
Fuori Porta
Sto girando in questo periodo per campi rom: Roma, Milano, Napoli. Regolari e abusivi. La fascia alta ha una miseria con qualche tratto di dignità, la fascia bassa vive in condizioni di degrado assoluto. La decisione di censire i rom prendendo le impronte digitali ovviamente non è popolare.
“Le prenderesti a quella bambina lì?” mi hanno chiesto nel più grande campo di Napoli. Ho risposto di sì e perché non ci fossero equivoci ho detto che le prenderei a me stesso, ai miei figli, a tutti gli italiani e ai loro bambini.
“Perché non lo fate con tutti?” ho chiesto infatti al ministro dell’Interno Roberto Maroni “così chiudete le polemiche”. L’ho detto e l’ho scritto su Panorama di 2 settimane fa. Vedo adesso che il provvedimento partirà dal 2010: sarebbe stato meglio accelerare i tempi, ma evidentemente non è possibile. In ogni caso, non c’è più ragione di polemizzare.
Nelle settimane scorse i prefetti di Roma, Milano e Napoli, nella loro autonomia di commissari, hanno preferito fotografare i bambini piuttosto che prendere le impronte. Ma al dipartimento minorile del ministero della Giustizia, guidato da magistrati progressisti, mi hanno spiegato che le foto non serviranno a niente. “Come si fa a riconoscere un bambino di 11 anni dalla foto scattata quando ne aveva 3?”. Le impronte serviranno a poco se quel bambino riuscirà a garantirsi un percorso di vita virtuoso, ma riusciranno a seguirlo se, come accade purtroppo a migliaia di minorenni rom, dovesse essere avviato alla dura carriera di piccolo ladro.
In ogni caso, credo che lo spirito del censimento dei nomadi vada cercato altrove. Lo Stato vuole sapere quanta gente abita effettivamente nei campi e se i bambini vanno o no a scuola. Molti comuni spendono cifre importanti per garantire l’integrazione scolastica dei piccoli rom, ma il tasso di frequenza non è affatto soddisfacente e, soprattutto, non è quasi mai certificato dalle scuole. Sono le associazioni pagate dal comune a fornire i dati (e sono spesso cifre sconfortanti): ma può il controllato fare il controllore di se stesso?
L’altro punto da chiarire riguarda l’estensione del censimento. Per ora esso si sta svolgendo nei soli campi regolari, cioè autorizzati dai comuni. Sono campi che esistono da decenni, talvolta sono abitati da cittadini italiani e spesso da bambini e adolescenti nati in Italia. Ma i non italiani, anche se nati in Italia, sono sprovvisti tuttora di documenti. In ogni caso è rarissimo incontrare gente che abbia un lavoro regolare.
Se si dovesse attuare la norma che prevede un reddito individuale lordo di 5 mila euro all’anno (pari alla pensione sociale) e di 10 mila se si hanno a carico due persone, qui non resterebbe nessuno. Si badi: questa norma non fu un’invenzione del sindaco leghista di Cittadella (Padova) Massimo Bitonci, diventato deputato sulla scia di una famosa ordinanza. Bitonci la copiò pari pari da un documento del ministero della Solidarietà sociale retto a suo tempo da Paolo Ferrero, ministro di Rifondazione comunista, che peraltro non la conosceva.
Nei campi regolari abita una minoranza dei rom presenti in Italia. E gli altri? I campi irregolari sono centinaia. Il 15 luglio sono passato a visitare i tre di Ponticelli, a Napoli, che erano stati incendiati in primavera. Bene, poco prima del mio arrivo nel maggiore di essi era passato di nuovo qualcuno a dar fuoco per evitare che i rom scappati tornassero. Viste le condizioni del campo, un ritorno era impensabile anche perché il comune sta cominciando la bonifica di alcune di queste aree. Il censimento arriverà anche lì. Con quali conseguenze? Siamo di fronte, temo, a una bomba a orologeria.
- Venerdì 18 Luglio 2008























Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.