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Su Facebook 116mila studenti argentini e uruguagi organizzati. Per bigiare scuola

OkNotizie

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  • Tags: Argentina, facebook, latinoamericana, scuola, social-network, Uruguay
  • 4 commenti
Paolo Manzo, giornalista , vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.
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Homepage di FB (Credits: Spencer E Holtaway by Flickr)

Homepage di FB (Credits: Spencer E Holtaway by Flickr)

C’è chi come José ha aspettato tutto l’anno questo momento e non si vergogna di dirlo. Chi come Julieta che finalmente potrà passare la giornata con il compagno di scuola di cui è innamorata da mesi. E chi come Manuel che ha solo voglia di fuggire dal luogo che odia di più, la scuola. Continua

  • paolo.manzo
  • Lunedì 10 Maggio 2010

Facebook e twitter, un’arma contro l’influenza suina

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  • Tags: facebook, Myspace, social-network, twitter
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Casa Bianca su Facebook

Casa Bianca su Facebook

Nell’emergenza della febbre suina sono fioccati su internet allarmi e paure. Che rischiano di alimentare il panico nelle città degli Stati Uniti dove sono avvenuti i primi casi di contagio. La Casa Bianca non ha perso tempo e ha deciso di intervenire direttamente sul web: non aspetta, però, che siano i cittadini ad andare sul suo sito, ma arriva lì dove le discussioni delle persone avvengono in tempo reale: nei blog e nei social network frequentati ogni giorno dagli americani.
Così attraverso twitter, un microblog utilizzato da più di 4 milioni di persone negli Usa, la Casa Bianca consiglia dove cercare notizie affidabili sull’influenza suina, come il Centro per il controllo delle malattie di Atlanta oppure BirdFluGov. Altrimenti, il caos dell’emergenza rischia di sommergere con informazioni false o inaccurate chi naviga in rete. Generando il caos. La questione etica, invece, è uno dei temi affrontati dalla Casa Bianca su Facebook, dove ha appena aperto una pagina: in poche ore sono arrivati 160mila fan. All’interno del social network le persone possono commentare gli interventi di Barack Obama, dire la loro opinione, seguire gli aggiornamenti sulla diffusione dell’influenza suina: Facebook è soprattutto un luogo di conversazione dove le persone sono attente alla qualità delle discussioni. Qui Norm Eisen, consigliere di Barack Obama sulla trasparenza, descrive gli “aggiornamenti etici” introdotti negli ultimi mesi. Alla politica spettacolo, poi, è dedicata la pagina su MySpace: un discorso di Barack Obama e un album fotografico che mostra la famiglia presidenziale sono a disposizione del pubblico. Il fotografo ufficiale Pete Souza, infatti, ha la possibilità di curiosare tra le stanze della Casa Bianca e scattare immagini durante le riunioni o nei momenti di relax di Barack Obama: un flusso di fotografie che racconta gli aspetti quotidiani della vita a Washington. Se l’idea risale al presidente John F. Kenney (che scelse come fotoreporter Cecil Stoughton), lo staff di Obama ha deciso di diffondere le immagini sugli album di Flickr.

LEGGI ANCHE: Influenza suina, tutte le domande e le risposte - Agricoltori e commercianti: Attenti, l’allarmismo in passato ci è costato miliardi - La MAPPA con le segnalazioni dell’Oms e la MAPPA con le segnalazioni raccolte da un ricercatore biomedico di Pittsburg

  • redazione
  • Martedì 5 Maggio 2009

Cercasi killer per uccidere Evo Morales. Su Facebook

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  • Tags: Associated-Press, bolivia, evo-morales, facebook, killer, social-network
  • 2 commenti

Bolivia

Evo Morales (al centro), presidente della Bolivia
Non sono bastate le polemiche sui gruppi dedicati a Totò Riina o agli stupri collettivi perché Facebook, il social network più in voga del momento, fondato nel 2004 dallo statunitense Mark Zuckerberg, con 150 milioni di iscritti in tutto il mondo, vigilasse in modo più rigoroso all’interno di quella grande piazza virtuale che è. Adesso è dovuta addirittura intervenire la prestigiosa agenzia di notizie statunitense Associated Press per denunciare e far chiudere un gruppo aperto nell’agosto del 2008, il ”Colecta Mundial pa’ contratar a un francotirador que liquide a Evo Morales”, ovvero il gruppo per raccogliere nel mondo fondi per assoldare un killer che faccia fuori Evo Morales. Nel mirino, insomma, stavolta è finito il presidente della Bolivia, Evo Morales appunto, reduce dal referendum costituzionale di domenica scorsa in cui ha vinto seppure con uno scarto non eclatante. Il gruppo in questione, arrivato ad avere 8069 membri, è stato creato da un ventenne boliviano, Hony Piérola, che ha subito messo le mani avanti dichiarando che da parte sua non c’era stata nessuna intenzione cattiva ma solo tanta ironia verso un Presidente che secondo il giovane “non ha colpa se è nato così imbecille”.

A permettere tecnicamente la chiusura del gruppo sono stati 497 messaggi postati dai membri in cui di ironia non c’era proprio nulla, piuttosto incitazione all’odio e alla violenza, in chiara violazione dei principi del social network. Come nel caso di un post, datato 10 agosto, in cui qualcuno aveva scritto “non sono d’accordo sul farlo fuori a colpi di pistola. Piuttosto bisognerebbe torturarlo e farlo soffrire come sta facendo indirettamente con molti boliviani”. Dopo la denuncia di Associated Press il gruppo è stato immediatamente chiuso, con le scuse dei vertici di Facebook : “Abbiamo uno staff multilingue-fanno sapere dagli Stati Uniti-stiamo cercando di migliorare la nostra capacità di controllo e di scrematura”.

