L’europeo
All’inizio dell’operazione militare contro la Striscia di Gaza alcuni intellettuali israeliani cercarono di consolare se stessi e i loro lettori con questa tesi. L’uso della forza era politicamente necessario. Avrebbe dimostrato al paese che Tzipi Livni ed Ehud Barak avevano a cuore la sicurezza del paese ed erano pronti a usare la forza. Avrebbe convinto gli elettori incerti che non era necessario votare per il Likud di Benjamin Netanyahu o per Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman: due partiti della destra radicale che non hanno alcuna intenzione di cedere Gerusalemme est ai palestinesi o di interrompere il progressivo incremento degli insediamenti coloniali nei territori occupati. Quella che si stava combattendo non era una bella guerra, ma avrebbe confermato alla guida del paese la sola combinazione politica favorevole al negoziato con i palestinesi e alla convivenza di due stati sullo stesso territorio. Fu questa la tesi consolatoria con cui alcuni intellettuali israeliani giustificarono l’operazione di Gaza.
Le cose sono andate diversamente. Il governo ha dato prova di fermezza, ma ha chiuso la partita senza avere raggiunto il suo obiettivo: la neutralizzazione di Hamas. Si è fermato per non pregiudicare i rapporti con il nuovo presidente americano e, forse, perché l’indignazione internazionale stava scalfendo l’immagine di Israele nel mondo. Ma l’interruzione delle ostilità ha permesso a Netanyahu di affermare che il governo ha fatto le cose a metà; e le dimostrazioni degli arabi israeliani contro la guerra hanno dato a Lieberman il pretesto per ribadire che gli arabi di Israele sono una quinta colonna di cui il paese dovrebbe sbarazzarsi.
Se un governo afferma, come nello scorso dicembre, che il paese corre grandi pericoli, è inevitabile che la sicurezza divenga il tema principale della campagna elettorale e che i primi a trarne vantaggio siano i più bellicosi. Tzipi Livni ha garantito al suo partito un indiscutibile successo raccogliendo voti fra coloro che temono Netanyahu e Lieberman più di Hamas. Ma il glorioso partito laburista di Barak non ha convinto gli elettori e ha ottenuto il suo peggiore risultato dalla fondazione dello stato.
Complessivamente la guerra di Gaza ha rafforzato il fronte più radicale e reso il negoziato con i palestinesi ancora più difficile. Dopo le lunghe trattative che precedono abitualmente la nascita dei ministeri israeliani, verrà formato un governo di coalizione in cui, quale che sia la sua composizione, la destra nazionalista potrà impedire che i nodi più imbrogliati (Gerusalemme, definizione dei confini, diminuzione degli insediamenti) vengano sciolti. Assisteremo, come più volte in questi anni, alla schizofrenia di una dirigenza politica che dice di volere negoziare una soluzione definitiva della questione palestinese, ma non riesce a impedire l’aumento degli insediamenti nei territori occupati. Mentre i palestinesi di Gerusalemme est sono 180 mila, quelli della Cisgiordania sono 275 mila (erano 116 mila nel 2003).
Se è inutile attendere novità da Israele, l’attenzione si sposta quindi a Washington. Barack Obama ha dato la sua prima intervista a una televisione araba, ha fatto una delle sue prime telefonate ad Abu Mazen, ha dato segnali di apertura all’Islam. Possiamo immaginare quindi le sue intenzioni. Resta da capire se sia disposto ad andare oltre per fare comprendere al nuovo governo israeliano che il problema in discussione non è solo il futuro della Palestina, ma anche quello dei rapporti fra Israele e gli Stati Uniti.
- Venerdì 13 Febbraio 2009























Commenti
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Il 14 Febbraio 2009 alle 14:28 shift ha scritto:
L’articolo del giornalista Romano e’ tendenzioso nei confronti d’Israele, presentata come causa prima dei mali di quei luoghi mentre, viceversa, i palestinesi sono presentati come delle vittime e degli aventi diritti.
Ha ragione nel dire che la guerra e’ sorta perché politicamente la sinistra al potere in Israele non ne poteva fare più a meno, viste le elezioni alle porte e gli evidenti umori contrari degli elettori.
