Ferrara: Israele e il fronte della menzogna

Guerra dei sei giorni. Israele conquista le alture del Golan, Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme est.
Israele è sotto assedio intellettuale e morale, in Europa, nei giorni del suo sessantesimo compleanno. Minoranze faziose e rumorose contestano brutalmente il suo diritto alla festa, alla presenza come stato ospite, dunque come paese e come popolo, come identità nazionale, in manifestazioni culturali come le fiere del libro di Torino e di Parigi. C’è diritto al dissenso, sebbene il «boicottaggio» e il rogo delle bandiere siano livelli di rottura delle convenzioni polemiche, e di odio, duri da sopportare. Ma la questione vera è: che cosa significa questo dissenso?
Siamo sempre allo stesso punto, sebbene proprio questo punto sia futilmente, ipocritamente negato: è in discussione il diritto all’esistenza di uno stato ebraico in Medio Oriente. Alcuni tra gli odiatori di Israele negano che questa sia la posta in gioco e si rifugiano nella distinzione fra la critica della politica dei governi, legittima, e l’inimicizia verso lo stato. Altri, più duri ma più chiari e sinceri, stanno sulla scia di Tariq Ramadan, il controverso predicatore e agitatore islamista euro-occidentale che vuole uno stato senza radici ebraiche al posto di Israele, cioè la scomparsa del sionismo, del focolare nazionale degli ebrei.
Teoricamente Israele potrebbe voltarsi dall’altra parte e occuparsi della vera minaccia alla sua sicurezza, che è la minaccia nucleare dell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. A 60 anni quel paese benedetto, quella democrazia unica in quelle forme in Medio Oriente, quello stato-guarnigione uscito dalle tragedie del Novecento e da sogni plurisecolari gode per certi aspetti di buona salute, ha fatto immensi progressi. Nell’analisi del Financial Times, gli israeliani «hanno molte ragioni per guardare con soddisfazione alla loro storia e con fiducia al loro futuro». Il loro è un paese ricco, robusto, con una rete di alleanze solida, a partire da quella con il paese più potente del mondo, gli Stati Uniti; e hanno un esercito non invulnerabile ma che torreggia sui vicini, come d’altra parte primeggiano le loro tecnologie, il loro grado di felice integrazione di etnie, lingue ed esperienze diverse, la forza delle istituzioni e della cultura laica e religiosa. Ma Israele non si volta dall’altra parte, e ha ragione di non farlo, davanti alle provocazioni ideologiche delle élite e dei gruppi militanti antisionisti in Europa.
Quando Gianni Vattimo, un filosofo che ama scherzare con le proprie idee nichiliste, rivaluta i Protocolli degli anziani savi di Sion, cioè il clamoroso falso antisemita che l’Europa ha esportato in terra islamica e ora reimporta dopo nuovi nutrimenti e consolidamenti in lingua araba, il veleno della delegittimazione e dell’odio ricomincia a circolare e il disagio prenucleare di Israele, quello che conta come pericolo imminente e chiaro, si ripropone in tutta la sua portata. Gli ayatollah e Ahmadinejad hanno giocato la carta del negazionismo e dell’antigiudaismo in modo chiaro, hanno costruito ponti con la comunità intellettuale europea invitando i suoi studiosi antisemiti a convegni storici parodistici ma insidiosi, l’assedio di Israele stringe insieme un fronte molto più robusto e ampio di quanto non sembri, da Teheran a Torino, a Oxford, alla Rive gauche: il fronte della menzogna.
Israele può essere minacciato esistenzialmente perché non esiste nelle carte geografiche su cui studiano generazioni di arabi e di iraniani, e può essere messo in stato d’assedio perché la sua storia viene negata in Europa. Negata come vicenda umana fatta di emigrazione, di guerre contro il rifiuto arabo, di lotta per l’indipendenza sotto il mandato britannico. Negata come fatto e come diritto sancito dalle Nazioni Unite.

Commenti

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Il 9 Maggio 2008 alle 13:29 outdoor ha scritto:

Non tutto il male vien per nuocere. Questo è il classico momento per fare la conta e procedere alla certificazione del mondo politico e culturale. Cosi molti di noi sapranno con chi abbiamo a che fare. Al di là delle critiche (guai se non ci fossero) abbiamo di fronte a noi il miracolo, quello vero e tangibile, non quello da santuario. Non del Paese che risorge, ma quello della lingua nazionale che risorge dalle ceneri. Caso unico al mondo, sinora mai verificatosi. E questo, secondo me tappa la bocca a tutti, amici e nemici. Stiamo zitti e meditiamo. Ce n’è per tutti. Queste forme di negazione ricordano la fauna del Sud Africa con i suoi struzzi, molto belli da vedere, molto veloci nei movimenti e molto bravi a dissertare ma di un vuoto intellettuale a tutta prova. L’apice delle loro prestazioni è notoriamnete quella di mettere la testa sotto la sabbia. Ma c’è poco da scherzare, le loro frustrazioni possono fare dei grandi disastri. L’invidia! dove puo’ arrivare l’invidia!

Il 9 Maggio 2008 alle 15:01 luanmagi ha scritto:

Più che l’invidia, potè l’imbecille che, contro ogni evidenza storica e morale, nega Israele. Ma non lo fà per convinzione, ma per convenienza, trae giovamento proprio, sia consenso sia denaro, nello sfruttare i suoi consimili che più in là del loro odio sciamannato non sanno andare, perchè, se lo dovessero spiegare, nè alfa nè omega… Israele “è”, loro non son nulla, e la distrazione carpita da un miserrimo baffetto, più non sarà..

