TGCOM News
Freddo e gelo, inizia il weekend più lungo Nevica su 1.300 km di autostrade Meteo - Nelle prossime ore il quadro dovrebbe peggiorare. A rischio la A14 Adriatica - Questa volta Roma, a detta di Alemanno, è pronta per affrontare l'emergenza: obbligo di catene montate, previsti 30 cm di neve. Scuole e uffici resteranno chiusi anche sabato. Altre vittime in Calabria, Campania, Molise e Lombardia.

Panorama.it

Mondo

Egitto, la nascita del nuovo regno - SPECIALE CON PANORAMA
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Annunci
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker

Leggi tutte le notizie su:


voto

Ad ogni costo: Obama ora ha la sua riforma sanitaria

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, Congresso, obamamania, riforma sanitaria americana, Stati Uniti, voto
  • 6 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
Leggi gli altri post »
barack obama e nancy pelosi, i due fautori della riforma sanitaria: credits: Ansa

barack obama e nancy pelosi, i due fautori della riforma sanitaria: credits: Ansa

La voleva a ogni costo. E l’ha avuta. I media americani salutano lo storico voto con cui la Camera dei Rappresentanti ha approvato la Riforma Sanitaria promessa da Barack Obama. Una lunga maratona parlamentare in una tiepida domenica primaverile, terminata con un voto in serata che ha riprodotto le spaccature e le perplessità vissute nel paese rispetto a questo provvedimento, passato, alla fine, sul filo di lana: 219 i voti a favore, 212 i contrari. Tutto il partito repubblicano schierato in modo monolitico contro la legge, affiancato da una pattuglia di 34 democratici dissidenti. Continua

  • michele.zurleni
  • Lunedì 22 Marzo 2010

Giappone alle urne: chiunque vinca, ci sarà un fallimento. Da gestire

OkNotizie

Tweet

  • Tags: democratici, elezioni, Giappone, liberaldemocratici, orientexpress, recessione, sondaggio, Taro-Aso, Tokyo, voto
  • 2 commenti

japan

Da questa settimana, su questo blog inizieranno ad arrivare regolarmente cartoline anche dal Sol Levante. Come la Cina, il Giappone è un paese che sta attraversando una fase di profonda evoluzione, e c’èchi spera che le elezioni per la camera bassa previste per il prossimo 30 agosto possano rappresentare l’inizio di una nuova era.

A confrontarsi, come al solito, ci sono soltanto due partiti: i democratici e i liberaldemocratici, ma la novità è che i primi potrebbero, per la prima volta in 54 anni - se si esclude una breve parentesi di dieci mesi nel 1993 -, prendere in mano le redini del Paese.
Molti analisti danno i democratici per favoriti, ma i sondaggi di Yomiuri e Nikkei, effettuati telefonicamente, rimarcano che circa il 20% circa del campione è ancora indeciso sul voto: un fattore che potrebbe pesare in maniera significativa sul risultato finale.

Da cosa dipende tanta incertezza? In parte dallo scarso appeal dei candidati dei due schieramenti: i democratici hanno scelto alcuni militanti giovani e dinamici, ma le figure di spicco del partito restano Ichiro Ozawa e Yukio Hatoyama (attuale candidato premier), entrambi coinvolti in scandali di finanziamenti illeciti. Per i liberaldemocratici, invece, si è riproposto il premier uscente Taro Aso, senza però ottenere il sostegno del suo partito, che avrebbe preferito sostituirlo con un volto nuovo, più giovane e in grado di mobilitare un numero maggiore di consensi.

Ma indecisione e disinteresse dipendono anche da una disaffezione degli elettori causata da una serie di problemi che in tanti anni non sono mai stati risolti. Economicamente, il Giappone è in recessione, il debito pubblico ha raggiunto il 150% del Pil, per la prima volta in 28 anni la bilancia commerciale è in deficit, e il tasso di disoccupazione oscilla tra il 4 e il 5%, valori altissimi per gli standard locali. Socialmente, il paese si trova a dover affrontare i problemi legati a una popolazione che invecchia velocemente (il rapporto tra lavoratori e anziani é passato da 8 a 1 nel 1975 a 3,3 a 1 nel 2005, con stime che immaginano un 1,3 a 1 per il 2055) e che, contemporaneamente, tende a preferire l’aiuto dei robot a quello degli immigrati. Ancora, in Giappone molte giovani donne spesso rinunciano ad avere figli per paura di perdere il posto di lavoro dopo la maternità, e anziani sempre più trascurati si rifugiano negli alcolici o nel gioco d’azzardo per riempirsi la giornata.

