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[Elezioni Francia 2012] Le presidenziali d’oltralpe si giocheranno tutte sull’economia - L’OPINIONE

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  • Tags: Armand Montebourg, Dominique-Strauss-Kahn, Elezioni Francia 2012, elezioni presidenziali francesi 2012, elezioni presidenziali francia, François-Hollande, Martine-Aubry, nicolas sarkozy, panorama in edicola, segolene-royal, Sergio-Romano
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di Sergio Romano

Per eleggere il loro presidente i francesi andranno alle urne il 22 aprile 2012 e vi torneranno per un secondo turno, se nessun candidato avrà superato la soglia del 50 per cento, il 6 maggio. Ma la campagna elettorale è già cominciata. Mentre Nicolas Sarkozy viaggia da una capitale all’altra nella speranza di recuperare sulla scena internazionale la popolarità perduta in patria, i socialisti hanno cominciato la ricerca del loro candidato con elezioni primarie che presentano, rispetto ad altri tentativi del passato, una novità «italiana». Continua

  • redazione
  • Venerdì 14 Ottobre 2011

Francia: Ségolène II, la rivincita (sul marito e su Sarkozy)

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  • Tags: francia, nicolas sarkozy, panorama in edicola, segolene-royal
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(EPA/CAROLINE BLUMBERG)

(EPA/CAROLINE BLUMBERG)


È lunedì 22 febbraio a Poitiers, 90 mila abitanti, la città dei 100 campanili, capitale della mite regione del Poitou-Charentes, sull’Atlantico. Nella sala Jean Monnet, dal nome del grande politico francese le cui ceneri riposano al Pantheon di Parigi, si tiene l’ultima sessione del consiglio regionale.
Continua

  • silvia.grilli
  • Venerdì 26 Febbraio 2010

Socialisti francesi, Ségolène sconfitta. Ma lei denuncia brogli

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  • Tags: francia, Martine-Aubry, segolene-royal, socialisti
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Segolene Royal

Due numeri contro: 67.413 a 67.371. Quarantadue schede, una manciata di voti. Un sorpasso all’ultima curva, uno sprint all’ultimo metro. Un soffio dalla vittoria, la distanza che porta alla sconfitta. Ségolène Royal non ci sta. Non accetta di vedere sfumare il suo sogno di diventare il numero uno del Partito Socialista Francese, l’incarico che potrebbe lanciarla come candidato alle presidenziali del 2012, la rivincita su Nicolas Sarkozy. Ségolène non accetta che la sua rivale, Martine Aubry, la “Signora della 35 ore” sia la prima donna a diventare segretario del partito che fu di Francois Mitterand. Dopo il ballottaggio di venerdì, dopo una notte di confusione e incertezza, alle 5.30, i vertici del Psf hanno dato l’annuncio: l’ex sindaco di Lille ha sconfitto la Royal, aggiudicandosi il 50.04% dei 134.784 (su 233.00 aventi diritto) iscritti al partito che si sono recati alle urne. Per Ségolène, “solo” il 49.98%. La proclamazione del risultato ha avuto l’effetto di una bomba deflagrante in una formazione politica già fortemente scossa dalle divisioni.

L’ex candidata all’Eliseo si è rifiutata di accettare il verdetto. Ha subito parlato di brogli, della necessità di rifare la votazione. Jean Pierre Mignard, legale della Royal, ha avanzato ricorso ufficiale. Troppe contestazioni ai seggi, troppe anomalie - ha denunciato davanti alle telecamere delle televisioni francesi e internazionali che hanno seguito la notte della Passione socialista. Francois Hollande - segretario uscente e ex compagno di vita di Segolene, padre dei suoi quattro figli, ora acerrimo nemico (anche) politico della Royal - ha concesso solo di riunire il Consiglio Nazionale del partito mercoledì prossimo. In quella occasione, si deciderà se accettare le richieste di Ségolène. Difficile che sia così, però, visto che in quell’assemblea, lei non ha la maggioranza. Da oggi ad allora è possibile che tra la Martine Aubry e Ségolène Royal vada avanti la trattativa. Ma su che cosa? In realtà l’ex ministro del lavoro chiederà alla Royal una resa senza condizioni.