Il 10 Maggio 2008 alle 14:53 vincenzod ha scritto:

MISSIONI E REGOLE D’INGAGGIO
Credo che all’ONU sia questione di manico o il perseverare visto i risultati disastrosi in Sud Africa ed in altri posti! Annan si sa, era un inetto, ma vedo che la cosa contagia tutti, tanto di non capire una mazza che i terroristi vanno liquidati come dichiarò Putin riguardo riferendosi ai Ceceni, ma, aiuti a Bush J. nespole per Iraq il Kaiser, ma risponde non come agente del KBG, ma con agenti patogeni “ etcì si defila! “ Se tocchi un terrorista Nasrallah: Che ammazza bambini e gli mandiamo pure aiuti per miliardi! Missioni del dolce far niente e risultati solo meno missili verso Israele? Tanto ci vuole a capire che in Iraq si dovevano sigillare i confini, Iran Siria Turchia e disarmare Al Sadr e in Libano e Palestina disarmare Hamas e Hezbollah? Certo ci saranno scontri e allora? Meglio così sempre in tensione e lutti e distruzione ogni giorno? Disarmare è la priorità piaccia o no: decidono, se vogliono vivere o raggiungere il regno di Allah con vergini, incenso! Possibile che UN MILIONE DI MORTI solo in IRAQ non sia di monito, invece, cuccarsi per oro colato pensando che un terrorista cambi o vuole la pace, ma intanto lo dimostra con lanci di Missili Katiuska, Qassam, fucili Kalashnikov in mancanza con scimitarra da tagliagole? Per chi avesse la memoria corta soprattutto quella di Sinistra gli lo chiedono a Mastrogiacomo. Una cosa è dire avere uno Stato libero, l’altro Governato di assetati tagliagole di mestiere. Vincenzo Alias Il Contadino enzoaliasilcontadino@alice.it Matera

Il 12 Maggio 2008 alle 17:29 peppe4pe ha scritto:

GIA’ LE MENZOGNE.
Si possono basare le relazioni internazionali su una montagna di menzogne? Si può continuare a gestire l’umanità con: virus, tumori, malattie rare, cure chemioterapiche e radioterapiche, impotenza sessuale o assenza di libido procurate ad arte, falsi attentati terroristici, medicine che creano dipendenza psico-fisica e danneggiano il cervello, terremoti, maremoti, interventi chirurgici il cui scopo principale è depotenziare sessualità e/o capacità riproduttiva, alimenti fondamentali come l’acqua adulterati etc.? Possono essere le discipline scientifiche basate essenzialmente su falsi presupposti per cui gran parte di esse ormai sono solo dei contenitori enormi di teorie strampalate ed insensate e di falsi colossali e gli studi superiori delle incredibili bazzecole e le ricerche sconclusionate perdite di tempo?

No, no. Ma…

La montagna di menzogne e di imbrogli inerisce purtroppo anche la nascita dello stato d’Israele. Non credo a gran parte delle vicende che vanno sotto il nome di Shoah. Quasi nulla in pratica. Ma indipendentemente dalla mia visione delle cose, che naturalmente si basa su argomentazioni varie, provo a immaginare qualche scenario mondiale e ad argomentare di conseguenza.

Facciamo l’ipotesi che la Shoah sia tutta inventata e sia servita come pretesto (”Povera gente. È stata martoriata dai Nazisti e dai loro alleati: adesso diamo loro una patria tutta loro”) solo per giustificare la nascita dello stato d’Israele presso l’opinione pubblica mondiale, ovviamente tenendo in poco conto la volontà degli arabi (all’epoca molto meno influenti che oggi) ed ancor meno le proteste dei palestinesi presenti nel territorio neo-definito israeliano. Facciamo inoltre l’ipotesi che, nel corso di una conferenza stampa, il presidente israeliano (l’attuale Shimon Perez, ad esempio) affermi appunto che tutta la Shoah è stata una montatura messa in piedi per rafforzare la compattezza delle lobbies ebraiche in giro per il mondo attorno allo stato israeliano oltre che per poter creare lo stato ebraico in Palestina, senza suscitare opposizioni ed ostacoli insormontabili da parte delle genti, in giro per il mondo.

Cosa potrebbe succedere in Medio-Oriente? Il crollo dello stato d’Israele? No.

Una guerra novella tra paesi arabi e Israele? No, perché parecchi anche arabi, sanno da tempo che la Shoah è solo uno strumento politico che ha ben poco a che vedere con la Storia e le sue verità (vere). Ovviamente tutti i massoni arabi non consentono che alcuno dei loro metta in discussione la veridicità della Shoah (né più né meno come i massoni di altre etnie e fedi religiosi).

Qualcosa di pesante interverrebbe invece, credo, nelle trattative tra Israele e Palestinesi, a sfavore di Israele e a vantaggio dei negoziatori palestinesi. Ma si tratta solo di trattative, ancora ben lungi da una conclusione. E gli ebrei, attenti negoziatori, hanno il coltello dalla parte del manico.
Sicché sul fronte medio-orientale l’ammissione ebraica che la Shoah è stata ideata ed in qualche modo realizzata come una enorme truffa non sarebbe molto funesta. Forse potrebbe verificarsi qualche episodio eclatante da parte di qualche “cane sciolto” arabo (palestinese soprattutto), ma ci credo poco. A Napoli dicono “Cà nisciune è fesse”, e nemmeno là.

Ma ammettere che la Shoah è una gran montatura, significa dare una ulteriore mazzata a quanto è derivato dal Socialismo internazionale e ridare ulteriore fiato al Socialismo nazionalista. Ma anche in questo caso non mi pare che in giro ci siano dei novelli dittatori in pectore, di “destra”, disposti a rinunciare alla propria libertà per negare le altrui e mettere su imperi del dovere e dell’obbedienza cieca ai capi. Quindi non c’è alcun pericolo anche sul fronte dell’estrema destra. I socialismi, in definitiva, battuti militarmente e politicamente, hanno ora lasciato agio alla concentrazione dei poteri (politico ed economico) nelle mani (private) di pochi. Gli altri poteri, come quello scientifico, sono ridotti e cosa miserrima o ininfluente, in ogni caso al traino dei due principali, mai ad essi contrapposti.

