- Tags: Afghanistan, Aung San Suu Kyi, Corea del Nord, David-Petraeus, facebook, Hillary Clinton, il meglio del 2010, Il meglio del 2010; julian Assange, Iran, Kim Jong-un, Kim-Jong-Il, Liu Xiaobo, Mark Zuckerberg, minatori cileni, Néstor-Kirchner, Sakineh Ashtiani, Stanley McChrystal, wikileaks
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(Credits: Epa/Peter Macdiarmid)
Donne e uomini che con le loro storie rappresentano la storia di quest’anno giunto al termine. Dal terremoto WikiLeaks alla reazione americana, passando per il Nobel per la Pace a Liu Xiaobo, che ha mandato su tutte le furie Pechino, e la lotta per salvare la vita di Sakineh Ashtiani in Iran.
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Fino all’anno scorso, Shindand era un rifugio di talebani, narcotrafficanti e miliziani di al-Qaeda nella quale l’unica presenza militare alleata era rappresentata da una piccola base delle forze speciali afghane affiancate da Berretti Verdi statunitensi. La Valle di Zerko si estende a sud di Shindand fino a lambire la provincia di Farah ed è stata a lungo un “santuario” degli insorti incuneato nel settore centrale dell’area di competenza del contingente italiano nell’Afghanistan Occidentale.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Barack Obama annuncia la nomina di David Petraeus (Credits: Ansa)
Venti minuti di colloquio, milleduecento secondi di faccia a faccia per spiegargli le ragioni per cui lo rimuoveva dall’incarico. Lui, il generale ribelle, si era presentato con la lettera di dimissioni in tasca già firmata. L’altro, il presidente, doveva decidere se accettarle o respingerle. Barack Obama ha fatto un passo in più: lo ha licenziato. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Barack Obama a colloquio con il generale McChrystal (Credits: LaPresse)
E pensare che aveva votato per lui. Da semplice cittadino, l’aveva scelto al posto di John MaCain. Ma i due non si erano mai “presi”. La mancanza di feeeling è stata palpabile. Fin dall’inizio, fin dal loro primo incontro nello Studio Ovale, quando Barack Obama lo convocò - dopo settimane di attesa nonostante avesse sempre detto che la guerra fosse la sua priorità - per conferirgli l’incarico di condurre il conflitto in Afghanistan. Continua
Gianandrea Gaiani ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Truppe Usa in Afghanistan (Credits: US Marine Corps/Sgt Pete Thibodeau)
Gli americani penetrarono nella Valle di Korengal, nella provincia di Kunar al confine col Pakistan, nel 2005 e da allora tra queste rocce hanno sempre combattuto. Il fortino costruito nel 2006, il Korengal Out Post , ha sempre vissuto sotto assedio. Dentro le truppe americane che cercavano di intercettare i talebani in arrivo dal Pakistan e convincere la popolazione a collaborare. Fuori una popolazione di boscaioli e contrabbandieri che praticano l’islam wahabita (il più rigido) e i miliziani pronti a colpire con imboscate, ordigni stradali e razzi.
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Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Il generale McChrystal a Bratislava con il segretario alla Difesa Gates e il comandante supremo della Nato, ammiraglio Stavridis
A chiacchiere i 27 stati membri della Nato concordano sulla necessità di sostenere il processo di stabilizzazione dell’Afghanistan e impedire il ritorno dei talebani a Kabul. Nei fatti nessuno sembra disposto a impegnarsi maggiormente sul terreno. Continua
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