L’arcitaliano
Non conosco Thomas Hammarberg, il commissario svedese ai diritti umani del Consiglio d’Europa che in un rapporto controverso ci ha dato di razzisti e di xenofobi, sollevando l’ira del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Eppure lo conosco. Sento di essergli vicino, intuisco il suo modo di pensare, mi sembra come di vedere i suoi gesti calmi e confortevoli mentre compone il suo rapporto d’accusa destinato alla antica istituzione di Strasburgo. I burocrati dell’umanitarismo sono tutti più o meno uguali. Hanno un’idea astratta del mondo, trascurano la pena e il fango della storia concreta degli uomini, realizzano il loro idealismo irresponsabile in una specialissima forma di idolatria moderna che prende il nome di “politicamente o ideologicamente corretto”.
Si comportano sempre allo stesso modo, questi maestri di morale pubblica. Se parlano di Guantanamo, la prigione americana in territorio cubano dove da anni sono detenuti 300 nemici della libertà, combattenti senza divisa o terroristi, dimenticano la guerra asimmetrica, l’11 settembre, le migliaia di morti Usa per la libertà e la costituzione in Iraq e Afghanistan e per la sicurezza del mondo. E se parlano dei 160 mila rom insediati in Italia denunciano «l’evidente rischio di far collegare il senso di insicurezza a un gruppo specifico della popolazione», e su questa base accusano un paese democratico e di forte tradizione umanitaria come l’Italia di coltivare «la violenza e l’incitazione all’odio verso gli stranieri».
Riflettiamo. È in atto in Italia, con la complicità della destra e delle forze dell’ordine, una campagna di odio verso gli zingari per trasformare quel gruppo etnico nel capro espiatorio delle nostre insicurezze o per sfruttare politicamente la paura? Oppure si cerca, e questa ricerca è dei sindaci di sinistra come dei ministri di centrodestra, di governare le difficoltà sociali che derivano dalla convivenza con i rom?
Insomma, se vogliamo essere onesti con noi stessi, dobbiamo riconoscere che quello che per i funzionari del bene è il morboso e xenofobico proposito discriminatorio del governo di Roma è solo un aspetto della realtà, che non è mai in sé biasimevole: il senso di insicurezza è, voce dal verbo essere, obiettivamente collegato a un gruppo specifico della popolazione in quelle periferie in cui i campi nomadi convivono con la popolazione meno protetta delle nostre città, lontano dai quartierini urbani di gran classe.
Per loro non ha alcuna importanza il fatto che i rom in Italia ci siano, che siano una popolazione nomade di difficile integrazione sociale nonostante il rango e la simpatia e la decenza di molte sue tradizioni secolari, con abitudini collettive e usi civili spesso allarmanti per una società che ha conquistato nel tempo il culto dell’educazione dei bambini, del lavoro e dell’igiene urbana. La realtà non importa. Importa la produzione idealistica di un mondo astratto dentro il quale possa campeggiare il giudizio imparziale del cittadino commendevole.
Ovvio che i raid della polizia contro i rom sono una produzione fiction di questa insana ideologia umanitaria. Ovvio che qui nell’Italia reale, da Romano Prodi a Silvio Berlusconi, l’emergenza immigrazione resiste e costringe a essere più seri nella regolarizzazione dei flussi di entrata, come vogliono i Maroni, i Penati, i Cofferati e i Chiamparino da sinistra a destra e ritorno.
Palese che da noi è in atto ormai da anni una grande campagna di assistenza umanitaria ai migranti, ed è anche noto che la “razzista” provincia di Treviso è quella che è stata capace di integrarne con successo per noi e per loro il maggior numero. Ma nel mondo ideale del commissario Thomas Hammarberg questi pezzi della realtà svaniscono regolarmente tra i fumi oppiacei dell’ideologia.
