Senza offesa per l’uno e per l’altro, la verità è che i due non avrebbero molto da dirsi. Ed è per questo che il duello a faccia a faccia è subito parso un flop, uno scontro ricercato fiaccamente e altrettanto fiaccamente eluso. Chi abbia seguito nel tempo in queste colonne il ritratto parallelo che abbiamo tentato di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sa di cosa parliamo. Con tutte le differenze di dettaglio, anche molto importanti, i due alla fine si assomigliano per l’essenziale: il culto dell’immagine, un fondo di populismo democratico ostile alla politica dura di partiti e apparati.
Il Cavaliere è una personalità forte, un italiano che ha conosciuto il dolore, la lotta personale, la violenza ideologica nel campo dell’inimicizia, l’aggressione diretta per mano politica e giudiziaria. Ma in questa sua ultima incarnazione la carta che sa giocare e che ha deciso di giocare è quella del gran finale, del lieto fine, del compimento relativamente misurato e lieve di una parabola pesante e a suo modo smisurata. Veltroni d’altra parte è oggi il suo avversario giusto, non solo perché anche lui si è nutrito culturalmente di calcio e tv, ma per un motivo meno effimero, più stringente: Veltroni, un cinquantenne, sente di avere una carta per il dopo elezioni anche in caso di sconfitta, e il suo problema è aprire comunque una nuova stagione (così l’ha chiamata) per ricostruire a misura della sua leadership e del suo Partito democratico una nuova creatura progressista che superi definitivamente le tradizioni comunista e democristiana.
Questo parallelismo si riflette nei programmi, nelle culture di riferimento, nello stile di comando. I due leader sono diversi, ma sulla sicurezza, sulle tasse, sul lavoro, sulle infrastrutture, sul ruolo dell’impresa, sul welfare, sulla funzione dello stato nell’economia, sulla politica estera le distanze si sono visibilmente accorciate. Restano le sfumature, gli accenti, le differenti sensibilità e andature, ma tra Berlusconi e Veltroni, per scelta bilaterale, il grande scontro antropologico, il conflitto di civiltà sulla giustizia, sul senso stesso della convivenza democratica, è acqua passata. Assisteremo a qualche baruffa e a qualche pesantezza da ultimo miglio elettorale, ma non c’è più l’abisso dell’ideologia a separare i contendenti. L’esclusione rigorosa dal confronto delle questioni che dividono, quelle che hanno per sfondo gli stili di vita, l’etica, il significato della modernità per quanto riguarda la scienza e la biopolitica, è stata un atto altamente significativo. Nell’America puritana non c’è carica pubblica alla quale si possa concorrere senza avere prima dichiarato se si sia pro life o pro choice, da noi è stato stabilito che la neutralità etica è il prerequisito di un confronto civile, capace di evitare temi essenziali ma «delicati».
Senza miccia, il fuoco non si accende. Un faccia a faccia sull’Alitalia, sull’Expo a Milano, sulle ricette migliori (e convergenti) per ridurre le tasse e aumentare pensioni e stipendi sarebbe una goffaggine. Veltroni ha reso esplicita la rinuncia ai vecchi schemi della lotta di classe o semplicemente «lavorista», Berlusconi e Giulio Tremonti non propongono più miracoli liberisti e significative riduzioni del peso della mano pubblica nell’economia e nella società. Forse in questa integrazione o fusione di culture politiche starà il segreto di un governo stabile e di un’opposizione strategica anziché isterica. Forse si preparano nuovi pasticci. Quel che è sicuro, e si vede a occhio nudo, è che il materiale incandescente di idee per un’alternativa secca tra diverse visioni del futuro è svanito, non c’è più. Altro che faccia a faccia.
- Venerdì 4 Aprile 2008
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Commenti
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Il 5 Aprile 2008 alle 10:29 Corrado Buccieri ha scritto:
Egr.Dott.Ferrara,
non entro nel merito dell’articolo,ma
approfitto per un contatto d’opinione.
Lei con Il Foglio,la7,Panorama,ecc…
aveva raggiunto il famoso punto edonistico di (Curnout) non so se è
scritto giusto…quel limite è insuperabile….e come tutte le persone
che hanno raggiunto una certa popolarità, o per il da fare o per
menefreghismo,non rispondono alle lettere dei simpatizzanti,è successo
anche a me.
A questo punto mi chiedo,come mai il
Suo buon cuore ha abbracciato la causa
dell’aborto,che a sentire dalla stampa
e dalla televisone,sta raccogliendo
uova,prezzemoli e pomodori?
Vale il detto che “chi troppo la tira
la spezza?”
Cordiali saluti
Corrado.
Il 5 Aprile 2008 alle 13:00 erme ha scritto:
Carissimo Ferrara,ti voglio bene e ti stimo tanto.Sono un tuo fan da anni.Ti ripeto quello che ho già scritto a commento di:duello televisivo si no tra Berlusconi e Veltroni.
>
Cordialità.Passarelli dr.Ermenegildo(Pozzilli/Isernia)
Il 10 Aprile 2008 alle 19:04 Corrado Buccieri ha scritto:
Il fatto è che la faccia non c’è più.
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