
(Credits: Epa)
L’autunno caldo d’Europa tocca anche la penisola iberica. Dopo Atene, Parigi e Bruxelles, da ieri e per 24 ore anche la Spagna è in sciopero generale, il primo contro il governo socialista di Jose Luis Zapatero.
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Bacio tra due innamorati (Credits: maha-online by Flickr)
Matrimoni omosessuali collettivi a Città del Messico (5 coppie di gay e lesbiche si sono sposate ieri ma altre 42 diranno sì nei prossimi giorni). Continua

Il presidente del Barcellona Joan Laporta si è schierato con il referendum - Epa
“Vuole che la nazione catalana si converta in uno stato di diritto, indipendente, democratico e sociale, integrato nell’Unione Europea?” Questa era la domanda sui cartoncini del referendum indetto da varie associazioni indipendentiste catalane ieri, in 166 città e piccoli centri su tutto il territorio della regione. Continua

Il premier spagnolo (AP Photo/Charles Dharapak, Pool)
Proprio mentre l’Economist dà alla Spagna il poco ambito titolo di “Grande malato d’Europa” (che toccò all’Italia nel 2005) per la difficile situazione economica del paese, il premier José Luis Zapatero si trova alle prese con una bomba (politica) a orologeria pronta a trasformarsi in un problema nazionale: l’autonomia della Catalogna. Continua

Il peschereccio sequestrato, l'Alakrana / Foto famiglia Pablo Costas per AP
Trattare o non trattare? Linea della fermezza e del diritto ad ogni costo oppure accordo sottobanco col “nemico”?
Sembrano le domande che l’Italia intera si fece ai tempi del caso Moro, ma adesso a porsele è la Spagna di Zapatero, messa sotto scacco da un gruppo di pirati somali. Continua

Barack Obama in Turchia con il presidente turco Abdullah Gul
Il premier spagnolo Zapatero si è perso la foto di gruppo e il nuovo segretario generale della Nato Rasmussen si è slogato un braccio, scendendo le scale di un hotel. Ma al di là degli inconvenienti, il secondo forum mondiale della cosiddetta Alleanza delle civiltà è riuscito a ottenere un’attenzione internazionale mai vista prima. A causa della presenza, annunciata per questa sera, di Barack Obama, che ha dato una dimensione nuova a un’iniziativa fino ad ora poco considerata. L’Unaoc, la United Nations Alliance of Civilizations, è un organismo dell’Onu costituito nel 2005 con l’obiettivo di promuovere la convivenza pacifica e il dialogo tra culture e religioni diverse e fornire un contributo per la comprensione reciproca.
Il primo a lanciare l’idea dell’”Alleanza delle civiltà” fu proprio Zapatero nel 2004, in piena guerra irachena, con Bush e i neocon all’apice della loro parabola politica. Allora, però, parlare di “alleanza” e non di “scontro” di civiltà sembrava poco più di un azzardo buonista. Il premier spagnolo aveva ritirato le truppe del suo paese dall’Iraq, attirandosi l’antipatia di George Bush, che lo avrebbe ricambiato con una freddezza assoluta nel corso dei quattro anni seguenti. Poi, nel 2005, l’”Alleanza di Civiltà” era stata fatta propria dall’Onu, che l’aveva trasformata in un organismo ufficiale e il più convinto sostenitore ne era stato il premier turco Recep Erdogan. Ma il primo forum dell’organismo, riunitosi a Madrid nel gennaio 2008, cui avevano partecipato premi nobel, ex presidenti e studiosi da tutto il mondo, era stato considerato un mezzo fiasco per l’assenza quasi totale dei veri leader politci.
Zapatero era stato criticato in patria, dove l’ex primo ministro Aznar aveva parlato in contrapposizione di “alleanza dei civilizzati”, ovvero dei paesi occidentali, per criticare l’apertura al mondo islamico. Ma con il cambiamento di inquilino alla Casa Bianca per l’”Alleanza” si sono aperti nuovi orizzonti. L’annuncio della visita di Obama alla seconda edizione del forum, oggi a Istanbul, ha dato un nuovo significato all’evento. Per Zapatero è l’occasione di accreditarsi come uno dei più fedeli alleati della nuova amministrazione americana: un’operazione di immagine di cui il premier spagnolo aveva un disperato bisogno, dato che in parlamento si trova isolato, tra i fuochi dei nazionalisti baschi e catalani e l’opposizione del Partido Popular di Mariano Rajoy, che lo attaccano per la gestione della crisi economica. Anche per Erdogan e la Turchia è una situazione da sfruttare, per proporsi come Stato fondamentale nel dialogo tra mondo arabo, Israele e Occidente. Il “ponte” verso l’Islam di cui Obama ha bisogno. Proprio l’idea che vuole affermare il nuovo presidente americano, desiderosi di lasciarsi alle spalle l’era di Bush e il cosiddetto “scontro di civiltà” preconizzato dai neocon. Non è un caso che proprio prima di recarsi in Turchia, nell’incontro con le istituzioni Ue a Praga, Obama si sia speso a favore dell’ingresso di Istanbul nell’Unione Europea. Dichiarazioni che hanno suscitato la reazione stizzita di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel: l’asse franco-tedesco non vede di buon occhio l’allargamento al di là del Bosforo della Ue, anche a causa della forte presenza interna di immigrati turchi. Mentre Spagna, Italia e Gran Bretagna si mostrano più possibilisti nel mediare tra i desideri dell’amministrazione Usa e quelli degli alleati europei capeggiati dall’asse franco-tedesca. Basti pensare al ruolo di mediazione svolto da Berlusconi in occasione dell’ultimo vertice Nato, durante il quale il premier italiano ha fatto pressing su Ankara per accettare l’elezione a segretario generale del premier danese Rasmussen in cambio di un impegno comune della Nato contro i separatisti del Pkk.

