
(Credits: Epa/Dirk Waen)
di Augusto Minzolini
A ben guardare, con un filo d’ironia, la Germania negli ultimi quattro mesi è riuscita a ottenere quello che due conflitti mondiali le avevano negato: una sorta di primato sull’Europa. Appunto, con una guerra economica, combattuta con lo spread e con i ricatti, Berlino si è conquistata un ruolo egemonico sul Continente che non era riuscita a ritagliarsi neppure con le armi e con le svastiche. L’affermazione potrà sembrare anche provocatoria, e probabilmente lo è, ma non è poi tanto lontana dalla realtà. Continua

di Sergio Romano
Quando fu deciso che l’Unione Europea avrebbe avuto un presidente e che questi sarebbe rimasto in carica per un periodo massimo di 4 anni (due mandati biennali), molti credettero che il nuovo sistema avrebbe segnato la fine delle presidenze semestrali: la formula che permette a tutti i paesi membri, in ordine alfabetico, di sedere per un breve periodo al vertice dell’Ue. Errore. La presidenza di turno venne confermata perché aveva, secondo i suoi sostenitori, virtù pedagogiche. Dimostrava il carattere paritario dell’Unione e offriva a ogni governo l’occasione per fare familiarizzare i propri cittadini con le questioni trattate a Bruxelles. È accaduto così che l’Ue, nel corso del 2011, fosse nel primo semestre ungherese e nel secondo semestre polacca. Continua

Polizia in azione a Kinshasa contro i sostenitori di Thisekedi (Credits: Giampaolo Musumeci)

Alla fine, lo stillicidio delle cifre, i voti consegnati ai congolesi col contagocce giorno dopo giorno (per evitare tensioni, aveva detto Ngoy Mulunda presidente della Ceni), stanno decretando il Presidente uscente Joseph Kabila nuovo Presidente della Repubblica Democratica del Congo.
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- giamp
- Venerdì 9 Dicembre 2011

(Credits: Epa/Tamas Kovacs)
La Croazia ha siglato a Bruxelles il Trattato di adesione all’Unione europea. Con questo accordo, il Paese balcanico diventerà il 28esimo Stato membro a luglio 2013.
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- Tags: crisi, crisi-economica, euro, europa, fascismo, Goldman Sachs, Gwyn Prins, London School of Economics, nazi-fascismo, nazismo, PIGS, Romano-Prodi, Unione-Europea, world news
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(Credits: Epa/Orestis Panagiotou)

In tempi di crisi i complottisti vivono momenti di gloria. Dietro ogni sussulto dei mercati si alimenta il sospetto di una manina esterna. Poteri forti, oligarchie economiche. Come ne uscirà l’Europa e come si concluderà la tragedia greca, cominciata ad Atene e ormai in scena su tutti i palcoscenici dell’Unione europea? Panorama.it lo ha chiesto a Gwyn Prins, economista e direttore del Mackinder Center, il programma che studia gli eventi economici nel lungo periodo della London School of Economics (LSE).
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(Credits: Ap/Ibrahim Usta)
L’Unione europea corre ai ripari. Obiettivo: evitare la dichiarazione unilaterale di uno Stato palestinese indipendente. La data di scadenza: il prossimo 20 settembre, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si riunirà e potrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) avallare la richiesta palestinese tramite una risoluzione. L’idea non piace non solo a Israele, ma anche all’Unione europea, agli Stati Uniti e a tutti coloro che credono, a torto o a ragione, in una situazione negoziata. Dunque, l’Europa corre ai ripari. E lo fa attraverso il capo della politica estera Ue, Catherine Ashton, che recentemente è stata in visita in Israele e nei Territori palestinesi e ha dichiarato, attraverso un’intervista al giornale israeliano Haaretz, che l’obiettivo è far ripartire i negoziati prima di settembre. Continua

(Credits: Ansa/Tg2)
Mentre sul campo di battaglia continuano le controffensive di Gheddafi a Zawiya, Misurata e Ras Lanuf la comunità internazionale sembra propendere per l’avvio di due diverse missioni militari. La prima, prettamente navale, è stata proposta dall’Italia (che ne avrò presumibilmente il comando) e dovrebbe schierare una quindicina di navi da guerra alleate in acque internazionali ma poco al largo dalle coste libiche per garantire l’embargo sulle forniture di armi al regime di Muhammar Gheddafi decretato dalla Risoluzione 1970 del Consiglio di Sicurezza dall’Onu.
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Al Cairo, martedì 25 gennaio, decine di migliaia di giovani attivisti del movimento 6 Aprile, chiamati a raccolta via Facebook, Twitter, email e sms, iniziavano la loro «Giornata della rabbia» in piazza Tahrir (Liberazione) per chiedere la fine del regime autocratico di Hosni Mubarak.
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- pbuo
- Martedì 8 Febbraio 2011
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