La libertà di stampa non è garantita dai giornalisti, come a torto si pensa correntemente, ma dagli editori. Non nego che un giornalista colto, curioso, intelligente e coraggioso possa dare una mano a liberare un paese democratico dal conformismo. Dico però che la sostanza della libertà di stampa è nel pluralismo degli editori, che rischiano e alla fine decidono della qualità e dell’orientamento di un’impresa giornalistica. (Stiamo parlando del mondo di ieri, perché nel web nessuno ancora sa che cosa sia la libertà online).
Le sovvenzioni pubbliche all’editoria permettono la moltiplicazione degli editori, dunque aiutano la libertà di stampa in termini di varietà della scelta, rappresentanza di minoranze e gruppi particolari.
Il lettore di un giornale sovvenzionato dallo stato per un terzo dei suoi costi, come Il Foglio, è un curioso animale. Si tratta di decine di migliaia di persone che amano leggere, e molto. Per la sua forma grafica, Il Foglio è un giornale austero. Per la scaletta dei temi di informazione che affronta e approfondisce, riservandosi spazi di polemismo e divertimento ma senza risparmiarsi la fatica delle idee, Il Foglio è un giornale unico. Lo hanno riconosciuto autorevoli recensori italiani, europei e americani.
Il Foglio non ha una sua base popolare precostituita (come certi giornali di partito o di area), non è politicamente fedele al suo patron virtuale, che è per poco più di un terzo la famiglia Berlusconi, ma è da sempre culturalmente un giornale amico della rupture berlusconiana: stile tycoon, follie istituzionali, gaffes caratteriali, grandezze pop e umanissime miserie del Grande Timoniere sono state il pane della parte politica e semantica del giornale, mentre poi la politica estera, le questioni etiche e culturali, e la politica italiana, furono sempre trattate in totale indipendenza, se non in modo decisamente eccentrico rispetto all’orbita dell’attuale premier.
Non è che ci sia bisogno del Foglio. È un lusso, un giornale così. In linea teorica non è giusto che il contribuente paghi un lusso per pochi. Non c’è neanche bisogno della Scala di Milano o del Regio di Torino, nemmeno di tre reti Rai, per non dire di altre diecimila aree di finanziamento pubblico della comunicazione sociale e della cultura. Per non parlare dei grandi giornali commerciali di tradizione, quelli per i molti, che potrebbero tranquillamente farcela da soli senza i generosi finanziamenti che sono loro confermati.
Sarebbe una forzatura dire che la libertà di stampa verrebbe meno se i giornali assistiti dalla fiscalità generale perdessero i contributi. Sarebbe perfino sciocco. Da un certo punto di vista, anzi, la fine dei contributi pubblici all’editoria metterebbe in pressione sul mercato una certa quantità di esperienze e intelligenze giornalistiche e culturali, e forse ci indurrebbe tutti a uno sforzo di fantasia per produrre informazione interessante a costi minori o con introiti maggiori, creando una editoria non assistita altrettanto varia e libera.
A parte qualche ladruncolo e qualche parassita, in generale la mia esperienza personale mi dice che si può gestire in modo limpido una piccola azienda editoriale parzialmente assistita, che vive creativamente fuori del grande mercato, ma la pigrizia e la routine sono sempre dietro l’angolo. Il mercato è uno stimolo molto più efficiente del protezionismo di stato, in ogni campo e per qualsiasi attività.
Se scomparissero tutti questi giornalini liberi o semiliberi, alcuni dei quali pregevoli e utili, be’, sarebbe un dispiacere per una minoranza di cittadini lettori che amano i giornali. E un giorno di festa per quelli, non pochi, che, spesso anche giustamente, li odiano, e non vorrebbero pagarli se non per scelta propria, in edicola.
