Silvio Berlusconi ha sbagliato a scrivere al presidente del Senato per lamentare l’aggressione giudiziaria di cui sarebbe vittima. Avrebbe dovuto fare come Oscar Luigi Scalfaro, che, accusato di avere intascato 100 milioni al mese dai servizi segreti, si presentò in tv a reti unificate e pronunciò un semplice “non ci sto”. Al resto pensarono alcuni giudici di Magistratura democratica, l’ala sinistra delle toghe, che tapparono la bocca agli accusatori. “Colpendo Scalfaro si rischiava di trascinare le istituzioni e il Paese nel marasma e nel discredito, pertanto l’operazione andava soffocata sul nascere” ricorda Francesco Misiani, uno dei giudici romani che si occupò del caso.
Alla banda Broccoletti, il gruppo di 007 che per discolparsi dall’accusa di essersi arricchiti con i soldi del Sisde tirarono in ballo il presidente della Repubblica, fu contestato l’attentato agli organi dello Stato, in base all’articolo 289 del Codice penale. Un reato che prevede una reclusione non inferiore a 10 anni per chiunque commetta un fatto diretto a impedire, anche temporaneamente, al presidente della Repubblica o al governo l’esercizio delle attribuzioni e delle prerogative conferite loro dalla legge.
La contestazione di un crimine che “teneva a stento sotto il profilo giuridico era del tutto artificiosa” ammette lo stesso Misiani, ma ebbe l’effetto di zittire gli accusatori del capo dello Stato, facendo balenare il rischio di condanne pesantissime. Dei 100 milioni al mese che avrebbe intascato Scalfaro non si parlò più e da allora l’ex inquilino del Quirinale è un tifoso sfegatato dei magistrati. Credo che solo l’età avanzata lo trattenga dal partecipare ai girotondi a sostegno delle procure.
Rinvango questa vecchia storia per spiegare quanto sia inquinato il rapporto tra politica e magistratura e, soprattutto, quanto sia discrezionale la famosa “obbligatorietà dell’azione penale”. Quando si tratta del Cavaliere, la preoccupazione di trascinare “le istituzioni nel marasma e nel discredito” non è affatto avvertita dalla magistratura. Da 14 anni, ossia da quando è sceso in politica, Berlusconi è inseguito da decine di pm. Per condannarlo sono stati investiti mezzi e risorse che non s’erano messi in campo neppure per Totò Riina.
Ciò detto, credo davvero che Berlusconi abbia sbagliato a proporre l’emendamento che accantona momentaneamente i procedimenti giudicati meno pericolosi. Non tanto perché sia una norma criminogena, come l’ha definita Antonio Di Pietro (basti ricordare che il provvedimento riprende il senso di una circolare dell’allora procuratore capo di Torino, Marcello Maddalena, condivisa da gran parte del Csm), quanto perché temo che non otterrà l’effetto sperato.
Per difendersi da una guerra ad personam, il premier Berlusconi, probabilmente su suggerimento dei suoi legali, è stato spesso tentato dal varo di normative consequenziali, ma ciò non ha fermato la cavalleria giudiziaria. Al contrario, i processi sono andati avanti, perché, fatta la legge, i magistrati hanno trovato l’inganno per aggirarla.
Oggi come nel 2001 sono convinto che il Cavaliere debba affrontare in campo aperto un conflitto che ormai è diventato cronico: riscriva l’articolo 68 della Costituzione come lo vollero i padri costituenti; ripristini l’immunità parlamentare, tutela che fu spazzata via da Mani pulite come un orrendo privilegio, ma che senza abusi porrà le istituzioni al riparo dalla “discrezionalità dell’azione penale”. Una discrezionalità troppo al servizio di una sola parte politica.
- Venerdì 20 Giugno 2008























Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 20 Giugno 2008 alle 14:51 tanios ha scritto:
Direttore, sono d’accordo con lei, non si può continuare a fare processi su berlusconi, che oltrettutto non ha rapianto ne violentato nessuno. L’immunità alle cariche più alte dello stato è esenziale, almeno che non si tratti di reati che ledono la vita delle persone. Anche a livello di politica estera non facciamo una bella figura, cosa già fatta durante il G7 di Napoli. La magistrattura deve rappresentare e diffendere tutti indistintamente senza nessun parere politico e di colore, come dovrebbe essere anche per poveri e ricchi.
