuore dalla presidenza”. Non è chiaro se il dibattito di stanotte della George Washington University abbia cambiato i meccanismi del gioco: secondo un sondaggio Cbs tra elettori indecisi, il 46% ha dato la vittoria a Biden, il 21 a lei.
Biden, un veterano della politica la cui logorrea ha provocato gaffe che lo hanno reso famoso, stavolta ha evitato i trabocchetti e gli attacchi diretti alla rivale, concentrando le critiche su McCain: una tattica collaudata in dibattiti precedenti. Il senatore del Delaware, da 35 anni al Congresso, si è commosso in diretta evocando il sui dramma di “ragazzo padre”, quando a 29 anni gli è morta la prima moglie.
Con la governatrice (da due anni) dell’Alaska lo scontro è stato su temi come l’economia, l’Iraq, i diritti dei gay.
Entrambi si sono dichiarati agenti di cambiamento per una nazione in crisi finanziaria. Entrambi hanno promesso che, dovesse morire il rispettivo numero uno, ne porterebbero in fondo le politiche.
La Palin, ben più presente che nelle interviste tv, ha tenuto un tono cordiale e populista fin dalle prime battute: “Felice di conoscerti, posso chiamarti Joe?”, ha esordito stringendo la mano al rivale. Battute terra terra hanno punteggiato i suoi commenti sulla crisi economica: “Maledette le socieà’ dei mutui che predano la gente”, ha detto a un certo punto. E poi: “Se vai a una partita di calcio dei figli, certo che sentirai genitori che dicono che c’è la crisi”.
Sia lei sia Biden si sono innalzati a difensori della classe media. Alla moderatrice del dibattito, Gwen Ifill della Pbs, Palin ha aggiunto: “Ogni americano della strada, ogni ‘Joe sei birre’, ogni ‘mamma dell’hockey’, dobbiamo tutti metterci insieme e proclamare che non deve succedere più”.
Per Palin era il primo dibattito sulla scena nazionale; Biden aveva partecipato a 14 dibattiti prima di uscire dalla corsa della Casa Bianca dopo le primarie in Iowa.
I milioni di telespettatori che hanno seguito lo show sono rimasti delusi dall’assenza di colpi di scena o momenti in grado di cambiare il corso di una campagna che vede un’eclissi della stella di McCain con la decisione di abbandonare lo stato campo di battaglia del Michigan. Palin ha fatto un solo errore, quando ha chiamato il comandante delle truppe in Afghanistan generale McClellan: in realtà è il generale David D.McKiernan.
Biden e la rivale si sono trovati d’accordo nell’opposizione alle nozze gay, Sarah spiegando che “è tollerante verso gli omosessuali, ma vuole essere chiara con gli americani: niente matrimoni”. Sull’effetto serra, ha ammesso che per lei non è tutta opera dell’uomo. Il rivale democratico ha tirato la linea sulle differenze tra ticket quando si e parlato di Iraq: “Noi - ha detto - faremo finire questa guerra”.
Ascolta l’AUDIO del corrispondente di Panorama dagli Usa, Marco De Martino
Guarda il video del dibattito Palin-Biden

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È probabilmente il dibattito tra candidati vicepresidenti più atteso della storia. E promette di essere più interessante del poco adrenalinico primo confronto Obama McCain all’università di Oxford, Mississipi.
Alle 20 di giovedì 2 ottobre (in Italia le 3 di venerdì mattina), sulle rive del Mississipi, a Saint Louis, si confrontano Sarah Palin, il volto nuovo dei repubblicani, e Joe Biden, la vecchia volpe dei democratici. A moderarli Gwen Ifill, giornalista afroamericana della rete pubblica Pbs. E questo contribuisce a render ancor più frizzante l’attesa visto che l’ambiente conservatore americano ha già tacciato la Ifill di faziosità, sia per il libro che ha appena finito di scrivere Politica e razza nell’era di Obama, che uscirà in libreria il giorno dell’inaugurazione del prossimo presidente (20 gennaio 2009), sia perché secondo qualcuno la reporter avrebbe espresso il proprio disappunto verso la Palin alla Convention dei repubblicani con espressioni facciali inequivocabili.