I governi liberaldemocratici dell’era post Junichiro Koizumi hanno fallito e sono regolarmente caduti ogni 10/12 mesi. Ecco perché è realistico immaginare che i giapponesi il 30 agosto scelgano di farsi guidare dai democratici. Ma questi ultimi non hanno esperienza, quindi è molto probabile che, come ha sottolineato anche il Financial Times, il governo che a settembre si insedierà nella capitale si ritroverà a presiedere al più grande fallimento economico e sociale della storia giapponese.

  • claudia astarita
  • Venerdì 21 Agosto 2009

Kabul, l’affluenza batte i talebani. L’Afghanistan vota tra paura e speranza

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Afghanistan, attacco, dito, donne, elezioni, Hamid-karzai, kabul, parà, scheda, seggio, soldati, talebani, Tobruk, urne, voto
  • 2 commenti

Afghanistan, le donne al voto
Alle 16, le 13,30 ora italiana, in Afghanistan si sono chiusi i quasi 6.500 allestiti per le elezioni presidenziali e per il rinnovo dei Consigli Provinciali. A chi si trovava già in coda al momento della chiusura è stata peraltro concessa una proroga per votare, oppure l’apertura è stata prolungata laddove si erano verificati ritardi in avvio.
Il presidente uscente, Hamid Karzai, si è affrettato a definire “un successo” la consultazione, la cui legittimità a suo dire non sarà comunque influenzata dall’entità della partecipazione. In termini analoghi si è espresso Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato. Karzai ha ringraziato i connazionali per aver sfidato le minacce dei Talebani ed essersi recati a votar, e ha parlato di una “bella giornata” per il Paese, malgrado abbia ammesso che vi sono stati in tutto 73 attacchi della guerriglia in quindici diverse province.
I Talebani hanno comunque moltiplicato le offensive, soprattutto nell’est e nel sud del Paese, ma non ci sono state le azioni eclatanti che avevano adombrato. Razzi sono stati sparati su Kandahar, su Kunduz e su Ghazni. Un attacco suicida è stato tentato da quattro terroristi a Kabul, ma sono stati intercettati da poliziotti che in una sparatoria ne hanno uccisi due; un terzo è stato arrestato mentre un quarto è fuggito.
La Commissione Elettorale Indipendente afghana ha definito “molto buona” l’affluenza, e ha fatto sapere che alla fine potrebbe raggiungere il 50 per cento. Operazioni di voto regolari a Herat, la città nella parte ovest del Paese sotto il controllo dei militari italiani.
Osservatori occidentali hanno tuttavia messo in dubbio il fatto che si possa arrivare a un’affluenza tanto alta, viste che le minacce degli ex studenti coranici hanno fatto breccia soprattutto al sud. Nelle prime presidenziali del 2004 votò il 70 per cento degli aventi diritto. Cauto ottimismo è stato peraltro espresso dall’inviato dell’Onu in Afghanistan, Kai Eide. “Gli attacchi spettacolari che erano stati minacciati non si sono visti”, ha osservato il diplomatico norvegese. “La giornata non è finita ma mi fa piacere vedere che le elezioni sono andate piuttosto bene”. Anche il segretario generale della Nato ha definito “incoraggiante” lo svolgimento del voto.
“È un giorno di cambiamento, un giorno di speranza”, ha commentato Abdullah Abdullah, principale sfidante di Karzai, votando a Kabul. Poche ore prima si era recato alle urne il presidente in carica, che spera di succedere a se stesso.

