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Sonia-Gandhi

Cibo (quasi) gratis per 800 milioni di indiani? - L’ANALISI

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  • Tags: cibo, India, Rahul Gandhi, Sonia-Gandhi
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credits: EPA/DIVYAKANT SOLANKI

(Credits: Epa/Divyakant Solanki)

Franca Roiatti

Il governo indiano ha dato il via libera al controverso Food Security Bill, una testo di legge che, se approvato dal Parlamento, darà il via libera alla distribuzione di cibo a basso costo a circa il 75 per cento della popolazione rurale e al 50 per cento della popolazione urbana del subcontinente, all’incirca 800 milioni di persone.

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  • froiatti
  • Martedì 20 Dicembre 2011

India: dopo l’emergenza, il Paese dovrà affrontare il dramma della povertà

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  • Tags: corruzione, India, malnutrizione, orientexpress, povertà, Sonia-Gandhi
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Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.
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India, effetti del monsone (Credits: EPA/STR)

India, effetti del monsone (Credits: EPA/STR)

Senza terra, senza lavoro, senza istruzione: sono tanti gli indiani adulti che rientrano in questa categoria. I cui figli troppo spesso muoiono di fame senza avere neppure l’opportunità di costruirsi un futuro migliore. A queste persone il governo dovrebbe garantire gli alimenti necessari per la sopravvivenza del nucleo familiare e i combustibili per cucinarli. Dovrebbe permettere ai figli di frequentare gratuitamente la scuola e di pranzare in mensa tutti i giorni. Dovrebbe, perché, in India, la maggior parte dei poveri vive ai margini di una società che li ha completamente dimenticati. Continua

  • claudia astarita
  • Martedì 10 Agosto 2010

L’India vota per garantire quote rosa in Parlamento

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  • Tags: caste, donne, India, minoranze, orientexpress, quote-rosa, rappresentanza politica, Sonia-Gandhi
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Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.
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Credits: LaPresse

Credits: LaPresse

Per festeggiare le donne, il Governo indiano ha inaspettatamente riproposto di stabilire tramite decreto il numero di donne da eleggere in Parlamento per ogni legislatura. Chi ha pensato questa legge sperava di poterla approvare proprio l’8 marzo, ma le proteste che la decisione ha scatenato all’interno della Camera Alta indiana hanno costretto il suo presidente Hamid Ansari a sospendere il dibattito.

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  • claudia astarita
  • Martedì 9 Marzo 2010

Nuove sfide per l’India dei Gandhi

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  • Tags: India, Sonia-Gandhi
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Sonia Gandhi