Hanno fatto come di solito agiscono anche da noi gli uomini al potere quando ci sono le elezioni in vista, si mettono di colpo a fare opere pubbliche o a fare strane concessioni e facilitazioni alla gente, per ingraziarsela nelle elezioni.
La guerra fino ad allora evitata nonostante i morti e i danni che provocavano i terroristi di Hamas, che da otto anni si divertivano a tirare razzi pieni di tritolo dove gli capitava su città indifese.
Pensavano forse di rimediare con il contentino dell’ultima ora?
Era ovvio che gli elettori li avrebbero puniti per non aver fatto quello che dovevano, per la difesa e la sicurezza del popolo israeliano.
Quelli di sinistra devono ringraziare la grinta e il decisionismo guerresco della Livni, se sono riusciti a mantenere la possibilità di tornare al governo, nonostante tutto.
Non e’ stata la guerra di Gaza che ha rafforzato la destra, egregio Romano, E’ STATA LA MANCANZA DELLA GUERRA fatta per lungo tempo dalla sinistra a danno degli stessi israeliani che ha rinforzato la destra, perché le cose fatte all’ultimo momento, i “contentini” elettorali dell’ultima ora non sono serviti.
Tuttavia d’ora in poi non saranno più possibili troppe mollezze e accondiscendimenti verso ipotesi eccessivamente moderate, anche in questo ha ragione, ma non perché la destra sia brutta e cattiva e i palestinesi “vittime”.
Semplicemente perché le ragioni di fondo di tutto il conflitto israelo-palestinese sono a favore degli israeliani, le vere vittime del fanatismo islamico, che poi si chiami “palestinese” e’ puramente voluto per propaganda, per convincere gli ignari occidentali che tale lotta aveva delle motivazioni nazionalistiche, del tutto inesistenti.
Non esistono territori palestinesi ne’ sono mai esistiti, così come non e’ mai esistita una nazione palestinese e un popolo palestinese, Palestina e’ solo un nome geografico e i veri palestinesi sono da sempre gli israeliani considerati tali dagli stessi inglesi durante il loro mandato in quei luoghi: quei territori in possesso d’Israele sono stati presi a nazioni arabe che li possedevano in antecedenza (Siria, Giordania, Libano, Egitto) e che li hanno usati per attaccare Israele.
Rientrano nel pieno diritto di guerra averli presi a chi li aggrediva, tanto più che sono territori necessari alla sicurezza stessa d’Israele, per non dar modo d’essere aggrediti facilmente di nuovo, visto che i confini antecedenti erano assurdi nella loro conformazione territoriale, permettendo qualsiasi incuneamento di aggressori, così come e’ stato a suo tempo e come la stessa Gaza, antecedentemente di proprietà egiziana, ceduta volontariamente e stupidamente dai politici israeliani, ha ampiamente dimostrato in questi ultimi anni.
Il piano ONU del 1948 di divisione dei territori tra due Stati e’ saltato da tempo, sia perché i cosiddetti palestinesi non lo hanno mai voluto (basti pensare che ancora adesso rifiutano d’essere uno Stato), dicendo pero’ d’essere “palestinesi” mentre inizialmente rifiutavano tale spartizione dicendo d’essere siriani o egiziano o giordani o altro.
Le stesse nazioni arabe confinanti tengono tuttora dei campi profughi palestinesi dopo oltre 60 anni!
In pratica non vogliono riconoscere in questa maniera assurda, tenendo chiusi in condizioni disumane e in campi di concentramento i loro stessi fratelli, che la questione palestinese non esiste più da tempo, e’ solo una finzione tenuta in scena forzosamente.
Qualunque altra nazione al mondo dopo 60 anni avrebbe considerato i profughi come propri cittadini, dandogli gli stessi diritti, così come hanno dovuto fare gli stessi israeliani con gli ebrei profughi dalle varie nazioni arabe.
I paesi arabi, nonostante le loro apparenti moderazioni e accordi con Israele, non l’hanno tuttora fatto perché si considerano ancora in aperto contrasto con Israele, comunque si presentino apparentemente in campo internazionale, e la prova di ciò sono proprio la presenza di questi cosiddetti “profughi” in questi campi di raccolta, nonostante tutto questo tempo.