  • redazione
  • Giovedì 20 Agosto 2009

Afghanistan: la “battaglia” per il voto. Nel giorno delle elezioni, razzi sui parà italiani

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Afghanistan, attacco, dito, donne, elezioni, kabul, parà, scheda, seggio, soldati, talebani, Tobruk, urne, voto
  • Un commento

voto in Afghanistan

da Chakab (afghanistan) Fausto Biloslavo

Si parte all’alba da base Tobruk con il plotone paracadutisti Nembo per garantire la sicurezza delle elezioni nel distretto di Bala Baluk, uno dei più infami di tutto l’Afghanistan. La “battaglia” per il voto nella provincia di Farah è solo iniziata, quando il tenente Alessandro Capone ci spiega che si temono attacchi kamikaze con autobombe contro i seggi (qui l’AUDIO).
I paracadutisti devono difendere ad ogni costo il seggio di Chakab, uno sperduto e polveroso villaggio lungo la Ring road, la strada che collega in circolo le principali città afghane. Nella piccola moschea locale gli scrutatori sono al lavoro per il voto presidenziale e provinciale.
Le due urne in plastica vengono piazzate per terra sul tappeto rosso di bassa qualità del luogo di culto islamico.
Sulle pareti non mancano foto e immagini della Mecca ed un vecchio orologio fermo chissà da quanto tempo. Nel seggio fai da te comincia ad arrivare gente fin dalle sette del mattino. Gruppi di afghani turbantati si sono organizzati con camioncini per giungere in gruppo dalle colline. Dopo aver mostrato il certificato elettorale ottengono le due schede formato lenzuolo con nomi e facce dei candidati. Qualcuno protesta per il dito indice immerso nell’inchiostro indelebile, che serve a non far votare due volte. Temono la minaccia di talebani di tagliarlo, come punizioni per non aver boicottato le elezioni.
Poi vanno a segnare le loro preferenze dietro due ridicole cabine elettorali in cartone, che stanno in piedi per miracolo.

Per le donne non è stato allestito il seggio separato. Il personale femminile della commissione elettorale ha avuto paura a venire in questa zona infestata da talebani. “Sono orgoglioso di aver fatto il mio dovere votando per il nuovo presidente. Adesso mi aspetto più sicurezza e posti di lavoro” sottolinea Aktar Mohammed, barbone grigio e pelle scavata dalla dura vita afghana. Come gran parte dei pasthun di questa zona deve aver votato per il presidente uscente Hamid Karzai.
Voto a Chakab

Il plotone Nembo controlla la situazione da una collina che domina Chakab, pronto ad intervenire in caso di attacco talebano. Sotto un sole cocente tutto sembra filare liscio, fino a quando dalla radio non scatta il primo allarme: contro base Tobruk i talebani hanno tirato due razzi. All’inizio si pensava fossero colpi di mortaio (qui l’AUDIO). Più tardi arriverà un terzo razzo. Il più vicino è esploso a 150 metri dalla base avanzata, mentre i parà correvano al riparo nei rifugi in cemento armato.
Alle 11.30, ora afghana, una colonna di bersaglieri partita da Farah, il capoluogo provinciale, finisce sotto un bombardamento di mortai. Per radio si sentono i momenti concitati della battaglia con i fanti piumati del primo reggimento costretti a ripiegare e contare i danni (qui l’AUDIO). Nella battaglia intervengono i paracadutisti della 4° compagnia Falchi, che chiedono l’appoggio aereo. I talebani sono annidati sui tetti a cupola del villaggio di Pust e Rod. I piloti dei caccia li inquadrano mentre sparano ai soldati italiani e chiedono l’autorizzazione per bombardare. “Negativo, negativo” è la risposta del comando italiano, che vuole evitare a qualsiasi costo vittime civili (qui l’AUDIO).

