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Il compromesso che ha permesso la soluzione della crisi libanese è soltanto uno dei tre negoziati avviati nelle ultime settimane in Medio Oriente. Vi è una trattativa in corso per una sorta di cessate il fuoco tra Hamas e Israele. E ve n’è un’altra fra Israele e Siria per la restituzione a Damasco delle alture del Golan, occupate dagli israeliani nel 1967.
Il compromesso libanese potrebbe essere effimero e le altre due trattative potrebbero fallire. Ma vi è in queste tre vicende una novità importante. Il mediatore non è, come in passato, una potenza geograficamente estranea alla regione: Stati Uniti, Russia, Unione Europea, o uno dei suoi membri. I mediatori di oggi sono stati musulmani: Lega araba nella crisi di Gaza, Egitto in quella palestinese e Turchia in quella israelo-siriana. Vi sono stati altri casi in cui i musulmani hanno cercato di sbrogliare le matasse delle loro vicende regionali, ma spesso con scarso impegno e mediocri risultati. Oggi il clima è cambiato.
A Doha, in Qatar, dove è stato negoziato il compromesso libanese, il segretario della Lega araba, Amre Moussa, ha messo i contendenti con le spalle al muro e li ha costretti a firmare l’accordo. La causa di questo maggiore impegno sta probabilmente in un’altra crisi, provocata dalla politica estera di George W. Bush, a cui l’eurocentrismo occidentale ha prestato minore attenzione: il dissidio politico e confessionale fra sciiti e sunniti.
Con la guerra afghana e l’occupazione dell’Iraq, gli Stati Uniti hanno sbarazzato l’Iran di due fra i suoi peggiori nemici (i talebani e il regime di Saddam Hussein) e gli hanno offerto l’occasione d’imporsi come potenza regionale. Il suo presidente, Mahmoud Ahmadinejad, dispone oggi di tre alleati: Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina e il governo dello sciita Nuri al-Maliki a Baghdad. Grazie all’America, paradossalmente, l’Iran è oggi più forte di quanto fosse all’inizio della presidenza Bush. La sua ascesa preoccupa gli stati arabi sunniti anche perché Ahmadinejad ha fatto del suo meglio per apparire come il migliore paladino del patriottismo islamico. Le sue filippiche contro Israele non minacciano di estinzione uno stato che potrebbe difendersi con l’arma nucleare. Servono per dimostrare alle masse arabe che l’Iran è più sensibile ai loro sentimenti di quanto siano i loro impotenti governi sunniti.
I negoziati delle scorse settimane sono la risposta sunnita alla minaccia iraniana. Gli stati arabi e la Turchia hanno capito che il miglior modo per controllare la crescente potenza del regime degli ayatollah è disinnescare le crisi regionali che hanno permesso a Teheran di arruolare alleati. Occorre separare la Siria dall’Iran. Occorre impedire che Hezbollah e Hamas divengano strumenti della politica estera iraniana. Questo è possibile soltanto restituendo a Damasco le alture del Golan e riconoscendo Hezbollah e Hamas come legittimi rappresentanti di una parte importante delle società libanese e palestinese. L’operazione è stata favorita dalle traversie del premier israeliano. Indagato per corruzione, Ehud Olmert ha intravisto nel negoziato con la Siria la possibilità di assicurare, con un successo diplomatico, la propria sopravvivenza.
Questa nuova intraprendenza dei paesi arabi e della Turchia non piacerà né agli Stati Uniti né all’Iran. I primi non controllano più il governo di Beirut, il secondo potrebbe perdere le sue quinte colonne in Libano e in Palestina. Ma l’Ue ha interesse a incoraggiare questi negoziati e può farlo riconoscendo che Siria, Hezbollah e Hamas sono protagonisti necessari di qualsiasi trattativa di pace.
- Venerdì 30 Maggio 2008























Commenti
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Il 1 Giugno 2008 alle 10:34 nhico ha scritto:
La tesi che in quelle regioni si possa trovare la pace sposando solo gli interessi di gente come Hezbollah e Hamas è quanto meno inquietante. Oltre ad essere una tesi sempre da lei caldeggiata.
Il 3 Giugno 2008 alle 00:20 vitodaniele ha scritto:
l’assassino di mio marito ha un nome e cognome,è denunciato e indagato ,la stampa nazionale non vuole diffondere la notizia di questo omicidio e io devo combattere ogni giorno con il muro che hanno alzato.Vito Daniele era un onesto cittadino morto lontano dai suoi affetti per lavoro,in un modo tragico per l’abuso di potere di un tenente della guardia di finanza ,capisce non si pùò dire,Vito ha lasciato tre bambini,due genitori e una moglie,ma nessuno ne parla,sa cosa mi hanno detto alcuni centralinisti di redazione?
forse la sua storia non interessa!
il problema e che io non voglio raccontare una storia ma pretendo che si informi l’opinione pubblica dei fatti accaduti realmente
Il 12 Giugno 2008 alle 14:52 dido1 ha scritto:
Siria, Iran, Hezbollah, Hamas, popoli ed assassini della stessa risma.
Pensare di dare le alture del Golan alla Siria per allontanarla dall’influenza dell’Iran, e pensare che Hamas ed Ezbollah si accordino per intrattenere accordi di pace con Israele…… mi sembrano delle fantasie eroticoestremistefantozzianeassassine….
Ma voi lo sapete qual’è per questi sporchi assassini un ISRAELIANO BUONO?
UN ISRAELIANO BUONO E’ SOLO QUELLO MORTO!
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