I no hanno vinto a Dublino. Le previsioni della vigilia sono state rispettate. Hanno prevalso gli euroscettici. Nell’Isola Verde hanno vinto le paure delle nuove sfide globali. Per l’Europa è un altro stop nella strada dell’integrazione. Una fortissima frenata. “Il risultato del referendum butta sale sulle ferite europee. Per l’Europa è un colpo molto duro, tanto più in questo momento in cui il continente attraversa una fase di difficoltà, caratterizzata dalla crisi economica e dalle incertezze politiche”. Yves Meny, politologo francese, direttore dell’Istituto Europeo di Firenze, lascia poco margine alle speranze nel commentare l’esito della consultazione elettorale irlandese sul Trattato di Lisbona.
Problema giuridico. Non entusiasta dell’accordo raggiunto nella città lusitana, Meny non è certo contento del voto di Dublino. “Bruxelles adesso ha una nuova, doppia, prova da affrontare: cercare di salvare il Trattato dal punto di vista giuridico, invitando l’Irlanda a riconvocare un referendum tra qualche mese. Ricordo che l’intesa deve essere ratificata da tutti gli stati membri e il Si irlandese è obbligatorio. Ma – prosegue il politologo francese – questo potrebbe anche non essere sufficiente per salvare il Trattato. Ci saranno, infatti, grandi problemi dal punto di vista politico. Ed è questa la seconda sfida che dovrà affrontare l’Europa. Il No di oggi rafforzerà infatti il fronte degli oppositori in paesi già molto scettici, come la Gran Bretagna e la Repubblica Ceka”.
Problema politico. Meny intravvede un pericolo: se Bruxelles proseguirà sulla strada dell’approvazione a tutti i costi potrebbe fare aumentare i malumori di larghe fasce dell’opinione pubblica del Vecchio Continente che vedono come una minaccia contro “L’Europa dei Popoli” ogni mossa dei politici e dei burocrati di Bruxelles.
Si, perché il malato non è grave, ma non sta certo bene. Il docente universitario francese giudica molto fragile lo stato di salute dell’integrazione europea. “Una crisi continua su cui si innestano altri fattori di crisi. Il tema è, dal mio punto di vista: quale è il livello di difficoltà che può sopportare l’Europa ?”. Una ricetta deve essere trovata in fretta. Il Trattato di Lisbona ha pregi e difetti, luci e ombre, ma almeno un merito, secondo Meny, l’aveva: prevedeva dei meccanismi di funzionamento dell’Europa a 27 che altrimenti, rischia di rimanere bloccata nell’empasse.
Elezioni 2009. L’occasione per individuare la medicina potrebbero essere le prossime elezioni europee del 2009. “Si tratta di trasformare quella campagna elettorale in una grande occasione di discussione sul futuro europeo. Cinque anni fa, l’accordo sulla Costituzione Europea venne raggiunto 15 giorni dopo le elezioni per il Parlamento di Strasburgo. Dopo, ripeto, e non prima, quando gli elettori ne avrebbe potuto discutere. Bene, proprio questo atteggiamento – sono convinto – ha provocato poi la vendetta francese, che bocciò la Costituzione attraverso il referendum convocato dal Presidente Chirac”. Per Meny, quindi, la strada per l’Europa è veramente in salita. I circa 2 milioni irlandesi che si sono recati alle urne hanno lanciato a Bruxelles un segnale molto forte. Ora, tutti i governi europei, il Parlamento di Strasburgo e la Commissione presieduta da Josè Manuel Barroso dovranno trovare una risposta adeguata. Saranno in grado di farlo?
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- Venerdì 13 Giugno 2008
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