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I pescatori protestano, ma il mare si svuota - L’ANALISI

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  • Tags: Greenpeace, pesca, pescatori, tonno rosso, ue, wwf
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(Credits: ANSA/Massimo Percossi)

(Credits: ANSA/Massimo Percossi)

Franca RoiattiI pescatori italiani si sono dati appuntamento davanti a Montecitorio. Anche loro per protestare, tra momenti di forte tensione, contro una crisi che li “affonda”. Ce l’hanno contro il galoppante costo del carburante, e con la riforma della pesca approvata dall’Unione Europea, che prevede tra le altre cose un’odiatissima licenza a punti. Chi infrange le regole si vede decurtare i punti come sulla patente, e chi sgarra troppo deve dire addio alla licenza. Continua

  • froiatti
  • Mercoledì 25 Gennaio 2012

Dopo lo strappo di Cameron, per i bookmaker la permanenza britannica nella Ue è a rischio

OkNotizie

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  • Tags: 10 a 1 che..., bookie, bookmaker, David-Cameron, euro, europa, inghilterra, Nick Clegg, scommesse, ue
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(Credits: AP Photo/Carl de Souza)

(Credits: AP Photo/Carl de Souza)

strip-10a1che1 La sindrome da “splendido isolamento” tanto cara agli inglesi, oltre a dividere commentatori politici e opinione pubblica, ha scatenato anche l’appetito dei bookmaker d’Oltremanica, da sempre abituati a scommettere sulle sorti del governo di Sua maestà. Continua

  • gianluca.ferraris
  • Lunedì 12 Dicembre 2011

Sanzioni all’Iran: chi ci guadagna da questa escalation? - L’ANALISI

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  • Tags: il mio iran, Iran, Iran sanzioni, sanzioni, ue
  • 4 commenti
(Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)

(Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)

Farian SabahiL’Unione Europea ha imposto ulteriori sanzioni all’Iran, l’Italia ha richiamato per consultazioni l’ambasciatore a Teheran. Entro gennaio Bruxelles potrebbe imporre l’embargo al petrolio iraniano, facendo salire i prezzi del petrolio in modo esponenziale.

Continua

  • farian
  • Venerdì 2 Dicembre 2011

Immigrazione dall’ex Jugoslavia: la trappola Schengen

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  • Tags: Albania, asilo politico, immigrazione, Kosovo, macedonia, Montenegro, noi e loro, serbia, ue, visti
  • 3 commenti
Festeggiamenti a Skopje lo scorso 18 dicembre in occasione dell'annullamento dei visti (credits: LaPresse)

Festeggiamenti a Skopje lo scorso 18 dicembre in occasione dell'annullamento dei visti (credits: LaPresse)

Da alcuni mesi, l’Unione europea è più vicina per i cittadini ex jugoslavi di Serbia, Montenegro e Macedonia, che dallo scorso 19 dicembre possono entrare nell’area Schengen (tutti gli Stati membri dell’Ue ad eccezione di Gran Bretagna e Irlanda, più Svizzera, Norvegia e Islanda) senza visto. La soppressione dei visti per i cittadini serbi, montenegrini e macedoni che vogliono recarsi nell’Unione Europea si è però tradotta però in un’esplosione delle domande di asilo. Continua

  • giamp
  • Mercoledì 24 Marzo 2010

I nazionalisti oltremanica: “Con l’Islam non c’è integrazione possibile”

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  • Tags: bnp, giuseppe-desantis, strasburgo, ue
  • Un commento

La vittoria del Bnp

Festeggiamenti per la vittoria del Bnp alle elezioni europee. Sulla destra, Nick Griffin

C’è un po’ di Calabria nel British national party, la formazione politica inglese che ha conquistato due seggi al Parlamento europeo con le sue dichiarazioni ultranazionaliste e anti-islamiche. Il catanzarese Giuseppe de Santis, infatti, ne è un membro dal 2006. Panorama.it lo ha intervistato.

Con chi si potrebbe alleare il Bnp a Strasburgo?
Serve un numero minimo per formare un gruppo: siamo aperti al dialogo. Abbiamo contatti con gli ungheresi di Jobbik e, di recente, anche con gli olandesi di Geert Wilders. Ma dobbiamo vedere se avremo i numeri per farlo.

Quali saranno i temi forti al Parlamento europeo?
Siamo contro l’immigrazione e sosteniamo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Useremo l’Assemblea per mostrare la corruzione e la natura autoritaria del Parlamento europeo. Gli altri Paesi dell’Ue hanno svenduto la sovranità inglese: l’80 per cento delle leggi, ormai, viene deciso a Strasburgo. E poi tenteremo di opporci alle decisioni dell’Ue.

