Ferrara: Ecco il mio testamento biologico

Eluana Englaro
L’arcitaliano

Se me lo chiede la direzione del giornale, contratto alla mano, allora il mio testamento biologico lo scrivo senza problemi di pudore o di superstizione. Il punto di partenza è che non voglio essere aiutato a morire in vita, spero invece di essere aiutato a vivere la mia morte. Spero mi si abbandoni alla mia libertà di morire, alleviando per quanto possibile la sofferenza che precede la morte e legittima la vita. Se lo mettano bene in testa quelle strane persone, Corrado Augias & C, che girano nelle loro rubriche con degli strani kit pieni di veleni appositi, facendo finta di essere europei e protestanti, atei e materialisti, mascherando umane paure e ridicole ideologie nulliste sotto le sembianze di una procedura baciata dal vento del progresso e della consapevolezza scientifica.
Non voglio il suicidio assistito, non voglio la loro assistenza. Se impazzisco di disperazione, ci penso da solo a fottermi. Aiuto a morire i miei animali che non sanno di morire sebbene sentano la fine. Io invece sento e so, dunque sto con il poeta Vincenzo Cardarelli che voleva morire, sì, ma non essere aggredito dalla morte.
Spero di essere circondato da persone che mi amano. Questa è la cura di cui non avrei mai abbastanza. Questo conforto dell’umanità è il sostituto di quel riposo in Dio che mi spetta e non mi spetta, in quanto non credente. Che amino me o, attraverso di me, l’immagine divina restituita da un essere umano, non fa una grande differenza. Anzi: alla fine, verso la fine, è la stessa cosa.
Qualcuno dirà: non fare il furbo. Parlaci in modo asciutto del fine vita. Spiega la procedura che solleciti sia messa in opera alle strutture sanitarie e dicci quali norme sono quelle giuste secondo te, parla la lingua del sanitariese. Ma io non posso. Spiegherò bene ora che cosa intendo come mia ultima volontà, renderò omaggio al narcisismo di un’epoca in cui anche il testamento non riguarda più gli eredi ma il trapassato stesso e il suo trapasso, ma non credo esista il fine vita: esiste il morire. Non esiste il fine cura: esiste l’abbandono disperato, la fine dell’amore, il rifiuto della carità per abbondanza ideologica.
Se finisco in coma, vi prego di lasciarmi così come sto, come Nino Andreatta e Ariel Sharon, come Eluana Englaro. Se vi sarà difficile curarmi, se sarete assaliti dalla disperazione, disidratatemi pure, affamatemi, non ve ne vorrò, perché è una prova dura, e non sono lì con voi a cercare di superarla insieme, quindi non accampo diritti assoluti. Ci sono, e non ci sono. Ci siete, e non ci siete. Ma non fate stupide leggi, e feroci, che prescrivano di disidratare e affamare la gente che dorme pesante, limitatevi se del caso a un comportamento socialmente egoistico, senza farne un chiavistello per affermare una concezione non cristiana della vita e della cura, aprendo la porta al Diavolo con il grimaldello della norma. Finché c’è qualche buon cristiano che mi porta un bicchier d’acqua, lasciatelo venire.
Le cure, le macchine, la vita artificiale… Decidete voi a spanne, con senso di umanità, che è qualcosa di diverso dall’astrattezza della giustizia. Decidete voi. A me la vita artificiale non piace, anzi mi spaventa, ma se devo fissare qui una volontà so che sarà menzognera, so di non sapere quanto attaccato alla vita potrei essere in futuro. Ascoltate quel che ho da dirvi, ed eseguitelo con compassione, se avrò la coscienza e le facoltà di comunicare con voi.
Lasciatemi riposare in pace per sempre se ve lo chiederò, quando sia un ritrovato tecnico a impedirlo, e io non voglia ricorrervi. Ma non prendetemi a esempio per fare le leggi, non mandatemi in onda, non affidatemi a un partito politico, non stabilite norme di cui la società potrebbe pentirsi quando, così raramente, alza gli occhi al cielo. l

Commenti

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Il 1 Novembre 2008 alle 09:30 michelangelok ha scritto:

Eluana in un modo o nell’altro ci lascerà e non credo per sua volontà, ma anche se così fosse non sarà mai la volontà del suo Spirito.
Eluana come Piergiorgio hanno aperto uno squarcio nella nostra coscienza.
Siamone degni!

Il testamento. Certamente i termini sono forti e provocatori, ma oggetto di riflessione per chi si rende inasservibile alla logica del senso comune.

A coloro che mi mancano,
ai fuggitori del male come del bene,
a chi nutre o paventa peccati e vizi,
ai venditori e ai compratori di fumo,
a chi resta per ritrovarsi a chi va per la stessa ragione,
ai trascinatori e ai trascinati,
a chi vive nel delirio di giorni disuguali e a chi si spegne nell’interminabile piattezza di un solo giorno,
a chi ostenta e baratta il frontespizio del santo, del sognatore, del tutto-lavoro-e-famiglia,
ad ogni famiglia sana o malata, pura o corrotta,
ai bevitori di veleni e di bugie,
ai martiri di ogni idea,
ai fautori di stragi e genocidi di ieri, di oggi e di domani,
a tutti i miei fratelli,
ai miei genitori:
il cielo è di nebbia, leoni ruggiscono lontano ed e quasi notte.
Non vedo ma posso ascoltare tutto il fragore degli elementi scatenati dentro di me.
C’è che dopo tutto sono viva, ancora.
Ed ho un sogno, oggi, negli occhi, per tutti, repente, in questa ORA dilatata e non consumabile, dove ogni vicenda non presenta stati mobili ne precedenti ne successivi. Non evoluzioni ne medicine. Non vi fluisce alcunché, ne rischi ne speranze.
E qui è l’Immobilità Catartica , per una statua di sale in formazione: l’Unico possibile Atto che si costituisce e non è vicenda, che dal Nulla viene e in esso si compie, creandosi in virtù di quel che non mi è dato sapere per ora.
E qui io sono la fucina e non è possibile ripararne il condotto, abilitarne la soffiera…..
Da qui io vedo.
Nudi, i piedi nel fango e i capelli al cielo.
Occhi, per scrutare l’Insondabile, cercano lo spiraglio.
Braccia, per smuovere l’inamovibile, brancolano nella nebbia.
Sospesa nel vuoto, indifesa, persa nell’oscuro labirinto della sorte, là dove sono i confini della vita terrena, e dove l’oscuro mistero trasmuta i mali della carne in gioie supreme, ed esse gioie sciolgono la mente in Spirito che involar si deve quando il tempo è reso, non figlia ma Sorella, nella Luce”.
Rammentate : “QUANDO IL TEMPO E’ RESO”

