
Un ribelle libico nei pressi della casa di Saif al-Islam, figlio di Gheddafi (EPA/CIRO FUSCO)
Il Segretario generale dell’ONU, Ban ki Moon, ha giustificato la proposta di inviare una missione di osservatori a Tripoli con la constatazione che la Libia è “ommersa di armi leggere”ma a preoccupare la comunità internazionale sono soprattutto le armi che dalla Libi sono state portate o vendute sul mercato clandestino a gruppi di rivoltosi e terroristi. Timore a dire il vero un po’ tardivo se si considera che proprio i raids aerei della Nato e le armi che alcuni Paesi europei e arabi hanno inviato ai ribelli (violando le Risoluzioni dell’Onu anche se nessuno lo dice) hanno favorito e alimentato questi traffici. Continua

In fuga da Abyei (Credits: AP Photo/UNMIS, Stuart Price)

Colpi di artiglieria pesante sono caduti su diversi quartieri di Kadugli, capitale dello Stato del Sud Kordofan, dove da due giorni l’esercito di Khartoum ed ex ribelli del Sud Sudan si stanno dando battaglia. Bilancio: almeno 6 morti e diversi feriti.
Continua
- giamp
- Giovedì 9 Giugno 2011

Soldati dell'esercito sud sudanese ad Abyei (Credits: AP Photo/UNMIS, Tim McKulka)

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha, con un comunicato, duramente criticato sia il governo sudanese di Karthoum che le autorità del Sud Sudan, vicino all’indipendenza del 9 luglio.
La situazione nella zona di confine di Abyei viene definita ”estremamente pericolosa”.
Continua
- giamp
- Martedì 24 Maggio 2011

Membri del Sudan People's Liberation Army (Credits: AP Photo/UNMIS, Tim McKulka, HO)
Milizie guidate dal Generale George Athor hanno compiuto nei giorni scorsi incursioni a Malakal, capitale dello Stato dell’Alto Nilo, regione del Sud Sudan al confine con il Nord. L’esercito del Sud (SPLA, ex movimento ribelle) è da settimane impegnato a rintuzzare gli attacchi di vari gruppi armati nella regione. Decine e decine i morti solo negli ultimi giorni.
Continua
- giamp
- Mercoledì 16 Marzo 2011


(Credits: Ap Photo/Pete Muller)
di Gianni Castellaneta *
Comunque vada a finire, il referendum iniziato il 9 gennaio in Sud Sudan per determinare la scissione dal nord avrà profonde ripercussioni non solo nella più estesa nazione africana ma in tutta la regione. Prevista dagli accordi di pace del 2005, la consultazione sancirà verosimilmente la separazione del meridione a maggioranza cristiana e animista, con capitale Juba, dal settentrione arabo-musulmano con capitale Khartoum. Continua

Il Presidente sudanese Omar al-Beshir a Kharthoum (Credits: Afp Photo/Ebrahim Hamid)
La ”sharia”, la legge islamica, diventerà ”l’unica fonte della Costituzione” nel caso in cui il sud separasse dal nord in seguito al referendum del 9 gennaio. Lo ha detto il presidente del Sudan Omar el Bashir in un recente discorso pubblico.
Continua
- giamp
- Martedì 21 Dicembre 2010

Da sinistra, il leader del Jem Khalil Ibrahim e il fratello (Credits: AP Photo/Maneesh Bakshi)
180 soldati dell’esercito sudanese, originari del Darfur, hanno disertato per raggiungere i gruppi ribelli della loro regione. Lo ha riferito Ahmed Hussein, il portavoce del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza, il Jem (Justice and Equality Movement): “Circa 180 soldati hanno raggiunto il nostro movimento”.
“I militari sono di base a Edd el-Fursan (nel sud del Darfur) e originari della tribù arabe di Bani Halba”. L’esercito sudanese non ha finora commentato la delicatissima notizia.
Proprio mentre si avvicina l’importante scadenza elettorale (il 9 gennaio il referendum per l’indipendenza del sud Sudan), Karthoum deve infatti fronteggiare la possibilità che il fronte in Darfur si riapra violentemente.
Il Jem, il più importante e forte gruppo ribelle della regione sta in queste settimane cercando di convincere i leader arabi locali di unirsi alla lotta: “Abbiamo contattato diversi gruppi… vedremo la risposta nel corso dei prossimi giorni. Ma già, possiamo dire che abbiamo un forte sostegno presso gli arabi del sud Darfur”, ha affermato Ahmed Hussein, convinto che nelle prossime settimane le autorità sudanesi cercheranno di “liquidare” la ribellione, prima del 9 gennaio.
L’eventuale indipendenza del sud Sudan potrebbe infatti incoraggiare i gruppi ribelli del Darfur a riprendere le armi per arrivare anch’essi alla seccessione e dare nuova linfa alla lotta. Nel frattempo continua il giallo sui proitettili cinesi trovati in Darfur.
L’ultimo rapporto del Comitato di Esperti, che monitora il rispetto dell’embargo Onu (datato 2005) al Darfur è ora sulla scrivania della Commissione per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo il documento, tra le violazioni commesse dal governo di Khartoum, c’è il trasferimento non autorizzato di materiale militare e truppe in Darfur.
Fonti diplomatiche Onu citate dall’agenzia Reuters dicono che le conclusioni della commissione metteranno in serio imbarazzo la Cina, che nega di aver saputo che le armi fornite al Sudan sarebbero state usate in Darfur e che ha cercato nei giorni scorsi di impedire la pubblicazione del rapporto.
Il documento spiega che i marchi ritrovati sulla maggior parte dei 18 tipi di proiettili ritrovati sulle scene di attacchi contro le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana/Onu (missione Unamid) indicano che sono stati fabbricati in Cina.
Secondo alcuni diplomatici Onu, la Cina ha sostenuto che anche fabbricanti non cinesi avrebbero potuto usare marchi come quelli documentati dagli esperti, che però hanno a loro volta fornito altre prove che mettono in dubbio le spiegazioni cinesi.
Il rapporto dice anche però che gli stessi esperti non hanno prove che la Cina abbia trasferito munizioni al governo di Karthoum o ad “altri attori” sapendo che sarebbero state trasferite in Darfur.
Dopo aver protestato contro la pubblicazione del rapporto, la Cina ha comunque promesso di indagare sulle modalità con le quali le munizioni sono finite in Darfur. Karthoum ha invece fatto sapere che farà dichiarazioni solo dopo la pubblicazione del rapporto stesso.
- giamp
- Sabato 30 Ottobre 2010

Omar al Bashir (Credits: AFP/Ebrahim Hamid)
Mentre la scadenza del referendum sull’indipendenza del Sud Sudan del 9 gennaio si avvicina, si rincorrono dichiarazioni politiche di segno opposto da parte della dirigenza sudanese.
Tre giorni fa il ministro della Difesa sudanese, Abdul-Rahim Hussein, aveva ipotizzato uno slittamento della data, se non venissero risolte le questioni ancora pendenti fra il governo di Khartoum e le autorità del Sudan meridionale.
Continua
- giamp
- Giovedì 21 Ottobre 2010
Gli ultimi commenti