- Giovedì 14 Agosto 2008























Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 15 Agosto 2008 alle 12:03 nhico ha scritto:
Se quello che scrivono i tanti bravi giornalisti di cui lei parla, ovviamente in via del tutto ipotetica, non arriva alla gente -e così è- è come se non venisse scritto. Tutta fatica sprecata. Allora perché sprecare tanti soldi e altrettanti talenti? E poi perché permettere la sopravvivenza di questo o quel giornale e non fare lo stesso con i tantissimi scrittori che non trovano un editore? Anche in quelle pagine lì c’è tanta libertà di opinione rimasta inespressa. E’ la fame che aguzza l’ingegno! E fino a quando a sfamare tutta questa gente ci penserà la collettività, togliendo a se stessa risorse vitali, la pigrizia intellettuale continuerà a lustrare le scarpe del baronetto di turno, editore del niente.
Il 15 Agosto 2008 alle 20:30 angelo41 ha scritto:
Giuliano Ferrara se la canta e se la suona. Condivido in pieno il suo scritto, e allora….
Il suo Foglio è interessante, prendesse più pubblicità,
per il resto può sopravvivere anche senza l’intervento
pubblico. Certo non navigherebbe nell’oro ma vivrebbe.
Poi internet aiuta a diffondere le idee e chi vuole informarsi sa dove cercare. Credo che il supporto cartaceo sia destinato ad essere ridimensionato ed i
giornali si pubblicheranno esclusivamente on-line.
Il finanziamento pubblico ha esaurito la sua funzione.
Il 19 Agosto 2008 alle 11:27 Corrado Buccieri ha scritto:
Caro Ferrara,c’è un detto tra le mie parti…..il vino
buono si vende senza la frasca….cioè se è buono non
occorre alcuna pubblicità.
Se al Foglio vengono tolti i contributi,o Ferrara e il
suo staff si rimboccano le maniche…e allora avrà il
successo che merita (come la Fiat di Marchionne),altrimenti chiude come il mio “Volturno”.
Per favore lasciamo che i soldi degli italiani,finanzino opere lodevoli e togliamo tutti
i contributi a ‘tutti’ i giornali (tanto con le cazzate che leggiamo giornalmente non andiamo da nessuna parte),se questi contributi restano nelle mani
dei cittadini,sono certo che si potrebbero comprare
liberamente più giornali.
Il 20 Agosto 2008 alle 10:21 Corrado Buccieri ha scritto:
Mi sa spiegare dott.Ferrara cosa vuol dire un giornale
di lusso? In questi tempi mi risulta che anche l’abbigliamento firmato…sta perdendo quota,il lusso
non va più di moda…..figuriamoci un giornale e se
poi si chiama Foglio?
Se la gente comune deve rinunciare al lusso….perchè
deve essere costretta a pagare il lusso di un giornale?
Il 30 Agosto 2008 alle 09:33 liongi ha scritto:
Carini, i commenti al signor Ferrara! Convengo che è ora che si rimbocchi le maniche, come del resto fanno tutti quelli che debbono sbarcare il lunario. E basta con le “razionalizzazioni” ovverossia con le scuse, le legittimazioni a qualcosa che non sta in piedi. Piuttosto, che Ferrara rilegga, faccia una pausa e poi legga ancora ciò che ha scritto e legga anche e soprattutto l’articolo pari argomento,sull’indignazione di Feltri, di Belpietro.
Dico no a finanziamenti a giornali di qualsiasi tipo,
si ad uno sconto sulle spese di spedizione,sconto ben articolato, in modo da far arrivare un giornale in ogni angolo della Nazione.
Ferrara: lasci perdere l’elite giornalistica!Il mio foglio è un giornale ( gratis e ridottissimo per via dei costi); il Suo giornale, però, non può essere un foglio e costare quanto un giornale! Le pare?
Saluti.
Il 20 Settembre 2008 alle 09:47 Corrado Buccieri ha scritto:
Siamo al 20 settembre,a che punto siamo con l’abolizione dei contributi? Già è tornato il silenzio?
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.