Se ci fosse un Pulitzer italiano, sono Carlo Bonini e Claudio Cerasa che dovrebbero ottenerlo quest’anno. Mentre il grosso di giornali e tv si avventava in modo inconsiderato e sciatto sulla storiaccia della pedofilia a Rignano Flaminio, nella scuola Olga Rovere, i due cronisti, uno più esperto e anziano l’altro giovanissimo e appassionato, hanno accertato per tempo quel che la Cassazione ha legittimato con una sua specchiata e motivata sentenza: in quel caso di caccia al pedofilo, che minacciava di distruggere vite e rovinare una intera comunità insieme con una quantità di bambini, c’era del fumo, c’era perfino dello zolfo.
Non è vero che il giornalismo serve solo a spacchettare i dossier infilati da questo o quel magistrato disinvolto nella buca delle lettere del cronista giudiziario. Non è vero che il giornalismo serve solo a far retorica populista o a immettere pettegolezzi nel circuito della chiacchiera d’élite. Può anche servire, oltre che un evidente interesse pubblico e privato, quello alla vera giustizia (come la chiamava Natalia Ginzburg), un bisogno di accertamento sul funzionamento di modelli mentali impazziti che è tipico della nostra epoca. Non è una faccenda solo italiana, anche in Francia una causa celebre, il processo di Outreau, ha dimostrato che i meccanismi della credenza pubblica possono diventare pericolosissimi, e che in tema di difesa dell’infanzia è possibile lo scatenamento di pulsioni collettive fino all’epilogo della caccia alle streghe. L’istruttoria di Rignano Flaminio non è stata archiviata e ci sono dettagli di grande importanza e delicatezza ancora da definire. Ma le inchieste coraggiose, difficili, dei due cronisti ci hanno fatto vedere, mentre la caccia montava e con gli arresti a raffica minacciava di diventare un macello giudiziario e morale, l’altra faccia della realtà.
Ideologia ed emozioni allo sbando, calchi dalla cattiva informazione televisiva malamente e collettivamente rielaborati da una comunità, imperizia degli esperti psicologi e tendenziosità colpevolista alla ricerca dello scoop giudiziario-mediatico, un mestiere di genitori decisamente in crisi, la scomparsa di antichi filtri sociali e culturali legati alla saggezza di una buona parrocchia o di una buona tenenza dei carabinieri, la dissoluzione nel territorio di legami capaci di attivare una serena conoscenza delle cose: solo questi elementi della maionese comunitaria impazzita in un borgo alle porte di Roma possono spiegare gli errori, i fraintendimenti, le forzature che hanno condotto al racconto degli orchi di Rignano, all’interrogatorio che vessa le presunte vittime infantili nell’atto stesso in cui aspira a proteggerle, in un’orgia di buona fede e buone intenzioni che porta a conclusioni sbrigative, all’elevazione di accuse non provate, alla credulità popolare che si condensa in un appello persecutorio che ha bisogno di soddisfare i propri fantasmi di fronte al disagio dei piccoli.
Può così succedere che il bisogno di giustizia si trasformi in una urgente necessità psicologica di ingiustizia. Che i genitori di alcuni bimbi si sentano obbligati a far correre voci che si autoalimentano, che discutano in riunioni dolorose dell’infiltrazione del diavolo nella comunità, e nascono le assemblee antipedofile, i videobambini trasformati in impossibili testimoni del male, le comparsate televisive sollecitate da un’informazione irresponsabile, in un susseguirsi di psicodrammi da reality show che sfasciano la capacità di accertare davvero se, come, quando orrendi reati siano stati commessi e da chi. Pare che proprio questo sia successo a Rignano, e bisogna dire grazie a chi ha consentito di mettere le briglie al somaro imbizzarrito dell’opinione forcaiola, prima che finisse di calpestare le sue vittime.