“Deve accettare la sconfitta, per il bene del partito”, ha detto subito dopo la proclamazione dei risultati. Ma l’orgogliosa Ségolène lo farà? Lei punta molto sull’onda lunga del consenso dei suoi elettoridentro il Psfe della simpatia che è in grado di suscitare all’esterno di esso. Partita come sfavorita nel ballottaggio, nonostante avesse vinto agevolmente il primo turno con un 42,51 dei voti contro il 34,70% dell’Aubry, Ségolène ha affrontato il secondo turno con tutto il partito contro. L’altro candidato in lista, Benoit Hamon, 41 anni, 22% alla prima votazione, aveva invitato i suoi estimatori a votare per Martine. Sulla carta, i numeri parlavano chiaro.

Per la Royal un’impresa quasi disperata. E, invece, venerdì notte, dopo l’inizio dello spoglio, con i primi risultati in mano, l’ex candidata all’Eliseo era giunta addirittura a cantare vittoria, prima che - dopo una notte ricca di colpi di scena - il suo entusiasmo venisse gelato dall’annuncio della direzione del partito. Proprio quel consenso tra i militanti (che travalica le correnti e i gruppi di potere) è la carta su cui lei punta. Un partito così dilaniato dalle lotte interne, con un’immagine esterna ormai appannata, non può rischiare di implodere nello scontro tra le Prime Due Donne.

La Royal lo sa bene. Lo sanno i suoi luogotenenti, come il deputato Manuel Valls, il quale ha detto: “Se non ci sarà un nuovo voto, la frattura dentro il partito sarà dolorosa e difficile da sanare”. Lo sanno anche gli avversari di Ségolène, i vecchi notabili come Lionel Jospin, o Jack Lang, che vedono come fumo negli occhi la possibilità che questa 55enne conquisti Rue Solferino. Lei che vuole traghettare il Psf da sinistra verso un’alleanza con il Centro di Francois Bayrou, lei che ha una concezione della politica ben lontana dalla tradizione espressa dal gruppo dirigente socialista post-mitterandiano. Lei che vuole, a tutti i costi, dimostrare di essere la donna giusta. Per la Francia.

  • michele.zurleni
  • Sabato 22 Novembre 2008

Il grande ritorno di Segolene Royal

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  • Tags: francia, segolene-royal
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Segolene Royal

Lei è stata la grande sconfitta, pensavano di non vederla più. Lei è tornata. Il vertice del suo partito non la ama. Anzi. La base, invece, la segue. Lei aveva un sogno: la prima donna a guidare la repubblica francese Quel sogno lo ha ancora. Si giocherà tutte le carte per tradurlo in realtà. Segolene Royal vuole essere il candidato socialista nelle presidenziali del 2012: la rivincita contro Nikolas Sarkozy. Prima di allora, prima di tentare di convincere i francesi di essere la donna giusta (e di aver scelto l’uomo sbagliato) per governarli, Segolene deve persuadere il suo partito - per la seconda volta - che è la persona adatta a riportare, dopo Francois Mitterand, un(a) socialista all’Eliseo.

“Non c’è alcun dubbio che quella sia la sua meta - dice Jean Louis Briquet, politologo della Università di Parigi Dauphine - Ma prima di raggiungerla deve sconfiggere o trovare un’intesa con i suoi avversari all’interno del Psf “. Il congresso che si apre a Reims venerdì, per chiudersi domenica, segnerà un passaggio fondamentale non solo per il futuro della Royal, ma anche della formazione politica di cui fa parte. I socialisti arrivano all’assise dilaniati dalle polemiche, con una lotta aperta tra i notabili del partito, diviso in correnti, gruppi e sottogruppi, avvelenato da rancori personali. Che potrebbero essere messi da parte per fermare la corsa di Segolene. Fino a qualche settimana fa, i giochi sembravano fatti. Il grande favorito per prendere il posto dell’ex segretario (ed ex compagno di vita di Segolene) Francois Holland, era il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe.

 

Ma la sua mozione - come quella presentata da un’altra figura storica del Psf, Martine Aubry, ex ministro del lavoro e “madre” della legge sulle 35 ore - è stata sconfitta alle primarie del 6 novembre. A sorpresa, la prima tappa , è stato vinta da Segolene. Con il 29% del consenso degli iscritti al partito. Una maggioranza relativa e non assoluta che la (ri) mette in una posizione di forza, ma non certo in una botte di ferro in vista del Congresso.”L’assise di Reims potrebbe riservare delle sorprese — dice Briquet — Segolene Royal sta valutando se candidarsi in prima persona alla segreteria del partito oppure se lanciare il suo delfino, l’europarlamentare Vincent Peillon. Per lei, chiedere la prima poltrona del Psf potrebbe essere controproducente. Rischierebbe di coagulare un’alleanza interna contro di lei.”

