
Newt Gingrich in Florida (Credits: La Presse/Joe Burbank)

Le elezioni sono una questione di numeri. Basta guardarli per comprendere come l’establishment del Partito Repubblicano voglia eliminare dalla corsa per la nomination Newt Gingrich e si aspetta che le primarie in Florida siano il momento giusto per colpirlo (quasi) a morte. Continua

I caucus in Iowa (Credits: LaPresse)

Se la corsa dovesse finire adesso, Mitt Romney verrebbe dichiarato il vincitore. Almeno secondo l’ultimo sondaggio della Gallup, datato 4 gennaio. L’ex governatore del Massachusetts guida la speciale classifica dei candidati con 26 punti percentuale, seguito da Newt Gingrich al secondo posto (23%), da Ron Paul (13%) e (anche qui a sorpresa) da Rick Santorum, con l’8% delle preferenze. Continua

Rick perry in Iowa (Credits: LaPresse/Patrick Fallon)

E’ ancora Newtmania in campo repubblicano, ma secondo i sondaggi, l’ex Speaker della Camera non riuscirebbe a conquistare la Casa Bianca. Le novità delle ultime rilevazioni sono queste: Newt Gingrich sembra essere sempre di più il favorito per ottenere la nomination del GOP, ma anche se ciò dovesse avvenire, le possibilità di battere Barack Obama sono minori rispetto a qualche giorno fa. Continua

George W. Bush e Karl Rove (Credits: LaPresse/Aude Guerrucci)

Karl Rove è uno che di campagne elettorali per la Casa Bianca se ne intende. E’stato l’architetto della vittoria di George W. Bush nel 2000 e nel 2004 e, prima ancora, l’ispiratore delle sue affermazioni in Texas. Ora è una specie di guru dei conservatori americani. Commentatore di FoxNews Television, promotore di American Crossroads, un’organizzazione da lui creata, attiva nelle ricerca di fondi e finanziamenti per la causa repubblicana, Karl Rove è uno degli analisti politici più ascoltati per sapere come andranno le cose in futuro a Washington. Newsmax, un’importante rivista vicina al GOP l’ha intervistato sulle prossime presidenziali e l’ex braccio destro di Bush (figlio) ha spiegato cosa potrebbe accadere da qui al novembre del 2012. Continua

Newt Gingrich vola nei sondaggi (Credits: LaPresse/Joe Burbank)

Il vecchio Newt Gingrich ha il vento in poppa. A sorpresa, l’ex Speaker della Camera dei Rappresentanti ha superato Mitt Romney in tutti gli ultimi sondaggi pubblicati. Il suo spread è positivo. Nella rilevazione della RCP Average del 20 novembre, Gingrich guida la corsa con un 23,2% dei consensi contro il 21% dell’ex governatore del Massachusetts. Terzo è Herman Cain, che può godere del 18% delle preferenze degli elettori repubblicani. Ben staccati Rick Perry (7,7%), Ron Paul (7,5) e Michele Bachmann (4,8). Gli altri candidati sono sotto il 2%. Continua

Barack Obama (Credits: LaPresse/Charles Dharapak)

Barack Obama passerà alla Storia per essere il nuovo Richard Nixon? Domanda che nulla a che vedere con il profilo politico e con le scelte adottate dai due nel loro ruolo di presidente: sono (e saranno) agli antipodi. Ma c’è una cosa che può unirli. Obama potrebbe essere l’unico inquilino della Casa Bianca (a parte, appunto, Richard) a essere rieletto per un secondo mandato, nonostante il suo indice di gradimento nei sondaggi sia al di sotto del 50% a dodici mesi esatti dal voto. Nel 1971, Richard Nixon aveva, infatti, solo il 49% di approvazione nei sondaggi. Un anno dopo, riuscì nell’impresa di vincere le elezioni grazie a un serie di fattori, tra cui la debolezza dell’avversario democratico. Obama, ora viaggia tra il 44 e il 46% di consensi. Nel dopoguerra, tutti gli altri presidenti che poi sono stati confermati, a un anno di distanza dall’appuntamento con le urne erano invece ben al di sopra del 50% di gradimento nei sondaggi. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

La Speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi (Credits: LaPresse/Alex Brandon)
L’allarme rosso non è ancora suonato al quartier generale repubblicano, ma da un paio di giorni a questa parte i sorrisi a trentadue denti che annunciavano la vittoria nelle prossime elezioni di Medio Termine sono stati sostituiti da più sobrie e prudenti espressioni del viso. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Gadgets della campagna elettorale di Barack Obama (Credits: LaPresse)
Quella tazza per la colazione da 15 dollari con l’incisione: Mi piace il mio presidente perché è come il mio caffè, nero e forte, non l’acquista più nessuno. E anche quella classica maglietta (we change), 25 dollari, l’hanno dovuta togliere dagli scaffali dei negozi di gadget perché ormai pochissimi la compravano. Continua
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