Belpietro: Se la morte ce la passa lo stato

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002

L’ho già scritto: se fossi in coma, rinchiuso in un corpo che non mi risponde più, senza aver la possibilità di parlare o di vedere, probabilmente anch’io vorrei morire. Però vorrei che tutto avvenisse in silenzio, circondato dall’affetto della mia famiglia, lontano dalle polemiche, dai titoli dei giornali, evitando che attorno al mio corpo privo dell’allegria della vita si scatenasse una battaglia. Ecco, è questo ciò che mi colpisce nella vicenda di Eluana Englaro. Com’è possibile che la vita o la morte di una ragazza siano diventate materia di scontro ideologico? Come è potuto accadere che attorno al letto di dolore in cui giace da 17 anni Eluana si siano scatenate le tifoserie dei diversi schieramenti?
Confesso che faccio fatica a comprendere le certezze ostentate da molti, i quali ormai ne fanno una questione di dogma o di libertà, e manifestano convinzioni assolute, neppure sfiorate dal dubbio. Mi fa anche paura vedere che un tema etico complesso, che tocca il mistero dell’esistenza stessa, sia diventato argomento per tribunali. Gli italiani sono i primatisti mondiali nel ricorso al giudizio della magistratura. Alle toghe affidano la regolazione di molti aspetti della vita: ora anche quelli della morte.
Non so se alcuni di voi si siano presi la briga di leggere la sentenza con cui la Corte d’appello di Milano ha autorizzato la rimozione del sondino che alimenta Eluana: io l’ho fatto e ne ho tratto un sentimento di profondo disagio. Nelle quattro pagine del decreto, i giudici stabiliscono con minuziosa pignoleria come debba avvenire il trapasso, ordinando la somministrazione «di quei presidi atti a prevenire o eliminare reazioni neuromuscolari paradosse». Ho cercato di informarmi, per comprendere che cosa celasse il linguaggio burocratico. E ho capito qual è la preoccupazione delle toghe. Visto che Eluana è viva, anche se non dà segni di vita, una volta che il suo corpo sarà privato del liquido che lo nutre e lo disseta, potrebbe reagire. Come? Nessuno lo sa. La corte fa capire che ci potrebbero essere movimenti involontari. Spasmi? Segni di sofferenza di un corpo che non è più nutrito e che non ha più acqua? Forse, ma con certezza non si può dire che succederà dopo il distacco del sondino.
La morte non arriverà subito. Il corpo di Eluana non si spegnerà come una tv cui sia stata staccata la spina, ma continuerà a vivere per giorni, forse settimane. Terri Schiavo, la donna della Florida il cui caso anticipò le polemiche di oggi, visse 14 giorni senza l’alimentazione artificiale. Morì di fame o di sete, con una lenta agonia, come disse chi era contrario alla sospensione dell’alimentazione? Oppure fu un addio sereno senza alcuna sofferenza, come sostenne chi era favorevole? La risposta non c’è. Nel dubbio, i giudici si preoccupano di stabilire che a Eluana siano somministrati dei sedativi e «sostanze idonee a eliminare l’eventuale disagio da carenza di liquidi». È giusto che sia una corte a ordinare come deve morire una ragazza? Misure e precauzioni da prendere per spedirla all’aldilà vanno decise per sentenza? Non lo so. Credo di no, anche perché affidare il destino dell’esistenza ai magistrati mi sembra l’ultimo atto di burocratizzazione della vita.
Di un fatto sono certo: al posto di Eluana, non vorrei mai andarmene in un ospedale, ma a casa mia, tra i familiari. Lo so che entro in un campo minato. Ma non capisco Beppino Englaro, il padre, e questo suo accanimento a volere a tutti i costi una struttura pubblica dove far morire sua figlia. Forse vuole affermare un principio? Il diritto a un «fine pena» per i tormenti patiti in tanti anni d’ospedale? Comprendo il suo dolore, ma almeno la morte io non vorrei che me la passasse il servizio sanitario. Almeno quella vorrei che restasse un affare privato e non di stato.

Commenti

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Il 30 Gennaio 2009 alle 13:37 12 domande e 12 risposte per capire il caso Eluana » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: L’opinione del direttore [...]

