“Siamo di fronte a uno sfascio senza precedenti su cui non si possono chiudere gli occhi. Sforniamo semianalfabeti: valanghe di studenti che non sanno leggere e scrivere. La scuola dovrebbe essere il luogo della meritocrazia ma la meritocrazia è calpestata. Ci adeguiamo all’ultimo, invece di prendere a modello il primo della classe. Corea, India e paesi emergenti presto ci spazzeranno via. Di questo passo diventeremo noi il Terzo mondo”.
L’appello per una scuola migliore è stato lanciato da Giorgio Israel, matematico dell’Università La Sapienza di Roma, e da un gruppo di docenti e intellettuali. Qualche giornale se n’è accorto, la maggior parte dei politici no. Troppo occupati a promettere il Bengodi per tutti, i candidati premier non hanno colto il grido di dolore dei prof. Ma se l’invocazione è passata inosservata, a chi si candida a governare il Paese non può essere sfuggito l’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Basta sfogliarlo per rendersi conto che la nostra scuola non merita la sufficienza.
L’Italia è al penultimo posto per numero di laureati, peggio di noi fa solo la Turchia, ma meglio fanno sia il Cile sia il Messico. Molti non concludono gli studi. La metà dei quindicenni non è in grado di leggere senza difficoltà e neppure di risolvere problemi matematici o di rispondere a quesiti scientifici.
Ciò nonostante, di scuola si parla poco o nulla nei programmi dei partiti. Promesse generiche, accenni vaghi di cambiamento. Il Popolo della libertà assicura libri gratuiti alle famiglie meno agiate, puntando tutto sulle tre i, ossia inglese, impresa e informatica. Il Pd promette più matematica, scuole più belle e aperte anche ai nonni. L’Udc garantisce premi al merito e libertà educativa. La Sinistra arcobaleno, oltre a difendere la laicità della scuola pubblica, si impegna a investire di più.
Né i libri gratis né i nonni salveranno la nostra scuola. Per migliorare l’istruzione non servono neppure altri soldi. Perché se è vero che l’Italia investe nell’educazione meno di altri paesi, è altrettanto vero che spende per ogni singolo alunno molto di più. Uno studente, dalle elementari alle superiori, costa mediamente allo Stato 100 mila dollari, contro i 77 della media Ocse.
Ma quei soldi non sono utilizzati per assicurare un alto livello d’istruzione, bensì per mantenere un carrozzone inefficiente: una fabbrica di posti di lavoro cresciuta nel tempo senza alcun controllo, a parte quello sindacale. In questi anni lo strapotere delle confederazioni ha fatto lievitare solo il numero di insegnanti, non la qualità dell’insegnamento. Riforme e controriforme non ci hanno dato bravi maestri: li hanno solo raddoppiati. Col risultato che ora abbiamo le classi meno affollate d’Europa e professori che insegnano meno che negli altri paesi: 674 ore l’anno, contro le oltre 1.000 della media.
Tanti, pagati poco e impiegati male, con grande frustrazione di quei docenti capaci che amano il loro mestiere. Un programma elettorale per la scuola dovrebbe partire da qui. Invece di prendere lezione dagli errori del passato, la politica preferisce promettere i premi e i bonus. Costa di più e rende di meno. Ma non nell’urna.
- Venerdì 28 Marzo 2008
























Commenti
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Il 28 Marzo 2008 alle 10:31 NGB ha scritto:
Egregio direttore
io credo che basterebbe tornare agli anni 50/60 con la scuola di allora quando RAGIONIERE o PERITO INDUSTRIALE era un titolo di cui vantarsi mentre oggi ci si vergogna di esseri SOLO diplomati,mia figlia ha frquentato una scuola di ragioneria a Verona la sua prof di ragioneria non E’ CAPACE DI SVOLGERE UN PROBLEMA alla lavagna,il coraggio politicvo sarebbe quello di eliminare gli incapaci (tanti) e dat che ci sono eliminino anchi i bidelliche non servono assolutamenet a nulla
Il 28 Marzo 2008 alle 17:00 giovanni.agretti ha scritto:
Caro Belpietro,
mi spiace doverti rivolgere due rimproveri. Anche se uno consegue l’altro:
1) Se volevi parlare di Di Pietro e della sua cultura, avrei gradito più coraggio!