di Giovanni Porzio

Sarà l’India di Sonia e Rahul Gandhi a guidare la riscossa dell’economia globale e a scongiurare il rischio di una recessione prolungata? I mercati finanziari ci scommettono: lunedì 18 maggio, a poche ore dal trionfo elettorale del Partito del congresso, l’indice Sensex della borsa di Mumbai ha registrato un guadagno record del 17,24 per cento e le contrattazioni sono state sospese per eccesso di rialzo.
Il responso dei 714 milioni di indiani che hanno partecipato al più imponente suffragio universale della storia ha smentito le previsioni: la coalizione uscente dell’anziano premier Manmohan Singh, rispettato ex funzionario del Fondo monetario internazionale, ha conquistato 262 dei 543 seggi in palio sfiorando la maggioranza assoluta al Lok Sabha, la camera bassa del parlamento. Le forze centrifughe che minacciavano di compromettere la stabilità del gigante asiatico sono state sconfitte. Gli integralisti indù del Bharatiya Janata Party restano al palo, i comunisti crollano nelle loro roccheforti del Bengala e del Kerala e Mayawati Kumari, l’icona degli intoccabili, non va oltre il prevedibile successo nel popoloso stato dell’Uttar Pradesh.
La dinastia dei Gandhi ha saputo reinventarsi guadagnandosi la fiducia degli elettori. E il merito è soprattutto di Sonia, l’italiana che non voleva entrare in politica e che i nazionalisti continuano a considerare un’intrusa. Sotto la sua leadership il Congresso ha gestito la legislatura bilanciando spesa pubblica e riforme del mercato. Ha avviato le privatizzazioni ma ha investito quote rilevanti del pil nella sanità, nell’istruzione, nello sviluppo rurale e nei sussidi ai 300 milioni di contadini che vivono in estrema povertà.
Anche l’azzardo di lanciare l’opaco e inesperto Rahul nell’agone politico, ignorando le accuse di nepotismo, si è rivelato vincente. Il trentottenne erede designato, figlio (del padre Rajiv), nipote (di Indira) e pronipote (di Jawaharlal Nehru) di primi ministri, e lui stesso premier in pectore, ha fatto il pieno dei voti fra i giovani (il 75 per cento degli indiani ha meno di 40 anni) e nei ceti urbani più dinamici, attenti agli indicatori economici più che alle divisioni di casta e religiose.
Affrancato dai veti incrociati dei 13 partiti della vecchia compagine di governo, l’esecutivo dispone ora, almeno sulla carta, dello spazio di manovra necessario per attuare le riforme a lungo rinviate nel settore finanziario, nell’amministrazione, nelle assicurazioni, nel commercio. Anche se a raffreddare l’entusiasmo degli imprenditori e degli operatori di borsa è intervenuto il ministro dell’Industria Kamal Nath: «L’India è open for business» ha dichiarato in un messaggio agli imprenditori stranieri «dobbiamo però tener conto dell’attuale crisi e generare politiche che creino occupazione».
L’India è stata in parte risparmiata dai contraccolpi della recessione globale: la crescita annua è scesa di 3 punti, ma si mantiene al 5 per cento. Grazie a una struttura economica orientata al consumo interno, meno dipendente rispetto alla Cina dalle esportazioni, e protetta da leggi e regolamenti che limitano l’accesso dei capitali stranieri. «Il nuovo esecutivo» prevede Nandan Nilekani, copresidente della Infosys, colosso indiano dell’informatica, «cercherà di snellire la burocrazia e di diluire la partecipazione statale nelle banche e nell’industria. Ma le privatizzazioni saranno graduali. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra libero mercato e distribuzione della ricchezza».
La partita si giocherà soprattutto nelle campagne. Per sostenere gli attuali livelli di crescita è essenziale che lo sterminato esercito di consumatori rurali abbia redditi sufficienti per acquistare beni e servizi made in India. Nei 5 anni del suo primo mandato il governo di Manmohan Singh ha fatto molto per alleviare le condizioni di vita degli 800 milioni di indiani che campano con meno di 2 dollari al giorno: contributi e prestiti senza interessi ai contadini oppressi dai debiti, costruzione di scuole, dispensari, cliniche di villaggio.
Ha inoltre approvato il Nrega (National rural employment guarantee act), un programma di assistenza che garantisce 100 giornate di lavoro all’anno con un salario minimo giornaliero di 141 rupie, poco meno di 3 dollari.
L’aumento della spesa pubblica negli anni del boom è stato compensato dalla costante e straordinaria crescita dell’economia. Adesso però le casse dello stato rischiano di svuotarsi. Il disavanzo è balzato all’11 per cento del pil, con un rapporto debito/prodotto interno dell’80 per cento (in Italia è intorno al 110 per cento), il più elevato tra i paesi in via di sviluppo.
Stimolare la produzione industriale, modernizzare le infrastrutture, mobilitare i capitali e incoraggiare gli investimenti sono gli strumenti indispensabili per continuare a finanziare la gigantesca rete di protezione sociale. È una sfida che l’India, più di ogni altra nazione emergente, sembra in grado di affrontare. Ne è convinto Amit Mitra, segretario generale della Federazione delle camere di commercio di Delhi. «Se il governo farà le riforme» dice «assisteremo a un massiccio afflusso di capitali anche dall’estero. Quello indiano resta uno dei mercati più promettenti e competitivi al mondo».
Anche Barack Obama deve avere tirato un sospiro di sollievo all’annuncio dei risultati elettorali in India. Richard Holbrooke, l’inviato speciale della Casa Bianca per l’Afghanistan e il Pakistan, ha più volte dichiarato di ritenere cruciale il ruolo di Delhi sullo scacchiere asiatico.
La sconfitta dei nazionalisti indù spiana la strada a una ripresa delle trattative fra il governo indiano e quello pachistano sull’irrisolta questione del Kashmir, dove da oltre 60 anni le forze armate e paramilitari dei due paesi si combattono: conflitto che costringe Islamabad a concentrare uomini, mezzi e risorse al confine orientale distogliendoli dal fronte afghano.
I colloqui segreti tra le due capitali, già interrotti nel 2007, furono affossati dalla strage di Mumbai del novembre 2008, quando risultò chiaro che alcuni dei terroristi si erano imbarcati a Karachi ed erano stati addestrati sui monti kashmiri controllati dal Pakistan. Ora, con i talebani alle porte di Islamabad e un governo indiano più disponibile al dialogo, anche la strategia di Obama sembra avere maggiori possibilità di successo.

