
Un missile antimissile Aster 30 (Credits: MBDA)
La Turchia, già oggi una potenza militare di tutto rispetto, sembra puntare allo status di “grande potenza” dotandosi di uno scudo antimissile nazionale. Ankara sta allargando la sua influenza in un’area vastissima che va dal Mediterraneo all’Asia Centrale ex sovietica, dal Nord Africa al Medio Oriente. E’ stata protagonista nella guerra a Gheddafi e nelle rivoluzioni della Primavera araba, sostiene la rivolta in Siria e sul piano militare addestra i soldati ribelli che combattono il regime di Assad. Attua da anni una forte penetrazione nelle repubbliche ex sovietiche dove prima del russo si parlava il turco ed esercita una forte politica di contrasto a Israele col sostegno ad Hamas a Gaza e l’ostilità allo sfruttamento da parte di Gerusalemme dei giacimenti di gas rinvenuto nelle acque tra lo Stato ebraico, Cipro e il Libano.
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(Credits: Epa/Ekaterina Shtukina/Ria Novosti/Kremlin Pool)
La Russia doterà i suoi missili a lungo raggio con testate in grado di arginare lo scudo anti-missilistico Usa in Europa e potrebbe dispiegare altre armi nelle regioni meridionali e occidentali. Lo ha detto oggi il presidente Dmitry Medvedev.
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Il Senato russo è pronto a votare a favore dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del sud. Nella battaglia diplomatica che si è aperta con l’invasione dell’Ossezia del sud da parte delle truppe georgiane, Mosca ormai ha ormai deciso di giocare a carte scoperte. E oggi, dopo aver di fatto avallato il probabile pronunciamento indipendentista da parte delle due repubbliche ribelli, ha posto il veto, in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a una bozza di risoluzione francese che non solo ribadiva il principio dell’integrità territoriale della Georgia ma avrebbe imposto ai russi di ritirarsi dalle posizioni militari conquistate in Ossezia del sud durante la guerra. Mosca insiste invece sulla necessità, sancita dall’accordo di pace patrocinato da Sarkozy, di mantenere posizioni all’interno dell’Ossezia del sud. Ma questo è solo uno dei fronti del braccio di ferro diplomatico sul ritiro russo dalla Georgia. La questione dello scudo antimissile americano in Polonia infiamma le relazioni russo-americani. E nonostante le rassicurazione della Rice, il Cremlino ritiene che quelli polacchi siano missili puntati contro Mosca.
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