Il problema invece è che da quel momento in poi il crollo della montagna di menzogne potrebbe prendere un ritmo forsennato e travolgere tutte le fregnacce inerenti la scienza (?) o arte (!?) “medica e chirurgica” e soprattutto sbaragliare il mondo dei fantasmagorici viaggi lunari (antichi) e marziani (più recenti), sputtanando definitivamente l’americana NASA (e non solo). Ma nel clima di “rivoluzione culturale”, non solo alcuni volenterosi, ma addirittura le masse arriverebbero ad analizzare inevitabilmente gli avvenimenti più vicini alla odierna cronaca, mettendo in discussione l’intera vicenda dell’11 settembre 2001 e le pesanti conseguenze abbattutesi su Iraq, Afghanistan e anche Palestina, ovviamente con esiti devastanti per le popolazioni di quei territori, martoriate in nome del potere narcomassonico mondiale che, come è noto, poco bada agli “inconvenienti” procurati a uomini e donne “profani”, quale che sia l’età.
In quelle tristi vicende, particolarmente squallide per quanto è stato così barbaramente organizzato contro gli americani comuni (specie i crolli delle torri di Manhattam, addirittura trasmessi in diretta Tv nello sgomento collettivo di miliardi di persone: solo dei pazzi infinitamente criminali potevano immaginare simili disgrazie), sono coinvolti molti opinion makers e leaders (giornalisti, attori, cineasti, conduttori televisivi, artisti etc.) oltre ai politici di vari schieramenti (in giro per il mondo) che hanno attivamente contribuito alla messa in scena, sia nella preparazione sia nel renderla gravida di vicende vantaggiose per “lor signori”. Che farsene di tutti questi mestieranti della menzogna e dell’inganno ad oltranza, privi di valori morali (o semplicemente umani), che tuttora imperversano al cinema, in radio, nelle televisioni, nei giornali, distribuendo le loro lorde opinioni circa gli avvenimenti mondiali? Questo è il vero motivo per cui bisogna continuare a fingere di credere che la Shoah sia vera, che i palestinesi siano brutti e cattivi e che tutto deve restare così com’è oggi (o tutt’al più riformare le minuzie). Amen.

Dovremmo tenerci questa bella classe dirigente (!?), ignorante ed assurda, stupida e arrogante, violenta e nauseante, ancora per vari lustri, secondo “loro”.
A meno che, finalmente qualche ebreo intelligente e coraggioso (ovviamente ben certo che nessun “fratello” gliela farà pagare per avere inteso smantellare questo colossale giro del malaffare che fa la ricchezza di pochi milioni di persone e crea dei privilegi incredibili per poche lobbies) non intenda spifferare quanto è già noto a molte élites di parecchi paesi del mondo.
Sono abituati a fare le rivoluzioni con le armi e con l’assalto ai corpi e alle vite delle persone. Saranno finalmente in grado di apportare sconvolgimenti reali nella vita di miliardi di persone solo con le idee e con poche parole?

Insopportabile questo silenzio complice di migliaia di venduti d’alto bordo, ricchi di privilegi, pronti a voltar gabbana se le cose si mettessero male. Un tempo non si diceva “chi sbaglia paga”? Che paghino, finalmente. Che paghino e soprattutto ci liberino dalle loro facce. La monnezza che ci sta addosso non è solo quella napoletana, purtroppo. Anzi quella (che pure è rivoltante), al confronto, è profumo.

Volevano fare della vita sulla terra un Inferno per gli oppositori? Sono a buon punto. Ma non comprendo perché così in tanti li hanno assecondati. E poi quelli che li giustificano: perché? Non capisco proprio. O forse sì, guardando i loro visi sì: paura, opportunismo, vigliaccheria, falsità, perfidia. E le droghe li aiutano in quei sentimenti. Così va il mondo, il migliore dei mondi possibili, sempre secondo “loro”.

Mah…

Il 13 Maggio 2008 alle 15:08 melloni ha scritto:

Il governo americano si ritiene in stato di guerra mondiale contro ciò che lui definisce il terrorismo internazionale. Ha fatto la guerra all’Irak perchè, secondo lo stesso governo, Saddam Hussein possedeva armi di distruzioni di massa che minacciavano gli Stati Uniti. In appoggio a quest’accusa, gli americani, fino ad ora, non hanno esibito la minima prova ma soltanto dimostrazioni fumose. Alcuni osservatori pensano che questa mancanza di vere prove deve imbarazzare sia la Casa Bianca che coloro i quali, nella comunità internazionale, hanno appoggiato George W. Bush e Tony Blair per assicurarci che Saddam Hussein era in possesso di tali armi. Questi osservatori si sbagliano. Non conoscono la storia della propaganda di guerra. Al riguardo essi dovrebbero consultare gli auroti revisionisti. Imparerebbero quindi che, per il pubblico in generale, la miglior prova dell’esistenza di queste armi, è esattamente la mancanza di traccia o di prove.
MENZOGNE D’ALTRI TEMPI.
Ricordiamoci i processi di stregoneria, i processi ai “criminali di guerra nazisti” e i processi intentati ai revisionisti. Nei secoli scorsi, in particolare dal 1450 al 1650, ma anche verso la fine del XVIII° secolo, se si credeva a certi tribunali ecclesiastici e a dei sapienti, sul corpo di una donna esistevano sessanta punti dove potevano celarsi le tracce di una copulazione col Maligno. Tuttavia, altri tribunali e altri saggi non meno sapienti giudicavano che, a dispetto delle precisazioni riportate da questi esperti, la miglior prova in materia stava nel fatto che il Maligno aveva cancellato ogni traccia del suo passaggio; altrimenti, non sarebbe stato il Maligno. Nel secolo scorso, specialmente a partire dal 1945-1946, al processo-farsa di Norimberga, fino a quelli odierni, contro le ” guardie dei campi “, i “criminali di guerra “, i ” collaborazionisti dell’occupante ” e infine nel corso dei processi intentati ai revisionisti, si è osservato un fenomeno analogo in merito al preteso genocidio degli ebrei e delle pretese camere a gas naziste.
I dotti hanno innanzitutto sostenuto che, vista l’abbondanza di prove e di testimoni, era sufficiente affermare che questi orrori erano di ” pubblica notorietà ” (Art. 21 dello statuto del Tribunale militare internazionale di Norimberga).
Altri dotti hanno persino voluto procedere ad una dimostrazione, ma alla fine ne è uscito che, secondo il parere di questi esperti, non si poteva, tutto sommato, che scoprire degli ” indizi ” accompagnati da testimonianze da prendere con cautela (vedi il caso di Jean-Claude Pressac, ad esmpio, autore di un’opera voluminosa, in inglese, dedicata alle camere a gas di Auschwitz, nonchè il caso di Robert Jan van Pelt, autore di due libri sull’argomento).
Infine, quelli più scaltri scelsero di affermare: ” tutti sanno che i nazisti hanno distrutto queste camere a gas e soppresso sistematicamente tutti i testimoni “. Tale dichiarazione fu fatta, questa volta, da Simone Veil (France-Soir Magazine, 7 Maggio 1983, pag. 47) la quale ci faceva capire che Hitler non sarebbe stato Hitler se avesse lasciato una minima traccia del suo gigantesco crimine. Difatti, nei milioni di documenti che il nuovo Satana si sarebbe lasciato dietro, non fu trovato nessun ordine di uccidere gli ebrei, nessun piano per sterminarne milioni (ivi compreso nel verbale di una certa riunione tenutasi a Berlin-Wannsee), nessuna istruzione di dover eliminare fisicamente gli ebrei (ivi compreso nel caso delle Einsatzgruppen), nessuna traccia di budget finanziario per un’impresa così vasta, nessun camion a gas e nessuna camera a gas, se non delle grottesche camere a gas Potemkine maldestramente “ricostruite” dopo la guerra.
E’ a tale insegna che il più dotto degli esperti, un signore ebreo di nome Raul Hilberg, ha finito per spiegare, come ultima risorsa, che la gigantesca carneficina fu messa in opera grazie ad ” un incredibile (sic) associazione di idee, una trasmissione di pensiero consensuale in seno ad una vasta burocrazia “, ben inteso, la burocrazia tedesca.
Ancora più cornuto di Belzebù, Adolf Hitler non si era accontentato di cancellare tutte le prove del crimine ma, per poter meglio imbrogliare il mondo, aveva lasciato delle prove destinate a far credere che non aveva mai voluto sterminare gli ebrei.
Prendendo tre esempi, all’inizio egli aveva garantito la salvezza a milioni di essi, poi, così come dicono i documenti, non aveva cercato altro, per risolvere ” la questione ebraica in Europa “, che una ” soluzione finale territoriale ” (vedi progetto del Madagascar), e alla fine le sue corti marziali avrebbero fatto fucilare dei tedeschi che si erano resi colpevoli dell’assassinio di ebrei. E così via.
Quanto alle magiche camere a gas, egli le fece sparire così bene che nessuno poteva rilevare la sfida dei revisionisti che esigevano che venisse loro mostrata, o comunque, descritta o disegnata l’arma del delitto e che venisse loro spiegato come questi mattatoi chimici potevano funzionare senza uccidere il personale incaricato di sgomberare le camere a gas delle loro migliaia di cadaveri impregnati di cianuro e quindi resi intoccabili. Questa impossibilità nella quale gli ebrei sono stati messi per provare la loro accusa principale, conferma il carattere completamente diabolico di Adolf Hitler.

MENZOGNE DI OGGI

In questo inizio di XXI° secolo, sembra che ci venga riproposto lo stesso scenario con le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Dico ” sembra “, poichè quì è meglio sottolineare una differenza di spessore.
Mentre la copulazione col Diavolo era fisicamente impossibile e che la camera a gas nazista era chimicamente inconcepibile, bisogna riconoscere che le terrificanti armi di Saddam Hussein sono, in linea di massima, perfettamente possibili, dal punto di vista fisico e chimico, se non altro perchè i suoi accusatori, a partire da Ariel Sharon, ne possiedono loro stessi un grande numero, descritte con l’innocente dicitura di ” armi di dissuasione di massa “.

L’ETERNA GRANDE MENZOGNA

In tempo di guerra, tutti i regimi politici, qualsiasi essi siano, quello di Saddam Hussein come quello di G.W. Bush, usano le menzogne più grossolane.
Per lanciare un paese in una guerra o per mantenere l’ardore guerriero oppure per giustificare una crociata militare, solamente la vecchia e grande menzogna parlerà alle folle. Una menzogna ingegnosa o di un nuovo tipo non otterrebbe lo scopo. Esistono delle ricette per provocare in una massa l’indignazione, la rabbia, la voglia di menare le mani e per suscitare, almeno temporaneamente, l’aspirazione ad impegnarsi corpo e anima in una causa guerriera.
L’uomo politico che è pratico di masse conosce le virtù del semplicismo e che il colmo dei colmi consiste nel ricamare sui temi: ” Io vi amo; amatemi! ” oppure: ” Io sono buono, Voi siete buoni e gli altri sono cattivi “.
Il televangelista intona: ” Dio è amore, Dio è con noi ed è contro i cattivi “.
La prima arma del normale truffatore non è l’ingeniosità nell’imbroglio ma la capacità di rendersi simpatico nell’approccio della sua vittima e fargli un discorso fra i più semplici.
Nel responsabile di un paese in tempo di guerra, si ritrovano indubbiamente questi tratti e questi espedienti del politico, del televangelista e dell’imbroglione. Da questo punto di vista, nel XX° secolo, Franklin D. Roosevelt è forse stato il più subdolo dei belligeranti. Bush figlio gli ruberà lo scettro?