2) Di Pietro è la prova provata che anche se non conosci la legge, se non conosci la lingua italiana, puoi fare carriera almeno in magistratura. A Bari c’è chi ignora cosa significhi la parola “gravina” ma emette una sentenza perchè ne ignora il significato.
Conclusione: per avere successo, l’ignoranza e la mancanza di cultura non sono necessariamente uno svantaggio. Ed anche sull’imbecillità avrei dubbi.
Non c’entra nulla (ci mancherebbe…) si fa per dire, ma lo sapevi che Caselli è diventato procuratore capo a Torino?
So long.
Il 29 Marzo 2008 alle 07:48 suomi ha scritto:
Soffermarci sul numero dei laureati, rispetto agli altri paesi, è già un grave errore ed un non senso. Mentre invece va affrontato il problema della scuola in generale. Quella che abbiamo non serve per dare un’istruzione di massa sufficiente. Occorre il ritorno alla meritocrazia: chi non è adatto allo studio puo’ fare altro. Il Paese ne ha bisogno (invece ci riempiamo di immigrati che non conoscono nè le leggi nè la lingua italiana). Continuando come si fa ai nostri giorni, sciupiamo soldi, per pagare stipendi immeritati agli insegnanti asini, e capacità potenziali degli “studenti” (purtroppo dobbiamo usare questa terminologia), che potrebbero dedicarsi prima e con profitto al lavoro. L’obbligo della scuola è diventato soltanto più un obbligo di frequenza. Ma questo non c’entra con l’istruzione. Lo stesso valore legale del titolo di studio va rivisto. Molti lo sbandierano per entrare nell’Amministrazione Pubblica, e vediamo quel è diventato il livello dei servizi erogati ai cittadini. Eliminiamolo al più presto. La riforma della scuola, con una diminuzione degli studenti, non è male per un paese che ha ben altri problemi da risolvere(mancanza di manodopera e delinquenza).
Il 29 Marzo 2008 alle 10:48 peppe4pe ha scritto:
CATTIVI MAESTRI? ANCHE. SOPRATTUTTO PESSIMI DIRIGENTI
Sono stato per vari anni insegnante sino a 10 anni fa, nel milanese, precario, sicché ho conosciuto vari istituti scolastici, anche serali, e sono entrato in contatto con tanti studenti e docenti. Il degrado dipende soprattutto dalla incapacità dei docenti, spesso modesti sia culturalmente sia tecnicamente, e sempre più ininfluenti nella collettività. Manca soprattutto la volontà in tanti professori, appassiti e sfiduciati, di motivare i giovani ad essere impegnati e vogliosi di crescere; taluni non si rendono manco conto d’essere soprattutto educatori ed altri hanno rinunciato ad esserlo.
L’origine sta nel 18 politico nelle università al tempo della contestazione, negli anni ‘70; ma il degrado degli studi ha preso una china sempre più ripida perché le classi dirigenti del Paese, tutte, hanno pensato che era meglio avere masse di ignoranti e petulanti, laureati e non, sprovvisti di conoscenze reali ma ricchi di “pezzi di carta” cui pietire lavori sottopagati ed impieghi insulsi. Si direbbe che volessero fare dell’Italia una nazione di consumatori, meglio ancora se di droghe, inetti ed inadeguati a competere in ambito internazionale nei settori che contano, come l’elettronica ad esempio. E direi che il piano è pienamente compiuto, o quasi.