- Venerdì 12 Ottobre 2007





Commenti
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Il 12 Ottobre 2007 alle 13:49 wildgreta ha scritto:
BAMBINI “INDIFESI” DA TUTTI
Una piccola notazione su quanto sta avvenendo sui media riguardo al caso Rignano. Ieri sera a Porta a Porta, stamattina a radio 24, ho assistito a dibattiti in cui quasi tutti gli ospiti erano coinvolti come periti o legali della difesa, in casi riguardanti gli abusi nelle scuole materne . Ovvero senza un contraddittorio. Il problema è che alcuni dei partecipanti non hanno assolutamente detto di far parte del collegio difensivo dei presunti abusanti, come mai? Avevano paura che le loro parole avrebbero avuto meno peso? Sarebbe come fare un dibattito sul conflitto di interessi invitando Berlusconi, Confalonieri e dell’Utri. Per ora non lo ha mai fatto nessuno, ma per gli abusi sui minori, si osa l’inosabile. Inoltre devo registrare il silenzio della stampa a proprosito della brutta figura incassata ieri con l’errore di lettura della sentenza della Cassazione che non ha mai detto (per bocca dello stesso Presidente Carbone) di cercare i colpevoli fuori dalla scuola. Non solo, si persevera nell’errore, omettendo che la Cassazione ha ammesso l’esistenza degli abusi sessuali. A questo punto mi faccio una domanda: fino a che punto arrivano l’ignoranza e la superficialità e dove comincia la malafede di tutte queste persone? Stando a quanto ho sentito in queste ultime ore, dare il via ad un processo per abusi sessuali sui minori non sarebbe possibile, in quanto non ci sarebbe modo di determinare scientificamente se un bambino sia stato abusato o no, a meno che non abbia segni fisici gravi, inequivocabili, riscontrati immediatamente dopo l’abuso effettuato davanti a due o più testimoni dal passato limpido e la psiche integra. Tutto ciò in barba alla giurisprudenza, in barba alle tante sentenze della Cassazione che hanno stabilito esattamente il contrario, in barba all’evoluzione della psicologia e della neuropsichiatria infantile. Ho sentito dire che senza riscontri oggettivi non sarà possibile approdare a nulla e che le prove non ci sono perchè non sono stati trovati filmati nei computer degli indagati. Sarebbe come dire che per dimostrare che uno è un ladro, la refurtiva deve essere trovata a casa sua.
Tutte le assurdità che per gli altri reati sarebbero improponibili, per gli abusi sessuali sui minori sono leciti, anzi auspicabili, seguendo forse una delle teorie più atroci che abbia mai sentito in vita mia e proprio dal professor Bollea: “I bambini che devono affrontare un incidente probatorio soffrono, quindi , meglio un pedofilo fuori che un bambino sottoposto ad una simile tortura”.
E ora, la testimonianza di un padre apparsa ieri su Il Messaggero di Roma
10 ottobre 2007 di FABIO MARRICCHI RIGNANO FLAMINIO -
Parla il padre di una bambina abusata, il giorno della sentenza della Cassazione: le fotocopie hanno già fatto il giro di Rignano, distribuite da chi si sente “innocentista”. E’ una ferita che si riapre per i genitori che hanno denunciato gli abusi. Per loro anzi, è una ferita mai rimarginata, una tortura: «Mia figlia? Sta ancora male. La sentenza della Cassazione? Non vorrei fosse enfatizzata, in realtà conferma tutto: che i bambini hanno subito violenza». Il genitore che raggiungiamo al telefono è il padre di uno dei bambini che verranno ascoltati nel prossimo incidente probatorio. «Chiaro che la difesa degli accusati faccia il suo gioco - dice - ma noi questo incubo lo viviamo sulla nostra pelle. Tutti i giorni. Ancora oggi mia figlia, che ha quattro anni, si alza dal letto come fosse in trance. Urla, spalanca gli occhi, grida “non mi toccare” guardando fisso il muro, grida “non voglio”, poi la prendiamo tra le braccia. Si calma, si sveglia. E per fortuna non si ricorda di quello che stava sognando. E’ così tutte le notti. E’ una voragine che per noi sembra non finire mai».Quando vi siete accorti che sua figlia poteva aver subito abusi?