LA COMODITA’ DELLA CREDULITA’

Il crimine perfetto non lascia alcuna traccia, alcuna prova. D’altronde l’accusa perfetta non si appoggia su nessuna vera prova. Colui che fa propaganda di guerra lo sa. Gli basterà recitare le eterne solite atrocità sul conto di un avversario che verrà descritto come un qualcuno che passa il suo tempo ad uccidere bambini, a usare armi invisibili, a gestire mattatoi umani. Queste recite riusciranno a sedurre solamente se non sono accompagnate da alcuna prova, o, al limite, se sono appoggiate da “indizi”, da “testimonianze” o da riferimenti a “fonti” non identificate:
Delle solide prove presentano l’inconveniente di tenere a freno l’immaginazione e le passioni.
Gli indizi hanno invece il vantaggio di dare l’impuslo alla folla. Per quanto riguarda le testimonianze, toccano gli animi più sensibili, specialmente se sono accompagnate da lacrime o da scene di svenimento (specialità dei testimoni israeliani).
Una calunnia gratuita e stereotipata avrà più successo di un’accusa circostanziata e sostenuta da prove.
La ricetta preferita è quella di una fotografia vera accompagnata da una didascalia falsa. Ad esempio, la fotografia mostrerà dei morti ma la didascalia parlerà di uccisi, assassinati, sterminati.
Il testimone ideale, circa il crimine non fornisce altro che delle precisazioni imprecise e ciò consente a colui che gli presta fede di costruire lo scenario in base alla sua fantasia e di ricostruire la scena del crimine a modo suo.
Senza alcuna difficoltà e come su di un magico tappeto volante, la fantasia volerà verso Auschwitz, verso Timisoara o verso quell’ospedale di Kuwait City dove, secondo Bush padre, nel 1991 gli irakeni staccarono le incubatrici dei neonati kuwaitiani.
Colui che ascolta o vede quel testimone si sente inondato di compassione, si diletta, egli appaga in un colpo solo il suo gusto inconfessabile per lo spettacolo horror, il suo bisogno di odiare e la sua aspirazione ai buoni sentimenti.
Il propagandista oculato, inoltre, lascia a colui di cui abusa, l’illusione di una certa libertà personale.

IL BISOGNO DI CREDERE

La massa è semplice e non si può immaginare come lo spirito semplice possa gustare i ragionamenti elementari e, in particolare, il ragionamento circolare.
Gli verrà detto, ad esempio, che la prova che quel tale è cattivo, è quella che è cattivo. La prova che quest’ultimo è cattivo, è quella che non ci ama. Se non ci ama, è perchè è barbaro. Se è barbaro, è perchè lui non vede le cose come le vediamo noi. Questo barbaro cattivo appartiene ad un altro mondo, che non può essere che un mondo inferiore. Se è un mondo inferiore, ne consegue che il nostro è un mondo superiore.
Ecco che ci viene confermato che, se noi siamo buoni, il nostro nemico è per forza cattivo. Il cerchio si chiude, è perfetto. Qualsiasi altra prova è superflua, come il cavallo bianco di Enrico IV° che è bianco perchè è bianco. E così non bisogna chiedersi come il crimine di massa attribuito a Hitler è stato tecnicamente possibile; ” esso è stato tecnicamente possibile perchè si è verificato “.
Questa mirabolante asineria è stata proferita in una dichiarazione comune, da Leon Poliakov, Pierre Vidal-Naquet, Fernand Braudel e da una trentina di storici francesi i quali nel 1978-1979 erano stati da me pregati di rivelare in che modo le gasazioni degli ebrei, così come ci sono state raccontate, sarebbero state tecnicamente possibili (Le Monde, 21 Febbraio 1979, pag. 23).
Per quel che riguarda le armi di Saddam Hussein, se non le ha lui, vuol dire che sono da un’altra parte. Se non sono in Irak, è perchè si trovano in Siria, o in Iran, o sulla Luna. Il Diavolo sa dove. Ma cosa importa? Le masse hanno la memoria corta. Esse non chiederanno alcun rendiconto ai bugiardi. Per loro, con o senza armi, con o senza prove, il crimine del vinto resta il crimine ed il criminale vinto resta un criminale.
Il ragionamento circolare trova deliziosamente posto nelle circonvoluzioni cerebrali del semplice. Ci si arrotola.
Rettiliano o meno, il cervello non è una massa relativamente molle, spugnosa, informe?
Il cuore non è una pompa che aspira e rifluisce senza che ci si badi? La pigrizia non è voluttuosa? La riflessione non è stancante? Lo sforzo di memoria non è doloroso?
Allora, perchè in una società consumistica complicarsi la vita quando è sufficiente ricevere, assorbire, rigurgitare e poi a pancia piena e col cervello pieno di aria, sentirsi di animo buono al fianco del killer vincitore?

LA TERZA GUERRA MONDIALE RICICLA LE VECCHIE MENZOGNE

I dirigenti americani non hanno mai mostrato troppo interesse per la sfumatura o il dettaglio.
Almeno fin dal 1898, per giustificare le loro incessanti spedizioni militari, hanno impiegato le stesse invenzioni.
Perchè dovrebbero cambiare? Queste invenzioni hanno coperto con successo gli orrori che i boys hanno collezionato durante la seconda guerra mondiale, durante la loro guerra del Vietnam e in occasione di almeno altre venti spedizioni militari. Queste stesse imposture sono servite a giustificare la mascherata del processo di Norimberga e si ritrovano nell’orrenda propaganda olocaustica, della quale, gli ebrei americani, sono diventati maestri.
Proprio recentemente, la Casa Bianca ed il suo contorno giudeo-israeliano, non hanno fatto altro che riciclare le più scalcinate invenzioni della propaganda di guerra, creando e sfruttando questa favola delle armi di distruzione di massa presumibilmente in possesso di Saddam Hussein, il quale, al momento buono, si è dimenticato di farne uso.
La loro seconda guerra in Irak ha illustrato agli americani i progressi delle loro invenzioni in ogni campo tranne, da una parte, nella fabbricazione degli orrori prestati all’avversario e, dall’altra, nella fabbricazione delle presunte prodezze dei loro soldati. La loro propaganda è cambiata nella forma, ma il contenuto è lo stesso.
In via accessoria, ci sono stati propinati i sosia di Saddam Hussein, nonchè la fiction eroica del presunto salvataggio della giovane Jessica Lynch.

