Belpietro: Veltroni a rimorchio di Di Pietro

Antonio Di Pietro

Editoriale

Il problema di Walter Veltroni non è Silvio Berlusconi, ma Antonio Di Pietro: è con lui che il segretario del Partito democratico deve fare i conti. L’ex pm è un concorrente vero, il solo che, dopo la scomparsa in Parlamento dei gruppi radicali, può rubargli la scena e di conseguenza i voti. La linea del dialogo non piace a tutti gli elettori del Pd, molti preferirebbero una contrapposizione muscolare che rallentasse l’avanzata del Cavaliere trionfante, e l’antiberlusconismo di Di Pietro rischia di avere presa rapida su questa fascia di militanti.
Perciò Veltroni è costretto a inseguire il leader dell’Italia dei valori in battaglie cui probabilmente rinuncerebbe volentieri, come quella sull’emendamento alla Gasparri, bollato subito come provvedimento “salva Rete 4″. In realtà la norma non ha nulla a che fare con Emilio Fede e la tv della Mediaset (lo testimonia il fatto che il governo ha riformulato l’emendamento nella parte contestata dall’opposizione) e i molti opinionisti che si sono occupati della materia avrebbero potuto scoprire, se non fossero vittime di un giornalismo sciatto, il gioco furbo e un po’ maramaldo dell’ex pm.
L’unico ad avere avuto il coraggio di scrivere che l’operazione rientra nel filone di un antiberlusconismo che rischia di riportare indietro le lancette della politica è stato Franco Debenedetti, ex senatore dei Ds e fratello dell’editore della Repubblica, il giornale che più ha enfatizzato la battaglia dipietrista. Debenedetti, sul Sole 24 ore, ha spiegato testualmente che “Rete 4 con le obiezioni di Bruxelles non c’entra nulla (è nominata in due note a piè di pagina)”.
L’emendamento in realtà è la risposta alle obiezioni della Commissione europea. Due anni fa, epoca Prodi, l’Europa contestò alcuni paragrafi di due leggi che regolano il mercato delle tv. Il buonsenso avrebbe imposto al precedente governo di fare al più presto le modifiche sollecitate, per evitare che la procedura d’infrazione proseguisse e rischiasse di giungere fino alle estreme conseguenze, ossia una multa. Romano Prodi invece non fece nulla e preferì lasciare in eredità al nuovo esecutivo l’obbligo d’un intervento. Appena però Berlusconi ha messo nero su bianco una misura che recepisce “esattamente la formulazione richiesta da Bruxelles” allo scopo di evitare la sanzione pecuniaria, Di Pietro ha dato fiato alle trombe, accusando il Cavaliere di farsi gli affari suoi, fabbricandosi leggi su misura. E visto che la materia è complicata, nessuno ha verificato le tesi dell’ex pm, prendendole per buone.
Sono bastati dunque un po’ di titoli sui giornali e il sospetto che l’emendamento servisse a “salvare Rete 4″ per convincere Veltroni ad accodarsi alla campagna dipietrista, accantonando la linea del dialogo. Pagherà questa strategia? Servirà a ritrovare il ruolo perduto? Credo di no. Il Pd si è presentato agli elettori con un programma che rompeva ogni legame con la sinistra radicale: basta girotondi, fine della stagione di demonizzazione dell’avversario. Che senso ha dunque ritornare su una strada già percorsa, “contendendo” come dice Debenedetti “a scrittori di libelli e al partito di Di Pietro il loro piccolo redditizio monopolio giustizialista”? Non sarebbe meglio metter da parte l’antiberlusconismo e riflettere sulla sconfitta?
L’ex parlamentare diessino probabilmente chiede troppo. Ciò di cui neppure lui s’accorge è che il Pd e il suo segretario sono troppo deboli per potersi permettere il lusso di ignorare la concorrenza dell’ex pm. La realtà è che dalla lotta per la vittoria si è passati alla lotta per la sopravvivenza. E per il Pd l’esito non è affatto scontato.

Commenti

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Il 31 Maggio 2008 alle 09:25 Corrado Buccieri ha scritto:

Di Pietro è l’ombra del governo ombra.
Cerca di attaccare Berlusconi,con una forte volontà
di imitarlo..Parla come notoriamente si dice con i
quattro amici al bar….con la differenza che lui lo
può dire in TV…e non al bar di Montenero.

