
Il presidente sudafricano Jacob Zuma (Credits: Reuters)
Più ragazzi a scuola, più case nelle township. Il Sudafrica riparte da qui dopo la fine dei Mondiali di calcio. Che economicamente, ma non solo, sono stati un successo. Il governo Zuma ha rivisto al rialzo, raddoppiandolo, il contributo al Prodotto interno lordo derivato dalle attività economiche e dal giro d’affari attivati per realizzare le infrastrutture per il Mondiale di Calcio 2010.
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- giamp
- Lunedì 26 Luglio 2010

Scuole di massima sicurezza. Metal detector all’entrata, perquisizioni di zaini e cartelle, guardie e riservisti della polizia all’uscita. Per gli studenti francesi la scuola potrebbe presto trasformarsi così, a metà tra il terminal aeroportuale e il penitenziario. Almeno secondo gli auspici del presidente Nicolas Sarkozy e del suo ministro dell’istruzione Xavier Darcos. “Nemmeno una tromba di scale abbandonata ai delinquenti” ha tuonato oggi il presidente francese, che in campagna elettorale torna a giocare la carta della sicurezza che tanta popolarità gli aveva dato da ministro dell’Interno. Se l’annuncio si trasformerà in realtà, i provvedimenti avranno inizio dal prossimo anno scolastico con un decreto ad hoc. Per il presidente francese, bisogna concentrarsi “su 25 aree, 21 delle quali nella regione di Parigi e quattro nelle province”, che sono “devastate dalla delinquenza, dalla droga e dal traffico di armi”.
“Questi non capiscono niente degli studenti, per loro sarà una sfida, un divertimento. Voglio vedere a che ora si riuscirà ad entrare in classe con questi sistemi” ha detto il verde Daniel Cohn Bendit, (uno che di agitazioni studentesche se ne intende) capeggiando una delle critiche più diffuse alle politiche dei controlli annunciate da Sarkozy: “per i ragazzi turbolenti degli istituti delle banlieues il metal detector o i controlli dei professori saranno una provocazione, una sfida”.
Ma l’idea di Sarkozy e di Darcos, che ha parlato per primo di perquisizioni e metal detector, deriva da alcuni fatti di cronaca avvenuti nelle scuole che hanno scosso i francesi: accoltellamenti di professori, aggressioni, risse. Ancora una volta il presidente ha nel suo obiettivo i ragazzi delle banlieues, che definì “racaille”, feccia, da ministro dell’Interno nei giorni delle rivolte del 2005. ”Dobbiamo riconquistare i quartieri caduti in mano ai delinquenti - ha detto Sarkozy- ”funzionari specializzati avranno il compito di individuare tutti i segnali esterni di improvvise ricchezze e colpire i malviventi nel portafogli. Nemmeno una strada o una tromba delle scale deve rimanere in mano ai teppisti”.
Un soccorritore con un bambino a Dujiangyan, Sichuan, dopo il terremoto
Un anno di “Rieducazione attraverso il lavoro”. Ovvero una condanna ai lavori forzati (e al lavaggio del cervello). Il “sovversivo” condannato a questa pena è Liu Shakoun, un insegnante di Deyang, nel Sichuan, colpevole di aver fotografato alcune scuole elementari distrutte dal terremoto dello scorso 12 maggio. Accade anche questo, nella Cina che si prepara al grande evento olimpico. La denuncia viene dall’associazione Human rights in China. “Invece di investigare sui responsabili delle costruzioni di scuole fatiscenti si condanna ai lavori forzati e al silenzio chi cerca di far luce su una tragedia” dice il direttore di Hric Sharon Hom. Il forte sisma in Sichuan ha causato quasi 80mila morti e un numero altissimo di sfollati. Molte vittime anche tra i bambini che erano a scuola al momento del terremoto. Liu, un professore di scuola media, aveva scattato foto alle scuole collassate, le aveva messe online e in un’intervista si era detto “arrabbiato per lo stato degli edifici, che sembravano fatti di ‘tofu’ ( formaggio di soia, ndr)”. Tanto era bastato perché fosse arrestato il 25 giugno scorso, per “aver seminato dicerie e minato l’ordine sociale”. Le autorità avevano dichiarato alla famiglia del professore che era incriminato per “incitamento alla sovversione”. Un mese dopo il suo arresto, alla moglie è arrivata una lettera. C’erano le impronte digitali e la firma del marito. E la sua destinazione: “Rieducazione attraverso il lavoro”.