La battaglia non è finita. Due soldati dell’esercito afghano (Ana) sono stati feriti ed uno dev’essere evacuato con l’elicottero (qui l’AUDIO). Un reparto di afghani è rimasto intrappolato nel villaggio ed i bersaglieri devono tornare a prenderli con i cingolati d’attacco Dardo.
Nella giornata delle elezioni e la notte precedente sono stati 22 gli attacchi dei talebani nel settore ovest dell’Afghanistan dove operano 2700 soldati italiani. Nel distretto di Bala Baluk sono stati aperti appena 5 seggi su 30, per motivi di sicurezza.
A Chakab dei 600 elettori registrati solo 125 hanno votato, ma si temeva che nessuno osasse recarsi alle urne in una zona così a rischio. Said Ayub, il governatore ombra dei talebani nella provincia di Farah, è di questo villaggio. Un pugno di suoi compaesani lo ha sfidato andando alle urne, ma tutto l’Afghanistan sembra aver vinto la “battaglia” del voto.

Venerdì 21 agosto, su Panorama, il reportage di Fausto Biloslavo, sull’inferno afghano del dopo voto

  • redazione
  • Giovedì 20 Agosto 2009

Voto afghano, il “signore delle schede” in azione a Farah. Sospetti di brogli

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Afghanistan, brogli, elezioni, Farah, Hamid-karzai, kabul, presidenziali, provinicia, signore-delle-schede, talebani, voto
  • Un commento

Ispezione di un seggio elettorale afghano

da Sharak (Afghanistan), Fausto Biloslavo

Il “signore delle schede” è un capo tribù che ha pure i gradi di generale della polizia afghana.
Si chiama Zabid Jalil e gira per gli sperduti villaggi della provincia di Farah a raccattare certificati elettorali. Ci pensa lui a votare per chi si trova troppo lontano dai seggi o teme la rappresaglia dei talebani (solo mercoledì 19 agosto un attacco armato a una banca e una bomba al mercato di Kabul hanno fatto otto vittime, mentre martedì le vittime sono state 33) in vista delle elezioni presidenziali e provinciali del 20 agosto.

Lo ha raccontato a Panorama.it, con genuina semplicità, haji Nabu, il referente anziano del villaggio di Sharak. Una manciata di case in fango, paglia e tetti a cupola in mezzo al deserto nel distretto di Bala Baluk. Quaranta famiglie in tutto dove soldati italiani, americani e poliziotti afghani hanno fatto un’ispezione per aprire nella piccola moschea un seggio elettorale. Anche se la zona attorno è infestata da talebani. La sorpresa l’ha snocciolata haji Nabu spiegando che nel villaggio avevano solo otto certificati elettorali. “È passato il comandante Zabid Jalil e gli abbiamo consegnato le schede. Ha detto che ci pensa lui a scegliere per noi il presidente. Meglio così. Se i talebani le trovavano ci avrebbero ammazzato” racconta un po’ timoroso il capo villaggio. Jalil è il boss della tribù e ha pure i gradi di generale della polizia.

haji_Nabu

Haji Nabu, a destra con turbante e tunica bianca, anziano del villaggio di Sharak, nella provincia di Farah, che ha raccontato a Panorama di sospetti brogli elettorali

Lo conferma il capitano Eric Potter, un ufficiale americano che fa da mentore agli scassati e corrotti agenti locali. La raccolta delle schede è un esempio di “democrazia” all’afghana. Spesso vengono comprate a 30 dollari l’una. Poi con la complicità di qualcuno nella macchina elettorale servono a votare il candidato preferito. Le sorprese elettorali nella provincia di Farah non si fermano al “signore delle schede”. In alcuni villaggi si stupiscono quando chiediamo se le donne andranno alle urne. “Non hanno chiesto di votare. Perchè dovrebbero farlo?” replicano gli anziani.

Giovedì i seggi aprono dalle 7 alle 16, ora afghana, ma nelle zone a rischio, come la provincia di Farah, i talebani hanno intimato una specie di coprifuoco. Attraverso i volantini dell’Emirato islamico dell’Afghanistan affissi nelle moschee annunciano alla popolazione: “Non muovetevi da casa o fra i villaggi il giorno del voto e non andate ai seggi”. Le elezioni sono “illegali”, una fabbricazione “degli infedeli che occupano il paese”. Per boicottare il voto minacciano “di piazzare mine sulle strade principali”. Chi li sfida e va alle urne rischia di farsi sgozzare o almeno tagliare il dito con l’inchiostro indelebile. Un sistema utilizzato nei seggi per evitare che qualcuno voti più volte.

