
di Matteo Colombo
Giovedì 19 gennaio lungo Istiklal Caddesi, uno dei grandi viali di Istanbul, erano in decine di migliaia. Volevano ricordare il giornalista di origine armena Hrant Dink, ucciso proprio lì, davanti alla sede del suo settimanale Agos cinque anni fa da un ultranazionalista turco. Ma volevano anche protestare contro la sentenza pronunciata la scorsa settimana da un tribunale della megalopoli a cavallo tra Europa e Asia che ha, sì, stabilito che l’uccisione di Dink è stata pianificata da Yasin Hayal ed è stata commessa da Ogun Samast, due estremisti, però ha assolto gli altri 19 imputati, indicati da Samast come membri del suo gruppo terrorista ultranazionalista. Continua

(Credits: Epa/Philippe Wojazer)
Mentre Ankara promette fuoco e fiamme e richiama in Turchia il suo ambasciatore a Parigi, dopo l’approvazione in Senato della legge che punisce penalmente chi nega il genocidio armeno, in Armenia si festeggia. A Yerevan un bimbo è stato battezzato Sarkozy Avetisian, in onore del presidente francese.
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(Credits: Epa/Ian Langsdon)

Il senato francese ha approvato la legge che punisce il negazionismo del genocidio armeno del 1915-1917 (morirono circa 1 milione e 500 mila armeni, uccisi dai militari della Gioventù turca) e ad Ankara esplode la rabbia. Il premier Erdogan fa sapere che entro oggi la Turchia adotterà nuove misure contro Parigi, per reagire allo schiaffo del Parlamento francese.
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(Credits: Epa/Amel Pain)

Mentre Damasco continua a essere scossa da scontri tra attivisti anti-Assad e forze di sicureza del regime, il governo siriano respinge al mittente la proposta della Lega araba, per un’uscita pacifica dal conflitto, sulla falsariga del passo indietro del presidente Saleh in Yemen.
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(Credits: Ansa/Claudio Reyes)

Fergie è di nuovo nei guai. La duchessa di York, al secolo Sarah Ferguson ex moglie del principe Andrea, rischia 20 anni di carcere in Turchia per aver filmato i bambini disabili in un orfanotrofio e utilizzato quelle immagini per un’inchiesta televisiva su un canale britannico.
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(Credits: Afp)
Dopo le vittorie degli islamisti in Egitto e Tunisia si è parlato molto di “modello turco” per il Medio Oriente. La speranza degli occidentali è che le giovani democrazie arabe riescano, come ha fatto Ankara, a conciliare un’azione politica ispirata ai valori dell’Islam con la democrazia. La Turchia, un Paese che cresce del 9% l’anno, ed è considerato il migliore esempio di Stato moderno e pluralista dell’area.
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(Credits: Ap Photo)

35 morti in fila per terra al confine con l’Iraq e le scuse per un errore tecnico. Secondo l’operazione militare autorizzata dal premier Erdogan, avrebbero dovuto essere colpiti uomini appartenenti al Pkk, il partito indipendentista curdo, nella lista nera del terrorismo per la Turchia, gli Usa e l’Ue. Ma, invece, erano tutti semplici civili. E adesso il Pkk chiama alla lotta armata contro Ankara.
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Un missile antimissile Aster 30 (Credits: MBDA)
La Turchia, già oggi una potenza militare di tutto rispetto, sembra puntare allo status di “grande potenza” dotandosi di uno scudo antimissile nazionale. Ankara sta allargando la sua influenza in un’area vastissima che va dal Mediterraneo all’Asia Centrale ex sovietica, dal Nord Africa al Medio Oriente. E’ stata protagonista nella guerra a Gheddafi e nelle rivoluzioni della Primavera araba, sostiene la rivolta in Siria e sul piano militare addestra i soldati ribelli che combattono il regime di Assad. Attua da anni una forte penetrazione nelle repubbliche ex sovietiche dove prima del russo si parlava il turco ed esercita una forte politica di contrasto a Israele col sostegno ad Hamas a Gaza e l’ostilità allo sfruttamento da parte di Gerusalemme dei giacimenti di gas rinvenuto nelle acque tra lo Stato ebraico, Cipro e il Libano.
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