Ferrara: Caso Eluana, no ai Ponzio Pilato

Eluana Englaro

L’arcitaliano

Sono un individualista naturale, fatto così, di carattere, e da individualista mi comportavo perfino quando ero comunista, nei vent’anni, oltre un quarto di secolo fa. Ma Ponzio Pilato è un’altra cosa. Ci sono quelli che dicono: lasciate che il padre decida per e in nome di Eluana Englaro, lasciate che l’autorizzazione a disidratare quel corpo caldo e vitale faccia il suo corso, e siate tolleranti in nome della libertà nel momento in cui serbate per voi e per i vostri cari il diritto di comportarvi diversamente, non assoggettate al pensiero cristiano o peggio ai voleri etici del clero la libertà dei costumi e delle decisioni personali.
Questo “ciascuno faccia come crede” è un argomento pervasivo, efficacissimo, l’argomento decisivo di cui si nutrono e ci nutrono, spesso con inarrivabile petulanza, i guru della cosiddetta modernità etica. Ma non mi persuade. Né quando si parla di embrioni né quando si parla di aborto né quando si parla di leggi o sentenze che autorizzano l’eutanasia. È formale, l’argomento, è fallace. Sa di pilatismo, di indifferenza, di ideologia (cioè falsa coscienza della realtà).
Noi non siamo soli (e un individualista radicale potrà anche aggiungere: purtroppo!). Non lo siamo, questo è il fatto. Siamo frutto e centro di relazioni, in quanto persone, sia dal punto di vista naturale, generazione e famiglia, educazione e linguaggio, sia dal punto di vista storico, e qui parlo di politica e di cultura e di tutto quello che insomma fa di noi quel che noi effettivamente siamo, animali sociali.
Il padre di Eluana, con argomenti fortificati e riscaldati dal suo amore per la figlia e dalla sua intelligenza delle cose, fattori che gli meritano il rispetto nell’interlocuzione ma non un indifferente assenso, vuole convincerci del fatto che le sentenze della Cassazione e della corte civile d’appello sono “ad personam”, sono cioè cucite sul caso della donna che da 16 anni è in condizione di coscienza non vigile, per le conseguenze di un incidente stradale, e che sotto la sua tutela dovrebbe ora passare dallo stato di vita a quello di morte per decisione di un giudice.
Sono cose che non ci riguardano, insomma. Così anche Adriano Sofri, sulla Repubblica, dice che la situazione è in sostanza indecidibile: non si può scegliere né in un senso né in un altro, per legge, e solo si può ascoltare il cuore di un padre e tutore, e assecondare comunque sia il suo impulso, come hanno fatto i magistrati della Cassazione. Molti pensano: lasciateli in pace, fate far loro quello che desiderano fare, e lasciateci in pace anche a noi. Questa storia è per molti, in una civiltà che esclude la morte dal novero delle possibilità da contemplare in vita, un tormento simbolico dal quale scappare più in fretta e più lontano possibile.
Io sono convinto in coscienza del contrario e penso che si debba portare acqua a Eluana, sottrarla (simbolicamente almeno) al suo destino così mal scritto. Perché non è possibile lavarsene le mani. Perché bisogna ribadire in questo caso lo statuto dimenticato di quel che è la persona umana. Non è la proiezione del nostro amore protettivo, non possiamo decidere per lei, rifiutarla o accettarla a seconda di una sentenza di legge.
Un corpo in vita, per quanto gravato dal massimo handicap che è la perdita della coscienza vigile, deve essere rispettato in nome di un’idea di carità e di cura che trascende le storie singole, i profili individuali, e ci riguarda tutti. La vita non è disponibile, questo è il punto. Non si può trattare la vita e sindacarla, mai, in nessun caso, come fosse una cosa, una particella della natura invece che la funzione sacra di un soggetto personale.

Commenti

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Il 18 Luglio 2008 alle 14:32 tizzy55 ha scritto:

Ribadisco quello che ho gia detto nel forum chi siamo noi per giudicare una scelta tanto personale.io non mi sento un Ponzio Pilato solo perchè lascio esercitare la scelta in base al libero arbirio di ogniuno.Chi vorra continuare a vivere in ogni situazione è comunque libero di farlo!

Il 8 Agosto 2008 alle 00:05 dellelmodiscipio ha scritto:

Sono fiero di aver sostenuto fortemente con accesi commenti sul Giornale fin dall’inizio di questa vicenda (cioe’ da quando se ne e’ parlato, dalla sentenza della corte d’appello di Milano) che la legge in Italia non consente di sfilare il sondino di nutrizione a Eluana. Dicevo anche se la Procura avesse lasciato passare questa sentenza come eseguibile, il giorno dopo, per un verso poteva cominciare la mattanza delle centinaia di persone nelle sue condizioni, e per l’altro verso io dal canto mio mi sarei sentito autorizzato a giudicare chi e come mettere in una cantina a morire di fame e di sete.
E’ stata una grande vittoria di civilta’, una prova che le leggi in Italia sono buone e possono essere fatte rispettare. La Repubblica tutela la vita di ogni cittadino, qualunque sia la sua condizione, anche se i parenti non vogliono. Bene, e’ proprio cosi’.

Il 13 Settembre 2008 alle 12:26 bosone ha scritto:

lo STATO vuole aiutarmi a vivere ????????
muoio di fame!!!!! (ALITALIA)

Il 13 Marzo 2010 alle 21:41 Eluana e Salvatore: messaggi dall’aldiquà « bzImage ha scritto:

[...] quotidianonet.ilsole24ore.com [2] Unita.it [3] Asca [4] blog.panorama.it [5] Fondazione Veronesi [6] Modulo Testamento Biologico proposto da FV [7] [...]

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