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(Credits: Epa/Mohammed Jalil)

L’Iraq senza le truppe Usa continua ad essere una polveriera. Non è un caso che, proprio con la partenza degli ultimi 4.000 soldati americani, sia stato spiccato un mandato di arresto contro il vice presidente Tareq al Hashemi, accusato di essere a capo di uno “squadrone della morte” coinvolto in attività terroristiche. E poi le dodici esplosioni di Baghdad e i morti nella città sciita di Najaf. Hashemi è sunnita e il premier iracheno, Nouri al Maliki, è sciita. La rabbia e la tensione nascono (ancora e sempre) da qui.
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(Credits: Epa/Mohammed Jalil)

In Iraq le autorità hanno spiccato un mandato di arresto nei confronti del vice presidente sunnita Tareq al Hashemi. Su di lui il sospetto di essere collegato a una serie di attentati terroristici contro alti esponenti politici. Washington esprime “preoccupazione” per la vicenda.
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(Credits: Epa/Mazen Mahdi)
Cattive notizie per gli sciiti del Golfo: nonostante sia stato avviato il dialogo nazionale, la monarchia sunnita del Bahrein sta assoldando centinaia di mercenari pachistani di etnia baluci per mettere a tacere le istanze di democrazia e riforma nel piccolo arcipelago a maggioranza sciita, dove ha sede la V Flotta statunitense che ha il compito di “contenere” l’Iran e assicurare il passaggio delle petroliere attraverso lo stretto di Hormuz.
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(Credits: Epa/Musa Farman)
Ancora una volta, lo scorso venerdì 29 luglio, gli sciiti del Pakistan sono finiti nel mirino degli estremisti sunniti. L’ennesimo attacco di matrice settaria ha avuto luogo nella località di Quetta, il capoluogo del Balucistan, una regione situata nel Pakistan sud-occidentale e quindi al confine con l’Afghanistan.
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- farian
- Domenica 31 Luglio 2011

(Credits: Epa/Shamshahrin Shamsudin)
Le autorità malesi hanno dichiarato che gli sciiti, definiti una setta “deviante”, non possono fare proselitismo nei confronti degli altri musulmani, ma sono liberi di praticare la loro fede.
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- farian
- Mercoledì 16 Marzo 2011

(Credits: Epa/Mazen Mahdi)
Scoraggiati dalla velocità con cui Washington ha scaricato l’alleato egiziano Mubarak, i sauditi inviano un migliaio di soldati a Manama per aiutare la dinastia regnante, bersaglio delle proteste dopo oltre duecento anni al potere. L’arrivo dei carri armati sauditi in piazza delle Perle è in contrasto con l’amministrazione Obama, che invita le autorità a dialogare con l’opposizione e a Manama mantiene la base della V flotta. Intanto, le autorità di Manama dichiarano lo stato di emergenza per tre mesi.
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- farian
- Mercoledì 16 Marzo 2011

(Credits: Ap Foto/Hasan Jamali)
Dopo Egitto, Tunisia e mentre pure la Libia comincia a bruciare, la sommossa popolare del mondo Arabo si sta espandendo anche nei Paesi del golfo. E’ di questi giorni infatti la notizia delle sommosse in Bahrein. E proprio in Bahrein, mentre la rivolta prosegue, diviene sempre più difficile capire chi sia veramente dietro le proteste, e soprattutto chi ne potrebbe uscire vincitore: gli elementi più estremisti all’interno della famiglia reale (sunnita), oppure la massa popolare (sciita)? Continua
- Tags: Bahrein, Barack Obama, Egitto, Fadhel Salman Matrook, giornate della rabbia, Hamad bin Al Khalifa, piazza delle Perle, Piazza Tahrir, proteste, rivolte islam, sciiti, sunniti, Tunisia, Wefaq, world news, yemen
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(Credits: Ap Foto/Hasan Jamali)

Il Bahrein seppellisce i suoi morti. Dopo la Tunisia, l’Egitto e lo Yemen è il turno del piccolo arcipelago nel golfo Persico. In migliaia sono accampati nella piazza delle Perle (nel cuore della capitale) per protestare contro il re. Finora ci sono stati due morti e per la prima volta il sovrano è andato in tv a chiedere scusa. Ma non è bastato per placare la rabbia della folla.
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