  • redazione
  • Sabato 23 Maggio 2009

Dopo la vittoria del Congresso in India: parla l’esperto

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  • Tags: India, new-delhi, partito-del-congresso, rahoul-gandhi, Sonia-Gandhi
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Sonia Gandhi

Il risultato delle elezioni indiane ha lasciato sbalorditi politici ed analisti, ma per il Congresso il successo appena ottenuto non lascia spazio ai festeggiamenti: è già tempo di pensare al futuro. “L’elettorato indiano si è espresso in favore della continuità”, commenta Brahma Chellaney, Professore di studi strategici del prestigioso Centre for Policy Research di Nuova Delhi, “riconfermando la fiducia a Manmohan Singh, abbondantemente criticato dall’opposizione per aver fallito dal punto di vista delle riforme economiche, ma che, in realtà, nonostante la debolezza del suo governo, è riuscito arealizzare miglioramenti economici cauti ma progressivi. E in pochi si sono accorti che l’interesse centrale del premier fino ad oggi è stato quello di rafforzare la posizione dell’India in politica estera”.

Secondo Chellaney il risultato delle elezioni è stato in qualche modo scontato: “Il BJP (l’opposizione nazionalista indù, ndr) ha sfidato il Congresso parlando di un irrealistico sgravio fiscale accompagnato da un recupero di capitali indiani all’estero. E i partiti del Terzo Fronte (le sinistre comuniste ndr) si sono presentati come un’alternativa poco credibile su cui gli indiani hanno scelto di non puntare. I partiti regionali sono stati i più penalizzati, e la Mayawaty e la Jayalalitha (rispettivamente la leader intoccabile dell’Uttar Pradesh e quella del partito Tamil, ndr) non avranno nel prossimo Governo il ruolo forte che sognavano di ricoprire”.

Questo non significa che la squadra del Congresso avrà vita facile nel corso della nuova legislatura. “Sulla carta, il partito di Sonia Gandhi potrebbe cercare il sostegno del Terzo Fronte per garantirsi la maggioranza in parlamento. Ma l’esperienza insegna (il riferimento è all’accordo sul nucleare civile firmato da India e Stati Uniti nonostante il veto dei partiti comunisti, ndr) che l’appoggio dell’estrema sinistra -interno o esterno che sia- potrebbe diventare problematico nei momenti cruciali. Inoltre, cercare il sostegno del Terzo Fronte equivale ad assegnargli un ruolo che l’elettorato non ha voluto riconoscergli”. E secondo Chellaney nemmeno il BJP cercherà di allinearsi al Terzo Fronte, pena lo snaturamento dell’identità di entrambi gli schieramenti.

Tutto questo però significa che Manmohan Singh continuerà a guidare una coalizione debole. “Non solo”, puntualizza Chellaney, “nonostante fino ad oggi il Primo Ministro indiano sia riuscito ad ottenere una serie di risultati degni di nota, non va dimenticato che il vero centro del potere del Paese non sarà Singh ma Sonia Gandhi, che pur rimanendo dietro le quinte sta lavorando duramente per affidare al più presto la guida dell’India al figlio Rahul. Ecco perchè ritengo che non sia un caso che Singh, con i suoi 76 anni e uno stato di salute non troppo buono considerata la difficile operazione al cuore subita pochi mesi fa sia stato candidato per un secondo mandato”.