Al presidente lasciamo fare il suo mandato politico tranquillamente e alla fine, se ci sono i processi da fare, che li facciano. Io mi chiedo ma tra il 2006 e il 2008 i giudici non avevano tutto il tempo materiale per processarlo? oppure aspettano sempre che venga eletto? Del figlio di Totò Reina non se neparla più, questi è uscito dal carcere per decorrenza dei termini? Questo mi fa capire solo ed esclusivamente che ce ingiustizia ma non nei confronti di Berlusconi ma nei confronti dei cittadini che nulla possono contro la Casta dei Magistrati. I problemi in italia non è Berlusconi delinguente o meno, ma è la povertà che continua a crescere e questo porta il popolo a rubare per poter mangiare…..
Saluti Direttore
Il 20 Giugno 2008 alle 16:24 Corrado Buccieri ha scritto:
Certo si dovrebbe parlare più dei bisogni della gente
e meno di Berlusconi….ma ho la sensazione che questa
litania…ce la dobbiamo sorbire per 5 anni.
Il 20 Giugno 2008 alle 19:48 nhico ha scritto:
Abbiamo un già Capo dello Stato che ha potuto gridare “non ci sto” ed essere ascoltato e capito, nonostante quel via vai di valigie piene di soldi. Ma solo perché era Scalfaro e perché li univa una certa comunità d’intenti. Quelli di sempre. Insomma la Giustina può essere piegata per salvare un amico, ma anche violata e violentata per eliminare politicamente un nemico. E Berlusconi, appartenendo alla seconda categoria, li avrà sempre addosso, qualsiasi cosa pensi di fare. Forse la cosa migliore sarebbe stata il non far niente ed aspettare l’assoluzione in appello. Come è sempre avvenuto. Tanto dentro e fuori l’Italia ormai è a tutti nota l’ostilità di certa magistratura verso di lui.
Il 20 Giugno 2008 alle 21:57 bimaur ha scritto:
Sono d’accordissimo con il Direttore! Circa tre anni fa, in qualità di ascoltatore, intervenni nella trasmissione radiofonica Zapping e chiesi ai commentatori se fosse il caso di tornare all’immunità parlamentare visto lo scempio che è avvenuto dopo mani pulite!
Per poco non fui linciato da tutti gli intervenuti.
Meno male che almeno Belpietro ha le idee chiare.
Si proceda alla riforma dell’art.68 della Costituzione altrimenti non ne verremo più fuori. Si torni all’immunità. I nostri padri costituenti vedevano molto più lontano!
Il 21 Giugno 2008 alle 14:42 luanmagi ha scritto:
un articolo di panorama, tempo fa denunciava l’arricchimento di quel santuomo di dipietro. non se ne sà più nulla, nessuna indagine.
delle intercettazioni di d’alema & co. non se ne sa più nulla.
delle recenti denunce pubbliche per la bancarotta (ovviamente fraudolenta) del comune di roma non se ne farà nulla. Direttore perchè non chiedere all’europa la costituzione di un tribunale ad hoc che sottragga ai nostri giudici questioni che hanno ad oggetto i vertici politici di un paese?
Il 21 Giugno 2008 alle 19:18 hirpus52 ha scritto:
L’immunità parlamentare riguardava la tutela nell’esercizio della funzione, non gli eventuali reati commessi in precedenza,
Se si vuole l’amnistia chiamiamola con il suo nome.
Hirpus
Il 22 Giugno 2008 alle 12:35 coelum_stellatum ha scritto:
Chi è causa del suo male , pianga sé stesso.
La magistratura lamenta il discredito in cui versa, ma se si guarda alla sua storia, si vede che la magistratura non ha fatto molto per evitarlo.
Per i primi cinquant’ anni la magistratura ha colpevolmente lasciato che la corruzione dilagasse impunita, e quindi ne è in parte responsabile, poi si è risvegliata, e, con la scusa di sradicare quella corruzione che essa stessa aveva favorito, o almeno non ostacolato, ha colpito i politici ma solo, o di preferenza, di una parte precisa, accreditandosi come supporter della sinistra.
E questo, per una istituzione che dovrebbe fare dell’ imparzialità il suo credo, non giova certo al suo prestigio e onorabilità.
Il 23 Giugno 2008 alle 06:24 ilpollo ha scritto:
A proposito, la “soluzione” al “problema” di Scalfaro trovata dai magistrati valeva fina alla fine del suo mandato. Il giorno dopo la protezione non era più valida e i magistrati non hanno fatto nulla, pur sapendo. Non è che la cosa si chiama omissione o favoreggiamento?
Il 24 Giugno 2008 alle 11:37 coelum_stellatum ha scritto:
Una magistratura che mette in galera Cusani per aver dato mazzette ai comunisti, mentre nessun comunista va in galera per aver preso il miliardo da Cusani, che credibilità può avere ?
Il 24 Giugno 2008 alle 12:26 coelum_stellatum ha scritto:
Di Pietro disse “Ho seguito la mazzetta (di Cusani) fino alla porta del Pci”. E poi? Poi si è fermato.
