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[Elezioni Francia 2012]: François Hollande mette il turbo e resuscita la Gauche - L’ANALISI

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  • Tags: analisi, Carla, Elezioni Francia 2012, eliseo, François-Hollande, Mitterand, nicolas sarkozy, socialisti, ump, world news
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(Credits: Epa/Yoan Valat)

(Credits: Epa/Yoan Valat)

Anna Mazzone

“Vive la Gauche, vive la Republique, vive la France“. Si chiude così l’appassionato discorso di François Hollande, che apre ufficialmente la campagna elettorale per le presidenziali che si terranno tra tre mesi e lancia un guanto di sfida a Nicolas Sarkozy.

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  • anna.mazzone
  • Lunedì 23 Gennaio 2012

[Elezioni Francia 2012] La fiscalità francese, secondo il partito di Sarkozy

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  • Tags: Elezioni Francia 2012, elezioni presidenziali francesi 2012, fiscalità, francia, ici Paris, nicolas sarkozy, ump
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(Credits: LaPresse)

(Credits: LaPresse)

strip-ici-parisL’hanno voluto chiamare “appuntamento con il coraggio”, in realtà si tratta dell’inizio della campagna elettorale dell’Ump, il partito di Nicolas Sarkozy. I suoi, capeggiati dal segretario generale Jean-François Copé, si sono riuniti per presentare i progetti per il 2012, e l’accento è caduto inevitabilmente, in questo periodo di crisi, sulle riforme fiscali per raddrizzare i conti pubblici.
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  • giorgiacastagnoli
  • Giovedì 1 Dicembre 2011

Sarkozy festeggia i primi 100 giorni al potere: bilancio positivo

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  • Tags: castrazione-chimica, eliseo, francia, iraq, nicolas sarkozy, Rachida-Dati, sans-papiers, trattato-europeo, ump
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di Alberto Toscano - da Parigi

Il presidente francese Nicolas Sarkozy, 52 anni, compie oggi 23 agosto i 100 giorni da quando è entrato ufficialmente all’Eliseo per prendere il posto di Jacques Chirac, 74 anni. In questi numeri c’è già una parte del senso del cambiamento verificatosi in quell’occasione: 22 anni separano il vecchio dal nuovo inquilino del “castello”, come i francesi chiamano confidenzialmente il palazzo dell’Eliseo. Sarkozy ha fatto di tutto per sottolineare il cambiamento generazionale. Chirac è andato mestamente ad abitare con la moglie Bernadette in un appartamento del lungosenna davanti al Pont Neuf, proprio mentre il vigoroso Sarkozy alternava il suo frenetico lavoro con due periodi di vacanza, in maggio e in agosto, pagati da amici imprenditori: decisamente in Francia i presidenti e gli ex presidenti non disdegnano qualche cortese omaggio.

In questi cento giorni della Francia sarkozysta l’attività legislativa è stata intensa, davvero impressionante se si tien conto del fatto che il Parlamento ha cominciato a funzionare normalmente solo ai primi di luglio, visto che il suo ramo principale – l’Assemblea nazionale, il solo a essere eletto a suffragio universale diretto – è stato rinnovato con le elezioni legislative del 14 e del 21 giugno. La legge più significativa fatta approvare da Sarkozy è quella per l’eliminazione del carico fiscale sullo straordinario, che di fatto supera e manda in soffitta la legge socialista del 1998 sulle 35 ore. La durata legale della settimana lavorativa resta di 35 ore in Francia (caso rarissimo a livello mondiale), ma – mentre la legge socialista inaspriva la fiscalità sulle ore supplementari, quella di Sarkozy la cancella. Insomma, le aziende potranno – se lo vorranno – chiedere senza problemi ai propri dipendenti di lavorare in base al vecchio orario di 39 ore. Pagheranno qualcosa in più, ma non dovranno sobbarcarsi spese fiscali straordinarie.
Buoni consensi per i primi tre mesi del presidente francese |foto Ansa
Un’altra importantissima legge dell’epoca sarkozysta è quella sulla deducibilità degli interessi sui mutui relativi all’acquisto della prima casa, ma proprio lì c’è stato il primo (e per ora unico) scivolone di Sarkozy: il Consiglio costituzionale ha negato la retroattività delle disposizioni in questione, come sollecitava invece l’Eliseo. Sarkozy aveva bacchettato il ministro del Bilancio Eric Woeth, che aveva tentato di evitare tale retroattività. I saggi del Conseil constitutionnel hanno cassato la parte della legge che prevedeva appunto quel principio. Adesso i titolari di quei mutui sono incavolatissimi e il governo promette altre misure fiscali per accontentarli.