I revisionisti hanno fortuna. Per la nuova guerra mondiale, il loro compito sarà agevolato. La propaganda bellica resterà imperturbabilmente la stessa. Jean Norton Cru per la prima guerra mondiale e Paul Rassinier per la seconda guerra mondiale, ci hanno, in qualche modo, già descritto le grandi imposture di questa terza guerra mondiale.
Sarà sufficiente rileggere questi autori. Possiamo osare dire che essi hanno fatto un repertorio anticipato delle menzogne di Bush padre, di Bush figlio, di Blair e di Sharon.
La terza guerra mondiale sarà diversa dalle due grandi guerre che l’hanno preceduta, sarà innovativa per alcuni settori, ma la sua propaganda a base di racconti di atrocità continuerà ad obbedire alla tradizione.
Grossolana e pesantemente cinica, essa continuerà a illustrare una verità: in tempo di febbre guerriera, l’accusa che viene portata verso le masse è quella che non è accompagnata da prove.
A quest’assenza di prove autentiche, gli americani porranno rimedio con sceneggiature di scaltri manipolatori, con delle pagliacciate alla Powell (fingendo di agitare davanti alle telecamere un contenitore di gas irakeno) o ancora con delle infami messe in scena holliwoodiane nella tradizione del business della Shoah e dell’Industria dell’Olocausto.

Applicato alla storia della terza guerra mondiale, il metodo revisionista offrirà almeno il vantaggio di stanare questo genere di imposture.

RF

Il 14 Maggio 2008 alle 11:45 outdoor ha scritto:

Per peppe4pe e Melloni:
Voi sapete! sapere che qualcuno sa, fa spesso piacere. Alle volte pero’ s’impone qualche domanda supplementare:
1. Dove sono andati a finire i milioni di ebrei dell’Europa orientale, che abitavano dalla Vistola alla Galizia? Le statistiche dicono che mancano all’appello. Che siano saliti al cielo a Gerusalemme, come il Profeta, che a Gerusalemme non mise mai piede? Spiegatemelo. Iddio perdoni la mia ignoranza.
2. Cosa c’entrano le idiosincrasie di sedicenti politici e le asinate dell’esercito statunitense con la fondazione dello stato d’Israele?
3. Gli scritti biblici esistono da 3000 anni. Non li contesta neanche il Papa, che in fatto di detersivi letterari difficilmente trova concorrenti. La terra d’Israele, che ha subito, fra le tante, l’occupazione e la distruzione da parte dell’esercito romano, appartiene a quel popolo. La restituzione di quella terra al suo popolo è onestà intellettuale, non carità pelosa e tanto meno ignavia.
4. L’Islam ha occupato Gerusalemme nel 635 d.C. Gli ebrei hanno cosi subito l’ennesima occupazione delle loro terre. Perchè gli arabi non hanno mai voluto la pace con Israele?. Lo zio di Arafat era il Gran Mufti di Gerusalemme e grande amico di Hitler e disse no a due Stati a Ben Gurion già nel ‘37.
Gli ebrei non hanno mai occupato e non si sognano nemmeno lontanamente di occupare La Mecca e Medina. A ciascuno la sua terra. Dall’Atlantico all’Indo c’è parecchia terra per arabi e mussulmani. Perchè non lasciare quelle quattro bricche di terra agli Ebrei?
5. Al mondo ci sono due categorie di persone: chi fa la Storia e chi ne subisce le conseguenze. Nel nostro caso abbiamo l’impenditorialità, in tutte le sue espressioni piacenti o non piacenti, da una parte ed il barile di petrolio dall’altra. Stiamo a vedere. I soldi degli ebrei, come tutti i soldi, sono carta straccia. Leggetevi Paul Kennedy, prima o dopo chi non ha testa si mangia tutto. Hispania docet.
6. Facciamoci gli auguri di lunga vita e tanta salute per assistere ai futuri avvenimenti.
PS: Mi permetto di consigliarvi di evitare la solita analisi socio-culturale-politica della striscia di Gaza. E’ la stessa situazione di Napoli. Gli altri, quelli che fanno la raccolta differenziata dell’immondizia, sono gli unici colpevoli, bastardi, sfruttatori, sionisti ed imperialisti.
Oggi è il 14 maggio (l’8 maggio lo lascio al calendario ebraico). Nonostante tutto, tanti auguri Israele! Senza di te saremmo piu’ poveri di spirito.

Il 15 Maggio 2008 alle 09:30 melloni ha scritto:

Per outdoor

Riconosco la sua buona fede.
Anch’io sono in buona fede e partii da posizioni del tutto simili alle sue.
Ma … il tempo e la fatica – oltre al caso – cambiano le persone.
Intendo la fatica di cercare qualche cosa che assomigli alla verità, se non proprio la verità.
Io ero predisposto perché figlio e nipote di partigiani e martiri della resistenza.
Dunque … non simpatizzo per il nazionalsocialismo.
Torniamo al tema.
Sono stato provocatorio, ma non più dell’apologeta Giuliano Ferrara.
Anch’io porto un cognome ebraico come Ferrara, e come può supporre, la mia formazione è di sinistra. Ora sono solamente un uomo libero e abbastanza privo di pregiudizi.

Riguardo al suo punto 1) Le statistiche a cui lei si riferisce sono prive di attendibilità. La popolazione ebraica presente allora in Europa e in URSS è difficilmente ipotizzabile, vuoi per l’estrema mobilità di questo gruppo sociale, vuoi per il costume di cambiare nome e cognome tipiche degli ebrei che cambiarono paese dalla Rivoluzione d’Ottobre all’inizio degli anni quaranta. L’unica fonte sono … le medesime autorità comunitarie ebraiche. Le scienze statistiche e attuariali applicate all’incremento degli ebrei fra Europa, URSS e Stati Uniti mostrano, per difetto di fonti attendibili, tutta la loro precarietà. Già questa considerazione, unita all’ovvio, enorme spostamento verso le regioni interne sovietiche di milioni di ebrei russi incalzati dall’esercito tedesco le dovrebbe far suonare un campanello d’allarme … comunque, qualche persona che ha avuto l’ardire di dichiarare queste cose esiste.
2) La ragione delle ultime guerre nel Golfo risiedono a Gerusalemme.
3) Potremmo anche dire che quella terra, ancor prima, apparteneva ai canaanei e agli Hiksos e la crudeltà delle tribù ebraiche nella conquista fu santificata e resa sacra dalla stessa narrazione biblica.
4) Gli arabi, come tutti, hanno compiuto molti errori. Convengo che Israele è piccolo, ma è un’operazione neocoloniale su base etnica. Nonc’è solo Tariq Ramadan, ma anche Israel Shamir, che si è fatto cristiano ortodosso, a sostenere la necessità che Israele non sià più uno stato su base razziale ma basato sulla sola cittadinanza.
5) Potrei concordare, ma è detto troppo brutalmente.
6) Tanti auguri anche a lei, ma la striscia di Gaza non è Napoli e per aver votato liberamente, con elezioni non contestate neppure dall’ONU o da Israele medesimo per Hamas, deve subire la dura legge del taglione moltiplicata molte volte.