La cosa assurda e’ che nonostante tali nazioni, entrate a suo tempo in guerra con Israele, abbiano territori che sono l’equivalente di oltre 13 volte l’Italia, più che sufficiente per infilarci qualsiasi profugo, continuino a sostenere pretese su pezzetti di territorio equivalenti ad un nostro piccolo comune di provincia che gli appartenevano, ma non appartenevano ai palestinesi che all’epoca nemmeno esistevano come popolo.
Infatti i “palestinesi” si sono dichiarati tali solo dopo il 1964, perché prima si dichiaravano siriani, egiziani, libanesi, giordani, iracheni, arabi sauditi.
Sono diventati stanziali in quei luoghi dopo averci emigrato solo perché attratti dalla ricchezza impressa da Israele in quelle zone fin dal 1800, approfittando anche del fatto che durante la Seconda Guerra mondiale con conseguenti persecuzioni ed Shoah la presenza degli ebrei in quei luoghi s’indebolì.
In realtà secondo i patti scritti di Balfour dagli inglesi con gli israeliani, ben prima della Prima Guerra Mondiale e a seguito della caduta dell’impero Ottomano, l’intera Palestina e la stessa Giordania dovevano far parte d’Israele.
Tali patti furono violati dagli inglesi che prima cedettero il 75% del territorio che prese il nome di Giordania, lasciando il restante 25% a disposizione degli israeliani, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale, a seguito dell’invasione di altri islamici in quei luoghi, si decise di dividere ulteriormente quel 25% di territorio rimasto in due Stati, e cioè Israele e Palestina.
Gli israeliani accettarono nonostante tutto, anche perché provenienti dall’Olocausto e non in grado di fare discussioni, i palestinesi assurdamente invece si opposero e decisero di non formare nessuna nazione, ritenendosi parte delle nazioni già esistenti.
Dato che queste nazioni hanno perso la guerra d’aggressione ben TRE VOLTE, tali territori conquistati non sono stati presi ai palestinesi del tutto inesistenti sia come nazione che come popolo, ma a tali popoli in pieno accordo con il diritto internazionale, così come e’ avvenuto anche per l’Italia e altre nazioni dopo una guerra, senza che si facessero tutti questi casini.
I veri motivi di tale lotta non sono nazionalistici, ma di fanatismo religioso ed etnico e non sono portati solo dai cosiddetti palestinesi, ma da tutto il mondo islamico, in perfetta condivisione di fede, anche se molti di loro fingono d’essere moderati e non volerci entrare, ma in realtà supportando tale lotta.
Lieberman ha quindi perfettamente ragione a dire che gli arabi israeliani supportano, in qualche modo, tale lotta contro la loro stessa nazione, così come ha ragione nel non volerli tra i piedi.
Non c’entra niente il razzismo in questo, ma una sana visione dei fatti per profonda conoscenza dell’ambiente.
E’ vero che gli USA di Obama, da poveri illusi nel mondo dei sogni, credono di poter fare la pace in Medio Oriente contando su inesistenti intenti arabi e su pressioni sul governo israeliano, ma non concluderanno un bel niente.
Riusciranno solo a costringere Israele a stare ancora sulla difensiva e a subire, mentre gli islamici faranno come sempre hanno fatto, facendo patti temporanei per romperli subito dopo, appena si sentiranno in forze.
Fin tanto che si tratta di terrorismo spicciolo Israele potrebbe anche sopportare questo andazzo assurdo della politica internazionale, come ha fatto finora a danno dei suoi stessi cittadini.
Il guaio e’, pero, che all’orizzonte c’e’ un Iran in via di armamento atomico e con missili intercontinentali utilizzabili.
Un Iran che ha già dichiarato che intende cancellare Israele dalle carte geografiche e continuamente rinnova tali minacce in ogni occasione, che supporta militarmente ed economicamente sia Hamas nella striscia di Gaza che gli Hezbollah in Libano, per non parlare della Siria.
Un atteggiamento di solo contenimento economico di questa nazione piena zeppa di fanatici, che addirittura non si vergognano di arruolare apertamente kamikaze, non e’ sostenibile ancora per molto per Israele e la sua sicurezza nazionale.
Il 14 Febbraio 2009 alle 18:38 nhico ha scritto:
Veramente la sola promessa di cui si sente parlare in quella regione è la cancellazione di Israele dalla faccia della terra. Ma, fortunatamente, noi viviamo in un paese libero ed ognuno può liberamente dire e scrivere ciò che vuole. Certo, dire gatta ci cova, quando si sente suonare sempre la stessa musica non è del tutto azzardato.