La giurista di 41 anni Rachida Dati.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Rachida Dati

Un altro dossier fondamentale dell’attività legislativa dell’epoca sarkozysta è quello della giustizia. Nelle prossime settimane la ministra guardasigilli Rachida Dati (il cui fratello è appena stato condannato a un anno di prigione, senza la condizionale, per spaccio di droga) presenterà al Parlamento una serie di leggi durissime contro la delinquenza e in particolare contro la recidiva nel caso di reati sessuali. Lo scontro con l’opposizione sarà aspro. Sarkozy ha cavalcato la tigre di una recentissima vicenda di cronaca (le violenze sessuali su un bambino di cinque anni, perpetrate da un pedofilo, appena rimesso in libertà) e ha promesso misure sulla “castrazione chimica” e sulla costruzione di ospedali-prigione. Sarkozy è stato fermissimo anche sul terreno dell’immigrazione, promettendo l’aumento delle espulsioni dei clandestini. Anche in questo caso un fatto di cronaca ha colpito l’opinione pubblica: il figlio di una coppia di “sans papiers” si è ferito gravemente cercando di fuggire di casa mentre la polizia veniva a prendere la famiglia per poi espellerla dalla Francia. Un gruppo di una cinquantina di “sans papiers” ha cominciato uno sciopero della fame, ma sono stati tutti fermati e adesso rischiano l’espulsione. Su questo terreno la linea dura di Sarkozy è evidente.

In politica estera l’avvicinamento di Sarkozy agli Stati Uniti è stato dimostrato dalla visita estiva del capo dello Stato francese alla casa di campagna della famiglia Bush nel Maine e dall’amichevole colloquio col presidente americano. Washington spera di ottenere il sostegno della Francia nella ricerca di una soluzione alla crisi irachena, ipotesi che è stata confortata dal viaggio a Baghdad del ministro degli Esteri Bernard Kouchner. Tuttavia quell’aiuto non sarà certamente gratuito: Sarkozy e Kouchner, che nel 2003 furono tra i politici francesi meno critici nei confronti dell’intervento americano in Iraq, subordinano comunque la cooperazione con Washington al pieno ritorno della crisi irachena nell’alveo del Consiglio di sicurezza dell’Onu, in cui la Francia dispone del diritto di veto. In pratica chiedono a Bush un’implicita autocritica rispetto al suo comportamento del 2003, quando ignorò allegramente il Consiglio di sicurezza al momento di scatenare la propria offensiva contro Saddam Hussein.

In campo europeo, il cambio d’inquilino all’Eliseo ha consentito la ricerca di una soluzione al problema del nuovo trattato comunitario, bocciato dalla Francia col referendum del 2005. Sarkozy è riuscito a convincere gli altri leader a mettere in atto un “trattato semplificato”, che lui stesso aveva definito in precedenza un “minitrattato”. Al tempo stesso si è impegnato – cosa fondamentale per convincere i partner – a garantire la ratifica francese al nuovo testo, che non si chiamerà più Costituzione e che Parigi intende approvare per via parlamentare anziché per via referendaria. Tuttavia Sarkozy ha fatto la voce grossa con l’Europa cercando di sminuire l’importanza del principio della concorrenza in campo economico, che per lui “è un mezzo e non un fine”. Sarkozy vuol fare di tutto per proteggere gli interessi delle grandi industrie francesi (i cosiddetti “campioni nazionali”) proteggendoli da alcuni rischi connessi con la dinamica economica puramente liberale.

In campo economico non si può ancora fare un vero bilancio dell’epoca sarkozysta, visto che le leggi sulla defiscalizzazione, approvate in luglio, non hanno ancora dato i loro frutti (quella sui mutui immobiliari deve ancora entrare in vigore concretamente). Certo, la crescita economica è rachitica rispetto alle aspettative del governo, che scommetteva su un 2,25 per cento (come minimo) di sviluppo nel 2007. Un tale risultato potrà essere raggiunto solo grazie a un’ottima performance nella seconda metà dell’anno, cosa tutt’altro che facile. La Francia è anche costretta a rispettare gli impegni assunti in ambito comunitario a proposito della limitazione del deficit della finanza pubblica nei confronti del Prodotto interno lordo (Pil). Non è detto che Parigi riesca a rispettare l’obiettivo del 2,7 per cento e forse potrebbe persino superare il livello proibito del 3 per cento. Dunque il governo deve ridurre la spesa pubblica e molti funzionari, che prenderanno la via della pensione, non verranno rimpiazzati. Nel solo settore della scuola saranno 11 mila nel 2008. Qui la polemica con i sindacati è molto aspra.

