
(Credits: Isaf/Pio Herat)
L’arrivo di un “tecnico” quale l’ammiraglio Giampaolo Di Paola al vertice del Ministero della Difesa potrebbe imprimere una svolta quanto mai necessaria alla comunicazione militare, specie riguardo alle operazioni oltremare. Una necessità evidenziata dalla rigida censura posta durante la guerra in Libia e anche dai fatti dei giorni scorsi. Dall’Afghanistan giungono notizie spesso al limite del ridicolo, dalla festa con i figli degli afghani che lavorano dentro la base italiana a Herat alle donazioni di penne e quaderni agli orfanotrofi. Notizia che nessun giornale pubblica e di nessun interesse mentre scontri, operazioni e talebani uccisi, episodi che accadono con frequenza quasi quotidiana, spesso non vengono resi noti in assenza di feriti tra i nostri soldati.
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

(Credits: Gianandrea Gaiani)
Una tempesta in un bicchier d’acqua. Si è risolto in un flop il dibattito parlamentare sulla missione in Afghanistan nel quale si doveva discutere sulla possibilità di dotare di bombe gli aerei della nostra Aeronautica.
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Un militare in Afghanistan durante un pattugliamento (Credits: Ansa)
L’Italia non ha mai brillato per trasparenza nel rendere noti i dettagli dei combattimenti sostenuti dai nostri soldati in Iraq e Afghanistan. Una regola ancora più rigida quando si tratta di azioni militari condotte dalle forze speciali come quella nella quale, nei pressi di Bala Murghab, tre nostri militari sono rimasti feriti venerdì.
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
Cortesi apprezzamenti ma nervose rettifiche hanno accolto in Italia le dichiarazioni sul contingente italiano in Afghanistan del generale Stanley McChrystal, comandante delle forze alleate a Kabul intervistato sabato dal Corriere della Sera.
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Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

A differenza dei caduti, i cui nomi e volti restano impressi a lungo nella nostra memoria grazie alla vasta eco mediatica che si sviluppa intorno ai funerali solenni, i veri eroi “di guerra” italiani restano sempre (o quasi) degli sconosciuti. Una delle poche situazioni che offrono un po’ di visibilità a nomi e gesta degli eroi italiani che si sono distinti sul terreno è rappresentata dalla consegna delle decorazioni, croci e medaglie attribuite dall’Italia a chi si è distinto sui campi di battaglia. Il 4 novembre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una cerimonia al Quirinale ha consegnato le decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia a sei ufficiali e sottufficiali delle Forze armate che si sono particolarmente distinti in Iraq e Afghanistan. Continua
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