Il 16 Febbraio 2009 alle 13:21 melloni ha scritto:
Giuliano Shift Ferrara, c’è un limite anche ad essere un troll ! Non credi ? Nous avons déjà donné !
Il 17 Febbraio 2009 alle 00:34 melloni ha scritto:
«Durante l’invasione terrestre, testimoni oculari descrivono i colpi d’artiglieria dei carri armati in questo modo: prima sparano un proiettile convenzionale; una volta distrutti i muri, un secondo proiettile – al fosforo – è sparato dentro le case. Usato in questa maniera, il fosforo brucia le famiglie. Numerosi corpi carbonizzati sono stati rinvenuti fra particelle di fosforo in fiamme. (..) Il fosforo (usato) sembra essere (immerso) in uno speciale agente stabilizzante. Il risultato che si ottiene è che il fosforo non brucia fino all’esaurimento. Residui di esso coprono i campi, le aree di gioco e i quartieri. Essi riprendono fuoco quando sono raccolti da ragazzini curiosi, o tornano a produrre fumi quando i contadini riprendono a irrigare i loro campi. Una famiglia che era tornata ad annaffiare è stata investita da nuvole di fumo fosforico, che ha prodotto epistassi (sanguinamento del naso). I residui di fosforo così trattati con stabilizzante agiscono come arma anti-uomo contro i bambini, e rendono difficile il ritorno alla vita normale».
Ad elevare questo atto d’accusa – che implica l’accusa di crimini di guerra e atrocità – non è un sito antisemita. E’ «The Lancet», la più autorevole rivista medica del mondo, universalmente stimata per la sua obbiettività scientifica (1).
Autori del rapporto sono due medici britannici, il dottor Swee Ang e dottor Ghassan Abu Sittah, che sono riusciti a penetrare a Gaza durante l’invasione israeliana.
«Un milione e mezzo di tonnellate di esplosivi sono stati gettati sulla Striscia di Gaza» durante i 22 giorni di guerra, ricordano i due medici: e «Gaza è lunga 25 miglia e larga 5, e abitata da 1,5 milioni di persone, il che ne fa di gran lunga l’area più affollata del mondo. Prima dei fatti bellici, Gaza era stata completamente assoggettata a blocco e privata di cibo da 50 giorni. Di fatto, dalle elezioni palestinesi, Gaza è soggetta a blocco parziale o totale di rifornimenti ormai da anni».
I due medici ricordano che 250 persone sono state uccise fin dal primo giorno:
«Ogni singola stazione di polizia è stata bombardata, con l’uccisione di un gran numero di agenti. Spazzata via la forza di polizia, (Israele) si è dedicata a bersagli non governativi. Gaza è stata bombardata dal cielo con F-16 ed elicotteri Apache, cannoneggiata dal mare da navi da guerra israeliane e da terra con artiglieria. Molte scuole sono state ridotte in macerie, compresa la Scuola Americana; 40 moschee, ospedali, edifici dell’ONU, e naturalmente 21 mila abitazioni, di cui 4 mila completamente demolite. Si valuta che 100 mila persone siano oggi senza tetto».
I due medici segnalano che «si è sparato su tredici ambulanze allo scopo di uccidere gli autisti e il personale di soccorso mentre era impegnato nel raccogliere ed evacuare i feriti».
Descrivono vere e proprie esecuzioni a freddo: «Tanks israeliani arrivavano davanti alle case e ordinavano ai residenti di uscir fuori. Vecchi, donne e bambini uscivano, venivano messi in fila, e semplicemente mitragliati. Ci sono famiglie che hanno perso decine dei loro membri in queste esecuzioni. La presa di mira deliberata di bambini e donne disarmati è ben documentata dai gruppi per i diritti civili presenti nella striscia di Gaza il mese scorso».
Affermano che il numero dei morti, «1350 al 25 gennaio 2009, sta crescendo quotidianamente. Ciò è dovuto ai feriti gravi che continuano a morire negli ospedali. Il 60 % dei feriti sono bambini».