Il suo principale antagonista, l’ex Primo Ministro Lionel Jospin, clamorosamente escluso da Jean Marie LePen nel ballottaggio per l’Eliseo nelle elezioni del 2002, è pronto a cogliere i frutti di eventuali errori. Per questo, lei non ha ancora sciolto la riserva. Non si è esposta, indicando la sua decisione. Ha preso tempo, proseguendo le sue trattative con i “nemici” interni. Vuole saggiare il terreno, vedere se c’è lo spazio per un compromesso che sia a suo vantaggio. E poi, in realtà, spiega Briquet, la poltrona di segretario potrebbe essere una palla al piede per le aspirazioni presidenziali della Royal. Meglio rimanere un passo indietro rispetto ad una forza politica, oggi in profonda crisi. Lei vola ancora nei sondaggi tra i militanti e i semplici cittadini. Una ricerca commissionata dal quotidiano Le Figaro, l’ha indicata come l’avversaria di Nicolas Sarkozy piu’ competitiva. E, questo anche grazie al fatto che la sua figura è stata sempre vista come “diversa”, “nuova” , “anomala” rispetto ai soliti volti del Psf.

Ma lo scontro attorno a Segolene Royal non è soltanto una mera battaglia di personalismi. C’è una sostanza politica. Lei ha un’idea ben precisa: quella di portare il partito socialista verso a un’alleanza con il centro dello schieramento politico. Una prospettiva che è rifiutata da Jospin, Delanoe e Aubrey. “Questa è la posta in gioco, la strategia su cui punta Segolene - conferma Jean Loui Briquet — Che per ora non è certo maggioritaria nel partito, visto che lei ha solo un terzo del consenso dei militanti. In questo momento è l’incapacità delle altre correnti a mettersi d’accordo che garantisce all’ex candidata di poter partire da una posizione di vantaggio”. Lei si muoverà per evitare di finire nelle tenaglia. Con prudenza e determinazione. Sa che la cosa migliore sarebbe arrivare a una tregua armata a Reims, continuare la melina sul segreterio, per poi lanciare l’affondo una settimana dopo, quando gli iscritti socialisti saranno chiamati a votare - e non semplicemente a ratificare - il numero uno del partito. Segolene ha già dimostrato di saper giocare con destrezza le sue carte.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 14 Novembre 2008

Il diario di Segolene fa tremare i socialisti francesi

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  • Tags: francia, nicolas sarkozy, Partito-socialista-francese, segolene-royal
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“Non so ancora il luogo, né la data, ma so che un giorno ci ritroveremo”. “E vincerò”. Fedele al suo stile diretto ed empatico, dopo la sconfitta nelle presidenziali francesi, Segolene Royal si mette per la prima volta a nudo in un’autobiografia politica al veleno (’La mia storia più bella siete voi’) che sta già facendo tremare, ancora prima di essere pubblicata, i pezzi da novanta della gauche francese. Nel volume-diario in vendita domani, la Royal accusa senza mezzi termini di tradimento i “soloni” del suo partito (”hanno cercato di schiacciarmi”, scrive) e mette in fila, con perfidia femminile, le “piccolezze” che le hanno impedito di concorrere ad armi pari contro Sarkozy nella corsa all’Eliseo: “Sono stata chiusa nella morsa tra gli appartchick del mio stesso partito da un lato e la destra dall’altro - accusa. Come è possibile che gli attacchi contro di me provenissero più da sinistra che da destra?”. Poi, una promessa che suona come una critica neanche troppo velata nei confronti del suo ex marito, Francois Hollande, al quale rimprovera di non aver creduto abbastanza nelle sue capacità: “Per vincere la prossima volta sarà necessario il sostegno di tutto il partito e anche di un partner amorevole”.