Il 15 Maggio 2008 alle 14:09 peppe4pe ha scritto:

Egregio outdoor, nel suo scritto ci sono affermazioni assolutiste e quindi provocatorie. Lei è abile con le parole; io conosco un po’ di cose, di molte sono ignorante oppure dubito, ma non credo più alle pappe servitemi da sistemi mediatici e culturali disonesti, né reggo menzogne spacciate per vere (e viceversa), intese a raggirare me ed il mio prossimo. Sono peraltro convinto che scambiare vero per falso (e viceversa) secondo convenienza sia scorretto e sorgente di guai, prima o poi. Con riferimento ai vari punti del suo intervento noto quanto segue:

1. Pare che soprattutto gli ebrei dell’Est europeo usassero fornire false generalità, ogni volta diverse. In reazione a ciò (ipotizzo) i carcerieri nazisti, precisi e meticolosi, devono aver deciso di imprimere numeri indelebili sui polsi dei prigionieri ebraici. Una decina di anni fa cominciai a dubitare seriamente dei lager di sterminio e dei forni crematori nazisti; l’mmagine di forni che le didascalie illustravano come crematori ma che mi apparivano appena sufficienti per cuocere pane e qualche coniglio con le patate (almeno per il personale di guardia) mi spinse, pochi anni orsono, tra l’altro, a parlare (telefonicamente) col direttore del forno crematorio del cimitero Flaminio di Roma. Il collega ingegnere mi disse che il suo potente forno, modernamente progettato e realizzato, inceneriva un cadavere in 2 ore (cioè 12 cadaveri al giorno). Ma in taluni scritti si reclama che i cadaveri inceneriti quotidianamente nei forni (dell’epoca) nazisti sarebbero centinaia se non migliaia (cioè avrebbero usato degli altiforni!). Le ristrettezze energetiche in tempo di guerra e sotto assedio, e tutto l’rmamentario necessario per una tale terribile azione di distruzione di massa (senza alcuna ribellione da parte dei morituri, peraltro, né defezioni da parte degli aguzzini) mi convincono che è una grande “sola”, finalizzata a creare un credito a favore degli ebrei da parte della comunità mondiale, da saldare con la creazione di Israele (in Palestina), e a screditare il nazionalsocialismo, contrario all’uso proditorio di droghe e farmaci nella gestione del potere, e quindi alla lobby ebraica (massoni e sodali ebrei) potente sia nelle democrazie sia nel socialismo internazionale e che deve avere avuto da sempre un ruolo primario nella narcomassoneria (massoneria che prospera con le droghe e l’indotto sanitario, ovviamente dopo avere adulterato adeguatamente gli alimenti per aumentare la richiesta di droghe) mondiale, oggi vincente, e non solo nel mondo anglosassone.

2. Saddam ed il partito Baath irakeno erano contrari ad Israele, quale simbolo (interpreto) dell’insediamento del potere narcomassonico in Medio Oriente, guidato dalla lobby ebraica. Nella vicenda irakena e afgana, così come in quella palestinese, c’entrano i fatti dell’11 settembre 2001, ed in tutto ciò le lobbies ebraica americana ed israeliana hanno avuto ruoli decisivi (caso Silverstein). Per quanto concerne Israele, anch’io intravvedo in questo Stato il principio del sistema narcomassonico mondiale. Sia ben chiaro, subiscono gli effetti spietati del sistema di potere narcomassonico gli ebrei israeliani stessi, se si oppongono al sistema o se in qualche modo lo intralciano. La narcomassoneria, cosmopolita e generosa elemosiniere del sistema politico mondiale (da destra a sinistra passando per il centro), non fa distinzione di razza o religione se deve punire o sbarazzarsi di chiunque ne ostacoli il dominio.

3. Chiamare la Palestina terra d’Israele mi pare una forzatura, una furbata; per quanto concerne poi la presenza romana in Palestina e la distruzione di essa ad opera dei romani, non credo che essi all’epoca fossero sanguinari quanto gli odierni americani (Iraq) o gli israeliani (Palestina). La sua affermazione “La restituzione di quella terra al suo popolo è onestà intellettuale, non carità pelosa e tanto meno ignavia” mi sembra eccessiva. Bastano poche informazioni per scoprire che sono stati i palestinesi ad essere derubati del territorio quando l’Onu in qualche modo diede l’ok per formare lo stato israeliano. In Italia, a livello privato, l’usucapione (estraneo all’uso della forza) necessita di 20 anni per consentire il cambio di proprietari su un terreno.

4. Lei insiste nel definire le città ed i territori oggi israeliani come ebraici, ma un tempo non erano tali. Come ben sa (immagino) quelle città e terre sono diventate ebraiche con la colonizzazione che è cominciata, probabilmente, con la dichiarazione di Arthur Balfour, ministro degli esteri britannico che, il 2 novembre 1917, indirizzandola a lord Rothschild quale alto rappresentante della comunità ebraica britannica, affermava che il governo britannico avrebbe visto con favore la fondazione di una nazione ebraica in Palestina e che ne avrebbe facilitato il raggiungimento dell’obiettivo. Non sapevo che Arafat ed il gran Mufti di Gerusalemme, vicino alle posizioni di Hitler, fossero parenti. Non so perché gli arabi non volessero all’epoca lo stato ebraico in Palestina che Hitler voleva invece formare in Madagascar. Posso immaginare la vicinanza ai pozzi petroliferi.