C’è spazio per una convivenza con l’islam?
Vogliamo difendere l’identità cristiana della Gran Bretagna. Per il Corano, però, esiste una sola legge, la legge di Dio. Non c’è alcuna possibilità di integrazione.

In Italia a chi vi sentite vicini?
Per esempio, a Roberto Fiore (segretario nazionale di Forza Nuova, ndr), un amico di Nick Griffin (leader del Bnp). Si sono conosciuti quando Fiore è venuto in Gran Bretagna. Ma Forza nuova non è al Parlamento europeo.

Perché ha scelto di entrare nel Bnp?
Nel 2006 Griffin, durante un discorso in un pub, aveva definito l’islam “una religione malefica”. La Bbc ha ripreso la notizia. E la polizia lo ha arrestato per incitamento all’odio razziale. Negando la libertà di espressione come in una dittatura sudamericana. Allora, ho deciso di entrare nel Bnp.

  • luca.delloiacovo
  • Venerdì 12 Giugno 2009

Lanciato il missile nordcoreano. Convocato il consiglio Onu

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  • Tags: Corea del Nord, missili, Pyongyang, ue, Usa
  • 2 commenti

Kim Jong-il

Kim Jong-il, leader della Corea Del Nord

Per ora “Rocket man” ha vinto: l’uomo dei missili, il presidente nordcoreano Kim Jong-il, è riuscito a diffondere l’allarme nella comunità internazionale. Pyongyang ha definito il lancio del nuovo razzo strategico “un successo” (anche se per il regime comunista si è trattato solo di un vettore che doveva mettere in orbita un satellite per le telecomunicazioni). Secondo l’agenzia stampa della Corea del Nord Kcna, il lancio “è avvenuto alle 11.20 del mattino, mentre il satellite è entrato in orbita due secondi dopo le 11.29 del mattino”. Secondo il ministero della Difesa nipponico, il razzo ha oltrepassato il territorio giapponese “senza che sia stato necessario intercettarlo”: la prima parte è caduta nel Mar del Giappone, 280 chilometri ad est della costa nipponica. Quanto alla seconda sezione, il ministero ne ha seguito il tragitto verso il Pacifico, fino a 2.100 chilometri di distanza dalla terra ferma e poi lo ha perso. Giappone e Corea del Sud hanno condannano duramente l’azione del regime comunista e, d’intesa con gli Usa, hanno chiesto e ottenuto la convocazione d’urgenza del Consiglio di sicurezza (le ore 15 di oggi, le 21 in Italia), “per consultazioni” in relazione alla questione “non proliferazione/Corea del Nord”.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha detto che si tratta di “una chiara violazione delle norme dell’Onu” e che Pyongyang “si è ulteriormente isolata dalla comunità delle nazioni”. Il capo di Stato degli Usa si trova a Praga per il vertice Usa-Ue: ha sottolineato che lo sviluppo del programma missilistico nord coreano “pone una minaccia alla sicurezza della regione del nord-est asiatico e alla pace e sicurezza internazionali”. Ma da Praga Obama lancia una nuova, più ambiziosa battaglia: smantellare gli armamenti atomici dal mondo. Dalla piazza centrale della capitale ceca proporrà misure per “ridurre e in futuro eliminare gli arsenali nucleari, fermare la proliferazione delle armi nucleari e impedire che i terroristi acquisiscano armi o materiali nucleari”. E non a caso Obama ha detto che il lancio conferma l’agenda di una “non proliferazione nucleare”. La storica iniziativa, anticipata da fonti della Casa Bianca, era già stata preannunciata dallo stesso Obama a Strasburgo, a margine del vertice della Nato, dinanzi a una folta platea di studenti francesi e tedeschi.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, si è rammaricato che la Corea del Nord abbia deciso di procedere al lancio del razzo, auspicando tuttavia la ripresa del “dialogo a Sei” (i negoziati sul disarmo nucleare di Pyongyang cui partecipano Usa, le due Coree, Russia, Giappone e Cina), per “ricostruire la fiducia e il ripristino del dialogo”. E mentre anche l’Unione europea condanna “fermamente” il lancio, Mosca e Pechino invitano tutte le parti alla “calma” e alla prudenza, in modo che non si inneschi un’escalation di tensione nella penisola coreana.