“Non sono né Giovanna D’Arco né la Vergine Maria”, scrive ancora la Royal nel suo diario. Ma la Royal non risparmia nemmeno le abitudini machiste della politica francese: “La gente ha spettegolato sui miei vestiti come mai avrebbe fatto con quelli indossati dai rivali uomini. Avrei forse dovuto indossare vestiti dai colori più grigi perché la gente potesse interessarsi a quello che dicevo?”. Nel volume la Royal non si limita però soltanto a infilzare le cattive abitudini della politica ma si impegna anche a riconquistare la leadership della gauche in vista del 2012. Una gauche, sostiene, che deve essere capace di andare oltre l’”obsoleta” socialdemocrazia. Un sondaggio diffuso in questi ultimi giorni sembra darle ragione: il 71% degli elettori di sinistra e il 46% di quelli francesi in generale vorrebbe che fosse lei la candidata della gauche alle prossime presidenziali. Quelli che non l’hanno perdonata sono i dirigenti del Psf ai quali non sono andate giù le critiche e tantomeno il rapporto preferenziale che mostra anche nel libro di aver avuto con il centrista Bayrou.

  • redazione
  • Martedì 4 Dicembre 2007

Francia, i treni vanno ma si fermano le università

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  • Tags: nicolas sarkozy, Parigi, scioperi-in-Francia, segolene-royal, studenti
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La marcia  a Parigi contro il progetto di autonomia universitaria
Di Alberto Toscano

Gli studenti dei “cosiddetti collettivi di lotta” hanno tentato di assestare una spallata alla donna che essi stessi presentano come l’incubo della gioventù francese: la bionda trentenne Valérie Pécresse, ministra dell’Istruzione superiore e dell’Università. Lo scorso luglio l’astuta Pécresse è riuscita a far approvare dal Parlamento, senza troppe polemiche, la sua legge per “l’autonomia delle università”, che tende in pratica a favorire l’afflusso di investimenti privati a beneficio degli atenei transalpini. Per un po’ nessuno ha protestato. Ma in ottobre, in coincidenza con l’inizio della mobilitazione dei ferrovieri contro la riforma pensionistica, sciopero ora concluso, le organizzazioni universitarie vicine ai partiti di sinistra – soprattutto quelle dominate dal Partito comunista e dai due movimenti trotzkisti in perenne concorrenza tra loro – hanno cominciato a dar vita ai “collettivi di lotta”. Adesso lo scontro è aperto e oggi i fautori della protesta hanno tentato a Parigi di occupare la Sorbona. È stata un’operazione maldestra, a cui la polizia ha potuto rispondere immediatamente senza particolari problemi, mentre le autorità accademiche decretavano la chiusura fino a lunedì del più celebre ateneo francese. Solo qualche giornalista superficiale ha preso lucciole per lanterne, sparando senza troppe verifiche la notizia dell’occupazione della Sorbona. In realtà nel pomeriggio di oggi l’università parigina è tranquillissima. E non a caso: è vuota all’interno e presidiata dalla polizia all’esterno. Un presidio che non ha comunque nulla a che vedere col gigantesco spiegamento di forze dell’anno scorso, all’epoca delle proteste giovanili contro il CPE (Contratto di primo impego).

In questo momento i due terzi degli atenei francesi sono chiusi o comunque perturbati nel loro funzionamento. Questa situazione accentua proprio il pericolo che gli studenti contestatori dicono di voler scongiurare: quello della svalutazione delle lauree ottenute nelle università meno prestigiose rispetto ai diplomi degli atenei di prima qualità. In questo momento le università più serie – pubbliche e private – funzionano più o meno normalmente, mentre le università che non sono d’eccellenza (tra cui c’è la stessa Sorbona, un po’ decaduta rispetto alla fama planetaria di cui continua a godere) sono semiparalizzate. Così gli studenti che dicono di non voler restare indietro non fanno altro che accentuare la propria arretratezza rispetto a quelli che – nei migliori atenei – continuano imperturbabilmente a seguire i propri corsi e a dare i propri esami. Un paradosso in più in questo autunno caldo francese.