Tuttavia, sembra probabile che Sonia Gandhi conceda a Singh campo libero per lo meno in politica estera. “In India sono tutti d’accordo sul fatto che la Cina, grazie ad aiuti economici e militari senza precedenti, stia guadagnando consensi in tutta l’Asia del Sud. Il nuovo peso regionale di Pechino indebolisce significativamente Nuova Delhi, che da oggi dovrà adottare una diversa strategia per riscattarsi. Possibilmente in tempi brevi, altrimenti potrebbe essere troppo tardi”.

  • claudia astarita
  • Lunedì 18 Maggio 2009

India, Sonia Gandhi vince le elezioni

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  • Tags: elezioni, India, Sonia-Gandhi
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Sonia Gandhi

Sonia Gandhi

La vittoria di Sonia Gandhi e del partito del Congresso è andata oltre le previsioni: un’affermazione alle elezioni politiche per il rinnovo della Camera bassa (Lok Sabha) che spiana la strada a un secondo quinquennio del suo premier, Manmohan Singh. Lo scrutinio dei voti elettronici relativi ai 543 seggi è terminato con la conferma di una chiara vittoria del partito del Congresso e della coalizione Upa, guidati da Sonia Gandhi, nei confronti della coalizione di opposizione Nda coordinata dal partito nazionalista indu Barathyia Janata Party (Bjp).
Secondo i risultati delle cinque tornate elettorali resi noti oggi, infatti, l’Alleanza progressista unita (Upa) ha conquistato nel complesso almeno 255 dei 475 seggi esistenti e si è collocata a un passo dalla barriera della maggioranza assoluta, posta a 272 seggi. Andando oltre i più ottimistici exit poll, il partito del Congresso ha guadagnato decine di seggi rispetto al 2004, conquistando consensi soprattutto a sinistra, dove, negli Stati del Kerala e del Bengala Occidentale, si è registrato il cedimento del Partito comunista indiano-marxista (Cpi-M). In attesa dell’ufficializzazione dei risultati, gli analisti ritengono che per formare il prossimo governo alla Upa saranno sufficienti i 30 seggi raccolti dal Quarto fronte, formato in fretta e furia da personaggi “pesanti” della politica indiana compatibili con la linea del Congresso.

Il trionfo dell’Alleanza del Congresso porta la firma di Sonia e Rahul Gandhi, la donna di origine italiana presidente del Partito del Congresso, perno della coalizione, e il figlio trentottenne candidato a succedere in un prossimo futuro al primo ministro, Manmohan Singh. “L’india ha fatto la scelta giusta”, ha detto Sonia Gandhi dopo che l’opposizione ha riconosciuto di essere stata nettamente sconfitta. Secondo Forbes, Sonia Gandhi è la sesta donna più potente del mondo: lasciò l’incarico di primo ministro nel 2004, ma la sua influenza sul partito e sulla sinistra è rimasta indiscussa. Sono elezioni che preannunciano anche i preparativi del partito per un’inevitabile cambio generazionale. Rahul Gandhi, figlio di Sonia, è stato senza dubbio la star della campagna elettorale con 120 incontri pubblici, a differenza dei 68 della madre e dei 21 del primo ministro Manmohan Singh.
I Gandhi sono da sempre legati a doppio filo al partito del Congresso: la formazione politica che ha condotto l’India all’indipendenza (1947) e poi la ha governata per i successivi quarant’anni è stata, infatti, per decenni nelle mani di un solo clan: la famiglia Nehru-Gandhi. Il capostipite della dinastia è Jawarhalal Nehru, primo capo di governo nella storia indiana dopo l’indipendenza: principale collaboratore del padre della ‘non violenza’, il Mahatma Gandhi, Nehru dà al Paese una Costituzione che abolisce il sistema delle caste. A mezzo secolo di distanza, ha vinto le elezioni parlamentari Sonia Gandhi, nata sull’altopiano di Asiago, figlia di un muratore veneto, e vedova di Rajiv Gandhi, l’erede della dinastia conosciuto all’università e che, diventato primo ministro fu assassinato nel 1991. La “straniera” Sonia Maino, che con il matrimonio ha acquisito la nazionalità indiana, si era tenuta per anni al di fuori della politica: solo nel 1996 accettò finalmente di guidare lo storico partito della dinastia Nehru-Gandhi. Sonia Gandhi è stato costantemente oggetto degli strali dei suoi avversari, i nazionalisti indù che le rimproverano il fatto di essere straniera, cattolica e per di più di continuare a esprimersi con un accento italiano.

