Romano: Clemenza per Clemente


L’europeo

La festa estiva dell’Udeur, il partito di Clemente Mastella, è stata il più frequentato appuntamento politico italiano. Vi fecero la loro apparizione il leader dell’opposizione, il futuro segretario del Partito democratico, il ministro degli Esteri, il presidente del Senato e persino, per uno sketch a cui i giornali dedicarono molto spazio, Roberto Benigni. Oggi Mastella è diventato il bersaglio preferito dell’antipolitica. Può darsi che la parola linciaggio, con cui ha definito gli attacchi subiti, sia eccessiva. Ma è vero che il leader dell’Udeur è ormai per molti il simbolo di tutti i vizi che il popolo di Beppe Grillo attribuisce alla “casta”. Mastella è un uomo abile, esperto di ingegneria parlamentare e persino capace in alcuni casi di una certa energia amministrativa. Ma in ultima analisi è soltanto un notabile, come molti altri, soprattutto meridionali, che hanno calcato con un certo successo le scene della politica italiana, e non merita né gli interessati omaggi delle scorse settimane né gli insulti degli scorsi giorni.
Il problema quindi non è la persona, ma la patologia politica di cui il ministro della Giustizia è oggi la più compiuta espressione. Non esisterebbe un Clemente Mastella nella crisi italiana, in altre parole, se non avessimo un sistema politico che favorisce la frammentazione. L’ultima legge elettorale ha eliminato di fatto la soglia di sbarramento (4 per cento) fissata dalla legge elettorale del 1993. La soglia esiste per i partiti solitari, ma diventa il 2 per cento per quelli che accettano di partecipare a una coalizione e scompare per il «miglior perdente», vale a dire per il partito che si colloca immediatamente sotto la soglia. Il miglior perdente nelle elezioni del 2006 fu per l’appunto l’Udeur di Clemente Mastella. Conquistò l’1,4 per cento dell’elettorato nazionale (per l’esattezza 1,399) e questa percentuale irrisoria gli permise di entrare in Parlamento con 10 deputati. Se poi il lettore darà un’occhiata ai risultati complessivi per la Camera scoprirà che la Rosa nel pugno ha conquistato 18 deputati con il 2,596 per cento dei voti, il Partito dei comunisti italiani ne ha 16 con il 2,317 per cento, l’Italia dei valori 16 con il 2,298 per cento e i Verdi 15 con il 2,056 per cento. Non basta: appena entrati in Parlamento questi partiti avranno diritto a un generoso rimborso delle spese elettorali e potranno contare sul finanziamento pubblico per giornali e bollettini che nessuno leggerà. E i loro rappresentanti incasseranno emolumenti e benefici molto più attraenti di quelli dei loro colleghi europei.
Questa frammentazione produce una cascata di effetti. In primo luogo ciascuno di questi partiti è interessato a perpetuare la propria esistenza. Deve fare chiasso, affermare la propria originalità. Lo farà soprattutto quando il suo voto è necessario per una legge fondamentale (la Finanziaria) o una mozione di fiducia. E diverrà minaccioso se una disposizione di carattere nazionale, tagliata sugli interessi dell’intero Paese, non tiene conto del suo piccolo elettorato locale. È questa una delle ragioni per cui tutto, in Italia, richiede tre o quattro volte il tempo impiegato dai nostri maggiori partner europei.
In secondo luogo i partiti del 2 per cento non possono tollerare leggi elettorali o riforme istituzionali che riducano il loro potere di veto. Vi sono circostanze in cui i partiti maggiori potrebbero accordarsi su una riforma senza tenere conto dei loro strilli. Ma quando ogni voto è indispensabile, come in questo momento, il ricatto diventa efficace.
È inutile sorprendersi quindi se il Parlamento non riuscirà a cambiare la legge elettorale prima del referendum. Sono queste le ragioni per cui gli attacchi contro Mastella mi sembrano, se non ingiusti, fuorvianti. Il ministro della Giustizia è più trasformista, spregiudicato e notabile di molti suoi colleghi. Ma è il risultato di un pessimo sistema politico. Non vorrei che i critici di Mastella volessero sbarazzarsi di lui per continuare a fare la stessa cosa.

Commenti

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Il 12 Ottobre 2007 alle 19:36 pasmes ha scritto:

E’ sconcertante. Conosciamo tutti i difetti dell’attuale legge elettorale, che non è neanche così enormemente peggiore delle precedenti. Eppure nessuno degli attuali partiti si è sentito nel dovere civico di abbozzare una proposta organica su cui lavorare, messa nero su bianco. Si continua a far riferimento a questo o quel sistema straniero, che piace a una parte e contestualmente viene rigettato dall’altra, magari solo per puntiglio, stando attenti a non irritare i partitini amici, responsabili dei condizionamenti. In questo modo si continua a non conclude niente, così come avviene per una infinità di altri problemi irrisolti da anni, con il rischio, infine, di partorire un altro aborto. Ora mi chiedo, come si fa a non giustificare chi ha deciso di cavalcare l’onda dell’antipolitica? E i nostri politici si offendono quando diciamo che di loro non abbiamo più fiducia, tacciandoci di qualunquisti.
Temo che nessuna delle coalizioni possibili possa riuscire mai a superare questo ostacolo, sperando peraltro nella collaborazione della parte avversa, perché è vissuto come una opportunità da cogliere per fare gli interessi del proprio partito, non della cittadinanza o della democrazia. A questo punto, l’unica soluzione possibile rimane quella della iniziativa popolare. Bisognerebbe mettere al lavoro un gruppo di cittadini liberi da influenze partitiche, che vogliano elaborare una proposta unicamente per dovere civico.
http://www.aironetivoli.com

Il 13 Ottobre 2007 alle 20:56 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Credo proprio che percentuali o capri espiatori non abbiano a che vedere con l’immaginario sgombrare.Il Ministro della Giustizia Mario Clemente Mastella possedendo certezze esitanti, offre soltanto quella mescolanza disordinata che fa riflettere. Non sarà lo stesso che desidera ardentemente togliersi di mezzo ?

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