Mulè: Quante volte abbiamo vissuto un momento da Schettino?


La tragedia della Costa Concordia ha l’obbligo della riflessione. Potrà sembrare strano, addirittura insensato, ma penso che ci costringa a guardare dentro di noi. Davanti al disonore, alla codardia per alcuni, di cui si è macchiato il comandante della nave abbiamo provato i sentimenti più diversi: rabbia, vergogna, pena, anche solidarietà (intesa come cristiana comprensione) verso una persona che ha perso completamente il controllo di sé. Continua

Ferrara: La crisi dell’Europa è frutto del silenzio simmetrico (e mortale) dei politici


Nelle stesse ore di un giorno di crisi finanziaria Mario Monti diceva al Financial Times che Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e lui hanno deciso di osservare sulla Banca centrale europea e sulle sue eventuali politiche di salvezza dell’euro dal naufragio nel debito un «silenzio simmetrico»; Sarkozy, nel frattempo, registrava il trauma del declassamento francese da parte di Standard & Poor’s annullando il vertice a tre già programmato, e imminente, per ragioni di immagine elettorale; e il cancelliere tedesco rompeva il silenzio simmetrico ribadendo che era esclusa la possibilità di un intervento dei governi in favore della banca di Francoforte come «lender of last resort» o prestatore di ultima istanza. Continua

Ricolfi: Gli italiani tornano a fare i lavori da immigrati


di Luca Ricolfi

Mi è capitato più volte di farlo notare: negli anni della crisi gli italiani hanno perso un sacco di posti di lavoro (circa 1 milione, senza contare la cassa integrazione), mentre gli immigrati stranieri ne hanno conquistati molti (circa mezzo milione). Andamenti così opposti sono dovuti, fondamentalmente, a due circostanze: primo, in Italia si creano pochi posti di lavoro qualificati; secondo, gli italiani sono abbastanza ricchi da potersi permettere di non competere con gli immigrati per i posti a bassa qualificazione e basso reddito. Questo stato delle cose, tuttavia, sta rapidamente cambiando. Già un anno fa, un’inchiesta di Affari & finanza (firmata Vladimiro Polchi) rivelava che italiane e italiani erano sempre più numerosi nei corsi di formazione tradizionalmente monopolizzati da stranieri, come quelli per muratore, colf e badante. Continua

Minzolini: Per abbattere il Berlusconi politico si è abbattuta la politica

Tutti i nodi vengono al pettine, anche quelli del Pd. Conseguenza di quello che è il suo peggior vizio: l’ipocrisia. Lo scorso anno Pier Luigi Bersani & company, concentrati nella crociata pseudomoralistica contro le donnine di Arcore, hanno esaltato in funzione anti Cav una serie di argomenti che avevano come bersaglio il nostro Paese. Non hanno espresso alcuna solidarietà al governo di allora, ma invece hanno portato all’esasperazione questi temi. All’epoca, infatti, per il Pd le agenzie di rating erano oracoli infallibili che bisognava ascoltare, la politica egoistico-rigorista tedesca un riferimento europeista, lo spread un giudizio di Dio sui governi europei, i risolini di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy su Silvio Berlusconi un esempio d’ironia da condividere e da imitare. Continua

Vespa: La partita a scacchi fra destra e sinistra per non rimanere con il cerino in mano


Così è, se vi pare. La frustrazione di non essere Luigi Pirandello coglie chi si accinge a scrivere un articolo su una maggioranza politica eterogenea che c’è, anzi non c’è. Ha ragione Pier Ferdinando Casini, quando sostiene che chi vota insieme provvedimenti della portata di quelli che ha preso e sta per prendere il governo non può non essere una maggioranza politica. E hanno ragione Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani quando sostengono che è solo lo stato di necessità a indurre i loro gruppi parlamentari a votare provvedimenti sui quali hanno giudizi divergenti. Bersani non può permettersi di inventarsi una maggioranza politica che lo scopra a sinistra con Antonio Di Pietro (pronto a cavalcare le dichiarazioni di Casini per sbugiardare il segretario del Pd) e con Nichi Vendola. Continua