Il grande atout di Sarkozy in questi cento giorni è stato comunque l’immagine. È apparso come un personaggio iperattivo, capace d’impegnarsi su tutti i temi: dalla liberazione delle infermiere bulgare dalla Libia (ottenuta in luglio grazie anche al viaggio a Tripoli di sua moglie Cecilia) al sequestro di Ingrid Betancourt da parte della guerriglia colombiana, dalla lotta alla pedofilia alle polemiche con la Banca centrale europea a proposito dei tassi d’interesse, dal riscaldamento della Terra al raffreddamento dell’inflazione. Questo Sarkozy iperattivo ha alcuni segreti. Il primo è l’assoluto controllo del suo partito: l’Union pour un mouvement populaire (Ump), in cui il gioco delle correnti è stato ridotto ai minimi termini. Il secondo è la seduzione dell’opinione pubblica grazie all’apertura politica ad una serie di personaggi che vengono dalla sinistra, come il ministro degli Esteri Kouchner. Il terzo è la strizzatine d’occhio all’estrema destra di Jean-Marie Le Pen sul terreno dell’immigrazione. Un curioso miscuglio, che finora ha funzionato a meraviglia, tanto è vero che due francesi su tre hanno una buona opinione del loro nuovo presidente.

Insomma, qualche problema c’è, ma il bilancio dei primi giorni di Sarkozy al potere è senza dubbio positivo.

LEGGI ANCHE Il divide et impera versione Sarkozy - Sarkò, il mito della pubblica amministrazione francese e l’asso nella manica italiano

  • redazione
  • Giovedì 23 Agosto 2007

Jogging e iperattivismo politico, Super Sarkozy piace anche a sinistra

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  • Tags: Bernard-Kouchner, Dominique-Strauss-Kahn, François-Fillon, francia, nicolas sarkozy, ump
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Buoni consensi per i primi tre mesi del presidente francese |foto Ansa

di Alberto Toscano - da Parigi

“A mia moglie voglio dire che è bella!”, afferma un commosso Nicolas Sarkozy nel suo breve discorso agli invitati del 14 luglio all’Eliseo. È un Sarkozy raggiante, con al fianco i suoi ministri prediletti, tra cui il nuovo titolare degli Esteri Bernard Kouchner, ex uomo simbolo della sinistra francese. Un Sarkozy che non perde occasioni per mostrarsi “nuovo”, rispetto alla presidenza che lo ha preceduto: quella di un Jacques Chirac apparso vecchio, stanco e abbarbicato al potere. Sarkozy vuole sembrare umano e sincero nel sentimento per la sua famiglia e soprattutto per la moglie Cecilia, che per un certo periodo lo aveva abbandonato. Acqua passata. Sarkozy vuole soprattutto apparire dinamico e adora andare davanti alle telecamere mentre fa jogging col suo primo ministro François Fillon, costretto a riunioni al vertice a un passo da bersagliere.

Tutta queste prima fase della presidenza Sarkozy, cominciata ufficialmente il 16 maggio, è stata volta a stupire la Francia, lanciando messaggi di cambiamento rispetto a un passato in cui il quadro politico era apparso imbalsamato come l’ex inquilino dell’Eliseo. Il nuovo presidente non ha perso una sola occasione per materializzarsi sui teleschermi, andando alla commemorazione di un gendarme morto in servizio o alla tappa del Tour de France al colle del Galiber, incontrando i leader del mondo intero o quelli delle organizzazioni studentesche, convocando a colazione di volta in volta gli intellettuali o gli esponenti sindacali. Il primo messaggio lanciato da Sarkozy è l’immagine: quella di un “iperpresidente” (come dice la stampa francese) capace di non stare mai fermo pur di affrontare i problemi del Paese, dell’Europa e persino del mondo. Il messaggio dell’immagine è passato a meraviglia: due francesi su tre approvano e apprezzano i primi tre mesi di potere sarkozysta. Anche all’estero l’immagine di un Sarkozy forte e dinamico sta facendo molti proseliti.

Lo straordinario potere di Sarkozy è costruito su un abile calcolo politico: controllando completamente il proprio partito (l’Union pour un Mouvement populaire, Ump, che ha la maggioranza assoluta in Parlamento), il presidente si è permesso di sacrificarne alcuni interessi immediati pur di dividere tra loro gli avversari. La strategia del “divide et impera” di Sarkozy parte proprio dalla sua capacità di tenere a bada gli appetiti di molti esponenti dell’Ump, che sono rimasti a bocca asciutta nella spartizione dei posti di potere. Così Sarkozy ha potuto offrire poltrone e strapuntini a esponenti della sinistra, che sono entrati nel suo governo (i ministri ex socialisti, subito espulsi da loro partito, sono addirittura sei, tra cui appunto Kouchner) o che hanno accettato di svolgere per lui “missioni di riflessione”. Significativo il fatto che il posto di consigliere culturale dell’Eliseo sia andato a Georges-Marc Benamou, 50 anni, che fu direttore del settimanale di sinistra Globe e che fu molto vicino a François Mitterrand nell’ultimo periodo della sua presidenza. Il capolavoro di Sarkozy è stata la candidatura del suo rivale più insidioso alla carica di presidente del Fondo monetario internazionale, che il prossimo autunno andrà al socialista Dominique Strauss-Kahn, leader della corrente pragmatica della sinistra francese.