  • redazione
  • Domenica 5 Aprile 2009

La Ue guarda in faccia la crisi. A partire dall’Est

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  • Tags: crisi, Est, europa, ue, Unione
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berlusark

Berlusconi e Sarkozy a Bruxelles

In uno dei momenti più difficili della sua storia, l’Unione Europea è chiamata a fronteggiare una crisi economica senza precedenti da quando i paesi che la compongono sono 27. E sono soprattutto i nuovi entrati, quelli dell’Est in primis, a vedersela più brutta. Ma non solo loro: Irlanda e Grecia sono sull’orlo del tracollo. Per questo il vertice di oggi a Bruxelles dei primi ministri è stato preceduto da un pre-vertice cui hanno preso parte nove capi di governo di Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania e Lettonia, con il presidente della Commissione José Barroso. L’Ungheria ha proposto la creazione di un Programma europeo di stabilizzazione e integrazione (Esip), nell’ambito degli strumenti del bilancio europeo, la cui dotazione dovrebbe aggirarsi inizialmente in 160-190 miliardi di euro.
Dall’Esip i 12 paesi dell’ex blocco comunista (oltre a Croazia e Ucraina, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Republica ceca, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia e Lituania) potrebbero attingere per finanziamenti a breve termine per i governi, la ristrutturazione coordinata del debito privato, la ricapitalizzazione delle banche e nuova liquidità per le imprese in difficoltà. “Non facciamo scendere una nuova cortina di ferro” ha detto il premier ungherese Gyurcsany. Ma alla fine il piano non è stato adottato dai nove paesi, per l’opposizione della Polonia: ”Siamo contrari perché rappresenta un’ eccessiva drammatizzazione della situazione e mette tutti gli stati membri dell’est Europa in un’unica categoria, sbagliando”, ha detto il ministro polacco agli affari europei, Mikolaj Dowgielewicz. Al termine della riunione, il presidente della Polonia Donald Tusk ha fatto appello alla “solidarietà europea” e a “rifiutare il protezionismo” e ad agire “con uno spirito coordinato”. “Solo una risposta unita e senza divisioni può permetterci di superare questo momento di grave difficoltà” ha aggiunto Barroso.
Il vertice informale dei 27 però è iniziato con un’assenza pesante: la cancelliera Angela Merkel, rappresentante della più grande economia europea, è arrivata con due ore di ritardo per problemi al suo aereo che ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza. Non è quindi comparsa nella affollata foto ufficiale.
I colloqui di oggi sono importanti per definire una strategia comune a livello europeo da portare al prossimo G-20 di Londra, dove parteciperà per la prima volta il nuovo presidente americano. Barack Obama, ha annunciato il premier ceco Martin Topolanek, verrà in Europa a Praga il 5 aprile prossimo.
Nel documento conclusivo, secondo le bozze già circolate, i paesi membri dell’Ue hanno riaffermato la necessità di utilizzare al massimo le potenzialità del mercato unico quale motore per sostenere la ripresa e l’occupazione. Inoltre, è stato sottolineato quanto sia cruciale sbloccare i canali del credito per dare efficacia agli impulsi all’economia dati dai governi attraverso le politiche di bilancio. “L’Ecofin”, c’è scritto, “monitorerà la situazione e predisporrà possibili azioni concrete” attraverso un approccio “caso per caso”.  Nel documento però mancano accenni concreti alle politiche comuni da attuare per risollevare la situazione dei paesi ex comunisti. E non c’è neanche, (lo aveva chiesto Sarkozy) un piano di misure comuni di sostegno al settore automobilistico, che in Europa occupa un totale di 12 milioni di persone: ci si limita al sostegno agli incentivi decisi dai singoli Stati. Ma Angela Merkel ha annunciato che chiederà un maggiore sostegno dalla Banca europea degli investimenti per le auto. La Bei, secondo indiscrezioni, potrebbe presto raddoppiare - portandoli a 8 miliardi di euro - i fondi destinati a prestiti per le industrie automobilistiche europee nel biennio 2009-2010. Nicolas Sarkozy ha invece annunciato che “Il vertice ha dato il via libera alla determinazione di un accordo sulla soluzione del problema degli asset tossici”. L’accordo, ha spiegato l’inquilino dell’Eliseo, garantisce ad ogni paese Ue “grande flessibilità nell’identificare gli asset da trattare” ma, allo stesso tempo, “fissa delle linee guida per assicurare il buon funzionamento del mercato interno”. LEGGI ANCHE:  Sommosse, gli effetti collaterali della crisi europea

  • emanuele rossi
  • Domenica 1 Marzo 2009

Amianto, 500mila i morti annunciati per i primi trent’anni del secolo. E la Ue non fa nulla

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  • Tags: amianto, ue
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Amianto-Flickr

