
Hilary Clinton durante la conferenza UNHCR a Ginevra (AP Photo/J. Scott Applewhite, Pool)
A Ginevra, sede europea dell’ONU, si apre oggi la più grande conferenza mai organizzata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), a cui hanno aderito più di 145 paesi.
Nella città di Calvino, davanti alla platea di diplomatici, riuniti in una due-giorni fino a domani, hanno risuonato decise le parole del segretario di Stato Usa Hillary Clinton: “I diritti dei gay sono diritti umani”. Continua

(Credits: Reporter do Futuro by Flickr)
Il conto alla rovescia è cominciato da tempo ma adesso a lanciare l’allarme è niente di meno che l’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che in un suo rapporto lo denuncia apertamente: in Colombia sono almeno 34 le tribù di indios che rischiano l’estinzione. Stavolta non per malattie e alcolismo ma per le continue violenze cui sono sottoposte nelle loro comunità. Continua
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi).

(Credits: Ansa/Epa)
Ieri sera sono stata al Circolo dei Lettori di Torino alla proiezione e al dibattito del documentario Profughi invisibili. Iraq, le conseguenze di una guerra di Francesca Lancini, giornalista free-lance che collabora con varie testate tra cui la rivista bimestrale East e il mensile Le Monde Diplomatique che sta per pubblicare un suo reportage su corruzione e potere in Italia.
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In fuga dall'Afganistan (Credits: LaPresse)
L’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu ha da poco presentato gli ultimi dati relativi alle domande di asilo nei paesi dell’occidente, che svelano dinamiche e tendenze dei flussi dei rifugiati.
”L’idea secondo la quale c’è un’invasione di richiedenti asilo nei paesi più ricchi va smitizzata. Nonostante quanto affermano alcuni populisti, i nostri dati ci indicano che i numeri sono rimasti stabili”. Lo ha detto l’Alto Commissario Onu per i rifugiati Antonio Guterres, presentando il rapporto statistico preliminare dell’Unhcr che misura i livelli e le tendenze dell’asilo nei paesi industrializzati. Ed ha aggiunto che le domande di asilo sono calate in modo significativo nei paesi dell’Europa meridionale, con una diminuzione del 42% nella sola Italia. Continua
- giamp
- Venerdì 26 Marzo 2010
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da tre anni come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per
sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