Questo caso illustra con quanta precisione, precisione chirurgica, la magistratura arriva a delimitare l’area delle sue indagini, e l’area di impunità.
Il 24 Giugno 2008 alle 13:40 coelum_stellatum ha scritto:
Naturalmente Di Pietro ha sicuramente fatto tutto il possibile per rintracciare i corrotti, ma , dopo tanti episodi poco chiari, tra i quali l’allontanamento di quei magistrati che si sono azzardati a indagare a sinistra, alla fine l’impressione che purtroppo resta è quella.
Il 1 Luglio 2008 alle 16:37 lapolide ha scritto:
Padova, 29 giugno 008
L’antefatto: Di Pietro vs. Berlusconi.
Padova, 28 giugno 008.
Intercettazioni: attacco di Di Pietro al premier:
«Fa un lavoro da magnaccia per piazzare veline»
Questo il titolo dell’articolo apparso il 28 giugno sul giornale il Messaggero di Roma.
No, non ho letto l’articolo, ma dato il titolo già di per se esplicativo, mi procurerò di chiedere un parere tecnico-giuridico , all’Amico Costituzionalista, Ill.mo Prof. Paolo Armaroli, ed alla Sua Alta competenza nel campo appunto giuridico-costituziomnale, se secondo lui, i termini pronunciati ed usati dal Di Pietro verso il Premier Silvio Berlusconi, siano compatibili con la (presunta ?) immunità cui godono/godevano i Parlamentari in attività, oppure punibili quando le parole o frasi da Loro pronunciate ( in questo caso dal Di Pietro), siano da ritenersi gravemente offensive e lesive, oltrepassando il limite di valori etici, morali, di rispetto, verso un altro Parlamentare, Silvio Berlusconi appunto, configurandosi nella forme, tali da poter essere interpretate come vilipendio alla Costituzione della Repubblica stessa . Quindi, non alla Persona in sé, ma alla carica Istituzionale che ricopre il Premier, durante l’esercizio delle Sue funzioni. Sarà mia premura, tenere informati tutti coloro a cui interesserà il caso.
lapolide.
La mia Mia lettera.
Caro Professore Paolo Armaroli, siamo alle solite. Ha letto quanto sopra da me riportato ? Sarebbe, come sempre, disposto a darmi un Suo Alto parere in merito a quanto richiesto dalla mia riflessione ?
Mi auguro stia bene e che presto vada in vancanza.
Con molto rispetto, Le invio i più cari saluti,
Lapolide.
La Sua risposta.
“Illustre Amico, la giurisprudenza costituzionale è chiara. Dato che Di Pietro non aveva espresso il suo (si fa per dire) pensiero in proposito alla Camera, dovrà rispondere delle sue parole nel corso di un processo. Saluti, Paolo Armaroli”
Il 1 Luglio 2008 alle 20:09 stefano s. ha scritto:
Caro direttore, ho letto la sua risposta e siccome non posso replicare via email (causa problemi tecnici con la posta) lo farò in questo spazio. Lei ha ribadito che l’articolo 68 della Costituzione andrebbe ripristinato come lo vollero i padri costituenti e cioè dando alle più alte cariche dello Stato, cioè chi è al potere, la cosidetta immunità parlamentare. Peccato! Perchè i padri costituenti fondatori dell’articolo 68 la intendevano e la applicavano a tutela delle minoranze parlamentari, come l’opposizione e i capi dell’opposizione: nel caso in cui ci fossero scioperi, manifestazioni di protesta politica, picchettaggi, capitava che qualcuno scappasse una parola di troppo (sempre e comunque nel sano scontro politico tra maggioranza e opposizione) e quindi questa legge difendeva proprio i soggetti politici che manifestavano contro il Governo e faceva in modo di evitare che la magistratura fosse troppo vicina al potere (come accadeva nel Fascismo). Nel corso degli anni, purtroppo, qualcuno ne approfittava e come detto giustamente da lei fu spazzata via come un’orrendo privilegio e anche per le ragioni che ho detto io nella mia lettera precedente. Continuo dire che è proprio un peccato che la nuova immunità parlamentare difenda chi è al potere perchè i padri costituenti l’avrebbero senz’altro applicata in tutela di Di Pietro e Veltroni… Serzanti Stefano.
Il 6 Ottobre 2009 alle 17:46 Lodo Alfano: 1, X, 2? Le tre ipotesi sul dopo-sentenza che agitano il premier - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] brillantissimo: si tornerebbe sia pure in forma ristretta all’immunità parlamentare della prima repubblica. Eppure non mancano anche a sinistra le opinioni a favore di quell’istituto, mai popolare [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.