Il potere ha ritenuto che l’Italia non avesse bisogno di individui qualificati, carichi di aspettative, esigenti e magari vogliosi di miglioramenti. Del resto la pochezza del ceto politico italico e l’indifferenza alle sorti di scienza tecnica e cultura italiane dimostrano la volontà di tenere in soggezione il popolo italiano e di impedirne l’affermazione in ambito mondiale.
Il pesce puzza dalla testa, dicono dalle mie parti. Nulla è casuale. Dal ‘92, si alternano schieramenti politici cosiddetti di centro-destra e di centro-sinistra che, per impedire il ricambio di ceto politico, hanno obbligato gli italiani a votare i parlamenti con liste bloccate o con collegi uninominali, cioè candidati scelti dalle oligarchie partitiche. Come è noto, la politica non resta rinchiusa nelle aule assembleari elettive, ma pervasivamente allunga i suoi tentacoli su gran parte delle attività economiche e sociali, talora esaltandole altre volte devastandole. Lo sfascio dipende - o quanto meno non è impedito, se non addirittura è voluto - dal manico, quindi.
Qualità e meritocrazia continuano ad essere nemici del potere, senza contare tutte le fandonie su Storia e Scienze, con cui si continua a raggirare la popolazione, in gran parte, addirittura ferendola (5 milioni di italiani invalidi! E qualcuno pensa di sfoltire il numero con l’eutanasia).
La cultura in questo paese era sopratutto patrimonio della sinistra, particolarmente dei comunisti. Il tracollo del comunismo ha causato la rovina anche del castello culturale italico. E gli intellettuali si aggirano ancora nelle stanze di quel castello diroccato, e nessun altro castello è ancora in costruzione.
Non siamo messi bene, né si intravedono forze consistenti in grado di scovare tutte le sorgenti del degrado e, sopratutto, di seccarle. Basta osservare cosa è successo nei recenti 3 lustri per comprendere cosa avverrà in questa nazione nei prossimi anni e come evolverà la società italiana, sperando che non sia involuzione totale.
Auguri ai più giovani, sperando che i loro nonni e padri non preparino per loro un inferno.
Al di là di slogan e di suggestioni, tutti elettorali e quindi caduchi, non ci sono progetti in campo intesi sostanzialmente a risollevare l’Italia e gli italiani soprattutto. Ormai in giro manca anche l’ottimismo della volontà.
Speriamo ugualmente bene, per dovere almeno.
Il 29 Marzo 2008 alle 13:44 vincenzod ha scritto:
SOMARERIA GARANTITA DA SINISTRA UN’OKKUPAZIONE CAPILLARE DELLO STATO DIVENTATA CASTA: SINDACALISTI, MIDIA, CINEMA, DISTRIBUZIONE, BANCHE E ANCHE CHIESA.
Ricordate quella regola che occorre un gendarme per un ogni gendarme? Scusate lettori ed elettori, ma le Autorità in questi 15 anni cosa hanno fatto pennichelle? In una Regione come Sicilia, Calabria, Puglia e Campania diventato alla Chicago degli anni 40 e, ritornati al tempo di Al Capone e wappette scippatori. In poche parole, tanto ci volesse per capire che bisognava essere vigili o cambiare mestiere andando a zappare la terra con Vincenzo Alias Il Contadino? Invece, sola arroganza da parte di Bassolino e Kompagnucci tutti che lui serve a che? Forse, non ha già fatto tanto o che, deve arriverà dopo la diossina, domani ci sarà il polonio 210? Questo dimostra che la Sinistra ipocrita e deficitaria al cambiamento soprattutto dal ” NUOVO ” che dice d azzerare la mafia, ma non riesce a mandare via un Governatore reuccio di Napoli! Forse, Weltroni che da Marte avrà armi spaziali? Io credo che si dimostri come Napolitano che dimenticò per 60 anni i fatti delle Foibe e d’Ungheria, no? Diversamente, Weltroni per ringraziarci della sua fortunata pensione di oltre 5000€, farà straordinari di alloggiare sotto ponti i di Tor di Quinto e nei loculi cimiteriali, tutti i terremotati di 40 anni fa del Belice dei e Templari in Irpinia di 27 anni fa che per risolverlo eleggeranno Ciriaco De Mita nuovo Boss DS in Campania? Questi sì, che sarà certamente una bufala avariata! Vincenzo Alias Il Contadino - Matera - enzoaliasilcontadino@alice.it