Il 31 Maggio 2008 alle 22:34 kodheli ha scritto:

caro direttore, sono una vs abbonata. tempo fa ho letto quegli articoli molto dettagliati su chi è veramente di pietro. tutti i suoi “giri” insieme a figli, mogli, ex mogli, amiche. come mai nessuno glielo fa mai presente ed invece ci dobbiamo sorbire su tutte le reti tele le sue lezioni di stile…..
vorrei capire l’arcano: grazie.

Il 1 Giugno 2008 alle 11:23 nhico ha scritto:

Veltroni ha commesso un grosso errore politico nel prendere a braccetto Di Pietro. Ora pensa che sia giusto rincorrerlo per tutti i sentieri accidentati che l’ex magistrato imboccherà, per non scontentare molti dei suoi. Non rendendosi conto che persiste nell’errore.

Il 4 Giugno 2008 alle 15:11 ppx ha scritto:

Veltroni & co. asserivano che Berlusconi sarebbe stato condizionato dalla Lega, il pd è invece condizionato da di pietro e radicali, farebbe bene, il pd, ad interessarsi di più agli elettori (pochi) che hanno votato per loro ed a tralascire inutili polemiche .. meno male che in pochi li ascoltamo ed ancor meno credono in loro.

Il 4 Giugno 2008 alle 22:49 flintstone ha scritto:

L’analisi del direttore è molto chiara e condivisibile. Il povero Veltroni dovrà sempre essere sul chi va la perchè il suo scomodo alleato, consapevole di essere rimasto il solo a rappresentare la ancora larga fetta di elettorato che si nutre di antiberlusconismo, approfitterà di ogni occasione utile per scavalcarlo. Questo sta a dimostrare quanto infelice fu la scelta di apparentarsi con il giustizialista abruzzese. Sono sicuro che anche con i radicali, che per non dare l’idea di essere spariti prima o poi si faranno vivi, l’Obama de noantri prima o poi si dovrà preparare ad affrontare altri acuti grattacapi. Meglio così, Berlusconi non lo avrà tra i piedi.

Il 9 Giugno 2008 alle 09:36 vincenzoaliascontadino ha scritto:

PAOLO (GUZZANTI),INDICAMI LA CREMA ANTI ORTICARIA?

Ha descritto bene una situazione di malessere crescente nel PD, se molti sono incazzati(a parte i suoi figli ) su questo forum e che hanno capito che neanche fra cent’anni andranno al Governo, ovvero quando saranno PANNOLONI ma questo credo che non avvererà mai! L’Iran avrà la sua amata bomba atomica o se qualche pirla ci sgozzeranno per avere parte dei debiti, o ancora meglio pagarci il mutuo! A parte per i Campani che saranno INTERCETTATI dalle malattie respiratorie o colera mentre a chi piacciono i CARRI allegorici del Gay Pride INTERCETTATI da ADS-L Alice che funziona comme ‘o PD a giorni alterni! Allora cari Kompagnuzzi, VINCENZO V’E ‘’ADDICE: PD-AGLIATEVI ‘NA PASTIGLIA “ANTI”, intercettazioni e nucleari se funziona sarete in terris a gridare FORZA ITALIA altrimenti sarete morti e zombi! Vincenzo Alias Il Contadino enzoaliasilcontadino@alice.it Matera

Il 3 Settembre 2008 alle 16:36 Le inchieste : Il vero problema in Italia è l’informazione – Atlantide ha scritto:

[...] L’opinione dei “forzisti” rimbalza in ogni TG, mentre l’opinione dell’opposizione è oscurata o volutamente distorta: si cerca di inquadrare il “nemico” quando è incavolato, “additante” o comunque goffo. Questo influenza l’opinione di molti, che è una variabile considerevole in un paese in cui si vota “per simpatia” o ” a pelle”. [...]