- Venerdì 1 Agosto 2008























Commenti
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Il 1 Agosto 2008 alle 15:49 heini ha scritto:
Ciò che Lei ha scritto non può che trovarmi totalmente d’accordo anche se Lei è stato troppo buono nell’articolo. Secondo la mia modesta opinione, il profumatamente pagato (anche con i soldi miei), ineffabile Signor Hammarberg propala vere e proprie falsità interessate che, nella migliore delle ipotesi, sono imputabili a quella piaga odierna del “politicamente corretto”. L’Ineffabile dovrebbe pensare ai diritti umani di tutti, anche degli italiani i quali hanno il sacrosanto diritto di vivere in santa pace a casa propria, cioè di non essere derubati, rapinati, massacrati di botte, assassinati, come purtroppo succede, in buona misura anche ad opera di zingari. Ah dimenticavo! Vogliamo anche dire che le donne e le ragazze italiane hanno l’elementare diritto di andare in giro senza essere stuprate ed uccise da criminali, di qualunque enia e provenienza, degni solo della forca? Invece l’Ineffabile, ma non solo lui purtroppo, pensa solo ai diritti umani degli zingari: perché? Ma non sarà mica che strillare in favore degli zingari, come fanno l’Ineffabile e tutti quelli che si agitano tanto in questi giorni, è diventato un mestiere regolarmente retribuito a spese dei cittadini-vittime dei delinquenti?
Il 1 Agosto 2008 alle 17:35 nhico ha scritto:
Thomas Hammarberg - le cui dichiarazioni hanno lasciato lo stesso olezzo di un hamburger andato a male- riesce a non essere sommerso dal ridicolo solo perché da noi continua a crescere l’erba chiamata polically correct di cui si pascono una certa sinistra e qualche prelato. Sempre pronti ad agitare i loro turiboli, senza sapere di cosa parlano.
Il 2 Agosto 2008 alle 08:29 Giuliano Ferraras tankar om Hammarberg! « Parmigiana’s Weblog ha scritto:
[...] Ferrara skrev igår en artikel i den italienska tidningen Panorama ang den svenska kommisionären för mänskliga rättigheters (Thomas Hammarberg)negativa kritik när det gäller situationen med zigenarna. Jag översätter artikeln med google så ni får försöka förstå ändå. Annars kan ni läsa artikeln på italienska här:http://blog.panorama.it/opinioni/2008/08/01/ferrara-le-anime-belle-del-politically-correct/#comments. [...]
Il 4 Agosto 2008 alle 09:38 jinionimicolico ha scritto:
Signori, la Costituzione è la Costituzione, i diritti umani non sono semplicemente politically correct, sono i diritti umani, e vanno rispettati, perchè noi dovremmo essere una democrazia. Prendere le impronte solo ad una entità etnica, si chiama discriminazione razziale. Senza se e senza ma. Ben vengano le impronte x tutti, ma solo x gli zingari sarebbe stata l’ennesima legge-vergogna di questo governo che non rispetta la Costituzione e le regole fondamentali della democrazia.
Il 4 Agosto 2008 alle 15:45 sucardrom ha scritto:
Ci mancava solo Giuliano Ferrara a dipingere con uno sproloquio il rapporto di Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. Ferrara ammette di non conoscere il commissario ma sorprendentemente dopo poche righe afferma il contrario. Lo conosce perché, secondo lui, tutti i “burocrati dell’umanitarismo” sono uguali: “hanno un’idea astratta del mondo, trascurano la pena e il fango della storia concreta degli uomini, realizzano il loro idealismo irresponsabile in una specialissima forma di idolatria moderna che prende il nome di «politicamente o ideologicamente corretto»”.
Ferrara non ha letto il rapporto del Commissario Thomas Hammarberg, ne ha mai conosciuto un Sinto o un Rom. Li vede in televisione e si può conoscere un popolo guardando il telegiornale? No, secondo il sottoscritto. Continua a leggere http://sucardrom.blogspot.com/...../un…)…
Il 11 Agosto 2008 alle 12:45 celestino ferraro ha scritto:
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La solita ortodossia quacchera del perbenismo mondiale, ha raccolto vasi di lacrime che le distinte prefiche del giornalismo versano a pagamento, un po’ qua e un po’ là per il mondo, quando il rombo del cannone fa contare i morti, gemere i feriti e la forza del potente esercita il suo dominio.