Il 29 Marzo 2008 alle 13:53 cardisem ha scritto:
Caro Belpietro,
sono sbarcato qui perché avevo messo una Google alerts sul nome Giorgio Israel. Sarebbe lui il “buon maestro”. Lo sto osservando da tempo e consentimi di manifestare i miei dubbi, senza scendere ora in dettagli. Quanto al tema generale trattato credo che si stia facendo una fin troppo facile demagogia e che molti vfarebbero più figura tacendo su cose che non sanno. Certamente, tutti vorremmo un popolo composto da cittadini sempre più istruiti e per questo capaci di essere buoni cittadini. Intanto, distinguerei fra istruzione che ad un livello sempre più alto occorre impartire a TUTTI: o vogliamo ritornare al sano analfabetismo dei nostri nonni e bisnonni? Devo andare dal compare istruito per farmi leggere la lettera giunta dall’America? Esiste un problema dell’efficacia dell’istruzione impartita, ma questo non è un problema di meritocrazia. È un problema di efficienza del sistema. Altra cosa la formazione dei geni e delle eccellenze. Ma qui lasciamo stare. Torniamo al primo punto. Chiedi tu a Giorgio Israel se è ammissibile una scuola dove un docente viene sottoposto a visita psichiatrica per aver fatto appena un accenno critico alla politica di Israele, oppure quale sia il valore educativo di continui viaggi delle scolaresche ad Auschwitz ed a spese del contribuente o il senso delle Giornate della Memoria imposte alle scuole ed al sistema educativo, per non dire della trovata sarcosiana di far adottare ad ogni bambino francese un bambino morto presunto in Auschwitz oltre messo secolo prima. Per un verso delle potenti lobby, come quella di cui fa parte Giorgio Israel, pretendono l’istupidimento collettivo di allievi e docenti, e poi parlano e pretendono la meritocrazia nelle scuole, dove i “maestri” buoni o cattivi che siano vivono o in regime di opportunismo conformistico o in regime terroristico. In questo paese sono ormai in troppi a parlare o in malafede o di cose che non conoscono.
Antonio Caracciolo
Docente ricercatore alla Sapienza
Il 29 Marzo 2008 alle 14:04 cardisem ha scritto:
Chiedo scusa per i refusi del messaggio precedente. Mi aspettavo di poter rileggere il testo prima di inviarlo come definitivo. Confermo l’occasionalità del mio passaggio e nell’accommiatarmi saluto rispettosamente chi legge queste mie righe. Lo spirito del mio precedente messaggio non è quello entrare in polemica con chicchessia, ma vuole esprimere una esigenza di effettiva chiarezza su temi che facilmente diventano inutili e dannosi luoghi comuni, se non qualcosa di ancor peggio come nel caso di specie io sospetto.
Antonio Caracciolo
Docente ricercatore di filosofia del diritto alla Sapienza
Il 30 Marzo 2008 alle 00:47 mandragola ha scritto:
Caro Direttore
La Scuola Italiana è il risultato di quanto seminato nel 68,ed ultimamente delle riforme dei sinistri al governo in collaborazione con i vari sindacati.
maestri e professori (le minuscole sono volute)ignoranti,demotivati?(potrebbero cambiare mestiere)protetti dalla “casta sindacati” che in pratica gestisce la scuola controllando
concorsi,promozioni,programmi etcc.