I numeri sono allarmanti: 90.000 morti l’anno secondo la rivista scientifica The Lancet; 500.000 quelli annunciati per la sola Europa nei primi 30 anni del XXI secolo. Eppure non sono bastate queste cifre, terrificanti, per convincere la Commissione europea ad imporre un divieto totale e definitivo sull’utilizzo dell’amianto, la cui pericolosità è legata a una serie di minerali letali per l’essere umano.
Queste sostanze finiscono in decine e decine di oggetti o strutture con le quali ogni giorno veniamo a contatto. Dai freni a disco ai tostapane, dai materiali da costruzione navale agli edifici privati e pubblici (come le scuole). La nocività dell’amianto è stata accertata dal 1906, ma ci sono voluti decenni per convincere alcuni governi a metterlo al bando. E la strada è ancora tutta in salita.
L’ultimo colpo di scena risale al 18 e 19 febbraio scorsi. A Bruxelles si doveva decidere per una regolamentazione sull’utilizzo di alcune sostanze chimiche sul mercato europeo (tra cui le fibre di amianto). Francia, Italia, Belgio e Paesi Bassi si sono pronunciati per un’immediata decisione in merito, ma la maggior parte dei rappresentanti degli Stati membri ha votato a favore di una deroga (rifacendosi a una decisione presa nel 2007 da un gruppo di lavoro della Direzione Generale Imprese della Commissione europea per prolungare, appunto, la derogazione sull’amianto). In sostanza: un nulla di fatto che lascia invariata la situazione e fa slittare le decisioni ad un momento ancora da definire.
“La deroga proposta dalla Commissione europea deve passare il vaglio del Parlamento Ue, che ha tempo sei mesi per pronunciarsi” spiega a Panorama.it Laurent Vogel, direttore del dipartimento Salute e sicurezza dell’Istituto sindacale europeo. “Di mezzo però ci sono le elezioni europee di giugno. E il rischio è quello di vedere i dibattiti prolungarsi in eterno. Se la deroga dovesse essere concessa, gli Stati membri chiederanno di fare di nuovo il punto della situazione nel 2012″. E visti i tempi della burocrazia europea, “rischiano di pronunciarsi in maniera definitiva non prima del 2015″.

Per Eric Jonckheere, fondatore della Abeva, associazione per sensibilizzare l’opinione pubblica al pericolo dell’amianto, la delusione è stata immensa. “Non posso credere che all’alba del XXI secolo ci siano governi europei disposti a piegarsi di fronte al mondo industriale su una vicenda così grave” ha spiega Jonckheere a Panorama.it. “Se questa deroga dovesse passare, ai 500.000 morti annunciati in Europa entro il 2030 se ne aggiungeranno altre decine di migliaia negli anni succesivi”, ha spiegato. “Io e la mia famiglia siamo cresciuti a Kapelle-Op-Den-Bos, dove mio padre lavorava come ingegnere della multinazionale belgo-svizzera Eternit, la stessa che ha mandato al macello i lavoratori di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia)” sottolinea Jonckheere, e aggiunge “L’amianto dell’Eternit ha spazzato via la mia famiglia”. Le confidenze di Jonckheere a Panorama.it sono preziose, perché illustrano gli effetti devastanti di un prodotto “che non uccide soltanto le persone che lavorano all’interno di una fabbrica, come mio padre, ma anche coloro che vi entrano in contatto. Sebbene non avesse mai lavorato nello stabilimento dell’Eternit, mia madre (morta nel 2000 all’età di 63 anni, ndr) è il primo caso in Belgio di vittima ambientale”. Dopo di lei, sono morti altri due fratelli: “il primo a 43 anni, il secondo un mese fa, 44 anni appena compiuti”.
È proprio il dolore per le perdite dei familiari che ha spinto Eric Jonckheere a fondare un’associazione senza scopo di lucro. “Con Abeva cerchiamo di sensibilizzare non soltanto l’opinione pubblica ma anche la nostra classe politica sui rischi di salute pubblica che l’amianto fa planare sui lavoratori e i cittadini. E cerchiamo di insistere sulla necessità di assistere le vittime di oggi e di domani. Pochi lo sanno, ma in futuro l’asbestosi farà più vittime del tabacco. Ecco perché la deroga che la Commissione europea intende concedere ai gruppi industriali va combattuta”.
La battaglia si annuncia lunga e difficile. Le multinazionali hanno il vento in poppa. “Dow Chemical, Solvay e Zachem possono contare sul supporto di altri tre gruppi industriali, due svedesi e un bulgaro” spiega Vogel. “Purtroppo le attività lobbyistiche hanno ridotto la capacità della Commissione a decidere in maniera indipendente”, come proverebbero anche fonti confidenziali. “Alcuni gruppi hanno speso somme importanti per la ricerca di materiali e di processi di sostituzione all’amianto” si legge tra i commenti rilasciati da esperti della Commissione a rappresentanti della società civile. “Dow (Chemical)” ad esempio, “ha speso 200 milioni di euro. La Commissione può prendere una misura di interdizione se è provato che esiste un rischio” nel caso della produzione di cloro. “Tuttavia, gli Stati, gli industriali e i sindacati sono d’accordo per dire che non vi è alcun rischio”. Non solo. “C’è chi, come Solvay, ha addirittura trovato un’alternativa all’amianto nei suoi stabilimenti americani, ma non in Europa!” tuona Jonckheere. “Oggi questi gruppi approfittano della crisi economica per dire che il passaggio a una produzione pulita costa troppo. Ma i governi non si rendono conto che i costi per curare nei prossimi anni i malati di tumore o di meotelioma saranno nettamente superiori!”.
La stessa Eternit, in base all’accusa del Procuratore della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello, dovrà rispondere del reato gravissimo di disastro ambientale doloso e inosservanza dolosa delle norme di sicurezza. In vista della prima udienza preliminare fissata il prossimo 6 aprile, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier (ex proprietari dell’Eternit) dovranno spiegare alla giustizia italiana decenni di indifferenza per la salute dei lavoratori di Eternit e confrontarsi con i parenti delle centinaia di vittime uccise dal mesotelioma. In tutto, 3.000 persone a cui il miliardario svizzero Schmidheiny è pronto a dare 60.000 euro a testa con la condizione che le famiglie non si costituiscano parte offesa.