Tra i bersagli dell’offensiva talebana c’è anche il neonato sistema scolastico afghano. I dati forniti dal governo di Kabul sono drammatici: dal marzo 2007 a gennaio 2008 sono stati uccise 147 persone tra studenti e insegnanti, il triplo rispetto ai 46 dei dieci mesi precedenti. Nell’ultimo anno 590 scuole (contro le 350 del 2006) sono state chiuse a causa degli scontri tra milizie talebane e soldati internazionali. E tra il 2005 e il 2006 sono state date alle fiamme almeno 183 scuole in ogni parte del Paese.
Un rapporto di Amnesty International del 2007 ha rivelato che la “Laheya” (il manuale militare dei talebani) prevede espressamente non solo gli attacchi contro i civili, ma anche qualcosa di più inquietante e preciso. La regola 25 scrive testualmente che un insegnante che continui a svolgere la propria professione dopo aver ricevuto un ammonimento dai talebani dev’essere picchiato; e se continua a insegnare in modo contrario ai principi dell’Islam deve essere ucciso. A sua volta, una fatwa (ordinanza religiosa) ordina la morte di chiunque, anche dalle cattedre, sostenga l’intervento militare guidato dagli Usa.
Ma vediamo quali sono le conseguenze di un’offensiva talebana che è anche offensiva culturale contro chiunque si batta per innalzare il livello di alfabetizzazione dei bambini afghani. L’anno scorso oltre 300.000 studenti, concentrati tutti nelle calde province meridionali di Kandahar, Oruzgan, Zabul e Helmand, non hanno potuto completare l’anno scolastico a causa delle operazioni belliche e degli attacchi dei guerriglieri. Secondo il Ministro dell’Educazione, Mohammad Atmar Anif, i talebani “vogliono chiudere le scuole in modo che ai bambini e soprattutto agli adolescenti non resti scelta che unirsi a loro. Oppure attraversare il confine per frequentare le madrasse dell’odio dove vengono addestrati come terroristi”.

Secondo i dati ufficiali confermati dall’Unicef l’anno scorso sono andati a scuola in Afghanistan, 6.080.260 bambini e ragazzi, cioè la metà dei bambini e ragazzi in età scolare, un numero comunque sei volte maggiore di quello durante gli anni del regime dei talebani (1996-2001). Un dato ancor più significativo se si considera l’istruzione femminile. Un terzo degli alunni che frequentano le scuole oggi sono bambine, contro il 3% stimato nel periodo dei talebani.
Ombre ma anche tante luci. Nel corso degli ultimi anni l’istruzione in Afghanistan ha registrato una crescita straordinaria iniziata nel 2002, quando ben 3 milioni di bambini afghani fecero ritorno a scuola dopo anni di guerra. Per aiutare i bambini delle regioni remote privi d’accesso alla scuola,
l’Unicef ha istituito in quattro anni 5.000 scuole a base comunitaria, che hanno permesso a oltre 200.000 bambini e bambine l’accesso all’istruzione.
Nel 2006 sono state distribuite 460 tende-scuola nate per rispondere alle esigenze dell’istruzione di base e oggi i progetti della missione dell’Onu
in Afghanistan (Unama) prevedono di fornire materiali d’insegnamento a oltre 100.000 maestri e formare gli insegnanti, incluse le donne, su nuove
metodologie di insegnamento. Gli obiettivi dell’Unicef per il 2007 prevedono
l’iscrizione scolastica di ulteriori 400.000 bambine, la fornitura di materiali didattici per 5,4 milioni di scolari.

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