ARMI SCONOSCIUTE - I dottori si concentrano sulla speciale gravità delle ferite, dovute ad armi speciali e in parte sconosciute. Del fosforo e del suo uso a scopo di sterminio abbiamo già detto (2). Essi aggiungono:
«I chirurghi ospedalieri riferiscono casi in cui, dopo laparatomia primaria per ferite relativamente piccole, si rende necessaria dopo tre giorni una seconda laparatomia perchè le aree di tessuti in necrosi si estendono. Allora i pazienti si ammalano gravemente e, a circa dieci giorni, questi pazienti richiedono una terza esplorazione (chirurgica) che constata una massiccia necrosi del fegato, a volte accompagnata da sanguinamento profuso, blocco renale, collasso cardiaco e decesso. Benchè sia noto che acidosi, necrosi epatica e arresto cardiaco improvviso da ipo-calciemia sono complicazioni del fosoro bianco, non è possibile attribuire al solo fosforo queste complicazioni».
«E’ urgente analizzare e identificare la vera natura di questo fosforo modificato in relazione agli effetti a lunga scadenza sulla popolazione di Gaza. E’ anche urgente raccogliere ed eliminare i residui di fosforo che coprono l’intera striscia di Gaza: siccome emanano fumi tossici quando in contatto con l’acqua, appena piove l’intera area sarà inquinata di fumi acido-fosforici. I bambini devono essere avvertiti di non toccare nè giocare con questi residui di fosforo».
BOMBE DIME - «L’uso di bombe DIME (esplosivi di materiale denso inerte) risulta evidente, anche se non è accertato l’uso d i uranio impoverito nella parte meridionale. Nelle aree civili, pazienti sopravvissuti sono stati trovati con gli arti troncati con DIME, dal momento che i monconi, oltre a risultare tagliati di netto in modo caratteristico, tipo ghigliottina, non sanguinavano».
BOMBE A IMPLOSIONE - «Sono state usate anche bombe a implosione e bunker-buster. Certi edifici, in particolare il palazzo della Scienza e Tecnologia dell’università islamica di Gaza, di 8 piani, sono stati ridotti a un ammasso di macerie alto pochi metri».
BOMBE SILENZIOSE - «Molti a Gaza hanno descritto una bomba estremamente distruttiva: essa arriva come un proiettile silenzioso, al massimo con un suono fischiante, e crea (senza esplodere, ndr.) vaste aree entro le quali ogni cosa ed essere vivente viene vaporizzato, con tracce minime residue. Non siamo stati in grado di stabilire la natura convenzionale di queste (bombe); si sospetta che siano state sperimentate nuove armi a particolati».
CLUSTER BOMBS - «I primi pazienti feriti da bombe a frammentazione sono stati visti all’ospedale Abu Yusef Najjar»; esse sono state sparate soprattutto attorno al valico di Rafah, il solo che non è controllato da Israele (ma dall’Egitto), non solo in modo da rendere impraticabili i tunnel, ma da ferire – con le sferette esplosive rimaste sul terreno – coloro che cercano di scavare e riparare i tunnel. «Poichè oltre il 50 % di detti tunnel è stato distrutto, Gaza ha perso gran parte della sua linea di rifornimenti essenziali. Essi sono la via principale per il cibo e il carburante… I palestinesi stanno ricominciando a scavare i tunnel… Cinque pazienti sono stati ricoverati per aver fatto saltare una specie di ordigno dormiente (booby trap)».
GRAVITÀ DELLE FERITE - «I gravemente feriti sono 5450, di cui il 40 % bambini. Si tratta di pazienti per lo più con vaste ustioni e poli-traumatizzati. Nella cifra non sono compresi i fratturati e i feriti in grado di camminare. Molti pazienti sono morti nella zona di pronto soccorso mentre aspettavano di essere trattati. In un ospedaletto locale, il chirurgo ortopedico ha operato 13 fissazioni esterne in meno di un giorno. Nelle nostre conversazioni con medici e infermieri sono state usate ripetutamente le parole “olocausto” e “catastrofe”. Le equipes sanitarie hanno sulle spalle il peso del trauma psicologico di aver vissuto il mese nella dura situazione (di essere bombardati) e di dover trattare con masse di feriti, che hanno sommerso le loro camere operatorie e di pronto soccorso. Si valuta che, di questi feriti gravi, 1600 subiranno invalidità permanenti: amputazioni, lesioni alla spina dorsale, ferite craniche, ustioni vastissime con contratture invalidanti» (3).