Cacciatori uighuri (Credits: LaPresse)
Ha fatto il giro del mondo
la notizia del venti uighuri che la Cambogia ha improvvisamente deciso di rimandare in Cina.
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- Tags: Avsi, guerra, Kivu, Laurent-Nkunda, Monuc, Nazioni-Unite, Nord-Kivu, ong, Radio-Okapi, Rdc, unhcr
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La Repubblica democratica del Congo (Rdc) torna a far parlare di sé. Un bene? No. Almeno non in questo caso. Passata la sbornia elettorale del 2006 e l’illusione di poter ricostruire sotto il segno della pacificazione un paese devastato dal più sanguinoso conflitto armato africano degli ultimi quindici anni, i congolesi devono nuovamente fare i conti con la follia della guerra. Quattro milioni di morti non sono bastati ad assopire le ambizioni di ribelli e militari disposti a tutto pur di spartirsi le briciole di un territorio sotto il quale giacciono immense ricchezze minerarie: oro, diamanti, uranio, cobalto, rame. Tutte ricchezze, tra l’altro, in gran parte concentrate nell’est del paese, dove puntualmente sono scoppiati gli ultimi disordini.
Protagonisti assoluti della nuova puntata bellica sono da un lato l’esercito regolare e dall’altro elementi dissidenti delle forze armate nazionali (Fardc) affiliati a Laurent Nkunda, un ex alto ufficiale congolese di origine tutsi dimesso dalla sue funzioni di generale nel 2005 con l’accusa di aver commesso crimini di guerra. La tregua, siglata il 6 settembre scorso tra l’esercito e Nkunda dopo mesi di schermaglie, è andata in frantumi in seguito al rapimento di sei militari da parte dei soldati dissidenti nel nord-Kivu, provincia situata nell’estremità orientale del Congo, lungo la frontiera con il Rwanda. Nonostante le ripetute smentite dell’ex generale, scontri a fuoco violentissimi sono scoppiati il 6 ottobre scorso in diverse aree del Nord-Kivu, nei territori di Masisi di Rutshuru. Le ultime notizie parlano di un centinaio di combattenti uccisi, fra cui 85 dissidenti e 26 soldati regolari.
“Da ieri controlliamo Karuba (40 km a nordovest della capitale provinciale Goma” ha dichiarato all’Afp il colonnello Delphin Kahimbi, confermando le rivelazioni del portavoce militare della Missione Onu in Congo (Monuc), il maggiore Prem Tiwari, secondo il quale “l’esercito congolese sta conquistando terreno” nei confronti degli uomini di Nkunda. Lunedì, l’ex generale aveva annunciato “un’offensiva generale” sui fronti aperti dalle Fardc. Alla guida di un piccolo esercito composto da circa 5.000 soldati, Nkunda ha giustificato la sua decisione accusando i militari congolesi di attaccare i suoi uomini “con l’aiuto dei ribelli hutu rwandesi”. Presenti in Congo da ormai tredici anni, i cosiddetti “interahamwe” sono accusati di aver partecipato al genocidio del Rwanda nel 1994. Non solo. Secondo molti rapporti internazionali, i ribelli rwandesi sarebbero inoltre responsabili di saccheggi, stupri e massacri perpetrati ai danni della popolazione congolese.
Sul versante umanitario, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) parla di situazione “spaventosa”. Gli ultimi scontri armati hanno costretto alla fuga almeno 11.000 civili, portando così a 500.000 il numero degli sfollati interni. Raggiunta telefonicamente da Panorama.it, Elena Locatelli, cooperante dell’ong italiana Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale), afferma che “molte aree in cui operiamo, come il Masisi e Rutshuru, sono ormai difficilmente accessibili. Da giorni, siamo impegnati a monitorare le condizioni delle famiglie coinvolte nei nostri progetti dedicati all’infanzia”. Fortunatamente, non ci sono vittime. “Ma nella zona di Mweso2″ tiene a precisare Locatelli, “le famiglie sono costrette ad abbandonare i loro villaggi per trascorrere le notti nella foresta”. Sconsolante il commento finale: “Sono anni che non si verificava una crisi così lunga”.Da Goma, Moise Mutanga, giornalista di Radio Okapi, dà ulteriori conferme del clima pesantissimo che si sta respirando nei dintorni di Goma. “Pochi giorni fa mi sono recato a Sake (una trentina di km dalla capitale provinciale, ndr). Ho visto la gente rintanata nelle proprie case, convinta che militari e dissidenti verranno di nuovo a saccheggiare la città”. Peggio. “Come negli anni passati, si sta diffondendo un sentimento di rancore nei confronti dei caschi blu”, accusati per l’ennesima volta di aver reagito tardivamente alla crisi. Ora, si tratta di vedere se la Missione Onu in Congo sarà in grado di fermare gli scontri e tranquillizzare gli animi di una provincia, quella del Nord Kivu, che ha un disperato bisogno di pace.

L’intolleranza ti isola con Fiorello, Baldini e Camilleri: l’audio -
L’ultimo appello è quello di Ana el-Banna, un bambino giordano di 10 anni: ha inviato una lettera al cancelliere inglese Gordon Brown chiedendo che il padre Jamil, detenuto in via di rilascio da Guantanamo, sia accolto come rifugiato in Gran Bretagna. In Giordania Jamil el-Banna rischia la prigione e la tortura. Nel mondo le persone fuggite dal paese d’origine e ospitate in un’altra nazione sono circa 9,8 milioni, secondo il recente rapporto (file pdf) dell’Alto commissariato per le Nazioni unite (Unhcr) che il 20 giugno celebra la Giornata mondiale del rifugiato.

Per la prima volta dal 2002 cresce il numero dei rifugiati, soprattutto a causa dell’esodo dalle macerie dell’Iraq: 1,5 milioni di profughi e 2 milioni di sfollati nel paese. L’instabilità dell’Afghanistan, il conflitto del Darfur, le tensioni in Somalia: situazioni che costringono le persone ad abbandonare la casa in cerca di asilo. Oggi sono rifugiati 2,1 milioni di afghani, 680 mila sudanesi, 460 mila somali. “Quest’anno come tema per la giornata mondiale abbiamo scelto l’intolleranza: quella da cui i rifugiati sono costretti a fuggire, quella che talvolta devono affrontare anche nel paese in cui arrivano” dice Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr.
In Italia sono circa 20 mila le persone fuggite dalla loro nazione d’origine (file pdf): poche se confrontate con le 700 mila accolte in Germania. L’anno scorso la maggior parte delle richieste, circa 10 mila, sono arrivate dall’Eritrea e dall’Africa Occidentale: Nigeria, Togo, Ghana, Costa d’Avorio. Alcune persone arrivano clandestinamente dalla Libia, tentando di attraversare il Mediterraneo: “Nelle prime settimane di giugno sono 35 i morti accertati - dice Laura Boldrini - è una roulette russa, un rituale macabro che si ripete ogni estate. L’opinione pubblica reagisce poco: giornali e televisioni hanno parlato di quei clandestini aggrappati alla rete da pesca circolare in mare, ma le reazioni sono state poche”.
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