
Operai cinesi alla catena di montaggio (Credits: AP Photo/Kin Cheung)

La stampa non sempre ne parla, ma le proteste degli operai cinesi da quando è iniziata la crisi economica non si sono mai fermate. Anzi, ad essere precisi la situazione è decisamente peggiorata. Per vari motivi: Continua

Lo stabilimento Foxconn a Shenzhen (Credits: Ansa)
DIARIO DAL WEB - Sono saliti a nove i suicidi compiuti nella fabbrica degli orrori di Shenzhen. E avrebbero potuto diventare undici se due operai non fossero sopravvissuti al tentato omicidio. Il presidente dell’azienda taiwanese Foxconn, in cui vengono assemblati i prodotti Apple e altri dispositivi elettronici di Taiwan, ha promesso di occuparsi personalmente della questione, anche perché negli ultimi giorni si sono fatte sempre più insistenti le voci che ipotizzano che la catena dei suicidi sia stata innescata dal trattamento disumano cui sono sottoposti i dipendenti.
Già nel 2006 Apple aveva avviato un’indagine che non aveva portato ad alcuna conclusione certa, e aveva minacciato di abbandonare l’azienda partner nel caso in cui fosse stato confermato il mancato rispetto dei codici di condotta occidentali. Per salvare la faccia, Foxconn ha messo a disposizione dei dipendenti un centro assistenza e uno staff medico, ma non è detto che queste iniziative basteranno a riportare l’armonia nel complesso industriale del Guangdong.
Caso Foxconn: i commenti della stampa cinese (China Daily)
Suicidi a catena: il caso France Telecom
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da tre anni come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per
sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

Il Tsing Ma Bridge a Hong Kong
A differenza dei dirimpettai giapponesi, che di solito scelgono per togliersi la vita luoghi con un’atmosfera mistica come la famosa foresta di Aokigahara sul monte Fuji, in Cina gli aspiranti suicidi preferiscono una via più prosaica ed efficace: gettarsi in un fiume. Continua
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