Stretta di mano tra Zapatero (Psoe) e Rajoy (Pp)- Segui i risultati su El Pais
Tornata elettorale importante in Spagna: l’impegno in prima persona del premier spagnolo Zapatero e del suo rivale Mariano Rajoy (del Partido popular) nei giorni scorsi fa capire quanto per i due partiti contassero le elezioni regionali in Galizia e Paesi Baschi. Si trattava del primo importante test elettorale dalla vittoria socialista nelle politiche dell’anno scorso: Zapatero deve fronteggiare la crisi economica che sta portando a livelli record la disoccupazione, mentre Rajoy è alle prese con la “questione morale” del suo partito, tra spionaggio interno ed esponenti locali coinvolti in inchieste su tangenti e sotto l’occhio del giudice Baltazar Garzon.
Sostanzialmente si è trattato di un pareggio: i Populares festeggiano per la “reconquista” del territorio affacciato sull’Atlantico, ma i socialisti possono andare al governo a Bilbao. E si tratta di un risultato storico: per la prima volta in 29 anni (da quando c’è la democrazia in Spagna) infatti nel territorio il Partito nazionalista basco (Pnv) moderato e gli altri partiti indipendentisti hanno perso la maggioranza assoluta del parlamento regionale. Per Patxi Lopez, il candidato socialista, si tratta di una vittoria personale più che del partito. Ma sul risultato pesa l’alto astensionismo (ha votato il 62%) dovuto in parte all’illegalizzazione di due partiti baschi di estrema sinistra, (D3M e Askatasuna) considerati appendici politiche dell’Eta. Ora si aprono due ipotesi: o un governo misto Pnv-socialisti oppure un’inedita alleanza tra i due grandi partiti nazionali e il piccolo partito Uniòn popolar y democracìa che manderebbero i nazionalisti baschi all’opposizione per la prima volta. Felice si è detto il leader del centrodestra Rajoy, che può vantare una buona vittoria in Galizia, sua terra natale: la lista guidata dal candidato del Pp Alberto Nuñez Feijòo ha ottenuto la maggioranza assoluta (39 seggi) nel parlamento galiziano, la Xunta, sconfiggendo la coalizione di governo uscente guidata dal socialista Emilio Perez Touriño.Nel complesso dalle elezioni locali escono indeboliti i partiti nazionalisti, più o meno immutata la situazione dei socialisti e crescono i popolari.
“Zapatero no vayas”. Zapatero non andare. C’è poco da fare. Nel calcio la superstizione regna sovrana. E così gli spagnoli in coro chiedono al loro premier “Non andare”. Ovvio il sottinteso: “porti sfiga”. Addirittura hanno creato un sito web apposta per raccogliere firme e chiedere al presidente di restarsene alla Moncloa, il palazzo del Governo, il giorno della finale con la Germania.
Non è bastata la vittoria con l’Italia (ai quarti, ai rigori, il 22 giugno, tutte circostanze in precedenza nefaste per la “Roja”), il trionfo in semifinale con la Russia (in maglia gialla, anche questa superstizione sfatata). Non basta una squadra fortissima. La Spagna calcistica non vince niente dal ‘64. La prudenza non è mai troppa. E la paura di una beffa proprio nel giorno decisivo sta contagiando i tifosi iberici. Che hanno già individuato il loro possibile capro espiatorio. Non conta che abbia vinto le elezioni e sia al governo da 5 anni, Zapatero per loro in ambito sportivo è un “gafe”, uno iettatore. C’è anche chi maligna che potrebbe “farlo apposta” perché si è dimostrato sempre morbido coi nazionalisti Baschi e Catalani. D’altronde Zapatero ci ha messo del suo: era presente l’anno scorso alla sconfitta in finale Europea della selezione di basket, una partita che gli spagnoli consideravano una formalità e perdettero all’ultimo canestro. Non solo, il tifoso politico Zapatero ha visto cadere nell’ordine: Kerry, Schroeder, Ségolene Royal e Veltroni. Obama, così come Aragones, può già iniziare a fare gli scongiuri.
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