Sarkozy è un uomo di destra, capace di sedurre sia buona parte dell’elettorato estremista di Jean-Marie Le Pen sia una frazione della sinistra progressista. Un vero capolavoro politico, costruito da un lato sull’assoluta fermezza di fronte al problema dell’immigrazione clandestina e dall’altro sull’appello a lottare tutti insieme contro la disoccupazione, creando le condizioni per lo sviluppo dell’economia nazionale. Questo Sarkozy ha fatto appello al bisogno di “certezza del diritto” da parte dei suoi connazionali, impauriti dalla dimensione assunta dal problema dell’insicurezza, e ha saputo parlare al tempo stesso un linguaggio sociale, inquadrando le sue proposte economiche liberiste in un quadro di garanzie per le fasce più povere della popolazione e anche di inflessibile difesa degli interessi economici nazionali. Liberista sì, ma soprattutto nazionalista. Sarkozy è riuscito a conciliare ciò che sembrava inconciliabile. Lo ha fatto anche grazie al suo iper-dinamismo. Alla sua immagine piena di risorse. Mai un jogging televisivo è stato politicamente tanto importante.

  • redazione
  • Lunedì 23 Luglio 2007

Francia: Bayrou, molto più che terzo incomodo

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  • Tags: chirac, eliseo, francois-bayrou, nicolas sarkozy, presidenziali-francesi, segolene-royal, udf, ump
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François Bayrou
Sembrava una corsa a due: da una parte la socialista Ségolène Royal, dall’altra il ministro degli Interni e presidente del partito neo gollista Ump (Union pour un Mouvement Populaire) Nicolas Sarkozy. Due politici di rottura, seppure per motivi diversi. Poi, dopo una clamorosa quanto inaspettata rimonta, si è capito che François Bayrou 56 anni, leader dell’Udf (Union pour la démocratie française), non era semplicemente il terzo incomodo, ma a tutti gli effetti uno dei tre candidati alla Presidenza della Francia.
Segolene Royal

Jacques Chirac ha annunciato ieri sera la sua decisione di non ricandidarsi per la terza volta all’Eliseo. Nelle stesse ore, nuovi sondaggi hanno confermato che Bayrou continua a raccogliere consensi. I sondaggi lo premiano. Alcune rilevazioni lo danno alla pari con Ségolène Royal - lontani, entrambi, qualche punto in percentuale da Sarkozy - altri poco sotto. In tutti i casi, sempre in crescita e sopra il 20% . Niente male per uno che ai primi di febbraio non raggiungeva nemmeno la doppia cifra.
Il primo turno delle presidenziali francesi si terrà il 22 aprile, la campagna elettorale si gioca anche sui blog e su Internet, e il centrista Bayrou sembra avere tutte le carte in regola per cercare di arrivare almeno al secondo turno. Bayrou ha deciso di portare il suo partito, alleato naturale dell’Ump di Sarkozy, al centro e sfidare contemporaneamente destra e sinistra. L’obiettivo è cercare di attrarre il voto dei francesi delusi dal bipolarismo.

Fa paura, Bayrou. Al punto, scrive il quotidiano Le Monde, che la proposta di Nicolas Sarkozy di proporre “un ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale”, è un segnale rivolto all’elettorato di estrema destra di Jean-Marie Le Pen (quarto, con grande distacco, nei sondaggi di queste settimane). Bayrou porta via voti moderati a destra e a sinistra e il candidato neo gollista punta così anche sui potenziali elettori del Fronte Nazionale.
Nicolas Sarkozy

Nel corso della campagna elettorale Bayrou ha perso l’appoggio di personalità di spicco, come per esempio Simone Veil, ma guadagnato la simpatia di molti francesi. E, notizia di queste ore, anche dell’ex ministro dell’Ambiente del governo di centro destra di Alain Juppé (e inizialmente candidata all’Eliseo) Corinne Lepage.

Bayrou, candidato all’Eliseo che non si fa problemi a parlare (bene) di integrazione europea, è stato tra i fondatori del Partito Democratico Europeo, a cui fa riferimento anche la Margherita di Francesco Rutelli. E proprio l’esplicito appoggio del Ministro dei Beni culturali a Bayrou (a scapito dalla socialista Royal) ha creato non poche polemiche all’interno del centrosinistra italiano.

  • andrea.dambrosio
  • Lunedì 12 Marzo 2007

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