  • redazione
  • Venerdì 23 Novembre 2007

Spagna, la pasionaria di Zapatero

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  • Tags: aria-Teresa-Fernandez-de-la-Vega, Luis-Rodriguez-Zapatero, Madrid, segolene-royal, Spagna
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Maria Teresa Fernandez de la Vega, braccio destro di Zapatero
Di Stella Pende

È proprio come uno se la immagina la vice del premier spagnolo Luis Rodriguez Zapatero: grinta da lince, frangetta sbarazzina e passione travolgente. Sogni e certezze, femminile nei suoi 58 anni e politica d’amianto. Maria Teresa Fernandez de la Vega, premiata a Rimini dal Centro Pio Manzù alla sua trentatreesima edizione, ha sorpreso per il suo intelligente intervento. E ha parlato con Panorama dell’avventura più incredibile della sua vita.
Quando e chi le ha detto: “Sei tu la vicepresidente del nuovo governo”?
Erano passate 74 ore dalla nostra vittoria. Ricorderò per sempre anche i minuti di quel giorno. Il presidente mi chiama: batticuore. Vado nel suo studio. Sorride: “Sei tu il mio vice e anche il portavoce”. Ero paralizzata, ma mi son detta: “Caramba, dopo anni di politica ho incontrato il mio vero lavoro”.
Niente figli, niente matrimonio: è stata una rinuncia troppo dolorosa?
Non la sento così e non la vivo così. È stata una scelta che non ha tolto alcuna intensità a una vita fitta di amici, amori, viaggi e sogni avverati.
Dicono: Zapatero si preoccupa solo quando Fernandez si arrabbia. Vero?
Ma va, non ho bisogno di arrabbiarmi io. È che son dentro a una storia così forte che non mi risparmio nulla e non posso risparmiare troppo agli altri. Per vincere anche i campioni chiedono incoraggiamenti.
Nel passato governo le donne soprattutto hanno sofferto di fame di libertà.
Adesso mangiano molto. Siamo sempre di più. È un’equazione certa: più donne, più potere. Dopo la rivoluzione della legge di parità, c’è stata un’esplosione di femmine nelle elezioni municipali. Oggi sono 7 mila, tra sindaci e assessori. Zapatero dice che le donne sono il primo motore del cambiamento. Certo i germi del maschismo covano nella nostra cultura, ma moriranno.
Quattro parole per Zapatero.
Coraggiosissimo e intelligente. Talentuoso e unico nello stile umano.
Ha detto: “L’emozione più grande è stato il ritiro dall’Iraq”. La politica può essere anche emozione?
La politica è emozione perché è la vita stessa. Certo, ero emozionata quando tutti insieme abbiamo visto approvare leggi coraggiose come quelle della violenza di genere, dell’uguaglianza e della dipendenza, che davano a tutti la dignità del proprio destino. Non dovrebbero emozionare riforme che sono la tua carne e che segneranno il cambiamento sociale di molti paesi?
La legge sulle nozze omosessuali vi ha messo contro il Vaticano.
Parlerei di diversità di vedute. Rispettiamo fortemente la posizione della Chiesa. Ma il nostro governo ha promesso diritti anche a coloro che volevano riconosciuto il vincolo di un amore vero seppur diverso. Questa è una legge che non fa male a nessuno, ma toglie grandi sofferenze a molti. Del resto, la politica deve rendere i diritti umani una verità universale e migliorare la vita di tutti. Questa è la vera sfida della nuova Spagna e per me la vera ossessione.
Ce la farà Hillary Clinton a diventare presidente Usa?
L’hanno fatta morire cento volte. Ma lei cento volte è risorta. Ce la farà.
Perché invece i francesi hanno voluto Nicolas Sarkozy?
Bisogna chiederlo a loro.
Insomma, perché Ségolène Royal non ce l’ha fatta?
La risposta è in una profezia molto acuta della sua bella campagna elettorale: “Una donna all’Eliseo? Dovrebbe essere una vera rivoluzione”. Ségolène sapeva bene che la più recente rivoluzione francese risale a qualche anno fa. Ma non sparirà dalla scena. L’ho vista da poco: era bella e pugnace.
Quale donna passerà alla storia: Angela Merkel o Hillary Clinton, Margaret Thatcher o Benazir Bhutto?
Michelle Bachelet, presidente cilena. Il coraggio nella lotta ad Augusto Pinochet, la generosità del perdono, il suo genio politico sono già storia. Questa donna ha abbassato il livello di povertà del 23 per cento per la prima volta. Quando è venuta a Madrid l’ho accolta in un palazzo meraviglioso, ma ho invitato solo donne. Putiferio. È stata grande e spiritosissima. “Perché hai fatto un governo paritario pure tu?” le ho chiesto ironicamente. “Per trovarci già in coppia quando balliamo dopo il lavoro”.
Un desiderio?
Forgiare una vera cittadinanza mondiale. Siamo bombardati dalla tecnologia? Bombardiamo la terra di etica. Impariamo a navigare fra sogni e valori.