Il 28 Settembre 2008 alle 05:18 rezik ha scritto:

In realtà non è Di Pietro ad esser “antiberlusconiano” ma semmai Berlusconi ad essere “antidipietrista”. Non ho mai sentito infatti Di Pietro dire di un suo avversario: “mi fa orrore”…

Quanto alla norma radiotelevisiva, prima del decreto,è la Gasparri stessa ad essere “salva retequattro”, ed illegittima come il Consiglio Europeo ha finalmente riconosciuto. Ricordo che Ciampi non la firmò per incostituzionalità. Venne emanata in fretta entro il 2003 per impedire ad un concorrente Mediaset, Francesco Di Stefano, di avere le frequenze nazionali per le quali aveva vinto un regolare concorso, ed una sentenza della corte costituzionale, pronto a funzionare uno studio TV fra i più grandi d’Europa, tuttora fermo a Tor Cervara, e ad assumere almno 600 persone.
Perchè non intervista Di Stefano, che di ragioni da vendere ne ha a josa? Ora dovremo pagare (noi Italiani, mica Berlusconi) una multa salatissima alla CE proprio per questo. Si, per salvare Emilio Fede.
I ritocchi servono a poco. Come dicono gli Americani, anche se gli metti il rossetto, un maiale rimane un maiale…
Saluti

Il 17 Febbraio 2009 alle 19:34 Caos sardo nel Pd, Veltroni saluta: “Dimissioni confermate” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il Pd nasce ufficialmente il 14 ottobre 2007: in tre milioni incoronano l’ex sindaco di Roma a segretario con il 75% dei voti. Nell’aprile 2008 il primo, impegnativo, banco di prova. E la prima sconfitta: le elezioni politiche, consegnano la vittoria a Silvio Berlusconi e al Pdl. Ed è lì che il leader comincia ad avvertire i primi scricchiolii interni: sono in molti a contestare quella che lui chiama la “vocazione maggioritaria”, cioè la strategia solitaria di andare soli al voto: non si allea con nessuno (tranne che con l’Idv di Antonio Pietro, altro errore che tanti gli rinfacciano), imbarca una pattuglia di radicali e mette nel cassetto l’alleanza con la sinistra radicale. Ma l’urna non premia il Pd. [...]

Il 17 Febbraio 2009 alle 20:28 Il dopo Walter è un vicolo cieco. Quel che resta del Pd è da “resettare” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La scissione resta tuttavia nell’ordine delle cose possibili; anzi probabili. La Margherita verso il centro; gli ex Ds e qualche cattolico di sinistra di nuovo assieme a ciò che resta di Rifondazione, dei Verdi, e alla Cgil. La certificazione del fallimento del Pd e la nascita di due minoranze, politiche e sociali. Nel mezzo, tutto ciò che Veltroni ha fatto e disfatto dal discorso del Lingotto del giugno 2007 ad oggi. Una sconfitta elettorale prevedibile, e nessuno l’ha imputata all’ex segretario. Ma dopo l’alleanza con Antonio Di Pietro, il ritorno all’antiberlusconismo d’antan, gli appelli contro il “regime” e le piazze in difesa della Costituzione. I giri di valzer con la Cgil. Soprattutto il non aver proposto ricette credibili sulle due priorità degli italiani: l’economia e la sicurezza. Il risultato è che l’Italia è in pratica l’unico paese occidentale privo di fatto di una opposizione; l’unico anche in cui – nel mezzo della burrasca economica – il governo continui ad aumentare i consensi. Mentre a sinistra, e perfino nel centrodestra, c’è chi riabilita Romano Prodi. [...]