  • redazione
  • Sabato 16 Maggio 2009

Donne in India: successo in politica, discriminazione in casa

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  • Tags: donne, indira-gandhi, onu, prathiba-patil, Sonia-Gandhi
  • 2 commenti

A settantadue anni potrebbe essere la prima donna a guidare la più grande democrazia del mondo, l’India: Pratibha Patil è la favorita nelle elezioni presidenziali del 19 luglio. La sua candidatura è stata proposta da Sonia Gandhi, vedova di Rajiv Gandhi e influente leader della United progressive alliance (Upa), la coalizione di centro-sinistra ora al governo. Se, però, a partire da Indira Gandhi alcune donne hanno raggiunto ruoli di primo piano nella politica indiana, nella società la loro condizione resta difficile. Anche quando si parla di salute.

Secondo l’Onu, ogni anno in India mezzo milione di giovani madri muore di parto. Osserva un recente rapporto delle Nazioni unite: “La cura e il supporto di un marito informato potrebbe migliorare la gravidanza e le nascite, e può significare la differenza tra vita e morte in caso di complicazioni, quando sono necessarie cure immediate”. Metà delle coppie adulte dichiara di servirsi di metodi contraccettivi, ma in nove casi su dieci a usarli sono le donne. E non è migliore la situazione per i matrimoni: quattro ragazze su dieci si sposano prima dei 18 anni.

  • luca.delloiacovo
  • Martedì 17 Luglio 2007

Tosta o sexy? Partecipa al sondaggio politicamente più scorretto

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  • Tags: Angela Merkel, Benazir Bhutto, Condoleezza Rice, Dolores-Ibarruri, donne, Giovanna-Melandri, Golda-Meir, Hillary Clinton, politica, Rania-di-Giordania, segolene-royal, Sonia-Gandhi, Stefania-Prestigiacomo, Yulia-Tymošenko
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Sono tramontati i tempi di Dolores Ibarruri, Golda Meir, Margareth Thatcher. Donne marziali che, per emergere in quell’arena maschilista che era la politica, avevano finito per prendere tutto (o quasi) dai loro colleghi uomini: l’incedere, lo stile, l’assenza di sfumature, la durezza politica. Donne uomo che la seduzione (ci perdonino le femministe) l’avevano messa sotto i tacchi, per altro rigorosamente bassi.

Altri tempi: oggi è di scena un tipo di donna-politico diverso. Seduttiva, capace di coniugare immagine televisiva e determinazione, post-femminista nonché iperfemminile: come Segolene Royal, il candidato socialista all’Eliseo madre di quattro figli, Benazir Bhutto, il due volte premier pachistano costretta alle dimissioni a causa di un complotto di palazzo, Sonia Gandhi, il deus ex machina della politica indiana di origini italiane, Yulia Tymošenko, l’ex premier della rivoluzione arancione dell’Ucraina. Politiche di razza che, dal movimento femminista hanno imparato la cultura della differenza, e dalla tradizione il piacere della seduzione, del fascino femminile, da utilizzare soprattutto per convogliare consensi politici. Come faceva, in altre latitudini, Evita Peron, l’apripista di tutte le donne politico contemporanee, capace (come Jacqueline Kennedy) di trasformare la femminilità in una straordinaria arma di convincimento elettorale. Allora - erano gli anni ‘30 argentini - con una funzione ancillare, per conto cioè del marito: il generalissimo (e maschilista) Juan Domingo Perón. Oggi a essere diventati ancillari, come nel caso francese, sono anche gli uomini. Come François Hollande, il segretario del Psf divenuto recentemente, soltanto, il “marito della Royal”.

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Chi è la donna più affidabile politicamente?

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E con chi uscireste a cena?
  • redazione
  • Martedì 10 Aprile 2007

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