Il 3 Novembre 2008 alle 09:39 nhico ha scritto:

Da una certa età in poi, passiamo la vita con il pensiero rivolto alla morte. Nel mentre la maggior parte di noi spera che la sua clessidra contenga la sabbia necessaria per prepararsi al grande incontro. Ma tutti indistintamente vorremmo che il Raccoglitore ci prendesse senza spaventarci più del necessario e senza accelerazioni né ritardi. Come succede ad ogni altro essere vivente. In forza di questo testamento naturale, il solo valido sotto ogni latitudine, noi umani chiediamo ai tanti interventisti del più e del meno, ai tanti diaconi laici amanti dell’ estatico, di mettersi da parte. Per dare modo al morituro di chiudere gli occhi in santa pace. Lontano dai predicatori di insipienze e attorniato dall’amore di familiari e amici. E’ chiedere molto?

Il 3 Novembre 2008 alle 17:04 Corrado Buccieri ha scritto:

Da che mondo e mondo si nasce e si muore,come Dio vuole,perchè, mi chiedo oggi tutte queste velleità,
politiche,giornalistiche e tecnicamente mediche,ci
tengono ad esagerare e distorcere le cose a proprio piacimento? Siamo veramente alla fine di una civiltà?

Il 6 Novembre 2008 alle 07:25 ives54 ha scritto:

Come al solito retorico, la vita non è retorica la malattia tanto meno.
Libertà di vivere libertà di morire, senza menzogne, il suo testamento caro GF è solo esercizio di stile.

Il 13 Novembre 2008 alle 19:46 michelangelok ha scritto:

Qualcuno sa dire se Eluana soffre?
Se ha mal di testa, dolori allo stomaco, vomito o se ha coscienza del dolore e delle sofferenze?
Nella stessa misura nessuno saprà mai dire se invece Eluana è serena, in pace, sogna, spera, prega.
Qualcuno sa dire se Eluana vuole vivere o vuole morire ora?
Che senso e che valore ha, lontano da questa realtà, che abbia preso una decisione dieci o venti anni fa?
C’è con assoluta certezza la totale e irreversibile assenza della coscienza?
C’è con assoluta certezza la totale e irreversibile assenza dell’inconscio e della funzione onirica?
C’è con assoluta certezza la totale e irreversibile assenza della coscienza?
C’è con assoluta certezza la totale e irreversibile assenza dell’inconscio e della funzione onirica?
C’è con assoluta certezza la totale e irreversibile assenza della coscienza?
C’è con assoluta certezza la totale e irreversibile assenza dell’inconscio e della funzione onirica?
Se non c’è: come fai padre, medico, giudice, UOMO a farla deliberatamente morire?
E intanto sono davanti alla tv in attesa, come penso voi, anche se ognuno con aspettative diverse.
Che la “mente profonda” dei giudici faccia arrivare la sua luce alle loro coscienze sottomesse alla ragion comune.

Il 19 Novembre 2008 alle 15:45 anton mora ha scritto:

E molto belo scrivere, non per chiarire altri e si per stupirgli, sconcertargli, stupefargli… cosi pensiono bene di noi.
E bello scrivere sulla vita e sulla coscienza d’altri e sul come le cose vanno e cosa si deve fare.
E bello sventolare parole e frasi che non rappresentano a nessuno e sono solo un slogan con fini politici, religiosi o semplicemente lo slogan di chi ha il potere, di chi ci governa e ti utilizza per i sui interessi.
E belo scrivere sentendosi un “tuttologo”; pur privo di esperienza e di buon senso, e belo sentirsi uno “che la sa parecchio”, specialmente quando le controversie e le voce dissidenti sonno soggiogate per che non fanno share.
E belo sentire come la “egocrasia” si spremi come la nuova etica sociale, priva di tutto consenso collettivo e fuori de tutte le regole etiche conosciute finora.
Grazie per tutti i “grande fratello” e “la isola dei famosi” che viviamo nel lavoro, nella strada, nel condominio, nella politica, nelle chiese… per che ci fanno sentire sempre più VIP, più distinti, chic, sofisticati, eccentrici, stravaganti, bizzarri, esibizionisti…decerebrati … ma famosi!
Grazie per permetterci ascoltarvi, a voi magnifiche voci della destra, de sinistra, del mezzo di sopra e del mezzo di basso, dei partiti, delle chiese, delle TV e ancora del Web… per che quanto più ci ascoltiamo, quanto più vi capiamo, più abbiamo la possibilità di cambiare per meglio questo mondo di …fantocce.

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