Se venisse presentato un ordine del giorno in Senato: «Il governo Berlusconi 2001-2006 è stato il migliore nella storia della Repubblica», firmato Anna Finocchiaro (Pd), Giovanni Russo Spena (Rifondazione comunista), Manuela Palermi (Verdi-Comunisti italiani), Cesare Salvi (Sinistra democratica), Gavino Angius (Partito socialista), Clemente Mastella (Udeur), il centrodestra voterebbe compatto contro. Il Cavaliere ha finalmente chiarito la linea della Casa delle libertà: a brigante, brigante e mezzo.
Lunedì 15 ottobre a Porta a porta Paolo Bonaiuti pattinava di fronte alle offerte di collaborazione di Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e volto giovane del Partito democratico. Questi lo invitava a trovare un accordo su legge elettorale e su riforme istituzionali, secondo il desiderio di Walter Veltroni, l’altro cambiava discorso. L’indomani il Cavaliere si è premurato di diradare gli equivoci: con la maggioranza non si collabora perché l’offerta è tardiva, è strumentale e arriva dopo 16 mesi di malgoverno. E soprattutto perché l’Unione respinse l’offerta di collaborazione del centrodestra avanzata subito dopo le elezioni del 2006, quando era evidente che l’assenza di una solida maggioranza al Senato avrebbe paralizzato l’azione di governo.
Romano Prodi e i suoi alleati rifiutarono ogni forma di compromesso, convinti di pescare qualche senatore nell’opposizione e di travolgere ogni titubanza con un poderoso ciclo di riforme virtuose (ricordate lo slogan: «Helmut Kohl governò con un voto di maggioranza»?). È andata come sappiamo ed è tardi per rimediare.
Uno dei punti più amari di riflessione sulla tragedia politica che va in scena in Italia (perché di tragedia ormai si tratta) riguarda le riforme istituzionali. Nel progetto del centrodestra approvato nella passata legislatura, dopo quattro anni di polemiche, erano previsti la fine del bicameralismo perfetto, la nascita del Senato federale, la riduzione del numero di parlamentari, l’aumento dei poteri del presidente del Consiglio, il federalismo fiscale, la revisione dello sciagurato titolo V della Costituzione riformato in articulo mortis dal centrosinistra nella legislatura precedente con il bel risultato di consentire alle regioni e ai comuni il blocco della politica energetica nazionale.
Tutti questi punti, costituendo essi il minimo per poter parlare di una dignitosa struttura dello Stato, tutti, nessuno escluso, fanno parte del programma di Walter Veltroni. Ma quando furono varati dalla Casa delle libertà erano la disgregazione dello Stato, la fine della democrazia, la resa della civiltà romana ai barbari della Lega e quant’altro.
Certamente la riforma costituzionale del centrodestra non era perfetta e infatti in commissione su molti articoli furono accolti emendamenti dell’opposizione. Compromessi ulteriori forse sarebbero stati possibili, in vista di una soluzione comune. Ma alla fine la riforma, pur approvata quattro volte dalle Camere, fu bocciata sbrigativamente da un referendum nel quadro della guerra santa di liberazione dal Cavaliere.
Oggi Berlusconi usa lo stesso metro. Un metro sbagliato? Sì e no. Sì perché è sbagliato opporsi a ogni proposta ragionevole, da qualunque parte provenga. No perché la legislatura è ormai considerata morente (o comunque seriamente ammalata) dalla stessa maggioranza e ogni proposta viene vista come il tentativo di prolungarne artificialmente la vita. A meno che Veltroni, invece di dire che Prodi governerà fino al 2011, non abbia il coraggio di proporre all’opposizione una scadenza vicina trattando sul che fare nei pochi mesi residui.
- Venerdì 19 Ottobre 2007
























Commenti
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Il 23 Ottobre 2007 alle 18:37 pasmes ha scritto:
In un clima di profondo senso di irresponsabilità e di scontro frontale fra i vari schieramenti politici, impegnati unicamente a perseguire interessi di partito e ad adottare provvedimenti finalizzati all’incremento dei consensi elettorali per la conquista di poltrone, non credo sia il caso di parlare sul serio di riforme istituzionali. Meglio lasciare le cose come stanno, in attesa di tempi migliori dati da un cambio generazionale, se non si vuole rischiare di partorire nuovi aborti, peggiorare le cose e arrecare ulteriori danni.
Il fatto che nel programma di Veltroni vi siano riferimenti di condivisione di gran parte della riforma istituzionale varata dal precedente governo di Centro-Destra e poi bocciata dal referendum, organizzato e sostenuto dai partiti dell’attuale coalizione di maggioranza, compresi quelli che hanno formato il nuovo PD, dimostra che la politica attuale è caduta in mani sbagliate, di persone poco serie e scarsamente affidabili, che agiscono con la faccia di bronzo, che non si vergognano di rimangiarsi quello che hanno affermato pochi attimi prima, che cambiano atteggiamento da un giorno all’altro con una disinvoltura sconcertante, da paura.
Sono quindi del parere che, fino a quando non avremo partiti politici affidati a persone dotate di maggiore senso di responsabilità, che abbiano assimilato meglio il vero concetto di democrazia e di senso civico, disponibili a ricercare una intesa su questioni di interesse generale, per il bene di tutti, senza continuare ad assumere deleteri atteggiamenti di chiusura su ogni questione, le riforme è meglio non farle, cercando di far funzionare il sistema così com’è, con qualche aggiustamento che non stravolga ogni cosa, come stava avvenendo, per esempio, con la cosiddetta riforma della scuola, a partire da Berlinguer, per passare alla Moratti e per finire con Fioroni, con la quale non si migliora niente, ma si manda tutti in confusione.
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