L’alto costo umano del recente attacco è dovuto a precisi fattori:
NESSUNA VIA DI FUGA - «Essendo Gaza sigillata dalle truppe israeliane, nessuno può sfuggire ai bombardamenti e all’invasione di terra. Anche entro la Striscia di Gaza è impossibile il movimento tra nord e sud, in quanto i carri armati israeliani hanno tagliato in due la striscia… In confronto, nell’invasione del Libano del 1982 e del 2006, era possibile alla popolazione fuggire da una zona pesantemente bombardata ad una relativamente più calma. Questa possibilità a Gaza non c’è stata».
I CIVILI PRESI DI MIRA SPECIFICAMENTE - «Sgomenta constatare che le bombe usate da Israele sono bombe di precisione. Hanno avuto una precisione del cento per cento su edifici che sono affollati di gente, dato che Gaza è densissimamente popolata. Ne sono esempi il mercato centrale e le stazioni di polizia. Le scuole, le installazioni dell’ONU usate come rifugi contro i bombardamenti, moschee (40 distrutte), le abitazioni di famiglie che si credevano sicure perchè non vi erano combattenti, e i palazzi alti dove una singola bomba a implosione avrevve distrutto più famiglie insieme. Questo continuo e coerente prendere di mira i civili fa sospettare che i bersagli militari sono danni collaterali, mentre sono i civili ad essere i bersagli primari».
LA MANCANZA DI DIFESE CONTRO LE ARMI MODERNE ISRAELIANE - «Gaza non ha aerei, nè missili anti-aerei nè tanks contro l’armata d’invasione. Ne abbiamo avuto personale esperienza (assistendo) a un piccolo scontro fra le cannonate di cingolati israeliani contro AK47 palestinesi. Assenza di rifugi ben costruiti per i civili, anche se ci fossero, non sarebbero al sicuro dalle bombe bunker-buster a disposizione dell’armata israeliana».
CONCLUSIONE - «Il popolo di Gaza è estremamente vulnerabile e indifeso in caso di un altro attacco. Se la comunità internazionale intende davvero prevenire in futuro una tale quantità di perdite umane, deve sviluppare qualche genere di forza di difesa per Gaza. Altrimenti, molti più civili vulnerabili continueranno a morire».
Questa testimonianza, estremamente importante, coincide con quelle di altri medici occidentali presenti all’invasione, e che hanno curato i feriti.
Il dottore norvegese Mad Gilbert (di cui abbiamo parlato in due recenti articoli) ha parlato delle armi ad alta densità che provocavano «amputazioni multiple e fratture molto gravi. I muscoli sono come strappati dalle ossa, pendono liberamente, e ci sono ustioni gravi. La maggior parte di quelli che sopravvivono all’esplosione iniziale soccombono rapidamente per setticemia».
Il dottor Jam Brommundt, un medico tedesco che ha operato a Kham Younis, una cittadina a sud di Gaza: inizialmente il medico non se ne accorge, «ma durante l’intervento si trovano decine di particelle minutissime in tutti gli organi. Sembra essere un esplosivo che disperde particelle che penetrano tutti gli organi; formano ferite in miniatura, che non si è in grado di attaccare chirurgicamente».
Il dottor Erik Fosse, cardiologo norvegese che ha operato a Gaza, conferma. Di certi feriti che ha trattato dice: «Era come se avessero camminato su una mina, ma non c’erano schegge (shrapnel) nel corpo. Alcuni avevano perso le gambe; come se fossero state tagliate di netto. Sono stato in zone di guerra per trent’anni, ma non ho mai visto simili ferite prima» (4).
Come ha detto il dottor Gilbert al giornale Oslo Gardermoen, «esiste il forte sospetto che Gaza sia usata come laboratorio per sperimentare nuove armi».
I veri eredi dell’ideologia del genocidio (Gaza è il primo lager auto-gestito al mondo, con spese a carico dei prigionieri) si rivelano così, agli occhi dei medici occidentali, anche i veri eredi del dottor Mengele. Con un sovrappiù di arroganza.
Non solo gli israeliani, ma gli ebrei italiani hanno risposto a D’Alema, che rilevava la «sproporzione» dell’attacco, che D’alema «sta con Hamas» (5). Al Cardinal Martino, che aveva definito Gaza un grande campo di concentramento, hanno replicato: «Martino è come Hamas».