  • mariazuppello
  • Sabato 31 Gennaio 2009

Primarie Usa: candidato, dove vai se Youtube non ce l’hai

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  • Tags: Antonio-Sofi, Barack Obama, Hillary Clinton, John McCain, presidenziali-usa-2008, primarie-Usa-2008, social-network, supertuesday
  • Un commento

[i](Credits: Ansa)[/i]

Guarda i VIDEO e GALLERY

All’indomani del Supertuesday è confermata la tendenza che vede i giovani, rispetto alle precedenti primarie, quali elemento nuovo e trainante della mobilitazione elettorale americana. Un’affluenza di massa che potrebbe spostare gli equilibri politici futuri grazie al ruolo formidabile della rete: “A differenza della campagna politica tradizionale, la comunicazione nella rete si è allargata, moltiplicata: dal sito del candidato molti si sono spostati verso il ‘mare’ dei social network, raggiungendo la gente lì dov’è”, dice Antonio Sofi, esperto di giornalismo e di nuovi media all’Università di Firenze.

Sul web i messaggi dei candidati passano soprattutto attraverso Youtube, la ‘televisione’ più famosa di Internet: poco prima del voto è stato rilasciato in rete “Yes we can”, un video musicale con Barack Obama come star dello spettacolo che in pochissimo tempo ha raccolto dieci milioni di visite. E poco dopo il voto, grazie ad una e-mail/appello lanciata dal direttore del suo staff elettorale, il senatore ha fatto il pieno anche dal punto di vista finanziario: 3 milioni di dollari sono arrivati dai supporter in poche ore grazie a questo utilizzo spregiudicato e intelligente della comunicazione dal basso.
Yes we can: il video boom di Obama


Dallo schermo della tv a quelli dei computer, telefonini e ipod. “In fondo”, osserva Sofi “assistiamo a una youtubizzazione della campagna elettorale: i video si diffondono capillarmente nei network sociali”. Con la modalità tipica della rete: il passaparola “pubblicitario”, ma assolutamente gratuito, tra amici (una mail da un collega, un commento sul blog con il link del video elettorale). Hillary Clinton, meno internettiana del suo rivale, invece è stata costretta a chiedere fondi ai suoi sostenitori e avrebbe intenzione di sborsare 5 milioni di tasca propria per finanziare una campagna elettorale che fino a ieri doveva essere una passeggiata trionfale.

Cresce il coinvolgimento di nuove persone grazie al web 2.0, una partecipazione che arriva dal basso come dimostra l’”Election map” con gli aggiornamenti di Twitter in diretta, dove appaiono i messaggini delle persone che stanno seguendo la campagna elettorale dal vivo. Da ogni Stato (e talvolta da altre nazioni del mondo) le persone possono segnalare gli ultimi risultati elettorali con il microblogging. Senza dimenticare la possibilità di partecipare ai social network dei candidati offerta da Flickr, Facebook e Myspace.

  • luca.delloiacovo
  • Giovedì 7 Febbraio 2008

Oxford: attenzione a quello che mettete su Internet

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  • Tags: facebook, festeggiamenti, Myspace, oxford, privacy, social-network, università, video, web-2.0
  • Un commento

http://www.youtube.com/watch?v=ufNDl6OxPHk
Quest’anno l’Università di Oxford ha usato Facebook per scoprire chi festeggia dopo gli esami buttandosi addosso farina, uova e spumante, sporcando così la città. Facebook è un sito di social network tipo Myspace, molto diffuso soprattutto tra gli studenti e che consente di mettere in comunicazione tra loro amici reali e virtuali, pubblicare messaggi e foto.

Alcuni giorni fa Alex Hill è stata multata di 70 sterline (circa 105 euro). In una mail l’Università riportava i link a 3 foto che ritraggono la ragazza coperta di farina. Immagini che Alex aveva pubblicato sul suo spazio web. Lei sostiene che il suo profilo è accessibile solo ai suoi amici e che l’intromissione dell’Università è una violazione della privacy. In un altro caso, uno studente è stato multato (40 sterline, 60 euro) prima ancora di mettere piede in aula: aveva impostato un evento invitando le persone a venire e coprirlo di farina e uova. Ironia della sorte, Facebook è nato come progetto universitario.

Ma questi non sono i primi casi in cui il materiale che qualcuno pubblica su Internet gli si ritorce contro. Da un sondaggio condotto su 600 compagnie britanniche emerge che una su 5 usa siti come Facebook per controllare possibili impiegati, prima di assumerli. Come racconta il Financial Times, Jacqueline Thomson della Brands2Life ha per esempio scartato un candidato dopo aver visto che aveva usato Facebook per parlare male dei precedenti datori di lavoro e discutere informazioni aziendali.

I giornali inglesi si sono occupati delle multe inflitte agli studenti dall’Università di Oxford più o meno tutti allo stesso modo e senza particolare enfasi. Più interessanti sono invece i commenti dei lettori: tra le decine di persone intervenute su varie testate online, soltanto una si chiede com’è possibile che l’università abbia il potere di dare multe e minacciare di vietare a una persona di laurearsi. Per la maggior parte delle persone, la discussione verte invece su Internet e sul bisogno che sentiamo di condividere la nostra vita con persone che spesso non conosciamo. Senza renderci conto delle conseguenze che questo può causare. Uno dei lettori di Times On Line dà forse agli studenti il miglior (e più ovvio) consiglio per non essere beccati: evitare di farsi fotografare infrangendo le regole e di pubblicare poi le foto su internet.

Ecco alcuni video su Yotube di studenti di Oxford che festeggiano dopo gli esami

  • bartoloansaldi
  • Mercoledì 18 Luglio 2007

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