5. Si è vero, finora pare che prevalgano sempre i criminali, che fanno la Storia con delitti, menzogne ed imbrogli. E che i mansueti debbano sempre soccombere alla violenza dei prepotenti. È difatti la ribellione dei pacifici ai prepotenti che impone la crisi perenne delle relazioni internazionali. Trovo incredibile che gli americani, dopo avere liquidato (alla lettera) proditoriamente un po’ di poveri cristi (americani) nelle Torri Gemelle di New York, adesso occupino Iraq ed Afghanistan. Giudico ciò ingiusto dall’esterno, posso quindi immaginare la rabbia di irakeni o afgani che si ritrovano governati da politici sostenuti da invasori (liberatori ovviamente nella vulgata popolare) che hanno distrutto il loro paese ed ucciso o mutilato i loro concittadini. Profondamente immorale, inaccettabile.

6. Questa vita terrena è unica e sono una disgrazia quei criminali che fanno di tutto per guastarcela, ed è avvilente che nessuno si adoperi per fermarli. Talvolta la vita di qualcuno è resa un tale inferno che gli stessi aguzzini hanno pensato bene di abbreviarla tramite l’eutanasia. “Galantuomini” e “gentildonne” un po’ strani, direi. Sono per definizione (di essere vivente) contro la morte e trovo particolarmente ignobile che abbiano inventato sostanze inducenti il malcapitato assuntore a desiderare di morire (donde il testamento biologico!?).

PS. Per quanto riguarda Napoli, le consiglio di leggere un magnifico libro di autori vari, che la illuminerà sulla premessa storica della odierna vicenda napoletana, fornendole nuove prospettive (ne sono certo): LA STORIA PROIBITA. Quando i Piemontesi invasero il Sud, editore Controcorrente Napoli.

Mi pare che Israele sia scaturigine soprattutto di violenza e di volontà di sopraffazione, che non mi sembrano valori altamente spirituali. Finora.

Solo per amore di verità, sia ben chiaro, e per disprezzo per l’imbroglio malevolo (al limite posso capire l’imbroglio difensivo, ma pprezzo il coraggio della verità).

Migliori saluti ed auguri di buone e belle cose.

Il 17 Maggio 2008 alle 20:42 francot ha scritto:

Sono un berlusconiano cento per cento dal tempo in cui questa Forza è scesa nel campo politico, ma questo non vuol dire che sia in grado di ingerire la propaganda
primitivissima proisraeliana di Giuliano
Ferrara. Il suo primo “martello” è che Israele sia terra di favola; il secondo è
che ogni critico europeo di certe misure del governo israeliano è o un antisemito clamoroso o un proislamista. L’idea che ci sono europei normali che si rivolgono contro la forza d’occupazione più brutale dell’ovest come si rivolgono contro la disumanità in altre parte del
globo è rullata sul sentiero degli elefante di Ferrara.

Lui non ha mai cambiato in fondo: solo
propaga nuovi contenuti con i metodi
communisti da vecchi tempi. PS: Il termine “rifiuto arabo” è un bel gioco
di parole che guadagna la medaglia di
Ehrenburg.

Il 1 Giugno 2008 alle 01:51 vitodaniele ha scritto:

Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana
On.le dott. Giorgio Napolitano
 
Sig. Presidente, le scrivo per raccontarle di una tragica vicenda che, a nostro avviso, merita una particolare attenzione anche da parte sua. Una vicenda che mi ha segnato nel dolore, e sono certa abbia toccato la sensibilità di chiunque ne sia venuto a conoscenza.
Non molti giorni fa, esattamente, il 9 maggio, Vito Daniele, mio marito, ha perso la vita lasciando nella disperazione e nella solitudine, una famiglia con tre bambini. Non è stato un evento come tanti.
Era una mattina di venerdì, quando alla guida della sua macchina Vito stava tornando a casa da Roma, dove aver lavorato l’ennesima settimana lontano dai suoi affetti. Giunto ad Avellino, sulla A16, al Km 65.500, veniva fermato dalla Guardia di Finanza e, al termine del controllo di rito, un camion lo travolgeva uccidendolo.
Sono stata volutamente molto generica nel descrivere l’accaduto, perché molte cose sono ancora da chiarire e spero, che quello che si sta facendo a livello di media, possa essere da monito affinché non venga insabiata e dimenticata una vicenda che sembra avere ancora dei punti oscuri.
Sono state mandati comunicati stampa, ma le risultanze non sembrano aver fornito risposte capaci di darmi un minimo di serenità e ancora non riesco a farmene una ragione.
La dinamica non è molto chiara. Ad esempio, è buona norma che i posti di blocco delle forze dell’ordine siano effettuati in spazi idonei, per non mettere in pericolo sia gli agenti che gli utenti. Sembra, però, che nel caso di specie, la pattuglia o, comunque, il fermo sia avvenuto in autostrada in prossimità di una curva e in assenza di una qualunque zona di sosta o altra corsia di emergenza.
Perché? Se questo fosse vero si dovrebbe chiarire il motivo di un tale comportamento così privo di cautele.
Si è parlato di pattuglia della Guardia di Finanza, ma in realtà sembra si trattasse di un Tenente in borghese. Altra cosa alquanto strana. In genere, infatti, gli appostamenti per i controlli sono sempre gestiti da almeno due agenti in divisa.
In qualche comunicato si è anche cercato di addossare una sorta di responsabilità a mio marito, affermando che la sua velocità in macchina fosse molto elevata, quando in realtà se alle 14 Vito Daniele era ad Avellino, partito da Roma nella mattinata, sicuramente non poteva aver condotto la sua autovettura ad una velocità così sostenuta.
Comunque siano andate le cose, certo niente e nessuno riporterà in vita il padre dei miei tre bambini né colmerà il vuoto che si respira in casa mia, ma è certo che abbiamo bisogno di spiegazioni, di chiarimenti, di far luce sulle dinamiche di un incidente che ha cambiato la nostra storia e di sapere la verità che altri, dalla Guardia di Finanza, stanno cercando di depistare. Segnati nel dolore senza mai ricevere peraltro alcun cordoglio da parte delle Fiamme Gialle e di Avellino e Dal Comando Nazionale.
La ringrazio per l’attenzione e spero che al più presto i dubbi possano trovare una risposta, perché a volte la serenità si fonda sulla ragione e la ragione ha bisogno di verità e di giustizia.

Maria Zotti

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