
Militari nella Prefettura di Ganzi (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Capire cosa stia davvero succedendo nel Sichuan non è facile. Le ricostruzioni diffuse dall’agenzia di stampa cinese Xinhua naturalmente non coincidono ne’ con quelle dei rappresentanti del Governo tibetano in esilio ne’ con quelle di molte Ong che vantano contatti affidabili anche nelle aree più instabili della Repubblica popolare. I primi raccontano di essere stati costretti ad aprire il fuoco contro “una folla scalmanata che, senza ragione, ha assaltato munita di pietre e coltelli negozi e stazioni di polizia nella prefettura del Ganzi”, la porzione del Sichuan più vicina al Tibet e, proprio per questa ragione, abitata da una significativa minoranza buddista. Le versioni delle Ong parlano invece di un attacco violento e ingiustificato della polizia cinese ai danni di un gruppo di manifestanti sorpresi a distribuire volantini “sovversivi” Continua

Posto di blocco nel Sichuan (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Continua a salire la tensione nel Sichuan. Forse nel tentativo disperato di fermare
l’ennesima immolazione di monaci tibetani, ieri mattina la polizia ha aperto il fuoco su un gruppo improvvisato di manifestanti sorpresi a distribuire volantini “sovversivi” nei quali veniva rivendicata la libertà del Tibet. In base alle notizie riportate dall’Ong Free Tibet, nella sparatoria una persona sarebbe rimasta uccisa (Yonte, 49 anni. Colpito, sembra, da una pallottola alla tempia) e altre trenta sarebbero state ferite. Altre ricostruzioni parlano di tre morti. Altre ancora di sei.
Se così fosse, si tratterebbe certamente dell’episodio “più sanguinario” dalle proteste del 2008. Continua

L'immolazione della suora buddista Palden Choetso (Credits: (AP Photo/Students For A Free Tibet via APTN)

Nyage Sonamdrugyu, 42 anni, domenica mattina all’alba si è tolto la vita dandosi fuoco. Un atto disperato che lo accomuna a quello compiuto da altri quindici, tra fedeli e religiosi buddisti, che in poco meno di un anno hanno scelto di protestare contro un’occupazione cinese sempre più inumana e intollerabile rinunciando alla loro stessa vita. Due appena due giorni prima, nel Sichuan, prefettura di Aba. Continua

(Credits: AP Photo/Ashwini Bhatia)
E’ possibile che dopo la denuncia del Dalai Lama dell’ennesimo genocidio perpetrato dal Partito comunista cinese ai danni della minoranza tibetana l’Occidente si sia accorto che l’oppressione cinese sta divetando sempre più dura. Nel Sichuan, una provincia della Repubblica popolare che ospita una significativa minoranza tibetana e che da tempo chiede inutilmente di essere riunita al Tibet, dall’inizio dell’anno più di dieci monaci e suore buddisti si sono dati fuoco. Molti hanno perso la vita, ma alcuni si sono salvati perché trasportati immediatamente in ospedale.
E’ evidente che il 16 marzo scorso i religiosi del Sichuan non hanno iniziato questa protesta con la pretesa di riuscire a convincere Pechino a concedere loro un po’ di libertà, ma per farsi notare dall’Occidente Continua

Esercito cinese (Credits: LaPresse)

“Per uno scrittore la punizione più grande è non poter tornare nel paese che fa da sfondo alle proprie storie”: è questa la grande paura di Ma Jian, dissidente cinese che dopo aver dipinto per anni poster di propaganda e aver lavorato come reporter per una rivista del partito, dopo un viaggio solitario di tre anni alla scoperta degli angoli più remoti della Repubblica popolare, viene condannato dal governo e costretto all’esilio per aver pubblicato una raccolta di racconti sul Tibet (Tira fuori la lingua). Continua

Lobsang Sengay (AP Photo/Ashwini Bhatia)

Così
come era stato previsto, sarà il guirista
Lobsang Sangay, 42 anni, la nuova
guida politica del Tibet. Il docente di Harvard nato e vissuto in esilio ha raccolto 27.051 preferenze, pari al 55% dei voti, nelle
elezioni volute e organizzate dal
Dalai Lama per ”garantire ai tibetani una nuova
guida politica, un riferimento affidabile e legittimo per il prossimo futuro, soprattutto quando lo stesso
Tenzin Gyatso non riuscirà più ad essere così attivo”. Degli 83.400 tibetani con il diritto di volo, ben 49.000 sono riusciti a esprimere la propria preferenza.
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Cina: una chiesa a Wenqiao (Credits: LaPresse)

Pur consapevoli che la tutela della libertà di culto resterà ancora a lungo un tabù per il governo della Repubblica popolare, molti cinesi pensavano di essere riusciti a trovare un modo per convivere con il rispettivo credo nascondendo alle autorità i luoghi e i momenti di preghiera. E dimostrando di non rappresentare alcuna minaccia per il potere, negli ultimi anni alcuni gruppi di fedeli taoisti, buddisti, islamici e persino cristiani sono riusciti a professare in privato la propria fede senza essere perseguitati con violenza come è successo in passato. Nelle ultime settimane, però, buddisti e cristiani si sono resi conto che, purtroppo, in Cina sul piano della tolleranza tutto può cambiare. Anche all’improvviso e, apparentemente, senza motivo. Continua

(Credits: Epa/Divyakant Solanki)

Dopo Africa del Nord e Medio Oriente, anche il Tibet porta avanti, con successo, la sua rivoluzione. Il Dalai Lama è infatti riuscito a convincere i tibetani che sia finalmente arrivato il momento di scegliere un nuovo leader politico che li aiuti a portare avanti la loro lotta per l’indipendenza. Si tratta di un cambiamento epocale per un paese che ha sempre creduto nella reincarnazione del Lama e completamente disabituato all’idea di scegliere un leader tramite libere elezioni. Ma anche di una provocazione forte per il vicino cinese, Continua
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