Nel distretto a rischio di Bala Baluk è mobilitata la 6° compagnia paracadutisti Grifi di Tobruk, una delle basi più avanzate dello schieramento italiano nell’Afghanistan occidentale. I paracadutisti garantiranno il pronto intervento in caso di attacco ai sette seggi elettorali aperti per le elezioni. Pochi rispetto ai 30 previsti, ma abbastanza tenendo conto dell’offensiva talebana contro il voto.
Nella zona vicino a Chaqab, poco più a sud di base Tobruk sono stati segnalati cinque attentatori suicidi pronti a colpire. Il tenente Alessandro Capone, 30 anni, romano, prima di farci uscire sul suo blindato Lince rivela una nuova tattica terroristica. “A bordo delle macchine bomba, oltre al kamikaze al volante i talebani avrebbero messo dei manichini” spiega l’ufficiale dei paracadutisti. “Coperti dal burqa per far pensare che con la presenza di una donna non c’è pericolo”.

Il volantino talebano anti elezioni
Volantino talebano anti elezioni

Attraverso i volantini dell’Emirato islamico dell?Afghanistan affissi nelle moschee, i talebani annunciano alla popolazione: “Non muovetevi da casa o fra i villaggi il giorno del voto e non andate ai seggi”

  • redazione
  • Mercoledì 19 Agosto 2009

Esclusivo: trappola esplosiva per i parà italiani in Afghanistan. Il racconto e l’audio dal nostro inviato

OkNotizie

Tweet

  • Tags: 517, Afgahnistan, attentato, folgore, Ied, italiani, kabul, onu, soldati, telebani, urne, voto
  • Un commento

Diario di guerra dall'ultimo avamposto italiano
da Shewan (Afghanistan), Fausto Biloslavo

Il fumo nero e lugubre si alza in un istante per una quindicina di metri. “Attenzione Ied alla testa del convoglio”, lanciano subito l’allarme (ascolta l’AUDIO) per radio i paracadutisti della Folgore in uno dei blindati più vicini all’esplosione. La tensione è alle stelle. La trappola esplosiva, chiamata in gergo Ied, era nascosta sulla strada.
I parà che spuntano della botola dei mezzi puntano le mitragliatrici pesanti verso le casupole di Shewan, roccaforte dei talebani. La striscia d’asfalto che stiamo percorrendo è la famigerata 517, soprannominata l’autostrada per l’inferno. Il convoglio composto da soldati italiani, americani e poliziotti afghani scorta due camion con il materiale elettorale per le presidenziali del 20 agosto. I talebani di Shewan da giorni annunciano con gli altoparlanti delle moschee che i veri fedeli dell’Islam non devono andare alle urne. Chi sgarra rischia di venir sgozzato o quantomeno di vedersi tagliare il dito, che sarà segnato con l’inchiostro indelebile per evitare che lo stesso elettore voti più volte.

La colonna è partita alle 13.30 da Farah (Afghanistan sud occidentale) per portare urne, schede e altro materiale elettorale nel distretto a rischio di Bala Baluk.
Novanta chilometri di paura, con i talebani che attendono i convogli come avvoltoi. Prima ancora di arrivare nell’area “calda” di Shewan giungevano segnalazioni di insorti in avvicinamento verso il convoglio (ascolta l’AUDIO). Li hanno visti i piloti degli elicotteri d’attacco Mangusta giunti in appoggio dal cielo. Ad un certo punto la strada si infila fra quattro casupole in fango e paglia, dove i civili afghani sembrano scomparsi da un momento all’altro.
I talebani avevano già colpito e dato alle fiamme due cisterne afghane e un camion che trasportava un’ambulanza. Le carcasse fumanti che superiamo sono la prima avvisaglia che ci stanno aspettando. Nel blindato Lince del tenente Alessandro Capone, 30 anni, romano, comandante del primo plotone Nembo, i parà sono pronti al peggio. La trappola esplosiva ha colpito un Coguar americano, all’inizio della colonna con l’obiettivo di immobilizzarlo e bloccare tutto il convoglio. Invece il mezzo anti mina resiste e prosegue senza registrare feriti a bordo.