Oggi, diranno che la rivista Lancet «sta dalla parte di Hamas»?
Sarebbe bene che l’articolo di Lancet fosse letto dal Santo Padre, prima del viaggio in Israele che tanto fortemente desidera visitare. Magari chiederà anche di visitare Gaza. I suoi ospedali. I suoi feriti mutilati. E i suoi morenti.
Chissà cosa potrebbe accadere in questo caso ?
1) Dr Ghassan Abu Sittah, Dr Swee Ang, «The wounds of Gaza», The Lancet, 2 febbraio 2009.
2) Israele ha dapprima negate, mentendo, di usare bombe al fosforo. Poi, costrettavi dalle testimonianze degli occidentali presenti,il 20 gennaio ha ammesso di usare artiglieria al fosforo come «schermo fumogeno» (sic) e i proiettili d’artiglieria al fosforo (M825A1, di fattura americana) «contro combattenti di Hamas e lanciatori di razzi nella zona nord». In realtà, sono state bombe al fosforo a colpire il 15 gennaio i magazzini dell’UNWRA distruggendo centinaia di tonnellate di generi alimentari; una bomba al fosforo ha colpito anche l’ospedale di Al Quds a Gaza City. Naturalmente Israele ha detto che c’erano dentro combattenti di Hamas. Data l’abitudine inveterata a mentire, se ne può dubitare.
3) In nota, il dottor Swee Ang ha aggiunto: «Dopo la stesura di questo rapporto, abbiamo parlato con primari chirurghi palestinesi che ci hanno descritto strane ‘ferite penetrate senza schegge». Anche in questo caso la ferita presenta margini nettamente tagliati. Alcuni (dei chirurghi) hanno trattato le ferite come tali, ma dopo diversi giorni – di solito tre o più – si produceva necrosi dei tessuti circostanti la traccia della ferita. Nel caso della pelle, a volte in forma di ascessi. Nell’addome si nota che la necrosi si estende attorno alla traccia della ferita, provocando necrosi del fegato, gangrena intestinale e danni renali. Sospettiamo che queste ferite siano causate da DIME al tungsteno. In esperimenti su animali il tungsteno è risultato altamente carcinogenico, con tumori maligni che compaiono nel giro di 5-7 mesi. Il ministro della Sanità di Gaza sta facendo appelli a chiunque abbia ferite da shrapnel insolite o che non guariscono di presentarsi a un qualunque ospedale». Poi dà i suggerimenti tecnici per il trattamento di queste ferite. «E’ obbligatoria la excisione primaria e vasta del percorso della ferita per ridurre al minimo la reazione al tungsteno, che deve essere sempre sospettata. Queste ferite non devono essere confuse con tagli netti, che basta lavare e chiudere. La biopsia dei tessuti è essenziale per capire di più di queste ferite; l’urgenza è pressante dato l’effetto potenziale cancerogeno».
4) Conn Hallinan, «Israel Treated Gaza Like Its Own Private Death Laboratory», Foreign Policy, 13 febbraio 2009.
5) Anche Richard Falck, l’inviato dell’Onu per I diritti umani, ha parlato di sproporzione: «La stessa unilateralità delle cifre delle perdite umane dichiara la sproporzione». Contro 1350 morti e 5500 feriti palestinesi, «sono stati uccisi in totale 14 israeliani, di cui tre civili colpiti da razzi, 11 soldati, di cui quattro per fuoco amico». Israele ha espulso alla frontiera Ricgard Falck (che è ebreo) come persona non grata, mentre ha innescato una campagna di propaganda che lo ha dipinto come un estremista di sinistra.
Il 17 Febbraio 2009 alle 11:19 shift ha scritto:
Pubblico parte dell’articolo scritto proprio da Panorama su questo stesso sito sull’argomento, per chi non l’avesse ancora capito come stanno realmente le cose.
Le testimonianze sono degli stessi palestinesi:
“Di Fausto Biloslavo
«Morire con noi è un grande onore.
Andremo in Paradiso assieme, oppure sopravviveremo fino alla vittoria.
Sia fatta la volontà di Allah».
Così reagivano i miliziani di Hamas alle suppliche dei civili palestinesi di non usare le loro case come postazioni durante la terribile offensiva israeliana nella Striscia di Gaza dal 27 dicembre al 18 gennaio.