  • redazione
  • Domenica 4 Novembre 2007

Tutti i nemici di Sarkozy

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  • Tags: Dominique-de-Villepin, francia, francois-bayrou, nicolas sarkozy, segolene-royal
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Di Alberto Toscano

Nella sua prima intervista ai media inglesi da quando è entrato all’Eliseo Nicolas Sarkozy ha affermato che sarà la Francia a guidare la nuova Europa. Stando agli ultimi sondaggi il 76 per cento dei cittadini apprezza la sua determinazione e lo trova convincente. Ma proprio questo suo decisionismo (ritenuto da molti eccessivo) sta cominciando a infastidire compagni di partito e non. La lista dei nemici del presidente si allunga ogni giorno. Ormai si annidano ovunque, anche nel centrodestra. A cominciare da François Bayrou, ministro negli anni Novanta insieme a Sarkozy, che al primo turno delle presidenziali lo ha sfidato senza mezze misure, conquistando il 18,7 per cento dei voti. In vista del ballottaggio tra Sarkozy e http://www.desirsdavenir.org/, Bayrou ha preferito strizzare l’occhio alla candidata socialista. Questa settimana ha accettato d’incontrare il segretario del Partito socialista François Hollande e già si parla di un coordinamento antigovernativo.
Ancora più astioso è Dominique de Villepin, ex braccio destro di Jacques Chirac e primo ministro dal giugno 2005 al maggio 2007. Tra i personaggi più detestati all’Eliseo, oggi Villepin è indagato dalla magistratura parigina per il cosiddetto affare Clearstream, quando avrebbe cercato di incastrare Sarkozy con una storia di false tangenti su una banca lussemburghese per conquistare la candidatura.
L’ex premier non perde occasione di criticare il nuovo presidente, accusandolo di politica estera troppo filoamericana, ma soprattutto cercando di riorganizzare il clan Chirac in seno all’Ump (Union pour un mouvement populaire), partito di maggioranza. Dove un certo malcontento serpeggia soprattutto a causa delle poltrone che Sarkozy ha elargito a esponenti filosocialisti, in nome dell’apertura.
I leader della sinistra intanto sono impegnati a leccarsi le ferite. E a prendersela con Sarkozy nel tentativo di trovare un terreno comune dal quale risalire la china.
Il vero pericolo viene dai sindacati e dalle associazioni vicine ai «sans papiers», decise a contrastare le leggi oggi al vaglio del parlamento. Due in particolare fanno ribollire gli animi: la riforma pensionistica, che prevede tagli ai privilegi delle categorie che vanno in pensione a 55 anni (ferrovieri, personale dei trasporti pubblici urbani…), e le nuove norme sull’immigrazione.
Nel 1995, quando i sindacati riuscirono a impedire la prima, un personaggio s’impose all’attenzione dei francesi: il comunista Bernard Thibault, all’epoca leader dei ferrovieri, oggi numero uno della Cgt (Confédération générale du travail), legata a doppio filo al Partito comunista. Proprio Thibault è l’uomo che Sarkozy dovrebbe temere di più. Capace di mobilitare le masse, si batterà per impedire la riforma pensionistica: uno sciopero generale è già stato indetto dai ferrovieri per il 18 ottobre.
Altri settori del pubblico impiego stanno cercando una piattaforma comune contro il governo. Tra questi la scuola. Gérard Aschieri, segretario generale della Fédération syndicale unitaire (Fsu) dell’istruzione, si oppone alla riduzione dei posti di lavoro e annuncia proteste. Le associazioni pro immigrati accusano Sarkozy di imporre autentiche retate pur di favorire le espulsioni di massa dei clandestini extracomunitari.
Il quotidiano comunista L’Humanité pubblica, con evidente intento polemico, un’intervista a Pierre Henry, presidente di France terre d’asile (Fta), associazione che si batte contro le retate. Il titolo? “Una politica sproporzionata e pericolosa”.
L’autunno di Sarkozy potrebbe essere caldo a sinistra e pieno d’insidie a destra.

  • redazione
  • Venerdì 28 Settembre 2007
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