Feltri: Applichiamo la meritocrazia anche ai politici


di Vittorio Feltri

Sui costi della politica si continua a discutere e litigare. Per capire che gli emolumenti dei parlamentari italiani sono in media con quelli europei ci sono voluti anni di studi comparativi. E le cifre esatte ancora non si conoscono né mai si potranno conoscere perché la composizione delle buste paga cambia da paese a paese, come del resto mutano le aliquote fiscali, cosicché fra lordo e netto si fa una gran confusione. In ogni caso si è scoperto che Palazzo Madama e Montecitorio non sono abitati da nababbi. Significa che sulla Casta si è fatto tanto rumore per nulla? Nossignori. Continua

Feltri: Statisti o masochisti, che cosa c’entrano gli investimenti della Lega a Cipro e in Tanzania con la difesa della Padania?


di Vittorio Feltri

È noto che il finanziamento pubblico ai partiti politici fu abolito per referendum negli anni Novanta. Ma, una volta buttati fuori dalla porta, quei contributi a fondo perduto sono rientrati – raddoppiati, anzi triplicati – dalla finestra sotto forma di rimborsi elettorali. Sissignori. Il Parlamento, badando alla forma e infischiandosene della sostanza, cambiò il titolo di spesa, cioè la denominazione dell’esborso, ma anziché abolirlo lo aumentò. Il tutto, ovviamente, a carico dello Stato, ovvero del debito pubblico che grava sulle spalle dei cittadini. Questa la premessa. Poi c’è lo scandalo. Ogni volta che si aprono le urne, che si tratti di elezione amministrativa, nazionale o europea, scatta uno strano meccanismo per cui ciascun partito, in base al numero di voti ottenuti, riceve una somma di denaro impressionante. E non c’è verso di bloccare il drenaggio o almeno di ridurne la portata. Continua

Vespa: La ricchezza non va demonizzata, ma è anche una formidabile occasione di dovere sociale. Iniziando dal canone Rai


«Non lamentarti se dovrai pagare molte tasse: sono segno di benessere». A mio padre la sorte non consentì mai di pagare molte tasse, ma non ho mai dimenticato questo suo insegnamento. Né lui né io avremmo mai immaginato che ne avrei pagate tante raggiungendo un benessere ben superiore alle mie aspirazioni giovanili. Ma le polemiche di questi giorni successive alla simbolica retata dell’Agenzia delle entrate a Cortina suggeriscono qualche riflessione. Continua

Romano: I tedeschi non si rendono conto che affossare la crescita nei paesi più deboli della Ue significa far ammalare anche la Germania


Nel 1995, dopo gli scandali di Tangentopoli e il primo governo Berlusconi, uno storico tedesco, Jens Petersen, pubblicò in Germania un libro intitolato Quo vadis Italia? Anche a noi piacerebbe sapere in questi giorni dove stia andando la Germania di Angela Merkel. Il cancelliere dichiara di volere difendere l’euro e sembra consapevole della necessità di impedire la bancarotta della Grecia. Ma chiede ai suoi partner più vulnerabili una politica finanziaria che rischia d’imprigionarli per molti anni in una delle più gravi fasi recessive della loro storia economica. Alcune delle sue pretese, come quella che coinvolge i privati nella ristrutturazione dei debiti sovrani, hanno avuto l’effetto di spaventare le banche e aggravare la crisi. Continua

Mulè: Su tasse e pensioni non ci sono stati ripensamenti, adesso ci aspettiamo lo stesso rigore sulle liberalizzazioni


Si è fatto un gran parlare intorno alle parole d’ordine del governo guidato da Mario Monti: equità, rigore e sviluppo. Ciascuna di queste belle parole si porta dietro, quando viene concretamente attuata attraverso provvedimenti legislativi, dotte dissertazioni sull’effettiva applicazione nella realtà dei fatti. Al netto degli equilibrismi e dell’autocensura dei partiti nel nome della «responsabilità», il governo ha dovuto in alcune occasioni innestare frettolosamente la marcia indietro o imporsi correzioni di rotta per evitare incidenti frontali con alcune forze della variegata maggioranza. È successo sui temi della riforma del lavoro e sulle liberalizzazioni, giusto per fare due esempi. L’esecutivo ha adesso annunciato che entro il 20 gennaio sfornerà un decreto sulle liberalizzazioni. E mal gliene incolse. L’annuncio, come sempre è accaduto e sempre accadrà, ha immediatamente riacceso la miccia della protesta. Continua

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
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