Ora che i riflettori internazionali si sono spenti, Panorama è andato a vedere cosa succede a Gaza.
E ha scoperto l’altra faccia della guerra, altrettanto sporca, che non ci è stata raccontata: interi palazzi presi in ostaggio, la popolazione utilizzata come scudo umano e, per i dissidenti, ancora oggi il rischio di beccarsi un proiettile in quanto «collaborazionisti».
Pericolo tutt’altro che teorico: dalla fine di dicembre 181 palestinesi sono stati sommariamente giustiziati, gambizzati o torturati perché contrari a Hamas.
Ma non è finita: oggi il movimento islamico che governa Gaza con Corano e moschetto vuole controllare tutto, compresi gli aiuti e la ricostruzione.
…
«Dall’inizio della guerra abbiamo documentato 27 esecuzioni sommarie.
Altre 127 persone sono state rapite, torturate o gli hanno sparato nelle gambe.
Almeno 150 costrette agli arresti domiciliari.
Di un centinaio di prigionieri di Hamas non sappiamo nulla.
I numeri potrebbero essere più alti, ma molti casi non vengono denunciati perché la gente è terrorizzata».
La denuncia sulla sporca guerra di Hamas contro i suoi oppositori arriva da Salah Abd Alati, della Commissione indipendente sui diritti umani di Gaza.
Da Ramallah, capoluogo della Cisgiordania dove governa Abu Mazen, sono stati resi pubblici i nomi di 58 gambizzati.
Ad altri 112 palestinesi hanno spezzato le gambe a colpi di spranga o con blocchi di cemento.
In gran parte sono sostenitori di al-Fatah: li accusano di collaborare con Israele contro Hamas.
Da Ramallah il ministro palestinese per i Prigionieri e i rifugiati, Ziyad Abu Ein, ha parlato di «terrorismo» e «di crimini commessi contro il popolo palestinese».
…”
Le chiacchiere e le invenzioni di chi vuol fare passare Israele come colpevole sono solo fantasie dei suoi nemici, dietrologie d’accatto, le testimonianze sopra riportate sono la realta’
Il 17 Febbraio 2009 alle 13:41 melloni ha scritto:
Mi rendo conto, caro Giuliano Shift Sayanim Ferrara, che anche per un obeso gourmet come te, trangugiare tutto quel sangue come fosse Brunello di Montalcino del ‘97 ( a proposito, come va in campagna ? Il cavallo immagino sia affaticato per il peso che deve scarozzare … mica ti hanno affamato per cinquanta giorni prima di massacrarti, come i poveracci di Gaza ! ) dev’essere dura !
Il pelo sullo stomaco aiuta e - grazie a Dio - non ti manca ! … il conto in banca creato dal Mossad anche, ma insomma … fa un po’ schifo … tutto quel sangue !
Dormi bene anche senza melatonina ?
Il 17 Febbraio 2009 alle 15:41 moderatore ha scritto:
Caro melloni, caro shift, cari lettori: cerchiamo di discutere senza stuzzicare o aggredire gli altri utenti. Un confronto civile è alla base di ogni dialogo. Grazie.
Il 17 Febbraio 2009 alle 20:36 shift ha scritto:
Caro moderatore, non capisco perche’ si rivolga tra gli altri anche al sotttoscritto, visto che i miei commenti, del tutto normali ed educati, sono riferiti all’articolo del giornalista Romano.
Non discuto nemmeno con gli altri lettori del forum che scrivono, anche perche’ non credo che questo sia un forum ma lo svolgimento di un pensiero sugli articoli proposti dai vari giornalisti, mentre il melloni, che lei cita, tranquillamente dileggia, diffama e demonizza chi scrive.
Le sue osservazioni, quindi, non le faccia associando la vittima al diffamatore con equidistanza inesistente , del tutto improponibile.
Tra l’altro lasciate che l’articolo in questione, con tutti gli aggettivi del caso a mio danno, permanga, cosa che non mi sembra molto civile.
Grazie.
Il 17 Febbraio 2009 alle 22:52 melloni ha scritto:
Shift, tu hai visto un bel mondo ! ( si dice dalle mie parti )
Capisco che tu stia lottando perché non finisca !
Non siamo più ad 8 1/2 !
C’è Lilli …
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