Il 30 Gennaio 2009 alle 13:59 carloruggeri ha scritto:

Direttore, direttore… Comprendo le necessità editoriali dell’articolo incentrato sul raggiungimento della domanda retorica, ma lei pur se “l’antipatico” è persona sveglia e attenta, mi spiace che si sia unita al coro ipocrita che “non comprende” e che “chiede silenzio”.
Questo paese non va avanti se le questioni non vengono affontate e risolte, e in questo stato per poterlo fare esistono solo due modalità, l’illegalità e il dibattito pubblico.
La prima, tutta italiana, è stata tante volte discussa sul suo quotidiano, denunciandone le derive, la seconda più onesta anche se meno rituale, ha il beneficio di scatenare un approfondimento nel paese.
Oppure ci vuol far credere che la famiglia Englaro sia in cerca di visibilità? E allora approfondisca il tema, faccia il suo lavoro e ci spieghi perché mai dovrebbe e quali vantaggi re ricaverebbe.
Chiunque di noi, genitore o paziente, preferirebbe riservatezza sul suo dolore, e proprio qui sta la differenza dalla sua ipotesi egoistica.
La famiglia Englaro è maestra di civiltà, grazie al suo misuratissimo modo di procedere ha evidenziato ciò che in futuro sarà purtroppo necessità per molti.
La risposta istituzionale non è degna di essere paragonata alla pacatezza ed etica dei loro comportamenti, a riprova di questo, gli atti di Sacconi (forse sarebbe meglio dire i dettatti della Roccella), i diktat clericali, l’incapacità a decidere del PD ostaggio dei baluardi cattolico-rutelliani, la porcheria di bozza sulla legge presentata da Calabrò in questi giorni.
Non ultimo, l’atteggiamento vergognosamente prono della maggior parte dei giornalisti.
I magistrati non fanno altro che colmare il vulnus legislativo di una politica lontana dal cittadino, rarefatta anche nei suoi bisogni primari. Mostri la sentenza ad un dottore, le spiegherà che nel dubbio, si elimina ogni possibilità di dolore inutile. Quella che legge Belpietro, è pietà, cura, attenzione, sensibilità.
Tutto quello che manca a chi se ne professa divino dispensatore.

Carlo Ruggeri

Il 3 Febbraio 2009 alle 18:36 m.stella71 ha scritto:

Ho scoperto, finalmente, le vere condizioni di Eluana.
Lo ha detto il medico che l’ha accompagnata alla nuova clinica.
E’ ora praticamente uno “zombi”, nel vero senso della parola, che respira. L’alimentazione avviene con sofisticati macchinari che nulla hanno di naturale.
Questo mi induce a riflettere sulle motivazioni nascoste di tanto accanimento cattolico-integralista.
Depennate le ragioni umanitarie, assolutamente inesistenti nel senso positivo, si possono prendere in considerazione quelle negative: il godere sadicamente della sofferenza degli altri e nel vedere distrutta, azzerata, lordata l’umanità degli indifesi. Praticamente le usanze hitleriane.
Tra le varie domande che mi sono posto c’è anche quella di chi pagava la degenza della Eluana.
Se è vero che profumatamente provvedevano gli Enti statali, mi spiego anche l’attacamento delle “suorine”, dei vari principi della chiesa che nulla hanno perso dell’antico vezzo di spennare quanto più possibile il pollaio chiamato popolo, nulla poi restituendo se non in oppressione, roghi e persecuzioni.
Sorprendente. poi che a nessuno sia venuto in mente come le somme dissipate per questo psichiatrico accanimento potevano essere spese per salvare vite umane in zone ove i bambini veramente muoiono, ma di fame e, mi raccomando, senza intermediazione della Chiesa per non sottostare alla sua pelosa cresta.
Ultimo, evitando altre considerazioni, il papà Englaro si è vista ridurre in quelle condizioni la figlia dagli altri e sono loro che devono ora porvi rimedio. Se fosse veramente cattivo come viene, a volte, descritto, avrebbe già provveduto querelare tutti quelli che hanno causato questa situazione e a chiedere adeguati danni morali. Non ultimo il “caro” ministro Sacconi.

Il 5 Febbraio 2009 alle 16:12 paola60 ha scritto:

Condivido in pieno il Suo articolo Direttore, scritto con la pacatezza che impone l’argomento e anch’io mi sono sempre domandata perchè il papà - senza tanto clamore - non se l’è portata a casa e non ha smesso lui di alimentarla…. Magari anche tanti anni fa…
A “mstella71″ vorrei dire che lo zombi, come definisce Eluana, viene alimentata da un sondino naso gastrico e non da sofisticati macchinari, che non mostra segni di apparente “sofferenza” e che tantissime famiglie nella stessa condizione degli Englaro, i loro figli li accudiscono amorevolmente a casa…. Questa è “civiltà”: la civiltà dell’amore. Sentimento che non traspare in tutta questa vicenda

Il 5 Febbraio 2009 alle 19:05 Corrado Buccieri ha scritto:

Per me è un altro caso….altamente politico,ora tutti
vogliono ricavarci qualcosa…mi chiedo solo come ha
fatto la gente a morire …da almeno duemila anni fino
ad oggi….senza una legge(forse solo quella naturale) e senza troppo sfruttamento?