«Guardi, noi abbiamo portato nostra figlia alla Olga Rovere all’inizio dell’anno scolastico 2006. Poi, dopo il blitz del Ris dell’ottobre, siamo rimasti scettici su quello che si prefigurava dall’inchiesta di cui parlavano tutti i giornali. Poi abbiamo cominciato a collegare disegni curiosi e inquietanti che faceva la bambina con tutto quello che si diceva in giro, e vorrei sottolineare che si diceva già prima del blitz dei carabinieri. Molto prima. Diciamo che era un po’ come il segreto di Pulcinella. Allora abbiamo iniziato a sospettare. Abbiamo sottoposto nostra figlia ad una visita al Bambin Gesù. I medici ci hanno confermato quello a cui non avremmo mai voluto credere. E cioè che la bambina aveva subito violenze sessuali, e che queste violenze si erano verificate fuori casa».Lei ha parlato di disegni inquietanti. Che tipo di disegni?«Mia figlia ha sempre amato disegnare, sin da piccolissima, per cui abbiamo sempre prestato molta attenzione a quello che faceva. Ad un certo punto ha iniziato a disegnare croci capovolte, visi con occhi spalancati, organi sessuali. Una cosa inspiegabile per una bambina di quell’età».Sono soggetti che disegna ancora oggi?«Sì, e non solo. Mia figlia fa giochi con il fratellino: il gioco del cagnolino, del guinzaglio. Giochi in cui lei fa la parte dell’adulto. Simula atti sessuali. Sono cose che riguardano l’inchiesta in corso e che non posso rivelare nei particolari. Vi dico solo che in casa abbiamo serie difficoltà a lasciarla interagire con il fratellino».Sua figlia, nei suoi racconti, ha fatto riferimento a persone, ha fatto dei nomi precisi?«Purtroppo sì».Sono nomi di persone indagate?«Sì».Che cos’altro ha raccontato?«Che la portavano fuori da scuola, a volte in una specie di gabbia, dentro un macchina. Mia figlia parla di cancelli, di situazioni in cui veniva rinchiusa. Che portassero fuori i bambini è un fatto accertato. Io non voglio accusare nessuno, forse veniva portata fuori da gente estranea alla scuola stessa. Ma chiedo: perché mia figlia veniva portata fuori? E perché nessuna maestra mi ha avvertito? E soprattutto perché non mi ha detto nulla l’insegnante di mia figlia? C’eravamo trasferiti a Rignano perché ci avevano detto che c’era la scuola materna migliore del Lazio. Non conoscevo Rignano. Ma l’ultima volta che mia moglie ha cercato di portare a scuola la bambina mi ha chiamato al cellulare disperata ndicendo che la bambina non voleva entrare perché “c’era la tigre”».La tigre?E’ una paura che gli psicologi dell’ospedale hanno detto che la bambina associa ad una persona aggressiva. Qualcosa in quella scuola non andava. L’abbiamo tolta a dicembre dell’anno scorso. Sappiamo per certo che gli abusi sono continuati anche dopo il blitz dei carabinieri».Che idea s’è fatto dell’inchiesta?«Ripeto. Io non accuso nessuno. Ma se non si parla e non si è parlato di lucro, allora oltre alla pedofilia ci potrebbe essere qualcos’altro. Non vorrei parlare di sette. Ma abbiamo provato a portare mia figlia da un istituto di suore. Urlava, non è voluta entrare. Non può vedere gente con tonache o vestiti lunghi. E anche qui mi fermo, non posso rivelare particolari».Che cosa ha fatto e che cosa farà per sua figlia?«La prima cosa che ho fatto è denunciare tutto. Non è stata una cosa facile. Ma il giorno in cui mia figlia dovesse ricordare tutto e chiedermi “papà, tu che cosa hai fatto?”, io mi sento a posto, e credo che mia figlia apprezzerà quello che ho fatto per lei. La seconda cosa è portarla via il più presto possibile da qui. E curarla. Ora non possiamo farlo prima dell’incidente probatorio. Ma non è facile. Io sono un impiegato statale e vivo dello stipendio. Abbiamo provato a vendere la casa che con tanti sacrifici abbiamo comprato per starcene tranquilli, fuori Roma. Ma nessuno la vuole, nemmeno in affitto. Del resto chi verrebbe ad abitare qui, dopo quello che è successo?».