Sui tetti delle casupole stanno cercando riparo alcuni soldati dell’esercito afghano. “L’Ana (le forze armate di Kabul, nda) ha visto qualcosa” urla il parà che spunta dalla botola del Lince. Tutti hanno il dito sul grilletto e ci si aspetta un’imboscata in piena regola dopo lo scoppio dell’Ied. Invece la coppia di elicotteri Mangusta, che svolazzano bassi su Shewan, consigliano i talebani di tenere giù la testa. L’attacco è fallito. Il materiale elettorale un’ora dopo arriva destinazione (ascolta l’AUDIO) , ma la battaglia per le elezioni in Afghanistan continua.


Visualizza Attentato talebano ai parà del 13/08/2009 in una mappa di dimensioni maggiori

LEGGI ANCHE: Afghanistan: perché aumentano gli attacchi alle nostre truppe

  • redazione
  • Giovedì 13 Agosto 2009

Viaggio in Indiana, tra gli americani che hanno iniziato a votare

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, John McCain, presidenziali-usa-2008, voto
  • Un commento

Americani al voto

“Voterò per Obama, perché guadagno meno di 250 mila dollari all’anno e non potrei mai scegliere uno come McCain che non sa neppure quante case possiede e ha una moglie che va in giro con vestiti che costano migliaia di dollari”. Lynn non ha dubbi l’anziano senatore dell’Arizona “is not in my bracket”, non è uno come me. Lei, jeans, scarpe da tennis e brocca del caffé in mano è una cameriera al Bluemoon cafe, tipico locale dove la gente si ferma per fare colazione lungo la interstatale 41 che taglia l’Indiana da nord a sud. Lo stato ha un’anima profondamente repubblicana, o almeno l’ha sempre avuta. I sondaggi, però, dicono che stavolta la corsa è tutt’altro che decisa. John McCain è avanti di uno scarno 0,5 per cento, troppo poco per assicurargli la vittoria, tanto che stamattina (lunedì 3 novembre) di ritorno dalla Florida, farà uno stop all’aeroporto di Indianapolis per stringere un po’di mani prima di volare verso il New Mexico. “Voterò per Obama” assicura con un sorriso Claire, impiegata di un’azienda che vende abbonamenti alla tv via cavo. Ogni giorno macina 160 miglia andata e ritorno per andare al lavoro. Come molte domeniche è qui in questo mercatino delle pulci lungo la 41 che vende abiti usati. Poco lontano da lei sbuca il primo repubblicano della giornata: John pensionato che vende felpe dei Chicago Bears: è preoccupatissimo per la pensione che il crollo di Wall Street ha messo a forte rischio, ma domani non andrà a votare: “ho paura del risultato di queste elezione” dice “Se solo McCain avesse vent’anni di meno non avrei dubbi, ma è anziano e con quella come vicepresidente… Andiamo, la Palin non è qualificata! Ha governato l’Alaska, ma cos’è l’Alaska? Obama è un tipo intelligente, ma avrà l’esperienza?” I tipi come John sono la speranza segreta di James, che si avvicina sorridendo al tavolo di un vecchio diner foderato di memorabilia dell’”America on the road”, dove il proprietario, Norm, serve caffè e pancakes: “non ascoltatelo, tifa per quello sbagliato” ovvero per i repubblicani. James è un attivista di Obama è questo è il suo unico giorno libero in una campagna lunga e impegnativa. “Il nostro lavoro è andare di casa in casa ad assicurarci che le persone registrate vadano a votare” racconta. “La prima volta suoniamo, consegniamo del materiale, spieghiamo le regole, poi telefoniamo, e spesso torniamo per assicurarci che abbiano capito, a volte ci cacciano, ma in fondo tutto questo capita ogni quattro anni e la gente lo accetta” Molte persone scoraggiate dalla scarsità di seggi, o dalla loro apertura limitata e dalle regole complicate semplicemente non vanno alle urne. “Martedì in Indiana si vota dalle 6 alle 18, esattamente le ore tipiche di lavoro degli agricoltori, che qui sono la maggioranza” protesta James “beh, però, forse è meglio quelli sono repubblicani da generazioni” aggiunge sornione. “Sarei scioccato se qui, nella Contea di Newton, Obama vincesse, ma parlando dello stato intero, non è affatto detto. Noi speriamo che molti conservatori, delusi dalla scelta di Sarah Palin come vicepresidente decidano di stare a casa”. A casa non ci starà di sicuro Kelly, 22 anni commessa nel piccolo negozio del distributore di benzina Family Express di Remington, piccolo centro circondato da distese di terra coltivate a grano e soia. “Palin mi piace da matti, e forse voterò per lei, forse” Kelly si considera repubblicana, ma McCain non la convince del tutto e in fondo le piace pure Obama, per la sua “attenzione alla classe media, che bello”, sospira la ragazza “se Palin e Obama corressero insieme per la presidenza”. Pochi chilometri più a sud, incorniciata da alberi che l’autunno ha colorato d’oro, di rosso e viola, c’è Lafayette: 50mila abitanti, sede dell’Università di Purdue, e capoluogo della contea di Tippecanoe. Nei giardini delle ville storiche lungo la 9 strada, o in quelle più recenti di Bennet road, le decorazioni di Halloween si mescolano ai cartelli pubblicitari dei candidati locali e di quelli per la Casa Bianca. Da una rapida occhiata gli Obama-Biden sembrano più numerosi dei McCain-Palin: segno di forza o di debolezza?
La fila fuori dal supermercato Pay Less, un chilometro oltre, sembra supportare la prima ipotesi. Coppie, ragazze con le infradito, giovani tatuati, anziani barbuti avanzano ordinatamente verso la postazione per il voto anticipato sistemata di fianco alle casse. Sfilano tra le mele in offerta speciale, di fianco alle caramelle e alle pile di succo d’arancia, alcuni hanno il cestino sotto braccio, pronti per fare la spesa. “E’ andata oltre le aspettative” afferma con soddisfazione Drew, giovanissimo volontario mentre sistema il cartello scritto a mano: la fila per il voto comincia qui, “in tutta la contea hanno già votato il 45 per cento delle persone, oggi abbiamo dovuto installare altre macchine” Gli analisti che invadono tutti i canali televisivi sostengono che il voto anticipato favorisca i democratici. Chissà. Nel frattempo Drew ligio al suo ruolo, allontana un anziano che ha sul giubotto una spilla di Obama “E’ la legge” dice “deve stare a 20 piedi dall’ingresso al seggio, o togliere la spilla” infila quattro falcate verso il parcheggio e sentenzia ridendo “ecco piu meno qui”, ma poi si ferma a chiacchierare con lui, di politica ovviamente.