come del resto tutti i settori pubblici (vedi Alitalia,la Sanità etcc.)senza un minimo di competenza concreta,ma con l’arroganza e la pretesa che qualunque decisione presa dal governo,prima deve essere “concertata” con loro che ovviamente sono onniscienti e sanno cosa è giusto e cosa è sbagliato,la nostra scuola va RIPULITA e riportata ai livelli pre 68,con regole rigide ed insegnanti che conoscano veramente le materie per le quali sono preposti all’insegnamento, altrimenti a casa.
mandragola
Il 30 Marzo 2008 alle 14:24 zank007 ha scritto:
Credo che il merito di questo stato di cose, vada attribuito agli insegnanti di oggi che sono stati i somari di ieri e logicamente agli alunni che durante le lezioni, pensano a fare altro…..(video canne etc etc).
Prima ho letto che bisogna tornare agli anni 50 e 60, dove andava avanti solo chi era capace.
Anche gli insegnanti però, devono insegnare solo se in grado di farlo.
Non credete?
Il 31 Marzo 2008 alle 15:35 Corrado Buccieri ha scritto:
Ieri ho letto l’articolo di Stefano
Lorenzetto….sul maestro Demme…se
qualcuno vorrebbe provare ad insegnare
qualcosa di utile….viene emarginato,
bisogna andare allo sbaraglio per essere alla moda,,più che simboli religiosi,bisogna parlare dei “gormiti”.(Nelle scuole)
Il 2 Aprile 2008 alle 11:56 pasmes ha scritto:
Diversi insegnanti e molti studenti sono asini e pretendono gli stessi diritti di chi è preparato e di chi studia. Sia gli uni che gli altri sono intoccabili, e se qualcuno si permette di criticarli o di prendere qualche provvedimento salutare, allora si scatenano con gli scioperi, le manifestazioni di piazza e occupano la scuola, perché studenti e insegnanti si sentono i proprietari indiscussi della scuola, non gli utenti. Queste sono le conseguenze dell’ideale di Sinistra e dell’eccessivo potere riconosciuto ai Sindacati: “diritti illimitati, anche di non studiare e di non saper insegnare, e niente doveri, garantismo massimo e nessuna autorità può mettere bocca sui gravissimi danni che arrecano alla società, altrimenti scioperi, occupazione dei plessi scolastici, manifestazioni di piazza e disagi massimi per la popolazione e per tutti”. E questa sarebbe la crescita civile di una società.
http://www.mcpu.it
Il 2 Aprile 2008 alle 13:25 debadda ha scritto:
Caro Direttore.
Come (quasi) sempre, Lei sa cogliere nel segno. E le divertenti (amare ?) e persino colorite risposte, ricche di errori di ortografia e di sintassi lo dimostrano. Per fortuna qualche intervento serio e sensato spicca tra gli altri.
Mi secca dirlo, ma io gia’ venti anni addietro avevo preconizzato per la scuola italiana una fine come questa.
Per gli stessi motivi che Lei adduce avevo (forse in odore di vigliaccheria) abbandonato la carriera di insegnante, preferendo dedicarmi a cose piu’ gratificanti a livello personale ed economico.
Io sono molto pessimista.
Ci vorranno almeno trenta anni per porre rimedio ai danni perpetrati nel recente passato.
Ammesso che ci si riesca.
Ma sa com’e’ la legge del piano inclinato…
Vive cordialita’
Il 8 Maggio 2008 alle 12:00 sonocontrario ha scritto:
Per risolvere il problema della scuola si devono fare le seguenti riforme:
1)aumentare gli stipendi a 3000,00 - 3500,00 euro a tutti gli insegnanti;
2)assumere tutti i precari;
3)assumere altri insegnanti che vadano in aiuto a quelli già presenti;
4)aumentare il numero di sigle sindacali in maniera da tutelare gli interessi dei nuovi assunti;
….e così via, tanto pago io.
Ma mica pretenderete che gli insegnanti lavorino le stesse ore dei colleghi francesi o tedeschi e con gli stessi risultati.
Ma allora siete proprio cattivi.
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