Biden parte innanzitutto con un vantaggio: dovrà limitarsi ad amministrare il vantaggio. Obama, infatti, il candidato dei democratici, è in testa e ha raggiunto o superato la “barriera psicologica” del 50 per cento nei sondaggi in tre Stati-chiave degli Usa, Ohio, Florida e Pennsylvania. Una rilevazione della Quinnipiac University, svolta dopo il primo dibattito presidenziale e nel pieno della crisi di Wall Street, indica il candidato democratico in testa in Florida per 51-43 per cento, in Ohio per 50-42 per cento e in Pennsylvania per 54-39 per cento.
Il punto debole di Joe. Per mantenere i favori dell’elettorato Biden dovrà stare alla larga dalle gaffe che finora lo hanno contraddistinto. Al di là della sua larga esperienza politica, è lui l’uomo che un paio di volte ha dichiarato di correre per la “presidenza” degli Usa, che ha confuso le brigate con i battaglioni e che storpia i nomi. È lui che ha definito Hillary Clinton migliore di lui stesso come vice-presidente, in un clamoroso autogoal, e che fatto ridere gli States dichiarando che il Paese dovrebbe ispirarsi a Franklin Delano Roosevelt, che “nel ‘29 andò in televisione e disse agli americani cosa stava accadendo”. Sì, peccato però che nel ‘29 non ci fosse ancora la tv e che il presidente fosse Herbert Hoover.
Il punto debole di Sarah. Per Sarah Palin, invece, il compito è più arduo. E proprio per questo, forse, più facile. Uscita dal cilindro di McCain come la sorpresa vincente, è stata a lungo mattatrice delle prime pagine e dei grandi titoli di giornale, irrompendo nella campagna elettorale con la forza di un uragano. Stuzzicando anche l’elettorato femminile democratico deluso per la sconfitta di Hillary alle primarie democratiche. Ma appena la governatrice di Alaska ha cominciato a passare dai monologhi alle interviste, il suo charme è calato vertiginosamente. Proporzionalmente all’evidenziarsi della caratteristica principale che condivide con il suo avversario Biden: le gaffe. “Conosco bene la Russia perché confina con l’Alaska” è stata capace di dire. E ancora, in un comizio ha preso in giro Biden per la sua età (66 anni) ma un giornalista le ha fatto notare che McCain ha 72 anni.
A pesare è soprattutto l’inesperienza della numero due repubblicana. Catapultata la settimana scorsa sulla scena internazionale con incontri coi leader mondiali, ha dato segni di confusione. E in una recente intervista alla Cbs si è mostrata in difficoltà su molte domande, facendo addirittura scena muta sui lavori della Corte Suprema.
Per questo negli ultimi giorni McCain ha chiuso l’ex “pitbull con il rossetto” (come si era autodefinita) nel suo ranch in Arizona ad allenarsi e studiare. Recentemente dileggiata da tutti, le aspettative su Sarah Palin si sono fortemente ridimensionate. E ora non ha quasi più nulla da perdere. Un elemento che è anche un vantaggio.
Biden, per contro, ha un altro terreno insidioso da evitare: gli attacchi sessisti alla rivale. L’elettorato femminile è in allerta. E a proposito, su internet continuano a girare voci, prima sulla stampa britannica e ora su quella americana, che parlano di un ritiro del senatore del Delaware dopo il dibattito, nel caso di risultati non buoni. Il Los Angeles Times ha rilanciato sul suo blog i rumors su un presunto piano di Obama per far fuori Biden, che tornerebbe alla guida della commissione Esteri del Senato facendo spazio a una presenza femminile. La più papabile ovviamente sarebbe ancora lei, Hillary, seguita dalla governatrice del Kansas Kathleen Sebelius.
LA STAMPA AMERICANA:
Washington Post, i consigli degli opinionisti a Palin e Bedin
Los Angeles Time, il dibattito tra i vice potrebbe essere la svolta chiave
New York Times, a cosa fare attenzione durante il dibattito
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