A tradire le speranze di Obama potrebbe essere, soprattutto qui tra i coltivatori bianchi, il cosidetto effetto Bradley, il razzismo celato nei sondaggi, ma liberato in cabina elettorale. L’incubo peggiore di James, l’attivista, “Qui il Ku Klux clan ha avuto molti sostenitori e in qualche modo continua ad averli” aveva sussurrato quasi a esorcizzare una possibile catastrofe. Nel pomeriggio un guasto all’auto ci costringe a una tappa forzata a Windgate, trecento anime perse nella soia 30 miglia a sud ovest di Lafayette. Lo Star food Mart è il classico negozietto che vende di tutto dal caffè all’olio motore, dal sapone agli snack che rendono obesi gli americani. Lo gestisce Harry, un sikh con il turbante turchese e la giacca a vento. “Mica tutti qui lo accettano” esclama Andrew, 65 agricoltore. “E pensare che è così gentile” Qui, sono un po’ tutti come Andrew e suo fratello maggiore John repubblicani per religione, “un po’ come voi in Italia siete cattolici”. McCain non lo amano molto, ma di votare Obama non si parla. Tanto più che il governatore è quel Mitch Daniels che George W Bush chiamò una volta my man Mitch, coniando involontariamente un potente slogan elettorale per il “suo uomo” che arriva da queste parti a cavallo di un Harley, ed è “un tipo in gamba”. Andrew ha fatto campagna per Richard Nixon, ma ha stretto la mano anche a JFK, nel 1959, prima che decidesse di puntare alla Casa Bianca. “Era più basso di quello che sembrava, ma che carisma…”
Dicono lo stesso di Obama… Andrew scuote la testa e sorride. E’ questione di religione.