Il 14 Ottobre 2007 alle 20:56 albaestiva ha scritto:
LA MIA OPINIONE SULL’ARTICOLO DI FERRARA E’ VERAMENTE CHE IL GIORNALISMO E’ ORMAI ALLA FRUTTA E CHE SAREBBE MEGLIO RICORRERE AI VECCHI “STRILLONI” DI PAESE. TANTO CAVOLATA PER CAVOLATA ALMENO NON CI DOBBIAMO SOBBARCARE DELLA SPESA!! HO GIA’ LETTO IL COMMENTO PRIMA DI ME E LO TROVO IN LINEA COL MIO PENSIERO. L’INTERVISTA AL GENITORE POI E’ DA LEGGERE E RILEGGERE CON MOLTA ATTENZIONE E CON MOLTA UMILTA’. CARO FERRARA, A RIGNANO SI DICE SIA IN VENDITA LA CASA DEI CONIUGI SCANCARELLO: PERCHE’ NON LA COMPERA LEI E CI VA A VIVERE. MAGARI, INVECE DI SCRIVERE LE SUE STOLTE OPINIONI IN LINEA SOLO CON IL PENSIERO DEI SUOI PUPILLI PROVA A GUARDARE PER UNA VOLTA OLTRE LA TV E LA CARTA (STRACCIA) STAMPATA.
LE ACCLUDO UN BELLISSIMO COMMENTO AL SUO ARTICOLO (?) CHE HO TROVATO SUL SITO DI “VIVICENTRO”. IO LO TROVO VERAMENTE GIUSTO, BEN SCRITTO E MOLTO MOLTO PIU’ SIMPATICO DI CERTE SUE AFFERMAZIONI….
http://www.vivicentro.org/pedo.....t4067.html
Giuliano Ferrara : la succursale del Pulitzer
Più che una proposta è un rammarico, quello di Ferrara su Panorama (L’arcitaliano: La favola degli orchi di Rignano). Eh, sì. Purtroppo in Italia non c’è il Premio Pulitzer, altrimenti sarebbe dovuto andare proprio a loro, agli investigatori della carta stampata nostrana, Bonini e Cerasa. Ai novelli Holmes e Watson. Sarebbe anche auspicabile, aggiungo io, una fiction su di loro e alla fine, per il contributo che hanno dato alla giustizia, il Presidente della Repubblica potrebbe nominarli Cavalieri del Lavoro. Comunque, visto che in fondo sono una persona generosa, ho tirato giù una lista di premi italiani a cui la strana coppia potrebbe accontentarsi di concorrere, in attesa che anche nel Bel Paese aprano una succursale del Pulitzer. E’ ovvio che se Ferrara ci metterà una buona parola, potranno vincerne anche più di uno. Ecco la lista:
- Premio Guidarello per il giornalismo d’autore
- Premio UCSI
- Premio TERZANI
- Premio Mauro Gavitelli
- Premio Cinque Stelle per il giornalismo
- Premio Maria Grazia Cutuli
- Premio Mario Francese, giornalista ucciso dalla mafia
- Premio Saint Vincent
- Premio Ilaria Alpi
- Premio Flaiano
- Premiolino
- Premio Hemingway.
- Premio Barzini
- Premio Ischia
- Premio Giornalista per 1 giorno
- Premio “Citigroup Journalistic Excellence Award: alla giuria articoli senza firma e senza testata per premiare soltanto l’eccellenza”.
Io consiglierei a Ferrara di iscrivere il suo pupillo Cerasa ai premi “Giornalista per un giorno” e “Premiolino”, mentre il più anziano Bonini potrebbe decisamente puntare al “Citigroup Journalistic Excellence Award: alla giuria articoli senza firma e senza testata per premiare soltanto l’eccellenza”.. Sono certa che la giuria non faticherà a riconoscere la raffinata penna di Bonini che trafigge le mamme di Rignano e i loro bambini, in mezzo alle scolorite penne degli altri concorrenti
Il 2 Novembre 2007 alle 15:38 Giuliano Ferrara:La succursale del Pulitzer « Wildgreta blog ha scritto:
[...] Venerdì 12 Ottobre 2007 alle 12:35 Un commento [...]
Il 14 Marzo 2008 alle 12:54 a2c3 ha scritto:
La scuola è luogo pubblico, non comprendo gli avvenimenti. Se c’erano dei colpevoli, facile scoprirli. Non sono qualificato per esprimere simili giudizi, ma questa è una cosa elementare. Perchè cose semplici diventano poi tanto complicate? Chi ha questi interessi? Perdonate i miei pensieri cattivi.
Il 16 Luglio 2008 alle 16:56 jinionimicolico ha scritto:
Per una volta sono pienamente daccordo con Ferrara!
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