Sono i due anti Krugman. Se il loro collega Paul Krugman è il Nobel laureato quest’anno per la sua cavalcata da economista popolare sull’onda di riflusso della globalizzazione capitalistica impacciata dalla crisi finanziaria dei mercati, due italiani di talento vanno senza esibizionismi in tranquilla e rocciosa controtendenza. Alberto Alesina e Francesco Giavazzi hanno scritto un libretto inusuale per il ceto intellettuale italiano, un pamphlet molto coraggioso contro le idee correnti abbracciate a sinistra e a destra dalla classe politica oggi al potere (La crisi, il Saggiatore).
I due autori appartengono a un circuito accademico, scientifico e culturale internazionale. Hanno le spalle coperte da un establishment che non ha bisogno della politica per esistere, per esprimersi autorevolmente, per investire adeguatamente nella ricerca e per propagare, nel dibattito e nel pluralismo, la specie o se volete la casta degli economisti.
Protetti come sono, però, Alesina e Giavazzi non vivacchiano, non cincischiano, non stanno a guardare in attesa di tempi migliori. Contestano apertamente, con argomenti vivaci e ordinati, facendo un po’ di polemica e un po’ di storia, tutto quello che sa di protezionismo, di ritorno al capitalismo di stato, di irreggimentazione burocratica dei mercati finanziari e dei sistemi produttivi del mondo capitalistico globalizzato. Fanno questo in un momento di vacche magre, di crisi ciclica del sistema, di erosione della fiducia popolare in certe idee e in certe pratiche dalle quali, come da una fonte miracolosa, negli ultimi trent’anni era sgorgata una straordinaria, duratura corrente di innovazione sociale, di allargamento delle capacità di sviluppo, in una parola di ricchezza, di lavoro, di consumo, di benessere diffuso.
Il pubblico oggi diffida di ogni rischio, la gente vuole tutela e tende a ripararsi sotto l’ala potente dello stato e della politica che ritornano a rivendicare un primato per certi aspetti sinistro. Alesina e Giavazzi forniscono qualche seria ragione per non abbattersi e per non illudersi, per non fare errori che potrebbero aggravare la situazione e portarci a esiti di depressione stile 1929 oggi assolutamente non prevedibili.
Due intellettuali specialisti di valore, con un linguaggio piano e alla portata di chi non ha le competenze tecniche della più complessa letteratura economica, predicano contro la paura, contro le semplificazioni, le demagogie di un momento di difficoltà e di forte tensione sociale.
Se volete capire che cosa succede, vi conviene comprare questo libro che è una risposta non risentita e non saccente, molto elegante, al duro «silete economisti» lanciato dal sapiente e insidioso interlocutore dei nostri polemisti, il ministro italiano dell’Economia Giulio Tremonti, all’indirizzo dei guru del libero mercato.
La tecnica di Alesina e Giavazzi è classica, semplice, dunque raffinata. Invece di stare zitti, prendono le nuove sicurezze culturali, le nuove idee ricevute sulla finanza che è sempre cattiva, sulle regole che sono sempre buone, sulla libera circolazione delle merci che favorisce gli imbroglioni cinesi e sulle barriere commerciali che premiano l’industriosità ben temperata degli europei e degli americani; prendono i dogmi di ritorno sulla rinazionalizzazione del gioco economico, sulla guida e pianificazione statale del mercato finanziario altrimenti impazzito in una logica di pura speculazione e di puro rischio: e poi smontano questo castello di teorie della paura, dalla paura generate e nella paura cementate, con qualche numero, qualche buon esempio storico, qualche buon uso della ragione.
- Venerdì 21 Novembre 2008























Commenti
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Il 22 Novembre 2008 alle 16:56 nhico ha scritto:
Salvateci e basta.
Il 3 Dicembre 2008 alle 09:47 bruno1946 ha scritto:
E’ anche storicamente provato che il capitalismo fa anche danni e che tocca allo stato raccogliere i cocci e far ripartire l’economia. In questi frangenti se non ci fossero i soldi dei vari governi, sarebbero cavoli seri.
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