Il 6 Febbraio 2009 alle 12:53 henry69 ha scritto:

Si parla tanto e si discute sul fatto che non bisogna “uccidere” Eluana, ma la chiesa non si è fatta (perchè gli va bene così) la domanda…”ma se non ci fossero le macchine inventate dall’uomo questa ragazza oggi sarebbe viva?”… sicuramente no! Il problema in Italia è che il governo non riesce a gestire una situazione perchè sucube del potere eclesiastico, siamo ancora fermi al medioevo, e non solo in questo purtroppo, e in un mondo in continua evoluzione “noi” siamo bloccati da dei governanti governati… sicuramente dietro a tutti i casti di pazienti terminali o non coscienti c’è il solito bussines con giro di milioni di euro, e chi può perdere l’occasione di guadagnare dei soldi o nel caso della chiesa “imporre sofferenza” per avere il proprio tornaconto… far soffrire una persona non vuol dire essere buoni cristiani è essere pessimi uomini…

Il 6 Febbraio 2009 alle 20:37 framarcan ha scritto:

La Vicenda sa di grottesco!
Il can can dei sostenitori di “faccio ciò che voglio” ancora una volta innalza le bandiere di un ipocrita laicismo dello Stato.
Chi fino a ieri lamentava il vuoto legislativo e chiedeva anche da Alte tribune che vi se ne ponesse rimedio oggi lamenta un intervento del Governo che certamente porrà il parlamento di fronte all’obbligo di riempire quel vuoto!
Non fingiamoci ipocriti nel sostenere diritti inesistenti. Il valore della Persona e della Vita non sono bemi individuali ma, in una Società che tale voglia essere, beni indisponibili della intera Società.
La negazione di ciò ha già prodotto tragiche conseguenze nel secolo trascorso, in Germania come in Russia; altre nè sta producendo in tante regioni del nostro pianeta.
E poi: se lo stato attuale, come si sotiene, è solo uno stato vegetativo perchè preoccuparsi di dettare una procedura che eviti sofferenze?
Allora si ammette la incertezza che quello stato sia un mero prodotto meccanico o biochimico e che quindi possa ancora esistere dentro quel corpo e dietro quel volto una Vita, piena, capace anche di soffrire, quindi di emozioni e di sentire e di Essere, anche se non ne dà che i segni più istintivi.
Ma ricordate quanto alle Molinette di Torino è avvenuto nei tempi scorsi, portato a conoscenza solo poche settimane addietro e di cui nessun giornale ha ritenuto di occuparsi?
Caro Direttore non sarebbe bene approfondire e comunicare quanto comunicato dai neurochirughi delle Molinette e riportato dalle riviste scientifiche internazionali?
Magari anche quel caso potrebbe spingere qualche “certo” sostenitore a comprendere che i limiti delle nostre conoscenze scientifiche non ci consentono di determinare sentenze di morte.
Ma, soprattutto, davvero siamo convinti che sia nostro diritto far cessare una Vita, per quanto essa sia fatta di sofferenze o per quanto pietà ci faccia?
Qual’è la strada che imboccheremmo?
Forse un domani ci troverremo anche a decretare la sopsensione della Vita di un disabile o di un anziano o di chiunque ci sia scomodo per cedere all’egoismo del nostro singolo e piccolo bisogno.
francesco cananzi

Il 8 Febbraio 2009 alle 19:05 carloruggeri ha scritto:

Salve sono il “certo” sostenitore a favore delle decisioni della famiglia Englaro.
Il laicista, insomma, e convinto, pure.
Sa qual’è la differenza tra la sua certezza e la mia?

Le informazioni.

Come ad esempio, quella sul caso della ragazza delle Molinette, dove è stato condotto l’esperimento di stimolazione corticale.
Forse le sfugge che Eluana non è in coma, ma in stato vegetativo permanente.
Dovremo attendere i diktat della commissione Roccella, perché questo termine sia trasformato in “stato vegetativo persistente”, ovviamente solo nel nostro paese, pieno zeppo di laicisti.
Fino ad allora, continueremo ad usare le terminologie condivise dalla comunità scientifica internazionale.

In attesa del nuovo dizionario scientifico dei novelli liberali, che ovviamente non mancherà di adeguato decreto legge, la saluto cordialmente.

Carlo Ruggeri

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