
(Credits: Epa/Abdurrahman Antakyali)

In Turchia sono momenti drammatici. Le squadre di soccorso scavano freneticamente nell’area di Van, squassata dal devastante terremoto che ha colpito la regione a Est del Paese, a pochi chilometri dal confine con l’Iran. Finora sono 217 i morti accertati, ma se ne temono più di 1.000. Israele offre il suo aiuto, ma Ankara risponde “no, grazie”.
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Washington (Credits: LaPresse/Charles Dharapak)

L’avete sentito? Ya feel it (come chiedeva l‘Huffington Post, come se il terremoto fosse un lontanissimo parente che torna a fare visita dopo che ti eri dimenticato della sua esistenza)? L’avete sentita la scossa? E chi non l’ha avvertita quella scudisciata della terra che per diversi secondi ha fatto tremare i palazzi a Washington, ha spinto per le strade la gente di New York, ha distolto dall’attenzione sulla Libia e sulla prossima partita di golf Barack Obama nel suo buen retiro di Martha’s Vineyard. Continua

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A due mesi di distanza dal terribile terremoto dell’11 marzo, i giapponesi non hanno ancora perso le speranze. La situazione resta instabile, l’economia è sempre più in difficoltà, gli sfollati continuano a vivere nei centri di accoglienza, e i rifornimenti di generi alimentari, materie prime e risorse energetiche restano irregolari.
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(Credits: Epa/Asahi Shimbun)

Sono due gli aggiornamenti che, oggi, ci portano a mettere in discussione l’efficienza dei soccorsi giapponesi relativamente alla messa in sicurezza delle centrali di Fukushima rimaste significativamente danneggiate dal terremoto e dallo tsunami dello scorso marzo. Anzitutto la Tepco ha riconosciuto che ci vorrà almeno un anno prima di poter finalmente affermare che la situazione è davvero sotto controllo. Inoltre, le autorità sanitarie del Sol Levante si sono inaspettatamente rifiutate di adottare una serie di misure che, secondo alcuni esperti, permetterebbero di ridurre alcuni rischi legati alla contaminazione per la popolazione e per gli operatori che da più di un mese stanno lavorando all’interno degli impianti. Questo nonostante siano state rinvenute tracce di iodio nel latte materno di quattro donne ad est di Tokyo. Continua

(Credits: Ap Foto/ Air Photo Service)

Fukushima come Chernobyl. Il Giappone ha portato a 7 il livello di rischio radiazioni della centrale nucleare, dove la situazione continua ad essere di massima allerta, tra nuovi incendi e scosse sismiche che rallentano le operazioni di messa in sicurezza.
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(Credits: Ap Foto/Yomiuri Shimbun, Koichi Nakamura)

Il Giappone rivive l’incubo di una contaminazione nucleare. Dopo la nuova scossa di terremoto di magnitudo 7.4 che ieri ha scosso il Paese, Tokyo ha diffuso la notizia che nella centrale nucleare di Onagawa c’è stata una fuoriuscita di acqua radioattiva dalle vasche.
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(Credits: kikapress)
A poco meno di un mese dal terribile sisma e dal successivo tsunami che hanno colpito la zona nordorientale del Giappone lo scorso 11 marzo, il Paese rivive la stessa paura. Poche ore fa, infatti, al largo delle coste di Honshu, a 40 chilometri di profondità, e a circa 140 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima e a 100 da Sendai, è stata avvertita una nuova fortissima scossa di terremoto.
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(Credits: Epa/Asahi Shimbun)

Il Giappone è in difficoltà: nell’area attorno a Fukushima le ultime rilevazioni della Tepco, la società che si occupa della gestione delle centrali nucleari, parlano di un tasso di iodio radioattivo 10.000 volte superiore al limite legale registrato in mare. Un tasso che in poche ore è cresciuto alla velocità della luce, visto che appena cinque giorni fa superava i limiti tollerabili di “solo” 1.250 volte, e ieri di 4.385.
Il premier Naoto Kan ha cercato di rassicurare la popolazione promettendo che la centrale di Fukushima verrà smantellata e che al più presto saranno rivisti i piani di costruzione di nuove centrali. Nel frattempo Continua
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