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	<title>Opinioni &#187; Ferrara: Juno, madre piccina e gigantesca  </title>
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	<description>Le opinioni di Panorama</description>
	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:32:08 +0000</pubDate>
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		<title>Ferrara: Juno, madre piccina e gigantesca</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 09:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano Ferrara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel suo amore ritrovato, anche senza il figlio, ma non senza che lui possa vivere, c’è una morale senza moralismo. E si piange. E si ride.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery.panorama.it/displayimage.php?pos=-24503"><img src="http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10031/normal_juno.jpg" alt="Una scena di Juno" border="0" /></a><br />
<em><br />
L&#8217;Arcitaliano</em></p>
<p>C&#8217;è un film che arriva a metà aprile in Italia, che ha sbancato il botteghino in America, che prenderà degli Oscar, che si intitola Juno e ruoterà nell&#8217;aria come un ciclone etico moderno. È la storia di una ragazzina come tante, tradita dal sesso facile e rimasta incinta, che rifiuta di abortire perché nella clinica femminista  sente «odore di anticamera del dentista».<br />
La storia è semplice ed è raccontata in forma di commedia che fa piangere, il tipico stilema dei grandi capolavori hollywoodiani. Però è moderna, edifica ma senza moralismo, ha la potenza dell&#8217;intrattenimento sublimata in un tocco di magia, girata come in un presepe suburbano. Lei, Juno, è spiritosa, diretta, dolcissima e sprovvista della minima mielosità, ha un padre e una matrigna formidabili, che le danno una mano per la vita, la sua e quella del bambino che ha in seno, ma così, perché è meglio, non per spirito di missione educativa. Sceneggiatura e dialoghi, esilaranti e urticanti, sono di Diablo Cody, una scrittrice già ingaggiata da Steven Spielberg e dalla sua macchina intelligente di cinema e idee, quasi certamente vincitrice dell&#8217;Academy award, un tipetto un po&#8217; grunge, ma molto chic, che alla Festa del cinema di Roma dice, alla Flaubert: «Juno sono io».</p>
<p>La chiave della storia è il «no, grazie» all&#8217;aborto. Deciso così, con la leggerezza di un passo esistenziale qualunque, ma dovuto a qualcosa di misterioso, una sorta di eleganza dello spirito, un tributo spontaneo all&#8217;amore e alla responsabilità. Però, ecco la sorpresa modernissima e anche antichissima, degna della vecchia ruota del convento ma nelle forme del XXI secolo, quel no è compatibile con il rifiuto della modernità.<br />
Juno cerca e trova, scrutinando gli annunci sui giornali, una coppia in crisi che vuole adottare un bambino, e alla fine sarà solo la lei della coppia, una donna non priva di difetti, condizionata da una cultura del banale, a coccolare come una madonna dei suburbia la piccola creatura adottata, mentre il suo lui abbandona l&#8217;impresa per frivolezza e fragilità.<br />
Epopea del femminile e del femminismo delle ragazze, questo film che incanta platee ridenti e piangenti, questa fantastica storia di famiglia allargata, ma imperniata sulla scelta per la vita, è anche un racconto delicato sulla forza delle donne e sulla ambiguità dei giovani maschi che alla fine sono loro a redimere e rallegrare con uno sprazzo di vero amore, come accade per molti aspetti della vita contemporanea.</p>
<p>I ragazzi sono costruiti per fare sport, per consumare immagini, per fidanzarsi e sfidanzarsi a caso, non sanno letteralmente che cosa nella loro esistenza superi la dimensione dell&#8217;ormonale, la piattezza dei desideri senza molta speranza. Le loro pulzelle fricchettone invece la sanno lunga, sono ciniche quanto basta per sembrare credibilmente un pezzo di realtà e di società. Hanno il sogno incorporato nella loro natura umana creaturale, danno vita al mondo, senza se e senza ma.<br />
Juno parla del vero potere femminile, che è un&#8217;alleanza di natura e cultura anche inconsapevolmente vissuta, un&#8217;allegria di vivere che trionfa non appena si spegne, nella fila alla clinica dove le vecchie generazioni di donne avvilite dall&#8217;ideologia si grattano e si maltrattano, la coazione a odiarsi e a mutilarsi dell&#8217;altro.<br />
Altri film, da quello del regista romeno che ha vinto a Cannes all&#8217;americano Molto incinta, hanno fatto riemergere quest&#8217;anno il fiume carsico del desiderio di buonumore e di verità che spezza le menzogne appiattite con cui conviviamo. Ma nella figura piccina e gigantesca di <em>Juno</em>, nel suo amore ritrovato, anche senza il figlio ma non senza che lui possa avere una madre che lo accudisca e vivere, c&#8217;è una morale senza moralismo che è il segno tipico della pedagogia celeste del cinema americano di tutti i tempi. E si piange. E si ride.</p>
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