Sta accadendo in queste ore fra Georgia e Russia, fra Davide e Golia, per la conquista del PETROLIO dei Carpazi… (si parlerebbe di fini più nobili se non fosse implicato il PETROLIO)
La beffa peggiore è che la Georgia è una costola della Russia zarista, leninista, stalinista – patria di Stalin – (garanzie “Osce” per l’indipendenza a parte), e la carica di presidente dello Stato indipendente (nel marasma del dopo Gorbaciov) fu affidata a quel bel tipo, simpatico e distratto, di Eduard Shevardnadze già ministro degli Esteri dell’URSS all’epoca della sarabanda gorbacioviana: una beffa del destino sulla tomba di Stalin.
È ormai più di un secolo che la nostra “civiltà” marcia a petrolio, ed è più di un secolo che le satrapie Mediorientali introitano miliardi di dollari dal mondo civilizzato con il possesso petrolifero dei loro pozzi d’estrazione.
Tutto il potere del mondo sta nella corsa economica all’utile. Ma quando quest’utile per essere garantito fa rombare il cannone, allora, lo scandalo leva i suoi anatemi e colpisce “l’imperialismo” di Putin o di Bush (o della Cina quando intende conservarsi il Tibet), o della perfida Albione quando spedisce la flotta (2 aprile 1982) nelle acque argentine per conservarsi le Falkland (una guerra disastrosa dal punto di vista umano ed economico ma che assegnò alla signora Thatcher l’aureola di “Dama di ferro”). O dell’Iraq quando tentò di annettersi lo sceiccato del Kuwait per ingurgitarsi i milioni di barili di petrolio che dal sottosuolo del Kuwait inondano il mondo e lo arricchiscono di petrodollari. Non senza rivolgere doverosamente il pensiero angosciato all’Iran che, con i petrodollari, costruisce la bomba atomica per soggiogare il mondo islamico, e annichilire Israele.
È tutto PETROLIO (l’utile economico) quello che governa il mondo ed il controllo delle fonti dà ai controllori l’audacia temeraria del potere militare.
Il petrolio è il “Casus belli” che devasta ed insanguina la nostra società mondiale (specialmente in Africa). I Paesi padroni del petrolio intendono ricavare il massimo profitto dalla commercializzazione di questa risorsa e non c’è morale che tenga che possa salire in cattedra ed accusare or l’uno or l’altro dei guerrieri di perfida immoralità democratica. La democrazia, in questi frangenti così sanguinosi, dolorosi e cinici, fa solo da comparsa: è sulla scena delle operazioni come un miraggio che dovrebbe suggestionare i combattenti alla pace e a più miti pretese quanto alla proprietà della preziosa risorsa.
Naturalmente la forza si misura col rombo del cannone ed è da stupidi demagoghi invocare la democrazia quando l’azzardo di qualche tribuno del momento cade sotto le raffiche missilistiche del più forte. Solo uno sciocco avrebbe potuto credere che Putin (o chi per lui) se ne sarebbe stato con le mani in mano mentre la Georgia si faceva arbitra del PETROLIO dei Carpazi
È immorale? Credo di sì, ma fin quando le risorse dell’umanità non saranno equamente e ragionevolmente ripartite (una chimera!) non ci sarà nessuna possibilità per quelli che, in nome di una certa retorica nazionalistica, tentano d’imporre con l’ideale il loro posto a tavola.
Napoleone I, incoronato re d’Italia, nel duomo di Milano (26/5/1805), s’impossessò della corona e disse: «Dieu me l’a donne; garde à qui y touchera!».
È il potere che si beffa degli arzigogoli idealistici della democrazia. “La Guerra Fredda” che cosa fu se non l’equilibrio della paura?
Celestino Ferraro
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