Il 18 Febbraio 2009 alle 13:28 Dal Lingotto alle Fratte, i 16 mesi di calvario di Uòlter nel Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Kennedy e Berlinguer, le figurine Panini e l’Unità, le camice botton down e l’Africa, il “ma anche” e Facebook. Chi non riconoscerebbe da questi indizi il profilo di Walter Veltroni? Il segretario dimissionario del Pd, in trent’anni di onorata carriera, si è costruito un’immagine molto forte ed è stato un grande “sdoganatore” di miti che riempissero il cuore della sinistra orfana delle ideologie e delle vecchie icone. Di fronte al crollo del muro di Berlino e al naufragio definitivo del socialismo realizzato, il giovane Walter (già leader dei giovani del Pci quando era segretario Enrico Berlinguer) si è rimboccato le maniche e ha cercato di immaginare nuove strade su cui far marciare il popolo della sinistra. Veltroni, forse già prima di Berlusconi, ha intuito la dimensione emozionale della politica, legata al mondo della comunicazione. Nella società postmoderna con sempre meno fabbriche e operai e sempre più precari e lavoratori intellettuali, è stato Veltroni a immaginare le battaglie contro la proliferazione degli spot nei film in tv (”non si interrompe un’emozione”); e per cementare la fedeltà dei lettori dell’Unità, giornale del quale è stato direttore a metà degli anni ‘90, potevano servire anche le ristampe degli album dei calciatori offerti in allegato. Le sue idee un pò eretiche (voleva il Partito democratico con Prodi quando pensare a uno scioglimento dei Ds era una bestemmia) e il modo di presentarle (con certe frasi un pò enigmatiche, come “si poteva stare nel Pci senza essere comunisti”) gli sono costate l’ostilità di una fetta consistente del suo partito d’origine. La competizione con Massimo D’Alema, al di là delle differenze di carattere, è stata soprattutto uno scontro tra due diversi modi di interpretare la funzione del partito dei riformisti. Se D’Alema è sempre stato favorevole alle alleanze, Veltroni (in questo paradossalmente più “comunista” del suo antagonista) ha sempre avuto in mente l’idea di un partito “egemone”, in grado di fare il pieno dei voti di tutti i progressisti, come il partito democratico negli Usa: di qui il suo amore per i Kennedy e lo slogan elettorale ricalcato sullo “Yes we can” di Obama. Oggi però, Veltroni rischia di passare alla storia come il segretario delle sconfitte. La prima volta nel 2001, quando i Ds da lui guidati batterono tutti i record negativi finendo a un misero 16,6%. La seconda, in circostanze tutte nuove, alle politiche del 2008, seguita dalle due batoste in Abruzzo e in Sardegna. Certo non pensava di arrivare lì quando il 27 giugno 2007 l’ex sindaco di Roma, si candidava alla segreteria del Pd, con un discorso al Lingotto di Torino. Per Veltroni, il partito sarà la forza riformista che l’Italia non ha mai avuto; tra le righe c’è già la rottura con la sinistra. 24 agosto 2007: Veltroni avverte gli alleati, il suo Pd andrà al voto da solo se non sarà possibile concludere un’alleanza politicamente omogenea. 14 ottobre 2007: primarie del Pd, Veltroni ottiene il 75,81 per cento. “Già oggi penso che siamo il primo partito italiano. Ora dobbiamo andare avanti”. 30 novembre 2007: Veltroni e Berlusconi trovano vari punti di convergenza in un incontro sulla legge elettorale, per un nuovo bipolarismo. 10 febbraio 2008: A Spello, in Umbria, Veltroni lancia la campagna del Pd. “Si può fare” è lo slogan che ricalca lo “Yes, we can” di Obama. Il segretario conferma che l’Unione è finita. Il 13 febbraio, conclude accordo per l’apparentamento con l’Idv di Di Pietro, il 21 febbraio intesa sulle candidature dei radicali nel Pd. Il primo aprile 2008: in un comizio a Frosinone, Veltroni afferma che “a novembre eravamo sotto di 22 punti, ora siamo lì lì”, come dimostra il nervosismo del “leader dello schieramento a noi avverso”, come chiama Berlusconi per tutta la campagna elettorale. 13-14 aprile 2008: il Pd perde le elezioni: Veltroni rivendica “una grande rimonta” e promette un’ opposizione “riformista” e “di responsabilità nazionale”. 14 maggio 2008: Dibattito sulla fiducia alla Camera, Veltroni promette “un’opposizione civile e non pregiudiziale”; Berlusconi risponde che non ci sarà alcun rifiuto pregiudiziale alle proposte del Pd. 15 maggio 2008: alla direzione del Pd, Veltroni, difende le sue scelte ed in particolare la rottura con la sinistra radicale. “Indietro non si torna”. 20 giugno 2008: aavanti all’assemblea del Pd, Veltroni conferma la rottura del dialogo con il governo e annuncia una manifestazione contro il governo per l’autunno. L’assemblea, cui partecipano 562 delegati su circa 2800 componenti, elegge la direzione del partito. Resta fuori Parisi. 25 ottobre 2008: Manifestazione al Circo Massimo a Roma, il Pd dichiara due milioni e mezzo di presenti. Per Veltroni, l’Italia è migliore della destra che la governa. 5 novembre 2008: Veltroni saluta la vittoria di Obama: “l’aria è cambiata”. 19 dicembre 2008: dopo la sconfitta in Abruzzo e le inchieste su diversi amministratori locali, Veltroni afferma alla direzione del partito che il Pd deve innovarsi profondamente, se non vuole soccombere. Per D’Alema, finora il Pd è un amalgama mal riuscito. Epilogo il 17 febbraio 2009 - Veltroni mette a disposizione il mandato dopo la sconfitta in Sardegna; il coordinamento del partito gli chiede di restare, ma lui conferma le dimissioni. [...]

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