  • froiatti
  • Lunedì 3 Novembre 2008

Homer sceglie Obama, i Simpson in campagna elettorale

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Mc-Cain, simpson, voto
  • Un commento

I Simpson al Giffoni Film Festival

La famiglia Simpson (Credits: Ansa)

L’ultima celebrità che si schiera al fianco di Barack Obama non viene da Hollywood, ma da Springfield. Ed è l’ “uomo medio” americano per eccellenza: Homer J. Simpson. Il giorno delle elezioni, Homer vota, anzi prova a votare per il candidato democratico ma una delle famigerate macchine per il voto elettronico altera il risultato e assegna il voto a John McCain. Homer non si rassegna e viste le intemperanze la macchina lo pesta.


Questa la trama del nuovo episodio della saga dei Simpson che andrà in onda il 2 novembre, due giorni prima delle presidenziali. Al Jean, produttore esecutivo della piu’ longeva serie animata della storia, ha dichiarato ufficialmente che il cartone non deve essere interpretato come una dichiarazione di voto dei Simpson ma solo come un’ennesima denuncia delle irregolarità delle procedure elettorali, che nel 2000 costarono il seggio a Al Gore sconfitto per i soli 537 voti della Florida. I Simpson hanno sempre avuto un occhio di riguardo per i “Commander in Chief” nel corso della loro lunga storia televisiva (vanno in onda dal 1987, sempre sulla Fox). E se l’orientamento degli autori è decisamente anti-repubblicano (il creatore Matt Groening in particolare ha dichiarato un “debole” per Nixon, sbeffeggiato in ogni occasione), quello della famiglia più gialla d’America non era mai stato espresso così chiaramente. In un episodio datato 1996, Homer preferisce un’invasione aliena a scegliere tra Bill Clinton e Bob Dole, sempre Clinton si autodefinisce “un presidente abbastanza patetico” in un altro episodio, mentre il suo predecessore George Bush si trova addirittura a veder distrutto il manoscritto delle proprie memorie da Bart Simpson.

  • emanuele rossi
  • Giovedì 2 Ottobre 2008

IL MONDO CHE SARÀ IL MONDO CHE SARÀ


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

OGGI AVVENNE OGGI AVVENNE

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

GUARDA IL VIDEO GUARDA IL VIDEO

VAI ALLO SPECIALE VAI ALLO SPECIALE

I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011 I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • Ecco come il Pentagono si prepara alla guerra con la Siria - L’ANALISI
  • Stati Uniti: Barack Obama punta convinto su Super Mario (Monti)
  • Cina: il mistero del funzionario scomparso e dei suoi legami con gli Stati Uniti - LA STORIA
  • [Elezioni Usa 2012] Il terremoto Rick Santorum
  • Femen, il femminismo in topless - LA FOTOSTORIA
  • Asma al-Assad, la first lady siriana che piace(va) a Oriente e Occidente - LA FOTOSTORIA
  • Maldive: le proteste si allargano agli atolli. Mandato di arresto per Nasheed. I familiari fuggono nello Sri Lanka
  • Video choc: torture nel carcere russo di Ekaterinburg
  • Il principe Harry diventa ufficialmente un Top Gun
  • Obama accoglie Monti, il nuovo volto dell’Italia

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • paolo.manzo su Brasile: Salvador de Bahia nel caos per lo sciopero della polizia
  • indigesto su Washington legalizza i matrimoni gay
  • jimmie01 su Ecco come il Pentagono si prepara alla guerra con la Siria - L’ANALISI
  • paolo.manzo su Brasile: Salvador de Bahia nel caos per lo sciopero della polizia
  • anna.one su [Elezioni Usa 2012] Il terremoto Rick Santorum
  • anna.one su Ecco come il Pentagono si prepara alla guerra con la Siria - L’ANALISI
  • anna.one su Ecco come il Pentagono si prepara alla guerra con la Siria - L’ANALISI

Archivi

  •  2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152