L’europeo
Gli attentati di Istanbul, il cordoglio nazionale e l’apparente unità del paese nei giorni della tragedia hanno oscurato un’altra vicenda molto più grave per il futuro della Turchia. La Corte costituzionale ha appena finito l’esame di una vicenda giudiziaria che si è conclusa con un successo di fatto del partito di governo (Akp, Giustizia e sviluppo), del primo ministro, Recep Tayyp Erdogan, e del capo dello stato Abdullah Gül.
All’origine del tentato “colpo di stato giudiziario”, come è stato definito dai partigiani del governo, vi erano due avvenimenti: l’elezione di un islamico osservante al vertice del paese e una legge, fortemente voluta da Erdogan, che revoca il divieto del velo nelle università turche.
L’elezione e la legge, fortemente contestate dai militari e dai maggiori esponenti della tradizione laica kemalista (dal nome di Kemal Atatürk, fondatore della repubblica), sono state rese possibili dalle elezioni nazionali dell’anno scorso in cui l’Akp ha conquistato il 46,6 per cento dei voti (contro il 34 per cento nel 2002) e 340 seggi sui 548 di cui è composta la grande assemblea nazionale.
Sul conteggio dei voti e sui risultati nessun osservatore ha sollevato dubbi e riserve. La campagna elettorale è stata dura ma corretta. È difficile contestare al governo, quindi, l’elezione di un suo leader alla presidenza della repubblica e la revoca di un divieto che sarebbe considerato illiberale in qualsiasi paese europeo.
Ma i laici sono convinti che un islamico osservante al vertice dello stato e il velo nelle università siano soltanto le prime mosse di una strategia decisa a introdurre la legge coranica nel sistema legale turco e a imporre l’osservanza dei precetti musulmani. I maggiori esponenti del fronte antigovernativo sono i militari, a cui Atatürk delegò il compito di vigilare sull’ortodossia laica dello stato e che non intendono rinunciare al ruolo e al potere. Nel fronte laico vi sono anche i magistrati, settori importanti della funzione pubblica e una parte della società civile, soprattutto a Istanbul e a Smirne.
La maggioranza è con Erdogan e il suo partito, ma l’opposizione controlla alcuni dei principali snodi istituzionali della repubblica. Legittimando politicamente l’Akp, la Corte costituzionale ha evitato che la Turchia oscillasse pericolosamente fra dittatura militare e guerra civile.
Vi sono in questa vicenda alcuni dati paradossali. La Turchia in crisi sta attraversando, grazie anche al governo Erdogan, un periodo di grande progresso economico. La crescita, dall’inizio del nuovo secolo, si aggira intorno al 6 per cento.
La finanza internazionale punta sulla Turchia e contribuisce con investimenti stranieri alla straordinaria crescita economica. Non basta. La fortuna elettorale del partito islamico e l’aumento delle donne coperte nelle città dove il velo sembrava essere diventato una reliquia del passato sono fenomeni strettamente legati al miracolo economico turco.
La Turchia è più musulmana anche perché il paese profondo della grande provincia anatolica, dove le tradizioni religiose non vennero mai abbandonate, si è svegliato e sta creando una efficiente rete di piccole e medie imprese. È più facile imbattersi in una donna velata anche perché il progresso e l’immigrazione interna hanno portato nelle grandi città i costumi della provincia.
Respingere l’Islam alla periferia del paese, come avrebbero voluto i militari, sarebbe stato un doppio attentato: alla democrazia e allo sviluppo economico.
- Venerdì 1 Agosto 2008























Commenti
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Il 1 Agosto 2008 alle 17:47 nhico ha scritto:
Più che mettere l’Islam all’angolo, in quel Paese forse si vuole solo evitare che tutto venga condito con il concentrato islamico. Che sarebbe una iattura per gli stessi turchi e il resto del mondo.
Il 7 Agosto 2008 alle 23:50 dellelmodiscipio ha scritto:
Fa piacere leggere un articolo che su un paese con tradizioni e cultura islamica sviluppata non lancia allarmati anatemi contro il mortale pericolo dell’islam. Sul Giornale, invece, che io leggo quotidianamente on line e a cui mando numerosi commenti, quando, come oggi, ho mandato ripetute osservazioni per mitigare la bellicosita’ di una tale Nierenstein, che vede l’islam come il demonio, sono stato su questo tema assolutamente censurato, eppure non e’ che facessi osservazioni antiebraiche o filoislamiche, moderavo soltanto le trombe e i tamburi con cui quella signora va proclamando la prossima, decisiva e immancabilmente vittoriosa azione bellica che necessariamente Israele dovra’ mettere in atto per la sua sopravvivenza. Volete spiegare voi al direttore Giordano, voi che siete certo piu’ esperti di me in queste cose politiche e giornalistiche, che i guerrafondai devono trovare altri mezzi che i giornali popolari per la loro propaganda?
Il 11 Agosto 2008 alle 19:32 boxaldo ha scritto:
Conosco bene la Turchia, ho visto i cambiamenti degli ultimi anni,sia a livello economico che di osservanza religiosa.
E’ vero le donne velate sono aumentate a dismisura, il Venerdì all’ora della preghiera principale, una buona parte dei negozi del Gran Bazar chiudono e per le stradine si formano gruppi di persone in preghiera, in alcune città del’ Anatolia nel mese del ramazan i negozi di generi alimentari ed i ristoranti stanno chiusi di giorno impensabile fino a pochi anni fa, ma da quì a pensare che la Turchia possa essere “Iranizzata” ce ne corre, l’anima Nazionalista del popolo Turco è ben viva e non si lascerà sopraffare dall’Islamismo estremo.
Si sta solo stabilendo un’equilibrio tra Nazionalisti ed Islamisti.
Il 14 Agosto 2008 alle 11:11 borbonico ha scritto:
l’Islam e’ pilastro della cultura,della storia e della tradizione ottomana.Il licismo esasperato kemaliano e’ un frutto avvelenato che porto’anche al genocidio armeno,in un parossismo di cieco e feroce nazionalismo.Ah,dimenticavo,Ataturk era massone…
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