Quella dell’amianto è una vicenda che dura ormai da troppo tempo. Il primo divieto europeo risale al 1999, quando una direttiva Ue vietò la produzione e l’introduzione sul mercato comunitario delle fibre serial-killer a partire dal 1 gennaio 2005. L’unica eccezione fu quella concessa ai diaframmi utilizzati per la fabbricazione del cloro. Questa deroga, limitata a tre anni (fino al 1 gennaio 2008), doveva essere transitoria, il tempo necessario per i gruppi industriali chiamati in causa di trovare alternative ‘pulite’ al processo di produzione. Da allora, la maggior parte delle multinazionali hanno trovato una soluzione, salvo tre: Dow Chemical (Stati Uniti), Solvay (Belgio) e Zachem (Polonia).
Oggi le prospettive sono torbide. Per Vogel, “gli Stati membri si sono dimostrati troppo compiacenti con il mondo dell’industria. A parte la Francia, appoggiata dal Belgio e dai Paesi Bassi, gli altri, a cominciare da Germania, Regno Unito e Polonia, non hanno fatto nulla per opporsi alla deroga, anzi”. E l’Italia? “Nelle riunioni di dicembre scorso gli esperti italiani mandati dal vostro ministero della Sanità mi sembravano molto incerti, anche perché non erano molto preparati. Da allora, le cose sono cambiate e l’Italia ha sostenuto la Francia”. Ma i conti rischiano comunque di essere salati. Oltre alla deroga sulla produzione e importazione, c’è in ballo la possibilità di introdurre sul mercato europeo materiali contenenti amianto e in uso prima del 1 gennaio 2005. “In questo caso” sottolinea Vogel, “la Commissione lascia a ogni Stato membro la libertà di concedere o meno delle deroghe”. Problema: “se la Polonia accetta l’importazione di materiale dalla Russia o dal Canada, ovvero dai due più grandi ‘produttori’ di amianto al mondo, c’è il rischio che questo materiale finisca sul mercato europeo, ivi incluso l’Italia”, spiega Vogel. Il che significa altre vittime supplementari tra i prossimi 20 o 40 anni.

Dal dopoguerra al 1992, anno in cui l’Italia ha deciso di vietare l’amianto, circa 3,7 milioni di tonnellate sono entrate nella composizione di oltre 3.000 prodotti diffusi nel nostro paese. L’effetto è quello di una bomba ad orologeria. Secondo gli pneumologi italiani, ogni anno, nel nostro Paese, 3.000 persone sono uccise da asbestosi (malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di amianto o asbesto): 1.000 per mesotelioma, 1.500 per tumore pulmonare, gli altri per tumori rintracciati in altri parti del corpo.
Nonostante questi dati, il lavoro da fare sulla via delle restrizioni all’utilizzo dell’amianto sembra ancora in una pericolosa fase di stallo.

  • joshua.massarenti
  • Mercoledì 25 Febbraio 2009
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